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La spesa al negozio leggero

A Milano c’è un negozio leggero, significa che riducono o, se possibile, evitano gli imballaggi. Si va coi propri contenitori e si compra sfuso. Si chiama proprio “negozio leggero”, sta in via Anfossi, a pochi passi da Corso XXII Marzo e dalla fantastica libreria che vende gli Adelphi a metà prezzo (una volta però era più fornita).

Ci sei andata sabato a curiosare, non dovevi comprare niente, però alla fine hai comprato mandorle e anacardi e ti sei fatta un’idea di come funziona il tutto. Le due commesse (o sono le proprietarie?) sono super gentili e disponibili a spiegare come funziona ai nuovi arrivati.

Allora, per prima cosa il negozio non è enorme, te lo aspettavi più grande, ma in fondo ci stava tutto lo stesso. E’ un posto lindo, ordinatissimo e che mette tranquillità anche quando è pieno di gente. Nella prima sala ci sono gli alimentari: pasta, riso, legumi, frutta secca, the e spezie. Non vendono freschi. Si può andare col proprio contenitore, loro pesano la tara e si paga solo il peso del proprio acquisto. In questo modo non ci sarà nulla da buttare una volta consumato il prodotto, ma si potrà tornare in negozio col proprio contenitore e via così all’infinito. Se non si hanno i propri contenitori, al negozio mettono tutto in sacchetti di carta, che ha un basso impatto ambientale, soprattutto se correttamente differenziata.

Nella seconda sala ci sono la cosmesi e i detersivi. Per i detersivi si può andare col proprio contenitore (ho visto una signora col flacone dell’Ava), per la cosmesi no: c’è il vuoto a rendere. I prodotti liquidi sono conservati in contenitori di vetro, una volta finito il prodotto si possono riportare e comprando una nuova confezione, verrà scontato il costo del vuoto restituito (ad oggi 50 centesimi). Loro ovviamente sterilizzano e riutilizzano il contenitore e anche in questo caso non si crea ulteriore rifiuto.

Una pecca del negozio è che non ci sono i prezzi, almeno degli alimentari (o forse ci sono e tu non li hai visti), quindi è difficile farsi un’idea. Comunque complessivamente non è un luogo economico: tu hai speso quasi 20 euro per un barattolo di miele, un sacchetto di mandorle e uno di anacardi (i sacchetti te li eri portati tu da casa: quelli di plastica dell’ikea: li avevi già e comunque li riutilizzerai), ciascuno sui 150 grammi. Però pensi di tornarci lo stesso, perché la filosofia ti piace e pensi sia utile per ridurre davvero gli imballaggi e quindi i rifiuti.

Quello che ti domandi però è come sia possibile che le grandi catene di supermercati in Italia non facciano già una cosa simile, almeno per i prodotti a marca loro. L’unica cosa che hai visto tu sono le caramelle e i detersivi sfusi all’Ipercoop di Novate. Nient’altro. Ma se si può fare per le caramelle dovrebbe potersi fare per un sacco di altre cose assimilabili: riso, pasta, semi.

Obiettivo della settimana: fare questa proposta al servizio soci della Coop.

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#zerowaste va al mercato

Allora, la verità universalmente conosciuta non è solo che uno scapolo ricco sia in cerca di moglie (per chi riconoscesse la citazione), ma anche che quando sei pronta a fare un cambiamento, la cosa più difficile sarà di convincere chi ti sta intorno a sostenere il cambiamento.

Per esempio, quando hai deciso di andare al mercato portando i tuoi sacchettini di cotone iperleggero, la difficoltà non sono stati i fruttivendoli, ma Stear. Lui infatti inizialmente era dubbioso e non aveva nessuna voglia di farlo, ma fortunatamente siete andati insieme (in genere è lui il responsabile della spesa al mercato) e quindi ci hai pensato tu a chiedere ai fruttivendoli.

Com’è andata? Inizialmente con la signora del banco c’è stato un malinteso: voleva pesare la frutta nella carta e poi riversarla nel tuo sacchetto. Hai cercato di spiegarti e alla fine vi siete capite. Di conseguenza, di tutte le cose che avete comprato, una sola è stata messa nella carta, le altre tutte o dentro i tuoi sacchettini di cotone oppure libere. Il sacchetto di carta, ha detto la signora, se non è sporco o rotto glielo puoi riportare e lei lo riutilizzerà, ci sono già altri clienti che lo fanno (bravi).

Una volta tornati a casa, anche Stear era contento, anzi, avete cercato in giro se ci fossero altri sacchetti di retina (tu ne avevi reperito uno), che per questo scopo sono i migliori. No, altri purtroppo non ce n’erano, ma hai trovato un sacchetto piccolo di retina, utile per fare la spesa alla spina magari di mandorle o simili che adesso è a lavare. Insomma, soddisfazione massima.

