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Un’altra lezione di vita dal ciclismo

La tappa del giro d’Italia di ieri sul Gran Sasso ti ha dato l’ennesima lezione di vita dal ciclismo. Il tuo cuore è tutto per Masnada, che si è fatto oltre 200 km in testa alla gara, da vero grandissimo ed è crollato a 3 km dal traguardo.

Dimostrando che si può fallire anche quando si fa tutto perfetto fino quasi all’ultimo. E no, non è vero che se ci avesse messo di più, perché di più non ce n’era.

Una tappa che faresti vedere come istruzioni ai corsi di motivazione, perché ‘fanculo che con la motivazione si fa tutto.

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Squadra che cambia vince

Lo confessi, quando hai visto la formazione decisa da Mancini ieri sera ti saresti messa le mani nei capelli (i suoi, preferibilmente). In campo Nagatomo e D’Ambrosio (che finora praticamente l’erba l’aveva vista solo nel giardino di casa, se ce l’ha), in panchina Santon e soprattutto Icardi. 

“Mancini vuole perdere”, ha commentato Stear e tu, che già non avevi speranze in generale, l’hai vista veramente male. Invece poi la squadra ha tenuto bene e il risultato dice “capolista”, perciò alla fine ha avuto ragione lui, l’allenatore più bello d’Italia, che dài e dài, l’ha messa a posto quella difesa colabrodo, tanto che adesso è la migliore del campionato, certo anche grazie ad un portiere saracinesca, ma non solo.

Nel dopo partita, ai giornalisti che gli chiedevano le ragioni delle sue scelte insolite ma azzeccate, Mancini ha spiegato di non avere schierato Icardi “per non dare alla Roma punti di riferimento”, che in effetti è un ragionamento comprensibile, se non fosse che poi non è stato un attaccante a segnare, ma ovviamente va bene uguale, l’importante è vincere.

A te questo concetto è suonato come un campanellino. È arrivato anche per te il momento di cambiare. Di smettere di essere quello che ci si aspetta da te, non dare punti di riferimento. Devi ancora capire come, ma ci rifletterai su fino a trovare la formazione che funziona per te.

Un’altra riflessione interessante di oggi, non legata alla filosofia del pallone, ma derivata da una conversazione con Meg, è che le persone ti deludono solo quando sei tu a permetterglielo. A non aspettarsi niente non si resta delusi. Certo, non è sempre facile da applicare, ma vale la pena fare esercizio. Se non ci riesci tu, che sei maestra di cinismo, chi altri mai?

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Vendette

Ieri sera, tornando a casa dopo la pizza+partita a casa di uno dei Beautiful Losers pensavi ad Allegri e alla soddisfazione che si è preso, generica certamente, ma anche, sotto sotto, nei confronti del Milan, che lo aveva esonerato e invece guardalo qui dov’è lui adesso con una squadra veramente valida e guarda il Milan dov’è, pure senza di lui.
E pensavi anche alla Juve, squadra, tifosi e management e alla soddisfazione che si è presa sicuramente in generale dal punto di vista sportivo, ma anche nei confronti di Conte, che se n’era andato dicendo che con quella squadra lì non ci si poteva far niente di più e tutti i blabla del caso e invece guarda qua, se non si poteva fare di più.
Ma poi ti sei detta: ma mica ti metterai a parlare della Juve!

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Il gradito (?) ritorno della Filosofia del pallone

Forse non tutti ricorderanno l’estate scorsa, Cerci in lacrime dopo aver sbagliato il rigore che sbarrava al Torino la porta d’entrata dell’Europa League e la spalancava al Parma. E’ sotto gli occhi di tutti poi come sia andata a finire: le irregolarità amministrative che cambiano le carte in tavola e ribaltano la situazione.
Il Torino che approda all’Europa League, passa la fase a gironi e pareggia in casa 2-2 con l’Atletico Bilbao e sembra fuori dai giochi e invece va a Bilbao a vincere e si ritrova inaspettatamente agli ottavi.
Nel frattempo il Parma che avrebbe dovuto essere al suo posto annega nei debiti e forse tra pochi mesi non esisterà più (per favore, qualcuno compri il Parma, una storia così lunga non può finire a questo modo).
Cosa insegna questa storia? Due banalità purtroppo vere. La prima è che la vita è una ruota che gira e a volte sterza anche molto bruscamente. La seconda è che “non è finita finché non è finita” e come diceva Orson Wells, come finisce una storia dipende da dove metti la parola fine.
Per chi vuol sapere come andrà avanti questa storia, oggi alle 13 i sorteggi di Europa League.

