Grazie

Grazie a tutti i lettori che si sono presi la briga di scriverti nei commenti quale fosse per loro il senso della vita. Non era una domanda facile, però ti sono arrivate risposte intelligenti, ragionate, piene di buon senso, ma anche di delicatezza.

Per te la vita non ha mai avuto senso. Eppure hai anche sempre saputo che non c’è bisogno di un senso per vivere: basta guardare i gatti. Non vivono bene anche senza interrogarsi sul senso della vita?

Però ultimamente ne senti un po’ la mancanza, sarà che hai troppo tempo per rimuginarci sopra, ti occorrerebbe più lavoro (chi l’avrebbe mai detto che l’avresti invocato?).

L’altro giorno, in un telefilm senza pretese, parlando di una vittima di omicidio molto attiva nel volontariato, si diceva: “Era una che faceva la differenza”. Ora, senza andare tanto lontano, tu non fai nessuna differenza. Che ci sia tu o qualcun altro, in qualsiasi dei ruoli che occupi, non fa nessuna differenza. Anzi, spesso sospetti che in certi ruoli sarebbe molto meglio che ci fosse un’altra. Questo a volte ti affligge, a volte no (in fondo la maggioranza delle persone al mondo non fa la differenza). Tuttavia niente fornisce risposta all’inutile domanda: “Che ci faccio qui?”

 

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Sondaggio

Vorresti sapere dai tuoi lettori (se hanno voglia di risponderti) se per loro la vita ha senso. E se sì, cos’è che dà senso alla loro vita.

Grazie.

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Attendi una mail con lo stesso desiderio e la stessa trepidazione con la quale da più giovane attendevi le telefonate dei tipi che ti piacevano. Esattamente come allora sapevi che non sarebbe arrivata nessuna telefonata, oggi sai che non arriverà nessuna mail. Però non puoi fare a meno di sperarci.

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La tua capa dev’essere l’unica al mondo che quando ti cazzia dopo tu la ringrazi.

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Preferiti febbraio 2016

Non ce lo si aspettava proprio, ma sembra che i preferiti siano rimasti l’unica certezza su questi schermi. Quindi, in mancanza di meglio, eccoli qui.

  • Genova. Non ci eri mai stata e ti è sembrata bellissima, ha superato di molto le aspettative.
  • La focaccia.
  • “L’estate del cane bambino” di Tofanello/Pistacchio e “Il grande animale” di Di Fronzo. La letteratura italiana non è morta.
  • La mostra fotografica “War is over” alla Forma, insieme a Stear, per sfruttare un suo biglietto giornaliero del tram.
  • Trovare “I pescatori”, finalista al Man Booker Prize, appena pubblicato nella sezione “nuovi al 40%” del Libraccio.
  • Una serata carbonara a parlare di libri.
  • L’ombretto in crema “Bakery” di Nabla.
  • Il blush in crema 04 della collezione Romantic Rebel (o era Rebel Romantic?) di Kiko. Non riesci più a usare nessun altro blush.
  • “Pasta madre” di Riccardo Astolfi. Hai già fatto due ricette, che per i tuoi canoni sono un sacco.
  • La torta di carote, fatta da te, con mille varianti di ricette diverse.

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Casualità

A volte capita di finire in posti e situazioni che non ci si aspettava, come carbonari con la luce bassa, anche il soffitto è basso, il cibo è semplice, le persone sono splendide, simpaticissime, per niente menose e si parla di libri per ore.

Come hai fatto a meritare questa fortuna?

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Preferiti gennaio 2016

Sì, è un po’ che non ti fai viva su questo canale. I malpensanti avranno ipotizzato la trasformazione dei tuoi rapporti col Cucciolo in qualcosa di torbido e impossibile da raccontare. Quelli dotati di meno fantasia avranno pensato a troppo lavoro.

In realtà nessuna delle due cose.

Tu e il Cucciolo siete buoni amichetti, può capitare che non vi sentiate per 10 giorni, poi lui ti scrive, a volte prendete un caffè, a volte ti porta dei cioccolatini, tu gli presti un libro, cose così. Quando vi scrivete ti diverti molto, quando non vi scrive non ti manca, è tutto perfetto. Esattamente come speravi.

Lavoro allora? Mah, nemmeno tanto. Hai avuto un inizio d’anno al cardiopalma, con l’evento del secolo a metà mese, ma da allora è tutto più o meno tranquillo. Fai le tue cose con calma e ad orari umani.

Allora non scrivi più perché? Mah, forse perché non hai più niente da raccontare? Ma i preferiti allora? I preferiti eccoli.

  • Barcellona, che non vedevi da tanti anni eppure ti è sembrata una versione migliorata di se stessa: più pulita, più ordinata e sempre bellissima. Casa Batllò la parte migliore della visita.
  • Fontanellato, una specie di piccolo gioiello non più grande di un pugno e di una perfezione da non credere.
  • “Benedizione” di Kent Haruf, che quando uno legge le quarte di copertina, la trama o che, pensa che sia tutto un bluff e poi comincia a leggerlo e viene risucchiato da un vortice dal quale non vorrebbe più uscire, anche se non è esattamente quel tipo di romanzi in cui accadono un mucchio di cose e si va avanti a leggere per vedere come va a finire.
  • “Di farina in farina” di Marianna Franchi, il libro che ti ha fatto tornare la voglia di cucinare, tenere il forno sempre acceso, preparare dolci da colazione come se non ci fosse un domani. Qualcuno sta avendo un deja vu?
  • Lo smalto “Porchester Square” di Nails Inc.
  • Sforzarti di cambiare rossetto tutti i giorni.
  • La mostra di Adolfo Wildt alla GAM. Dovrebbe esserci ancora fino al 24 febbraio, chi può non se la perda, è una delle cose più emozionanti che tu abbia mai visto.
  • La tua gonna traforata a corolla, per la quale tutti ti fanno i complimenti.
  • Un sabato pomeriggio a casa da sola sul divano a leggere in compagnia della tisana cioccolato e arancia di Melissa
  • Il resto del pomeriggio con gli amichetti booktubers a parlare di libri.

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