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Squadra che cambia vince

Lo confessi, quando hai visto la formazione decisa da Mancini ieri sera ti saresti messa le mani nei capelli (i suoi, preferibilmente). In campo Nagatomo e D’Ambrosio (che finora praticamente l’erba l’aveva vista solo nel giardino di casa, se ce l’ha), in panchina Santon e soprattutto Icardi. 

“Mancini vuole perdere”, ha commentato Stear e tu, che già non avevi speranze in generale, l’hai vista veramente male. Invece poi la squadra ha tenuto bene e il risultato dice “capolista”, perciò alla fine ha avuto ragione lui, l’allenatore più bello d’Italia, che dài e dài, l’ha messa a posto quella difesa colabrodo, tanto che adesso è la migliore del campionato, certo anche grazie ad un portiere saracinesca, ma non solo.

Nel dopo partita, ai giornalisti che gli chiedevano le ragioni delle sue scelte insolite ma azzeccate, Mancini ha spiegato di non avere schierato Icardi “per non dare alla Roma punti di riferimento”, che in effetti è un ragionamento comprensibile, se non fosse che poi non è stato un attaccante a segnare, ma ovviamente va bene uguale, l’importante è vincere.

A te questo concetto è suonato come un campanellino. È arrivato anche per te il momento di cambiare. Di smettere di essere quello che ci si aspetta da te, non dare punti di riferimento. Devi ancora capire come, ma ci rifletterai su fino a trovare la formazione che funziona per te.

Un’altra riflessione interessante di oggi, non legata alla filosofia del pallone, ma derivata da una conversazione con Meg, è che le persone ti deludono solo quando sei tu a permetterglielo. A non aspettarsi niente non si resta delusi. Certo, non è sempre facile da applicare, ma vale la pena fare esercizio. Se non ci riesci tu, che sei maestra di cinismo, chi altri mai?

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Vendette

Ieri sera, tornando a casa dopo la pizza+partita a casa di uno dei Beautiful Losers pensavi ad Allegri e alla soddisfazione che si è preso, generica certamente, ma anche, sotto sotto, nei confronti del Milan, che lo aveva esonerato e invece guardalo qui dov’è lui adesso con una squadra veramente valida e guarda il Milan dov’è, pure senza di lui.
E pensavi anche alla Juve, squadra, tifosi e management e alla soddisfazione che si è presa sicuramente in generale dal punto di vista sportivo, ma anche nei confronti di Conte, che se n’era andato dicendo che con quella squadra lì non ci si poteva far niente di più e tutti i blabla del caso e invece guarda qua, se non si poteva fare di più.
Ma poi ti sei detta: ma mica ti metterai a parlare della Juve!

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Il gradito (?) ritorno della Filosofia del pallone

Forse non tutti ricorderanno l’estate scorsa, Cerci in lacrime dopo aver sbagliato il rigore che sbarrava al Torino la porta d’entrata dell’Europa League e la spalancava al Parma. E’ sotto gli occhi di tutti poi come sia andata a finire: le irregolarità amministrative che cambiano le carte in tavola e ribaltano la situazione.
Il Torino che approda all’Europa League, passa la fase a gironi e pareggia in casa 2-2 con l’Atletico Bilbao e sembra fuori dai giochi e invece va a Bilbao a vincere e si ritrova inaspettatamente agli ottavi.
Nel frattempo il Parma che avrebbe dovuto essere al suo posto annega nei debiti e forse tra pochi mesi non esisterà più (per favore, qualcuno compri il Parma, una storia così lunga non può finire a questo modo).
Cosa insegna questa storia? Due banalità purtroppo vere. La prima è che la vita è una ruota che gira e a volte sterza anche molto bruscamente. La seconda è che “non è finita finché non è finita” e come diceva Orson Wells, come finisce una storia dipende da dove metti la parola fine.
Per chi vuol sapere come andrà avanti questa storia, oggi alle 13 i sorteggi di Europa League.

