Archivi del mese: novembre 2015

This is the end, my friend

A novembre hai finito un mucchio di cose. Prodotti cominciati in periodi diversi dell’anno sono inspiegabilmente arrivati a termine tutti nelle stesse settimane: saponi, shampoo, bb cream (rossetti no eh, quando mai), creando una rivoluzione nel tuo armadietto del bagno e un grande arrivo di contenitori nuovi nel beauty.

Chissà se è una metafora di qualcosa che non riesci a capire. Perfino gli oroscopi ti dicono da più parti che è ora di cambiare e ti aspetti solo che Paolo Fox venga a citofonarti a casa per chiederti se ti dai una mossa o no.

Il fatto è che dentro questa friendzone ti aggiri ormai come una tigre nel recinto e perdi inspiegabilmente la pazienza per dettagli che non meriterebbero attenzione. Meg dice che è ora di dare una svolta, ma purtroppo le uniche svolte apparentemente possibili non ti interessano.

Ripensi alle amicizie nate sul posto di lavoro e nessuna di loro somiglia a questa con il Cucciolo, nemmeno quando le conversazioni viaggiano su binari innocenti, come venerdì scorso. Solo che poi, nonostante tu non l’abbia fatto apposta, gli hai fornito una scusa per scendere da te, che lo sai che l’ha fatto solo per vederti e ti guardava in quel modo in cui tu guardi i gattini che giocano, però almeno hai capito che bene o male quello è il suo sguardo (ma non ce l’aveva mercoledì al caffè, te ne saresti accorta) e quindi ridimensiona un po’ lo spavento che ti aveva fatto prendere la settimana prima.

Tuttavia la situazione, di per sé, occupa troppo tempo nella tua mente, mentre vorresti poter pensare ad altro: ai romanzi che stai leggendo, al pranzo di Natale purtroppo ormai imminente, ai regali da fare, al chiamare l’amichetta S. per fare ammenda del clamoroso pacco che le avete tirato per il fine settimana del 1 novembre. Ma quando ti dici queste cose nuovamente ti ricordi di quel meraviglioso passo di “Senti le rane” sui monaci nel deserto e i magri risultati che ottenevano dai loro tentativi di stare lontani dalle tentazioni. I tuoi quattro lettori sono invitati ad astenersi dal citare Oscar Wilde in quest’occasione e nello specifico, BatChiara è vivamente pregata di non suggerirti l’alternativa Scontroso (ridi moltissimo), che tra l’altro stamattina l’hai incrociato nell’androne e ti ha salutata con un sorriso, dal che si evince che la fine del mondo è vicina e questi problemi stanno per essere risolti alla radice.

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Spleen

“L’amore fa per noi, ma separatamente s’intende, c’è gente come me che poi non si riprende mai, lo sai. Guarda te questo straccio di vita cos’è, non la faccio finita soltanto perché è pronto un altro caffè” (Max Gazzè – La vita com’è)

Ci sono giorni in cui sei più o meno triste, non dipende necessariamente da eventi esterni, ma da come tu li leggi, dal tipo di falegnameria cerebrale che ci applichi e forse anche da situazioni ormonali e libri che hai sottomano.

E’ da ieri per esempio che sei triste senza nessuna ragione apparente. Sarà colpa de “Il blu è un colore caldo”? O sarà solo colpa tua e dei pensieri che vagano nella tua mente e che cambiano idea da soli?

Del resto lo avevi già detto che il mantra di novembre sarebbe stato “ferro 5” e a volte, lo avessi sottomano lo tireresti pure contro la tua stessa fronte.

Dopo venerdì eri così incerta su cosa fare, ti sentivi davvero fuori luogo eppure lo sapevi che toccava a te, di qualsiasi cosa si trattasse. Però lunedì hai incrociato il Cucciolo davanti ad un ascensore per pochi secondi e lui ti ha salutata in maniera così allegra che hai pensato che il caffè glielo dovevi. Perciò gli hai scritto con una proposta ed è finita che siete andati avanti a chiacchierare per tutto il pomeriggio come ai vecchi tempi.

E martedì pure. Tra l’altro martedì ti ha tirata dentro un discorso di coppie che fanno cose sul posto di lavoro, che pensi non sia stato fatto con malizia, ma semplicemente per spettegolare un po’, solo che poi la conversazione ha preso una piega generica, su quanto fosse poco furbo non andarsene piuttosto in un motel e lui ha commentato una cosa del tipo: “in ufficio ci sta un po’ di gioco, ma così è troppo”. Eccolo lì, il ferro 5.