Nel prossimo post racconterai la tua esperienza al Negozio Leggero di via Anfossi a Milano.

(ci tieni a sottolineare che l’espressione #zerowaste serve per identificare un movimento o delle azioni che hanno come obiettivo la diminuzione dei rifiuti e degli sprechi. Tu non ritieni affatto una persona che non produce rifiuti, ma semplicemente qualcuno che nel suo piccolo ha l’obiettivo di diminuirli il più possibile).

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Fare buoni propositi e scordarsene subito

Solo ieri scrivevi che vuoi portarti sempre di più il pranzo da casa per non dover mangiare fuori, dove per bere devi comprare una bottiglietta in plastica. Detto e non fatto: ieri sera ti sei ricordata alle undici che non avresti avuto nessun pranzo per oggi. Non si era mai visto un buon proposito più a breve termine.

Quindi? Quindi alla fine hai pranzato fuori, chiedendo per favore al ragazzo che ti ha servita nel bar dove hai mangiato, se potevi avere l’acqua del rubinetto. Lui si è effettivamente stupito, ma ti ha portato l’acqua in un bicchiere più grande di quello che in genere utilizzano sul tavolo e ti ha detto anche che se una volta finito ne volevi altra bastava chiederglielo.

Ecco. E’ stata una cosa piccola, se pensi a tutte le bottigliette che avevano ordinato tutti gli altri nel bar, ma è stata una cosa tutto sommato facile e questo dovrebbe ricordarti che in fondo tante cose sono più semplici di quanto sembri.

Si può chiedere. A volte diranno di no, a volte diranno di sì. Adesso sai che in quel bar diranno di sì, ci andrai volentieri e forse loro sanno che avendoti detto di sì tu tornerai. Ma questa lezione dovrebbe servirti sempre nella vita e non solo per quanto riguarda la diminuzione dei rifiuti: se non si fa niente di male, a volte basta semplicemente chiedere.

Allora il prossimo passo sarà di chiedere al Bio c’Bon se puoi fare la spesa coi tuoi contenitori, nel reparto sfuso. Perché se devi usare i loro sacchettini in plastica dove sta il vantaggio? In realtà hai già provato a mandare la mail al servizio clienti e non ti ha risposto nessuno, però vuoi provare a chiedere anche in negozio.

E domani un’altra piccola sfida: la spesa al mercato coi sacchettini di  cotone.

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Il tuo percorso #zerowaste (o almeno, di riduzione dell’impatto sul pianeta)

Fortunatamente sei stata cresciuta da una madre ecologista. Non il genere di mamma hippie coi rasta e a piedi nudi: tua madre era (è) una donna elegante, alla moda, a cui piacciono le cose belle. Ma ha sempre avuto uno spirito anti-spreco: fin dagli anni Ottanta andavate a fare la spesa con le borse riutilizzabili e bevevate acqua del rubinetto.

Questi, oltre al fatto di muoverti sempre coi mezzi pubblici e cercare di evitare l’automobile, sono due aspetti che hai sempre portato con te.

Ma negli anni, andando a vivere da sola e poi sposandoti, hai perso alcune buone inclinazioni. Certo, continui a chiudere l’acqua quando ti lavi i denti e a fare la raccolta differenziata con cura, ma hai un po’ perso di vista il fatto che è meglio evitare di produrre rifiuti che separarli bene. Inoltre, la tua passione per libri e cosmetici ti ha portata ad accumularne troppi senza riuscire a smaltirli. A dicembre 2018 inoltre hai avuto una sorta di bulimia dello shopping (ma forse anche da prima) e non c’era giorno in cui non comprassi qualcosa. Magari anche cose piccole eh, ma ad un certo punto hai capito che non andava bene.

E’ stato mentre cercavi di correggere questa tendenza allo shopping compulsivo che ti sei imbattuta nel movimento #zerowaste. A dicembre in realtà, tra le mille cose che ti eri comprata, c’era anche una borraccia portatile (di plastica, è vero, ma ha un’apertura comoda ed è la ragione per cui l’hai scelta), che hai cominciato a utilizzare in palestra e al corso di scrittura, invece di comprare appositamente una bottiglietta al distributore o al bar.

Ma questo è successo prima. In realtà poi è scattato qualcosa, forse un’associazione di pensieri, di parole, un video che hai visto, non sapresti dire esattamente cosa sia successo, ma hai cominciato a guardare su youtube dei video dedicati al tema #zerowaste. Alcuni hanno un’estetica bellissima, non escludi che sia stata questa a farti innamorare (o re-innamorare) della logica.

