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I preferiti di febbraio

Libri, film, luoghi e cose.

  • La ballata di Adam Henry di Ian McEwan (a McEwan si perdona tutto, anche le trame un po’ tirate per i capelli verso il finale, perché ha una scrittura così fluida che poi tutti gli altri sembrano analfabeti).
  • La serata al cinema segreto con il film “Prendi i soldi e scappa” di Woody Allen.
  • Lo smalto di Astra color salmone che ti ha regalato tua madre.
  • I The Pills. Sei drogata dei The Pills. Come hai fatto a vivere fino ad ora senza sapere chi fossero i The Pills?
  • Tatort che è una serie poliziesca austriaca anche niente di che, ma è una voce chiara e forte contro i populismi, una volta si diceva che i gialli erano il nuovo romanzo sociale, più romanzo sociale di quello in giro non ne hai visti.
  • Il canale booktube “Insert literary pun here”, vorresti che facesse più video, vorresti essere lei.
  • La tua nuova borraccia di alluminio con su gli elefanti.

Anche a febbraio non hai comprato libri e non hai comprato rossetti. A dire la verità a febbraio non hai comprato quasi niente, sei davvero fiera di te.

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Un altro negozio alla spina a Milano

Una cosa che forse non avevi ancora raccontato è che tu hai il parrucchiere ad Affori, vicino a dove tu e Stear abitavate prima. Poiché dici sempre che il parrucchiere è l’uomo più importante nella vita di una donna e visto che con questi ti trovi benissimo, hai scelto di non cercare un parrucchiere vicino alla casa nuova, ma di continuare ad andare lì anche se devi cambiare due metropolitane (e che sarà mai, certe ragazze trasferite a Milano hanno addirittura ancora il parrucchiere nella loro regione di origine!)

Lì ad Affori, a pochi passi dal tuo parrucchiere, c’è un negozio Effecorta. Effecorta sta per “filiera corta” e i prodotti sono venduti alla spina. Il concetto quindi è anche che i prodotti arrivano da vicino, anche se non hai indagato con i gestori su questo aspetto. Lo spazio ti è piaciuto ancora di più del Negozio Leggero, che pure è un luogo delizioso. Effercorta in realtà ha un’aria più casalinga, meno pettinata e forse più adatta al quartiere, rispetto al Negozio Leggero che pare una boutique. I gestori hanno un’aria molto familiare, sono super gentili e disponibili, ti hanno lasciata gironzolare in tutta tranquillità e solo quando ti hanno vista un po’ spaesata ti hanno offerto una mano. La signora ti ha pesato la tara mille volte per consentirti di mettere i vari semini del pane in un unico sacchetto e i prezzi ti sono sembrati più economici.

Certo, il Negozio Leggero sembra avere un’offerta di the molto più ampia (infatti quando deciderai di comprarne sarà lì che andrai), ma all’Effecorta hanno anche un po’ di ortofrutta e soprattutto vendono anche i prodotti per la cura del corpo alla spina. Bagnoschiuma, shampoo, balsamo, non sarai obbligata a usare quelli solidi (anche se con lo shampoo ci stai provando, con risultati che racconterai più avanti) e nemmeno a utilizzare poco pratiche bottiglie in vetro (quelle vendute al Negozio Leggero), ma riutilizzerai i contenitori che già possiedi, una volta che avrai terminato quello che contengono.

Altro dettaglio da non sottovalutare, ma prettamente personale: il negozio è sulla strada per la casa dei genitori di Stear, quindi puoi sempre approfittare di questo aspetto per farti accompagnare o passare a prendere (meglio la seconda, se hai i sacchetti pesanti).

Nel prossimo articolo, una disamina sugli errori da cui stai imparando.

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Troppo buono per buttarlo via

L’altro giorno hai visto un video della tua nuova youtuber preferita (Sustainably Vegan) che provava una app inglese: si chiama “too good to go” e ha l’obiettivo di evitare che venga buttato del cibo.