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Il grande ritorno della filosofia del pallone

Sono giorni che hai in mente un post su Andrea Ranocchia, ma vista la debacle di dell’Inter di ieri hai pensato che puoi rimandare ancora un po’.
A questo proposito vorresti solo dire che ieri, mentre chiudevi le imposte del balcone hai notato il prepartita di Sky dalla televisione dei vicini di fronte e pensavi che varrebbe la pena di fare l’abbonamento a Sky solo per il momento negli spogliatoi (la vecchia cougar dentro di te non muore mai), ma poi hai pensato che non ti interesserebbe di vedere gli spogliatoi in tv, come si può ottenere un invito di persona? Uno dirà: cosa c’entrano gli spogliatoi con Andrea Ranocchia in sé e per sé? C’entrano eccome.
Comunque, sospiri, per tornare alla filosofia del pallone e della triste situazione dell’Inter di ieri, una situazione alla quale purtroppo i tifosi sono fin troppo abituati, hai ripensato a Stramaccioni, che secondo te ieri sera pure lui stava davanti a Sky a godersi la partita (il verbo “godere” non è usato a caso), ghignando sotto ipotetici baffi e borbottando tra sé e sé: “Questo sapevo farlo anch’io”.
Perché è vero che non sempre, ma a volte capita di sedersi sulla riva del fiume e veder passare il cadavere del proprio nemico e siccome anche tu in altri ambiti ci sei passata, non si dovrebbe dire, ma la soddisfazione è tanta (se si è tifosi interisti magari un po’ meno, ma non è che si deve sempre stare a sparare sulla croce rossa qui).
Si dovrebbe sempre tenere in tasca un paio di baffi per poterci ridere sotto all’occorrenza.
Una volta, tanto tempo fa, un tuo commentatore aveva scritto che sicuramente con Mazzarri sarebbe andata meglio che con Stramaccioni. Tu non eri d’accordo e sei davvero dispiaciuta di notare che hai avuto ragione.

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Continua la filosofia del pallone o piuttosto dello sport in generale

Un mese fa l’Italia era un Paese da 60 milioni di commissari tecnici. Poi è andata com’è andata. Adesso, all’improvviso l’Italia è un Paese da 60 milioni di amici di Nibali.
Lo stesso Nibali che nel 2013 aveva vinto il Giro d’Italia (il Giro d’Italia, mica il giro dell’isolato) e non se lo filava nessuno.
Vincenzo chi? Appunto.
Che poi anche il Tour, come il Giro, quest’anno è bellissimo, molte meno crono, molte più tappe di montagna, ciclismo vero, uomini duri, come quello di Coppi e Bartali tanti anni fa.

“Cameriere, per piacere fammi bere c’ho una sete favolosa, al mio amore porti una gazzosa, sono in fuga per la maglia rosa, lascio le finestre spalancate, passa il Giro per le strade,
tutto il resto non conta più.” (Mezza estate – Cesare Cremonini – Sigla ufficiale Giro d’Italia 2013)

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E’ contagioso?

Avevi in mente un post lunghissimo su cosa fosse successo all’Inter e a Stramaccioni, ma non hai tempo di scriverlo. Ad ogni modo, poiché conteneva solo domande e neanche una risposta, nemmeno cialtrona, non avrebbe avuto successo tra i frequentatori caciaroni dei Bar Sport nazionali, quindi fa niente.
Quello che non smetti di domandarti però è se può succedere a tutti, di fare una gran figura da primo della classe e poi inciampare, cadere e continuare a incespicare. Perché non c’è dubbio che lui avesse cominciato benissimo. Lui e Montella, così giovani e così brillanti. I derby vinti, l’ottima partita col Torino studiata passo passo, la vittoria contro l’imbattibile Juventus costruita a tavolino e messa in pratica in maniera impeccabile, tanto che sarebbe potuta diventare un benchmark, se poi non.
E poi il declino, che si trasforma rapidamente in una slavina e finisce con un tonfo. Ad un certo punto si sapeva solo perdere. Contro tutti. E gli infortuni e le ragioni tenute su coi puntelli.
Non te lo spieghi, come sia potuto succedere.
Sembra uno studente che al primo quadrimestre ha preso voti altissimi e sembrava il secchione della classe. E che però copiava soltanto e se viene spostato di banco non ottiene più neanche un 5/6. Sarà così che è andata?

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Amala

Se in genere sei giù di morale non è per la primavera che tarda a venire, per il tempo che non si decide mai a far bello, vi illude mezza giornata e poi tuona e fulmina, non è per i problemi di autostima, di gestione del tuo io sociale, di peso, estetica, di abbigliamento eccetera.
E’ che sei interista.
(avresti un milione di osservazioni da fare di tipo sociologico sul tracollo della squadra al di là della questione infermeria ma non è né il luogo né soprattutto l’ora).

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