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Il grande ritorno della filosofia del pallone

Sono giorni che hai in mente un post su Andrea Ranocchia, ma vista la debacle di dell’Inter di ieri hai pensato che puoi rimandare ancora un po’.
A questo proposito vorresti solo dire che ieri, mentre chiudevi le imposte del balcone hai notato il prepartita di Sky dalla televisione dei vicini di fronte e pensavi che varrebbe la pena di fare l’abbonamento a Sky solo per il momento negli spogliatoi (la vecchia cougar dentro di te non muore mai), ma poi hai pensato che non ti interesserebbe di vedere gli spogliatoi in tv, come si può ottenere un invito di persona? Uno dirà: cosa c’entrano gli spogliatoi con Andrea Ranocchia in sé e per sé? C’entrano eccome.
Comunque, sospiri, per tornare alla filosofia del pallone e della triste situazione dell’Inter di ieri, una situazione alla quale purtroppo i tifosi sono fin troppo abituati, hai ripensato a Stramaccioni, che secondo te ieri sera pure lui stava davanti a Sky a godersi la partita (il verbo “godere” non è usato a caso), ghignando sotto ipotetici baffi e borbottando tra sé e sé: “Questo sapevo farlo anch’io”.
Perché è vero che non sempre, ma a volte capita di sedersi sulla riva del fiume e veder passare il cadavere del proprio nemico e siccome anche tu in altri ambiti ci sei passata, non si dovrebbe dire, ma la soddisfazione è tanta (se si è tifosi interisti magari un po’ meno, ma non è che si deve sempre stare a sparare sulla croce rossa qui).
Si dovrebbe sempre tenere in tasca un paio di baffi per poterci ridere sotto all’occorrenza.
Una volta, tanto tempo fa, un tuo commentatore aveva scritto che sicuramente con Mazzarri sarebbe andata meglio che con Stramaccioni. Tu non eri d’accordo e sei davvero dispiaciuta di notare che hai avuto ragione.

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Continua la filosofia del pallone o piuttosto dello sport in generale

Un mese fa l’Italia era un Paese da 60 milioni di commissari tecnici. Poi è andata com’è andata. Adesso, all’improvviso l’Italia è un Paese da 60 milioni di amici di Nibali.
Lo stesso Nibali che nel 2013 aveva vinto il Giro d’Italia (il Giro d’Italia, mica il giro dell’isolato) e non se lo filava nessuno.
Vincenzo chi? Appunto.
Che poi anche il Tour, come il Giro, quest’anno è bellissimo, molte meno crono, molte più tappe di montagna, ciclismo vero, uomini duri, come quello di Coppi e Bartali tanti anni fa.

“Cameriere, per piacere fammi bere c’ho una sete favolosa, al mio amore porti una gazzosa, sono in fuga per la maglia rosa, lascio le finestre spalancate, passa il Giro per le strade,
tutto il resto non conta più.” (Mezza estate – Cesare Cremonini – Sigla ufficiale Giro d’Italia 2013)

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E’ contagioso?

Avevi in mente un post lunghissimo su cosa fosse successo all’Inter e a Stramaccioni, ma non hai tempo di scriverlo. Ad ogni modo, poiché conteneva solo domande e neanche una risposta, nemmeno cialtrona, non avrebbe avuto successo tra i frequentatori caciaroni dei Bar Sport nazionali, quindi fa niente.
Quello che non smetti di domandarti però è se può succedere a tutti, di fare una gran figura da primo della classe e poi inciampare, cadere e continuare a incespicare. Perché non c’è dubbio che lui avesse cominciato benissimo. Lui e Montella, così giovani e così brillanti. I derby vinti, l’ottima partita col Torino studiata passo passo, la vittoria contro l’imbattibile Juventus costruita a tavolino e messa in pratica in maniera impeccabile, tanto che sarebbe potuta diventare un benchmark, se poi non.
E poi il declino, che si trasforma rapidamente in una slavina e finisce con un tonfo. Ad un certo punto si sapeva solo perdere. Contro tutti. E gli infortuni e le ragioni tenute su coi puntelli.
Non te lo spieghi, come sia potuto succedere.
Sembra uno studente che al primo quadrimestre ha preso voti altissimi e sembrava il secchione della classe. E che però copiava soltanto e se viene spostato di banco non ottiene più neanche un 5/6. Sarà così che è andata?