Mercoledì caffè. Una chiacchierata semplice, tutto sommato anche noiosa, ma non era solo colpa sua se ti parlava di lavoro, in fondo anche tu non dicevi niente di interessante, finché non ha cominciato a dirti: “Sto organizzando un viaggio, nei parchi degli Stati Uniti, da San Francisco a Los Angeles, per l’anno prossimo” e tu avresti voluto dirgli: “Perché non lo chiami con il suo nome? Perché non dici semplicemente sto organizzando il viaggio di nozze? Lo sappiamo già che ti sposi, che bisogno c’è di girarci intorno con delle parafrasi?” E in quel momento è passato Stear e si è fermato a salutarti, ma è andato via così subito che non hai avuto neanche il tempo di decidere se fosse il caso di presentarli oppure no e nemmeno di dirgli: “Quello era mio marito”. E così adesso sei anche tu dalla parte del torto. C’è pieno di gente, da questa parte del torto.

Più tardi Stear ti ha fatto un finto interrogatorio. “Chi era quello? Tu non lo vedi più” e tu ridevi come una matta e gli dicevi che comunque non lo vedi molto spesso (il che è vero).

Però sei triste lo stesso. Senza motivo. O forse i motivi ci sono e sono veramente giustificati, tanto da farti aprire la tavoletta di cioccolato bianco che Meg ti ha mandato per i momenti di emergenza.

 

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Gli occhi di chi guarda 

Nel giro di due giorni sei riuscita a prendere due pacchi da due uomini diversi con i quali avresti dovuto bere un caffè. Ci sarebbe da uscirne con l’autostima un po’ ammaccata, se tu ne avessi una. Ti viene quasi il sospetto che sia diventato disdicevole farsi vedere con te al bar aziendale. Che la tua reputazione da alcolizzata sia arrivata fino a lì? Avranno paura che invece di un caffè potresti ordinare un vodka lemon alle nove del mattino? Qualcuno ha detto vodka lemon?

Oggi, verso l’una tu e Manicomio eravate all’ingresso, ad aspettare che l’assistente dell’amministratore delegato vi raggiungesse per pranzare con voi. In quel mentre sono passati il Cucciolo e lo Scontroso. Tu avevi addosso dei leggings da motociclista che all’ultimo l’avevano spuntata sui jeans, i soliti tacchi altissimi e uno scialle della nonna. Tutto sommato poteva andare peggio. 

L’assistente dell’AD è arrivato poco dopo, il Cucciolo e lo Scontroso erano in cortile. Mentre passavate dall’altra parte del palazzo, ti sei girata verso di loro per fare un cenno di saluto. Il Cucciolo ti stava guardando. Ma non è tanto quello. È il “come”. Ti guardava come pochi uomini nella tua vita ti hanno mai guardata (te ne viene in mente uno solo), con una tenerezza che andava al di là dei tuoi vestiti, del tuo rossetto, dei tuoi fianchi mentre salivi le scale. Se non fosse assurdo diresti che ti ha guardata “con amore”. Uno sguardo che ti ha colpito quasi fisicamente. E del quale hai dovuto parlare per forza, prima che sbiadisca dalla tua mente e cominci a pensare di esserti immaginata tutto.

Non vi scrivete da martedì scorso. Tu non sai nemmeno più cosa fare, non hai gli strumenti per gestirla questa cosa qui. Qualsiasi cosa sia.

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Lo sgradito ritorno dei dialoghi surreali 

È un pezzo che su questi schermi ti lamenti della collega nuova. Tu non hai pazienza, si sa, la gente con le sue domande ti secca, lei ti sembra di una lentezza esasperante e soprattutto a te non sembrava di essere così quando stavi imparando. Oltretutto non è mica una neoassunta che deve imparare tutto. Avrà dieci anni più di te, viene da un’altra struttura di comunicazione aziendale, dovrebbe sapere come si lavora. Però siccome lo riconosci che hai un brutto carattere, a volte pensavi di essere tu quella nel torto. Invece i due esempi seguenti ti dimostrano che “non sei tu, è lei”.

