Spleen

“L’amore fa per noi, ma separatamente s’intende, c’è gente come me che poi non si riprende mai, lo sai. Guarda te questo straccio di vita cos’è, non la faccio finita soltanto perché è pronto un altro caffè” (Max Gazzè – La vita com’è)

Ci sono giorni in cui sei più o meno triste, non dipende necessariamente da eventi esterni, ma da come tu li leggi, dal tipo di falegnameria cerebrale che ci applichi e forse anche da situazioni ormonali e libri che hai sottomano.

E’ da ieri per esempio che sei triste senza nessuna ragione apparente. Sarà colpa de “Il blu è un colore caldo”? O sarà solo colpa tua e dei pensieri che vagano nella tua mente e che cambiano idea da soli?

Del resto lo avevi già detto che il mantra di novembre sarebbe stato “ferro 5” e a volte, lo avessi sottomano lo tireresti pure contro la tua stessa fronte.

Dopo venerdì eri così incerta su cosa fare, ti sentivi davvero fuori luogo eppure lo sapevi che toccava a te, di qualsiasi cosa si trattasse. Però lunedì hai incrociato il Cucciolo davanti ad un ascensore per pochi secondi e lui ti ha salutata in maniera così allegra che hai pensato che il caffè glielo dovevi. Perciò gli hai scritto con una proposta ed è finita che siete andati avanti a chiacchierare per tutto il pomeriggio come ai vecchi tempi.

E martedì pure. Tra l’altro martedì ti ha tirata dentro un discorso di coppie che fanno cose sul posto di lavoro, che pensi non sia stato fatto con malizia, ma semplicemente per spettegolare un po’, solo che poi la conversazione ha preso una piega generica, su quanto fosse poco furbo non andarsene piuttosto in un motel e lui ha commentato una cosa del tipo: “in ufficio ci sta un po’ di gioco, ma così è troppo”. Eccolo lì, il ferro 5.

Mercoledì caffè. Una chiacchierata semplice, tutto sommato anche noiosa, ma non era solo colpa sua se ti parlava di lavoro, in fondo anche tu non dicevi niente di interessante, finché non ha cominciato a dirti: “Sto organizzando un viaggio, nei parchi degli Stati Uniti, da San Francisco a Los Angeles, per l’anno prossimo” e tu avresti voluto dirgli: “Perché non lo chiami con il suo nome? Perché non dici semplicemente sto organizzando il viaggio di nozze? Lo sappiamo già che ti sposi, che bisogno c’è di girarci intorno con delle parafrasi?” E in quel momento è passato Stear e si è fermato a salutarti, ma è andato via così subito che non hai avuto neanche il tempo di decidere se fosse il caso di presentarli oppure no e nemmeno di dirgli: “Quello era mio marito”. E così adesso sei anche tu dalla parte del torto. C’è pieno di gente, da questa parte del torto.

Più tardi Stear ti ha fatto un finto interrogatorio. “Chi era quello? Tu non lo vedi più” e tu ridevi come una matta e gli dicevi che comunque non lo vedi molto spesso (il che è vero).

Però sei triste lo stesso. Senza motivo. O forse i motivi ci sono e sono veramente giustificati, tanto da farti aprire la tavoletta di cioccolato bianco che Meg ti ha mandato per i momenti di emergenza.

 

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2 commenti

Archiviato in falegnameria cerebrale

2 risposte a “Spleen

  1. Caroline

    Per quello che mi riguarda, l’avvicinarsi del Natale e di tutto l’ambaradàn che comporta è già un motivo di tristezza.
    Ma non è che il Cucciolo ti ha un po’ delusa e per questo ti senti triste?

    • sì, anche a me il Natale mette una depressione che levati. il Cucciolo non mi ha esattamente delusa, poverino, lui è sempre come prima, ma sicuramente questa situazione comincia a stufarmi, anche se non riesco ad individuare un’evoluzione auspicabile e quindi mi scoccio 🙂

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