Poi hai ordinato dello shampoo solido. Stai ancora finendo dello shampoo in contenitori di plastica, ma eri davvero curiosa di provarlo e lo stai alternando all’altro finché non finirà, in modo da usare poi solo quello solido.

Hai FINALMENTE trovato dei pad morbidi per struccare gli occhi, in modo da smettere di usare quelli di cotone idrofilo (mentre già da un paio di anni usavi fortunatamente quelli di spugna lavabile per il viso), li stai usando da una settimana e ti piace moltissimo vedere che non si accumula cotone nella spazzatura.

E hai addirittura cominciato a mettere ordine nella dispensa, per vedere cosa c’è, in modo da consumarlo con metodo prima di comprarne altro. Dovrai ricominciare il planning alimentare settimanale, così da inserire questi alimenti nelle cene e consumarli.

La tua ultima decisione, finché riesci a mantenerla, è quella di portarti il cibo da casa e non mangiare fuori, per evitare che ti diano da bere acqua in bottiglietta, mentre in ufficio hai la tua tazza, la Brita e bevi l’acqua filtrata del rubinetto. Anche se, in realtà vorresti eliminare anche i filtri dell’acqua e bere direttamente l’acqua così com’è.

Però oggi, andando a pranzo con le colleghe, hai preso “coraggio” (sì, a volte sei troppo timida sulle stupidaggini) e hai chiesto l’acqua del rubinetto. Non solo te l’hanno portata, ma è stata anche un’occasione per dire che stai cercando di ridurre il tuo impatto sull’ambiente e chissà che prima o poi non lo facciano anche loro.

E niente, quest’ultima cosa ti è sembrata così carina che hai voluto scriverla e vorresti continuare ad annotare i tuoi progressi per diminuire la spazzatura.

Sabato vai a fare un giro al negozio leggero, dove le cose dovrebbero essere vendute sfuse. Non devi comprare niente, quindi vai solo per farti un’idea, quel genere di negozi lo frequenterai quando avrai bisogno di comprare, non prima.

 

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Gli effetti dell’inaspettato sulla tua mente instabile

Da circa un mese sei entrata in un gruppo tematico di facebook. E’ un gruppo abbastanza popolato, con intenti comici o comunque spassosi e delle regole ferree. Proprio perché alcune regole sono ferree e soprattutto è importante capire l’umore che tiene in piedi il gruppo, chi non le rispetta o non percepisce l’umore fondante viene bannato senza perdite di tempo.

A volte nel gruppo compaiono dei post che tu tra te e te chiami “i post della STASI”, perché hanno proprio l’intento di scovare le persone non adeguate per bannarle. A te questo pare eccessivo, ma va be’, il gruppo mica lo gestisci tu, ci scrivi solo di tanto in tanto e spesso leggi i post altrui, spesso e volentieri sbellicandoti dalle risate.

A un paio di settimane dal tuo ingresso nel gruppo l’ideatore ti ha contattata su Messenger. Ora, tu in genere gli sconosciuti che ti scrivono su Messenger li ignori. A volte anche con risultati involontariamente antipatici (tipo che uno che ti aveva scritto su messenger è un tuo follower su youtube adorabile, col quale poi sei anche diventata amica e infatti sei andata al Salone del Libro apposta per incontrare lui sabato scorso). Che poi, non è che gli uomini facciano a botte per contattarti su Messenger, però a volte ti può capitare, anche perché sei una assidua frequentatrice di una pagina a forte prevalenza maschile.

Comunque anche costui lo avresti ignorato, ma ti sei resa conto che era l’ideatore del gruppo, perciò hai fatto un’eccezione. Lui ti ha scritto qualcosa del tipo: “Tu scrivi poco eh?” e un paio di altre frasi di circostanza e addio. A posto.

La sera sul gruppo è uscito un altro post della STASI e tu hai comicamente espresso il tuo timore di essere cacciata. Il creatore ti ha scritto: “No, tu resti” e poi ti ha ricontattata in Messanger per assicurare che ci teneva alla tua permanenza. A posto, due, anche se con qualche perplessità.

Dopo qualche giorno a un tuo commento su un post è seguito un nuovo contatto su Messenger, in cui il tizio ti chiedeva lo stato civile. Tu gli hai risposto che sei sposata e anche innamorata. La conversazione era comunque spiritosa e avete flirtato un po’. Lui ti avrebbe invitata a un caffè e tu lo avresti anche preso un caffè con lui, ma logisticamente non è affatto pratico (vivete in due regioni diverse non confinanti) e organizzarlo appositamente sarebbe troppo losco.

Eri davvero lusingata dall’attenzione, proprio perché non ti capita mai, anche se nella tua mente tu hai pensato di essere solo una delle tante che lui ha contattato (lui ha sostenuto di no, anche se tu non gliel’hai certo domandato) e che a una tua ritrosia ti avrebbe messa da parte.

