Non è che sia successa una tragedia, è che mi manca*

“Tu che non hai più niente di noi, tu che mi dai assenza e non lo sai, che gli occhi si abituano a tutto e i piedi si alzano in volo” (Io ti aspetto – M. Mengoni)

Così è successo finalmente quello che hai sempre saputo sarebbe successo. Il Cucciolo ha perso interesse, ha preso le distanze. L’avevi gia percepito la settimana scorsa, quando aveva smesso di chiederti “cosa ci fai ancora in ufficio a quest’ora”. Sei abituata agli uomini che perdono interesse, certi segnali sono cartelli luminosi per te. È stato un allontanamento repentino, ma progressivo. Lunedì, di ritorno da Vienna ti ha scritto solo per dirti che vi avevano preso le palle di Mozart per ringraziarvi delle borse, poi con un suo collega mai visto prima sono scesi a portarvele. Il regalo che avrebbe dovuto essere da lui a te è diventato quello dal suo ufficio al vostro. È vero che poi ha tirato fuori dalla tasca due cioccolatini per te, “perché sei buona” ti ha detto. Ma tu a quel punto avresti preferito che si fosse dimenticato del tutto.

Da allora basta, è sparito. Ha smesso del tutto di scriverti. Ieri hai voluto fare una prova tu, gli hai scritto due parole sul tardi, era una scusa ovviamente. Lui è stato gentile, perché è nella sua natura, ma si è sbarazzato di te piuttosto velocemente.

Da allora è come svanito nel nulla, benché ovviamente sia al suo posto come tutti i giorni.

Tu le conosci queste situazioni, le hai già vissute in maniera simile molte altre volte. Non c’è niente da fare, se non proteggerti. Metti in pratica le tecniche già adottate in passato, sapendo che funzionano solo in parte, per il resto ci vorrebbe la bacchetta magica. Allora chiudi la rubrica della chat, in modo che il suo nome non ti venga più davanti tra i primi. Ti ammazzi di lavoro, senza sosta, accetti perfino del lavoro non tuo, pur di non pensarci. Esci a bere e ridere fino alle lacrime. Funziona tutto perfettamente, finché non arrivi a casa e sei da sola e scoppi a piangere e in fondo non aspettavi altro.
Meg dice che non è possibile, che non si perde interesse in te (quanto è adorabile Meg?), che sicuramente è successo qualcosa, che si è reso conto che tutte queste chat alla fine non portavano a un letto e quindi questo lo ha convinto a lasciare perdere. Non è così. Sei abbastanza certa che non abbia mai mirato autenticamente a venire a letto con te. Certo, può darsi che lo abbia pensato, ma non con l’intento di realizzarlo. È che lei non è abituata, come te, agli uomini che spariscono senza un motivo apparente. Che poi a te il motivo neanche interessa. Gli è passata la voglia di avere a che fare con te, a cosa serve capire il perché? Come direbbe Miranda, “la verità è che non gli piaci abbastanza”.

Ti manca. Vi divertivate tanto e ti spiace aver perso tutto questo. Le battute, le risate, le sue parole carine. Ti resta, non sai per quanto, il grande regalo di aver restituito allo specchio un’immagine di te che non avresti creduto più possibile nemmeno se te l’avessero predetta. Ti restano i vestiti, le scarpe, i rossetti. Ti resteranno, tra qualche mese, ricordi che ti faranno sorridere (ma ora no).

Lo rivorresti indietro? Certamente. Il cuore combatte ogni minuto col cervello.

Tuttavia, proprio perché sai che non serve a niente, d’ora in poi smetti di parlare di lui qui, a meno che non succeda qualcosa. In qualche modo anche questa è una tecnica. 

Tecniche di dimenticanza dei tuoi lettori sono bene accette nei commenti.

* da La donna della domenica 

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10 commenti

Archiviato in falegnameria cerebrale

10 risposte a “Non è che sia successa una tragedia, è che mi manca*

  1. batchiara1

    Io comincerei a baccagliare lo Scontroso.

    • batchiara1

      (Comunque sì, da un lato uno diventa aduso agli uomini che perdono interesse, ma non credo che ci si abitui davvero mai. Si resta sempre sulla banchina del treno a guardarlo allontanarsi e ci si chiede cosa abbia infranto l’incantesimo e si ha voglia di pestare il piedino e dire che non è giusto, anche quando in fondo poi lo è. Abbracci. Vediamoci, incontriamoci per parlare male di qualcuno: aiuta sempre un casino a tirar fuori la rabbia :D)

      • in merito all’abituarsi o meno, sì, volevo dire che è una situazione che conosco bene, ma in effetti no, non ci si abitua mai. anche se mi dico che è meglio così (e non l’ho scritto nel post per rispetto a voi tutti), sono rimasta comunque ferita.
        certo, vediamoci! grazie 🙂

    • Sappi che il tuo commento mi sta facendo ridere da due ore

  2. Caroline

    Io la penso come la tua amica Meg, e sono anch’io una avvezza ai tipi che improvvisamente spariscono.

    • cioè intendi dire che si è stufato perché non riusciva a orizzontalizzarmi? mah, a me è sembrato un tipo fedele, stava giocando con me come io ho giocato con lui, ma non mi ha mai nemmeno invitata a prendere un caffè, io non credo che abbia mai avuto intenzione di provarci sul serio.

      • Caroline

        Be’ magari ha pensato che il gioco poteva prendere una china pericolosa e allora ha preferito prendere le distanze per un po’.

  3. ma io leggo da tempo (non ho mai smesso di leggerti, ma questa serie di racconti mi ha preso di più) e ogni volta mi chiedevo (scusami) MA CHE CAZZO FA? E Stear? E gli anni di sofferenze e pianti e tristezza? Ma boh…

    • In effetti hai ragione. Me lo sono detta anche io un sacco di volte. Ho cercato di trasformare questa situazione in un’amicizia normale, sembrava ci stessimo arrivando, ma non ci sono riuscita

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