Ieri la tua capa l’ha portata con sé ad un appuntamento. Tu non sei stata coinvolta, il che significa che l’attività non la dovrai seguire. Di ritorno dalla riunione lei comincia a raccontarti di cosa si tratta e a chiederti cosa deve fare. A parte il fatto che finora ha fatto tre cose, tutte uguali e ancora ti chiede, tu hai cominciato a farle delle domande per inquadrare la situazione. Lei non aveva le risposte e ha commentato: “Lo sapevo che saresti dovuta venire anche tu!”. Ma porca miseria, si aspetta che tu la segua dappertutto per occuparti di lei come se fossi un’insegnante di sostegno? Se non ha capito qualcosa non può chiedere alla vostra capa, che era con lei, invece di aspettarsi che tu la imbocchi in tutto?

Ma il peggio l’ha toccato stamattina. “Nelle mail che mi hai mandato c’è qualcosa che devo fare io?” Ti domanda. Tu lì per lì sei presa alla sprovvista: la metti in copia in tutto, sperando che prenda familiarità con le attività: “non saprei, non mi pare, perché?” E lei: “Perché in quel caso le leggo”.

Tu così non ce la puoi fare. Ti dichiari sconfitta. Pensi che d’ora in poi avrai meno riguardi.

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Orizzonti nuovi e vecchie certezze

“Guarda me prendo tutta la vita com’è, non la faccio finita ma incrocio le dita e mi bevo un caffè” (La vita com’è – Max Gazzè)

Ieri eravate ancora in sede ed è passato di lì il capo del Cucciolo. Si è fermato un po’ a chiacchierare con voi e tu hai colto l’occasione per ricordargli che la collega Manicomio aveva fatto una richiesta allo Scontroso, se poteva venirci incontro. Ma certo che vi viene incontro: lo fa sempre, si è fermato un po’ con voi a scherzare e tu intanto facevi la ruffiana per ridere.

“Certo che sei veramente tremenda”, ha commentato poi la collega Manicomio quando lui è andato via.

“Certo”, hai risposto. “Come credi altrimenti che sia riuscita a farmi fare dalla sua risorsa un sito internet nel giro di pochissimo tempo, cambiando idea in continuazione, facendgli fare e disfare, tenendolo in ufficio fino alle dieci? E in più mi adorava!”

Lì allora la tua capa è proprio scoppiata a ridere e ha commentato: “E’ proprio vero…”

Presumibilmente tra l’altro ancora ti adora, il Cucciolo, perché ieri sera ti ha scritto dopo una settimana in cui non avevi sue notizie, chiedendoti come fosse andato l’evento che aveva prosciugato tutte le tue energie (è finito! è finito!), se adesso sarai più tranquilla eccetera. E reclamando il caffè che ancora gli devi. Non ti era veramente mancato, avevi altro a cui pensare, ma è arrivato al momento giusto, proprio quando eri in fase di decompressione e avevi bisogno di coccole.

Tu ancora non sai bene come e quando riuscirai a incastrarlo questo caffè, ma c’è una parte di te che in realtà non ci vorrebbe andare, perché è l’ultimo sospeso che vi avanza e dopo? Che scusa vi inventate?

 

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L’unica gatta buona è la gattamorta 

(è solo un gioco di parole, ovviamente, lo sanno tutti quanto ami i gatti)

Prima o poi doveva succedere. A flirtare a destra e a manca si rischia di rimanere più o meno impigliati in situazioni imprevedibili.

Non senti il Cucciolo da martedì sera. Tuttavia ti senti tranquilla e nemmeno ti manca: sarà che sei così piena di lavoro (e lui lo sa), da non avere nemmeno il tempo di pensarci. Non vedi l’ora che sia martedì sera, quando il peggio sarà alle spalle e forse allora sì che ricomincerai con la falegnameria cerebrale, ma intanto, perfino oggi che è sabato, i pensieri sono rivolti ad altro.

L’avevi già detto che in un certo momento hai flirtato a caso praticamente con chiunque. Nella maggior parte dei casi avendo a che fare con uomini talmente vanesi da credere senza conseguenze a ciò dicevi e magari pronti a riderci sopra. Solo che di recente hai avuto a che fare con un collega che di solito sta a Monaco. Lo senti regolarmente, circa una volta al mese, per aggiornamenti di lavoro, ma in genere la cosa finisce lì. Lui è uno che vi piace (anche alla tua capa e alle altre colleghe) un sacco, esteticamente, lavorativamente e anche come modi. E va anche aggiunto a suo credito, che non ti si è mai filato granché.