Infatti per un po’ di giorni non ti ha scritto e tu, siccome eri avida di attenzioni, te ne sei dispiaciuta, ma non hai fatto niente, a parte sentire la sua mancanza. Sapevi e sai benissimo che era meglio così, però ecco, le attenzioni ti piacevano.

La storia continua.

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Questa storia ha due premesse

C’è una storia che devi raccontare, questa storia ha due premesse e un’introduzione.

L’introduzione è che come hai già ripetuto fino alla nausea, tu non sei carina o perlomeno non ti reputi tale. Vorresti tanto esserlo, ma lo specchio non mente (checché ne dicano le amiche, che comunque ti vogliono bene e ti guardano con occhi diversi) e non è che gli uomini facciano o abbiano mai fatto la fila dietro la tua porta.

Le due premesse sono:

  1. Nel tuo ufficio nuovo (sei qui da settembre 2017) ci sono dei colleghi meridionali “piacioni”, di quelli che fanno sempre complimenti da corteggiamento. Li fanno democraticamente quasi a tutte, quindi quando sei tu l’oggetto di queste affermazioni di gradimento, in genere li mandi a stendere.
  2. Questo inverno una sera sei andata al cinema da sola, in centro. La serata era fredda e uggiosa e quando sei uscita dal cinema ti sei diretta alla fermata del tram per tornare a casa col tuo consueto passo da bersagliere. Trattandosi di una serata fredda, tu indossavi la tua mise da Anna Karenina, come ti piace chiamarla: cappello, sciarpone, giacca pesante. Tutto quello che si vedeva di te erano gli occhi e il rossetto (rosso). Mentre camminavi, un uomo veniva in direzione opposta alla tua. Era un uomo normale, con un bel cappotto, ben vestito, non uno spostato o un senzatetto. Incrociandoti ti ha guardata e ti ha detto: “Ciao!”. Tu non hai rallentato, gli hai risposto “Ciao” sempre tirando dritto e addio. Puoi assicurare che non lo conoscevi. Questo piccolo fatto stupido ti ha fatto sorridere per giorni, un apprezzamento inaspettato alla tua bellezza (?), gratuito, non richiesto, anche magari inutile, però tu non sei abituata al fatto che gli uomini ti guardino con interesse, lo hai già detto. Insomma, grazie che bello, addio.

Anche una donna bruttina può sentirsi carina a volte, solo che tu tendi a non crederci, a meno che le circostanze non dimostrino che l’apprezzamento è autentico, come nel caso della premessa 2.

La lunga storia che racconterai su questi schermi parte proprio dalla premessa due, solo che purtroppo è andata a naufragare diversamente, anche se solo nella tua testa bacata.

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Un’altra lezione di vita dal ciclismo

La tappa del giro d’Italia di ieri sul Gran Sasso ti ha dato l’ennesima lezione di vita dal ciclismo. Il tuo cuore è tutto per Masnada, che si è fatto oltre 200 km in testa alla gara, da vero grandissimo ed è crollato a 3 km dal traguardo.

Dimostrando che si può fallire anche quando si fa tutto perfetto fino quasi all’ultimo. E no, non è vero che se ci avesse messo di più, perché di più non ce n’era.

Una tappa che faresti vedere come istruzioni ai corsi di motivazione, perché ‘fanculo che con la motivazione si fa tutto.

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Il fatto è

Il fatto è che sei abituata a passare inosservata. Scialba in mezzo ad amiche carine, belle, bellissime, con un’indole da tappezzeria, nessuno ti nota mai. Così quelle rare volte che accade ti sembra un regalo immenso e ingestibile, anche se magari non desiderato.

Se poi l’attenzione ti viene tolta, per essere passata alla persona successiva come è giusto che sia visto che a te non serviva e non la potevi ricambiare, poi ci resti male, ne vorresti ancora, come fosse l’antidolorifico a un dolore che non ti accorgevi nemmeno più di provare, da tanto che era lì.

Tu dici che ti eri abituata, ma la verità è che non ti abitui mai.

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L’insostenibile saggezza dell’essere

Riesci a vedere le relazioni umane con molta lucidità e con un discreto cinismo. Sai che non si devono creare aspettative.

Le tue amiche questa la chiamano saggezza e ti ammirano.

Be’, volevi confessare che il fatto di saper dare un nome alle cose, prefigurare come vanno a finire e non farsi aspettative non aiuta affatto a stare meglio.

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Tutto torna

Essere depositaria di un segreto, che a breve non sarà più segreto. Un segreto che ti rende triste e che non puoi condividere con nessuno.

Questo pomeriggio è la tua “Inconfondibile tristezza della torta al limone”.

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