Infatti purtroppo a fine giornata molti ristoranti/gastronomie/panetterie eccetera finiscono per buttare il cibo invenduto benché ancora commestibile. Secondo la FAO circa un terzo della produzione alimentare finisce per essere buttata: uno spreco spaventoso in un mondo dove milioni di persone non hanno niente da mangiare. Chiaramente questi rifiuti non provengono solo da ristoranti o supermercati, ma è pur vero che lo spreco alimentare affligge la nostra società in maniera spaventosa.

Al di là di quello che tutti voi finiscono per buttare nella propria spazzatura personale perché scaduto, perché ne è stato comprato troppo o simili, che tutti voi (tu per prima) dovreste cercare di limitare il più possibile, certamente uno dei grandi problemi è costituito da ristoranti. Fortunatamente in Italia molti supermercati collaborano con associazioni di beneficienza che ritirano gli alimentari prossimi alla scadenza, ma questo difficilmente può succedere con la rosticceria sotto casa o con la pasticceria all’angolo.

Ecco allora che può tornare utile “too good to go”. Sulla app si prenotano (e pagano in anticipo) gli “avanzi” del ristorante o negozio scelto e all’ora stabilita (in genere l’orario è vicino alla chiusura) si ritirano. Il costo varia dalla metà a un terzo del prezzo originario, perché altrimenti quel cibo sarebbe stato buttato, d’altra parte non si può sapere cosa si riceverà (probabilmente però ci sono filtri per eventuali allergie/preferenze alimentari).

Ovvio, bisogna organizzarsi: magari il locale non è dietro l’angolo o l’orario non è dei più comodi. E bisogna avere lo spirito di accettare quello che si trova. Però: ci guadagna l’ambiente perché il cibo non viene buttato, ci guadagna il venditore perché altrimenti non avrebbe ricavato nulla da quel prodotto, ci guadagna ci compra perché spende molto meno.

Insomma, un’iniziativa favolosa. Sei andata immediatamente a scaricare la app. E ovviamente non è disponibile in Italia, anche se si trova invece in altri Paesi (Germania, Francia, Svizzera, Olanda…). Allora, tristemente, ti sei limitata a commentare il video apprezzando l’iniziativa e dicendoti dispiaciuta che non ci fosse in Italia. Ti ha risposto direttamente lo staff di “Too good to go”: dovrebbero sbarcare a Milano ad aprile!

E’ una notizia di cui sei molto felice, speri che la useranno in tanti, contribuendo così a diminuire, ciascuno nel proprio piccolo, la grande quantità di rifiuti che ci assedia. Tu non vedi l’ora di scaricarla.

A proposito, per chi fosse interessato: cercano commerciali a Milano 🙂

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Di libri, malumori e grandi eventi culturali nella metropoli

Domenica, inaspettatamente perfino per te, sei riuscita ad andare a Bookcity e ti è perfino piaciuto. Cioè, non tutto. Hai adorato l’evento sulla Milano del noir, in particolare i due autori più anziani, hai adorato il luogo, stupendo, imboscato come molti dei luoghi più belli di Milano, hai adorato essere fuori la domenica mattina, quando la città è più rilassata (la metropolitana un po’ meno, c’era una folla!), hai adorato soprattutto aver abbandonato il divano ed essere finalmente uscita di casa.
Il pomeriggio hai tentato di visitare una mostra che non c’era e ti sei imbucata inaspettatamente alla presentazione di un libro sugli oggetti di design in cucina. Poteva essere una cosa ludica, divertente, le foto facevano sperare benissimo, invece eccoli lì, i presentatori a parlarsi addosso con termini improbabili, tutti altisonanti e concettuali, serissimi quando in fondo l’argomento erano grattugie e caffettiere. Te ne sei dovuta andare anzitempo, più infastidita che mai.
Stai leggendo un libro giallo scritto da uno degli autori di domenica mattina. E’ un libro difficilissimo, pieno di termini incomprensibili, che però ti tiene compagnia, fa stranamente calore per essere ambientato in inverno e così pieno di solitudine. Forse è per quello che lo leggi piano.

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