Finché di recente tu non hai infilato una serie di battute ben riuscite e lui è passato a salutarti di passaggio da Milano. È stato un incontro di lavoro normale e nel giro di qualche giorno ti ha mandato il materiale necessario.

Sembrava tutto nella norma, compreso un invito a un caffè per la prossima volta, ma poi lui ieri ti ha mandato una richiesta di lavoro che tu hai dovuto ribaltare sulla collega nuova. “Ma lei è come te?”, ti ha scritto, “Perché adesso tu sei il mio benchmark”. Ecco. Ora, è ovvio che scherzava. Però non l’aveva mai fatto.  Nella tua mente indietreggi davanti ai risultati di un gioco al quale non avevi mai giocato e che non fa per te. Certe cose le hai sempre trovate antipatiche.

Questa non eri tu. E in realtà nemmeno la vuoi essere. Ti tieni i tacchi alti, i vestiti che ti stanno bene, il rossetto rosso. Ti tieni il Cucciolo, perché gli vuoi bene. Tutto il resto è arrivato il momento di buttarlo.
PS: se non parli dei fatti di Parigi non significa che tu non ne sia sconvolta come tanti altri. È solo che non ne hai le parole.

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Anch’io telefono a Lise, ma lei non chiama mai 

(il titolo del post fa riferimento ad una gif che ti aveva fatto LadyK per il vecchio blog)

Ai tempi che ti vedevi con l’ex amante storico, non sapresti dire per quanto tempo sei andata avanti pensando ogni volta che non lo avresti rivisto mai più. Forse un anno, un anno tutto sommato di incontri regolari, eppure tu pensavi sempre che ogni volta fosse l’ultima. Questo per dire del tuo senso di precarietà, insicurezza, bassa autostima e tacchi alti eccetera. Eppure i tuoi genitori non ti hanno mai dimenticato fuori dalla scuola.

Agli inizi della vostra non relazione, l’ex amante storico ti disse una frase che fu per te una grande lezione di vita: “Se ho voglia di vederti ti chiamo io”. Va sa sé che quindi tu non lo chiamavi mai. Vi vedevate solo se era lui a cercarti. Dopo un po’ ci si abitua. Si smette di guardare il telefono aspettando un messaggio, si esce, si fanno cose, si vede gente, “tanto non lo rivedrò mai più”. Ogni volta eri convinta che avrebbe incontrato qualcuna che gli sarebbe piaciuta più di te. Ma no, lui alla fine tornava sempre. Si vede che era un abitudinario, alla fine.

L’indifferenza è un’arma difficilissima da usare, ma molto efficace. Perché alla fine lui si era pure scordato di quella frase infelice. E una notte che eri scesa ad aprirgli il portone (un citofono che non aveva il pulsante per aprire e vivevi al quarto piano senza ascensore!), senza neanche dirti “ciao”, lui ti spinse contro il muro dicendo: “perché non mi chiami mai? Perché ci vediamo solo se sono io a cercarti?” Una soddisfazione che ancora ci ripensi.

Cominciasti allora a chiamarlo tu qualche volta dopo quella notte? Ovviamente no. L’imprinting ormai era fatto. 

Questo vecchio aneddoto la dice lunga su di te, molto più di cento aggettivi.

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Preferiti ottobre 2015

Con le tempistiche che tutto sommato ti contraddistinguono, i preferiti di ottobre 2015, ottimo preludio di un novembre da incubo, come del resto fu l’anno scorso. Vorresti quasi dire “novembre è il più crudele dei mesi”, se non fosse che lo dici praticamente tutti i mesi.

  • La fine del progetto dell’inferno, anche se code pesanti si trascinano fino a metà novembre, tenendoti sveglia la notte a pensare a come risolvere i problemi, praticamente da sola, perché se va bene è come doveva andare, se va male la colpa è tua 
  • Ricominciare a fare dolci 
  • Lo smalto “merino cool” di Essie
  • Il matitone rossetto mattlipchubby di Wycon nella tonalità fragola, fatto comprare anche alla collega Manicomio 
  • Bookcity insieme agli amichetti booktubers
  • “Una donna di mondo” di W.S. Maugham, con menzione speciale per i racconti “L’impulso creativo” e “La dozzina tonda”
  • I jeans elasticizzati di Zara taglia 36, che per l’entusiasmo ne hai comprate due paia
  • I maglioncini leggeri con le applicazioni gioiello di Zara
  • Stevan Jovetic, che anche se non segna fa girare la squadra 
  • L’Inter in testa al campionato 

Come sempre, graditi i preferiti dei lettori nei commenti.