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Amala

Se in genere sei giù di morale non è per la primavera che tarda a venire, per il tempo che non si decide mai a far bello, vi illude mezza giornata e poi tuona e fulmina, non è per i problemi di autostima, di gestione del tuo io sociale, di peso, estetica, di abbigliamento eccetera.
E’ che sei interista.
(avresti un milione di osservazioni da fare di tipo sociologico sul tracollo della squadra al di là della questione infermeria ma non è né il luogo né soprattutto l’ora).

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Pensieri sparsi

Ieri sera stavi twittando, volevi scrivere “un’unghia” e il suggeritore automatico dell’iPhone voleva suggerirti “un unghia”. Eri (e sei tuttora) imbarazzata davanti a questo orrore di ortografia e di grammatica e ti sei ricordata di una pubblicità sempre di Apple vista in giro anni fa, in cui troneggiava un terrificante “un’altro”. Ma che problemi hanno con gli apostrofi?

Zanetti, che in tutta la sua lunga e onorata carriera non ha mai perso neanche un capello, dalla sua perfetta cofana da playmobil, si è ritrovato ieri con un infortunio da metter fine alla carriera (va be’ che voleva smettere, però…). Questa ti sembra solo l’ennesima dimostrazione di un 2013 veramente avverso, forse il Capitano faceva meglio ad andare dal Mago do Nascimento, invece che dal Papa.

Non sai bene come, ma ti sei infilata in una serie di libri da leggere che ti respinge peggio di un millepiedi sul basilico. Tipo che preferiresti guardare una puntata di Uomini&Donne che metterti sul letto a leggere. L’altro giorno hai visto una signora davanti a te sulla metro con in mano un romanzo di Danielle Steel e l’hai invidiata moltissimo. E allora dici basta, no a tutti i percorsi di lettura programmati, concluderai il libro che stai leggendo (per carità) e poi ti infilerai in una spensierata serie di “easy reading” porcheria. Perché ti mancano quei momenti in cui eri disposta a non far niente, a lasciare la casa in disordine, la pasta che scuoce sul fuoco, l’acqua che scorre nel lavandino e vieppiù altre catastrofi domestiche pur di non abbandonare la lettura. Ora ti basta il volo di una falena per distrarti.
Tuttavia sabato sera hai fatto un giro in Mondadori e dal primo espositore delle novità volevi portar via tutti i volumi. Eri un po’ preoccupata, fortunatamente dal secondo espositore non volevi niente (erano tutti romanzi al profumo di qualcosa). Stupendoti della tua virtù, non hai comprato.
Il guaio è che la prossima cinquina del Gruppo di Lettura la devi portare tu. C’è grossa crisi.

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La verità, vi prego, sui rigori

Prima che Voyager e Mistero dedichino intere puntate ai complotti che di settimana in settimana vengono sviscerati nei vari Bar Sport ai danni di Juventus, Milan, Inter e chi più ne ha più ne metta, è arrivato il momento della tanto attesa (da chi?) ipotesi di “La filosofia del pallone”.
Allora, secondo te, nella sede degli arbitri, esiste un pallottoliere dei rigori da assegnare di giornata in giornata. Un bambino bendato ravana con la manina innocente nel pallottoliere e poi estrae i nomi delle squadre a cui verranno assegnati i rigori della settimana.
Che ci siano o meno. 
Se non si è tra le squadre estratte è inutile andare a far polemica alle interviste o nelle trasmissioni di calcio locale, giusto per aumentare un po’ l’audience. Si ricorda ai lettori, ai giornalisti e ai polemizzatori, giusto a titolo di esempio, che il 59 non esce sulla ruota di Napoli da 131 giorni.

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