Archivi del mese: febbraio 2019

Un altro negozio alla spina a Milano

Una cosa che forse non avevi ancora raccontato è che tu hai il parrucchiere ad Affori, vicino a dove tu e Stear abitavate prima. Poiché dici sempre che il parrucchiere è l’uomo più importante nella vita di una donna e visto che con questi ti trovi benissimo, hai scelto di non cercare un parrucchiere vicino alla casa nuova, ma di continuare ad andare lì anche se devi cambiare due metropolitane (e che sarà mai, certe ragazze trasferite a Milano hanno addirittura ancora il parrucchiere nella loro regione di origine!)

Lì ad Affori, a pochi passi dal tuo parrucchiere, c’è un negozio Effecorta. Effecorta sta per “filiera corta” e i prodotti sono venduti alla spina. Il concetto quindi è anche che i prodotti arrivano da vicino, anche se non hai indagato con i gestori su questo aspetto. Lo spazio ti è piaciuto ancora di più del Negozio Leggero, che pure è un luogo delizioso. Effercorta in realtà ha un’aria più casalinga, meno pettinata e forse più adatta al quartiere, rispetto al Negozio Leggero che pare una boutique. I gestori hanno un’aria molto familiare, sono super gentili e disponibili, ti hanno lasciata gironzolare in tutta tranquillità e solo quando ti hanno vista un po’ spaesata ti hanno offerto una mano. La signora ti ha pesato la tara mille volte per consentirti di mettere i vari semini del pane in un unico sacchetto e i prezzi ti sono sembrati più economici.

Certo, il Negozio Leggero sembra avere un’offerta di the molto più ampia (infatti quando deciderai di comprarne sarà lì che andrai), ma all’Effecorta hanno anche un po’ di ortofrutta e soprattutto vendono anche i prodotti per la cura del corpo alla spina. Bagnoschiuma, shampoo, balsamo, non sarai obbligata a usare quelli solidi (anche se con lo shampoo ci stai provando, con risultati che racconterai più avanti) e nemmeno a utilizzare poco pratiche bottiglie in vetro (quelle vendute al Negozio Leggero), ma riutilizzerai i contenitori che già possiedi, una volta che avrai terminato quello che contengono.

Altro dettaglio da non sottovalutare, ma prettamente personale: il negozio è sulla strada per la casa dei genitori di Stear, quindi puoi sempre approfittare di questo aspetto per farti accompagnare o passare a prendere (meglio la seconda, se hai i sacchetti pesanti).

Nel prossimo articolo, una disamina sugli errori da cui stai imparando.

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Troppo buono per buttarlo via

L’altro giorno hai visto un video della tua nuova youtuber preferita (Sustainably Vegan) che provava una app inglese: si chiama “too good to go” e ha l’obiettivo di evitare che venga buttato del cibo.

Infatti purtroppo a fine giornata molti ristoranti/gastronomie/panetterie eccetera finiscono per buttare il cibo invenduto benché ancora commestibile. Secondo la FAO circa un terzo della produzione alimentare finisce per essere buttata: uno spreco spaventoso in un mondo dove milioni di persone non hanno niente da mangiare. Chiaramente questi rifiuti non provengono solo da ristoranti o supermercati, ma è pur vero che lo spreco alimentare affligge la nostra società in maniera spaventosa.

Al di là di quello che tutti voi finiscono per buttare nella propria spazzatura personale perché scaduto, perché ne è stato comprato troppo o simili, che tutti voi (tu per prima) dovreste cercare di limitare il più possibile, certamente uno dei grandi problemi è costituito da ristoranti. Fortunatamente in Italia molti supermercati collaborano con associazioni di beneficienza che ritirano gli alimentari prossimi alla scadenza, ma questo difficilmente può succedere con la rosticceria sotto casa o con la pasticceria all’angolo.

Ecco allora che può tornare utile “too good to go”. Sulla app si prenotano (e pagano in anticipo) gli “avanzi” del ristorante o negozio scelto e all’ora stabilita (in genere l’orario è vicino alla chiusura) si ritirano. Il costo varia dalla metà a un terzo del prezzo originario, perché altrimenti quel cibo sarebbe stato buttato, d’altra parte non si può sapere cosa si riceverà (probabilmente però ci sono filtri per eventuali allergie/preferenze alimentari).

Ovvio, bisogna organizzarsi: magari il locale non è dietro l’angolo o l’orario non è dei più comodi. E bisogna avere lo spirito di accettare quello che si trova. Però: ci guadagna l’ambiente perché il cibo non viene buttato, ci guadagna il venditore perché altrimenti non avrebbe ricavato nulla da quel prodotto, ci guadagna ci compra perché spende molto meno.

Insomma, un’iniziativa favolosa. Sei andata immediatamente a scaricare la app. E ovviamente non è disponibile in Italia, anche se si trova invece in altri Paesi (Germania, Francia, Svizzera, Olanda…). Allora, tristemente, ti sei limitata a commentare il video apprezzando l’iniziativa e dicendoti dispiaciuta che non ci fosse in Italia. Ti ha risposto direttamente lo staff di “Too good to go”: dovrebbero sbarcare a Milano ad aprile!

E’ una notizia di cui sei molto felice, speri che la useranno in tanti, contribuendo così a diminuire, ciascuno nel proprio piccolo, la grande quantità di rifiuti che ci assedia. Tu non vedi l’ora di scaricarla.

A proposito, per chi fosse interessato: cercano commerciali a Milano 🙂

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I preferiti di gennaio 2019

E tornano perfino i preferiti del mese (per ora)!

  • Edimburgo, visitata proprio a inizio anno, una città deliziosa come un giocattolo, incredibile non esserci stati prima
  • Chilean Electric di Nona Fernandez
  • Il metodo Kominski (su Netflix)
  • Sustainably Vegan: lei, le cose che dice, la luce nei suoi video, la sua voce, tutto
  • La torta mais e mandorle (la prima che hai fatto è durata 24 ore)
  • Il calendario da tavolo che ti sei fatta da sola con le foto dei viaggi
  • Prenotare due voli aerei per i prossimi mesi
  • La cripta di San Sepolcro
  • Il gruppo facebook “Exploreading”

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