Archivi del mese: aprile 2016

L’inutilità della vita ti appare ancora più chiaramente quando vai dal parrucchiere e ne esci cozza esattamente come ne sei entrata.

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Com’è difficile comunicare in modo semplice

Va bene, la vita è uno schifo e alla fine muori, ma nel frattempo non si potrebbe imparare a comunicare in modo più decente?

Di recente A2A (l’azienda fornitrice di elettricità e gas nell’area di Milano) ha fatto un grande lavoro di semplificazione della bolletta. Li hai trovati bravi e brillanti nell’idea: benché non ti sia mai stato difficile neanche prima capire quanto dovevi pagare e quando, adesso basta uno sguardo per avere in testa le informazioni principali. Peccato però che poi uno volti pagina e la volenterosa A2A gli suggerisca di scegliere tra le tre fasce di consumo quella a minor costo. Da nessuna parte sul foglio sono però indicate le fasce orarie, quindi per il cliente è impossibile sapere quando ha consumato di più, a meno magari di non cercare altrove (sul sito, supponi, o sul contratto queste informazioni ci saranno). Bravi ma con riserva.

Di tutt’altro tenore sono le comunicazioni delle Agenzie delle Entrate. Tanto varrebbe che fossero direttamente scritte in aramaico. Il contribuente moroso si vede recapitare a casa una busta criptica con indicati dei codici tributo senza che da nessuna parte sia presente una legenda che faccia capire a cosa facciano riferimento, cosa non avrebbe pagato e perché. La lettera misteriosa è anche accompagnata da un testo che dice pressappoco: “Se ritieni che quanto ti scriviamo non sia giusto, prendi appuntamento per andare nei nostri uffici con tutta la documentazione del caso per rivedere la pratica”. Ma se non sei d’accordo su cosa? E che cavolo di documentazione porti se non hai capito cosa non hai pagato? E per di più ci devi anche perdere mezza giornata? Già pagare le tasse non è bello, perché deve essere anche uno slalom per fiscalisti? Poi hai telefonato al numero indicato nella lettera (che però nel 2016 è raggiungibile solo da telefoni fissi, no comment) e ti ha risposto un sant’uomo che ti ha spiegato in maniera semplice cosa c’era che non andava.

Dopo hai pagato con l’F24. Probabilmente l’Agenzia delle Entrate si crede di essere all’avanguardia, mettendoti l’F24 nella busta, così devi semplicemente consegnarlo nella tua filiale di banca. Nel 2016, porca pupazza, chi ce l’ha il tempo di andare in filiale? La gente della tua età usa la banca online. Hai dovuto fare l’F24 tre volte, c’era sempre qualcosa che non andava. Ma un cavolo di QRCode, che si inquadra col cellulare e si è pagato, nel 2016, no? Troppo futuristico? E’ ora di uscire dall’età della pietra. Uffa.

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