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Il fatto è

Il fatto è che sei abituata a passare inosservata. Scialba in mezzo ad amiche carine, belle, bellissime, con un’indole da tappezzeria, nessuno ti nota mai. Così quelle rare volte che accade ti sembra un regalo immenso e ingestibile, anche se magari non desiderato.

Se poi l’attenzione ti viene tolta, per essere passata alla persona successiva come è giusto che sia visto che a te non serviva e non la potevi ricambiare, poi ci resti male, ne vorresti ancora, come fosse l’antidolorifico a un dolore che non ti accorgevi nemmeno più di provare, da tanto che era lì.

Tu dici che ti eri abituata, ma la verità è che non ti abitui mai.

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L’insostenibile saggezza dell’essere

Riesci a vedere le relazioni umane con molta lucidità e con un discreto cinismo. Sai che non si devono creare aspettative.

Le tue amiche questa la chiamano saggezza e ti ammirano.

Be’, volevi confessare che il fatto di saper dare un nome alle cose, prefigurare come vanno a finire e non farsi aspettative non aiuta affatto a stare meglio.

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Tutto torna

Essere depositaria di un segreto, che a breve non sarà più segreto. Un segreto che ti rende triste e che non puoi condividere con nessuno.

Questo pomeriggio è la tua “Inconfondibile tristezza della torta al limone”.

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Pavlov

Quando avevi 17 anni hai passato lunghi pomeriggi chiusa nella tua stanza a piangere per un amore non corrisposto, ascoltando in loop sempre la stessa canzone . Oggi hai risentito quella canzone e sei scoppiata a piangere esattamente come allora.

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Com’è difficile comunicare in modo semplice

Va bene, la vita è uno schifo e alla fine muori, ma nel frattempo non si potrebbe imparare a comunicare in modo più decente?

Di recente A2A (l’azienda fornitrice di elettricità e gas nell’area di Milano) ha fatto un grande lavoro di semplificazione della bolletta. Li hai trovati bravi e brillanti nell’idea: benché non ti sia mai stato difficile neanche prima capire quanto dovevi pagare e quando, adesso basta uno sguardo per avere in testa le informazioni principali. Peccato però che poi uno volti pagina e la volenterosa A2A gli suggerisca di scegliere tra le tre fasce di consumo quella a minor costo. Da nessuna parte sul foglio sono però indicate le fasce orarie, quindi per il cliente è impossibile sapere quando ha consumato di più, a meno magari di non cercare altrove (sul sito, supponi, o sul contratto queste informazioni ci saranno). Bravi ma con riserva.

Di tutt’altro tenore sono le comunicazioni delle Agenzie delle Entrate. Tanto varrebbe che fossero direttamente scritte in aramaico. Il contribuente moroso si vede recapitare a casa una busta criptica con indicati dei codici tributo senza che da nessuna parte sia presente una legenda che faccia capire a cosa facciano riferimento, cosa non avrebbe pagato e perché. La lettera misteriosa è anche accompagnata da un testo che dice pressappoco: “Se ritieni che quanto ti scriviamo non sia giusto, prendi appuntamento per andare nei nostri uffici con tutta la documentazione del caso per rivedere la pratica”. Ma se non sei d’accordo su cosa? E che cavolo di documentazione porti se non hai capito cosa non hai pagato? E per di più ci devi anche perdere mezza giornata? Già pagare le tasse non è bello, perché deve essere anche uno slalom per fiscalisti? Poi hai telefonato al numero indicato nella lettera (che però nel 2016 è raggiungibile solo da telefoni fissi, no comment) e ti ha risposto un sant’uomo che ti ha spiegato in maniera semplice cosa c’era che non andava.

Dopo hai pagato con l’F24. Probabilmente l’Agenzia delle Entrate si crede di essere all’avanguardia, mettendoti l’F24 nella busta, così devi semplicemente consegnarlo nella tua filiale di banca. Nel 2016, porca pupazza, chi ce l’ha il tempo di andare in filiale? La gente della tua età usa la banca online. Hai dovuto fare l’F24 tre volte, c’era sempre qualcosa che non andava. Ma un cavolo di QRCode, che si inquadra col cellulare e si è pagato, nel 2016, no? Troppo futuristico? E’ ora di uscire dall’età della pietra. Uffa.

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La tua capa dev’essere l’unica al mondo che quando ti cazzia dopo tu la ringrazi.

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Rituali di accoppiamento 

Lo sviluppatore maschio, su esplicita richiesta della femmina di comunicazione, scende a mostrarle le modifiche del sito. Lo sviluppatore maschio utilizza il suo piccolo portatile come un pavone usa la coda: per fare una ruota. Virtuale ovviamente (in tutti i sensi).

Una volta esaminate tutte le modifiche, lo sviluppatore maschio si addentra ad illustrare alla femmina di comunicazione come ha pensato di realizzare le successive variazioni tenendo conto di tutte le variabili del caso, anche quelle non contemplate. Si infila tra pagine e pagine di codice per mostrarti soluzioni da lui ideate per necessità inesistenti. “Scusa”, gli dici ad un certo punto, “tutto ‘sto movimento per una cosa che non ci serve?” e lui, tutto garrulo: “Ma che problema c’è?”

A te viene da ridere. Cerchi di non farti vedere mentre lui traffica tra i comandi e vorresti dirgli: “Lo vedi allora che sei innamorato del codice?”, ma ti sei imposta di tenere le distanze, perciò non gli dici niente, lasci che ti mostri la sua bravura e a dimostrazione conclusa lo ringrazi educatamente. 

Tutto quello che ti ha mostrato non era autorizzato a realizzarlo e tu lo sai che se l’ha fatto è stato in gran parte perché è come un bambino con il suo giocattolo preferito, ma anche per fare un favore a te e gliene sei riconoscente.

“Io qui non ci sono mai stato e non ti ho mai mostrato niente”, dice lo sviluppatore maschio alla femmina di comunicazione uscendo dalla sala riunioni. Tu lo rassicuri, ma sai già che invece domani lo dovrai dire alla tua capa, prima che lei negozi il rilascio in produzione.

Per il resto della giornata lo sviluppatore maschio e la femmina di comunicazione si ignorano totalmente.

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