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Quindi si trattava di questo?

Il piantone di mercoledì sera ti aveva fatto bene. Dopo eri come svuotata dal magone e seppure non contentissima stavi davvero meglio.

Sempre sia lodato il tuo lavoro comunque, per quanto ti piace e ti impegna a non pensare. Addirittura continui a essere gentile con tutti e si sprecano colleghi che ti invitano al caffè o ti regalano cioccolatini, non perché fai la gattamorta, ma davvero solo per ringraziarti.

A lui pensavi davvero meno del previsto. Invece ieri sera ti ha scritto. Che quando hai visto che era lui avevi perfino paura di guardare la chat. “Buongiorno”. Alle sei e mezzo di sera. Tu hai fortissimamente desiderato un ferro 5 da usare contro la sua fronte. Tuttavia gli hai risposto normalmente, come se non aveste mai smesso di scrivervi.

Questo fine settimana in sede centrale da voi c’è un importante evento informatico. Ti ha detto che sarà lì e tu? “Me ne guardo bene”, gli hai risposto, aggiungendo che però ci saranno la tua capa e il tuo collega che fa i video. “Dài, vieni!”, insisteva, “Ci divertiamo! Ci sarà la vodka!” E tu sempre a desiderare il ferro 5.

La verità è che, almeno per ora, è come se questa distanza avesse spezzato qualcosa da parte tua. Non avevi mica tanta voglia. Però gli hai scritto: “Semmai, se vi fanno uscire, passo da lì e ti offro quel famoso caffè in un posto più carino del nostro bar aziendale”, che tanto ci metti 20 minuti da casa tua e anche se sei in giro ci si mette poco ad arrivare. In più avevi in mente quella frase di Mancini sul non dare punti di riferimento e hai mirato a spiazzarlo. Non lo sai ancora se questa è la formazione che funziona per te, improvvisi e vedi come va. È che hai pensato: “Non c’è niente di male, è solo un caffè, perché non possiamo prenderlo in piazza davanti a tutti come fanno gli amici qualsiasi?”

Lui ha nicchiato, forse davvero lo hai preso in contropiede, ma gli sta bene, così impara a dirti “vieni qui”, che è una situazione super informale, dove addirittura la gente si ferma a dormire (è una specie di maratona di sviluppatori), nella certezza che tanto non ci saresti andata. Allora gli hai offerto una via di fuga: “io sono in giro comunque, vedi com’è, in caso mi chiami”. Così siete a posto: lui non chiamerà e tu sperpererai lo stipendio da Zara in stazione centrale.

Stamattina sei finita su una pagina di Facebook che si chiama Friendzoned. Era molto comica, ma in un certo senso ti ha fatto riflettere. Tu le hai sempre un po’ spregiate le tizie che si fanno servire e riverire da zerbini a cui non hanno intenzione di darla. Tuttavia hai ripensato a tutte le sue parafrasi per dirti che ti trova bella e alle quali tu rispondevi “sei gentile” come le tipe delle chat riportate nella pagina. Non va bene per niente. Certo, è evidente che se foste stati liberi entrambi gliel’avresti data da un pezzo (e lui già sarebbe sparito, ora), ma visto che la situazione è questa e nessuno di voi due ha intenzione di tradire il partner, come la gestite? Allora un po’ lo hai scusato per avere preso le distanze. Le ragioni possono essere tante. Tra cui questa.

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Non è che sia successa una tragedia, è che mi manca*

“Tu che non hai più niente di noi, tu che mi dai assenza e non lo sai, che gli occhi si abituano a tutto e i piedi si alzano in volo” (Io ti aspetto – M. Mengoni)

Così è successo finalmente quello che hai sempre saputo sarebbe successo. Il Cucciolo ha perso interesse, ha preso le distanze. L’avevi gia percepito la settimana scorsa, quando aveva smesso di chiederti “cosa ci fai ancora in ufficio a quest’ora”. Sei abituata agli uomini che perdono interesse, certi segnali sono cartelli luminosi per te. È stato un allontanamento repentino, ma progressivo. Lunedì, di ritorno da Vienna ti ha scritto solo per dirti che vi avevano preso le palle di Mozart per ringraziarvi delle borse, poi con un suo collega mai visto prima sono scesi a portarvele. Il regalo che avrebbe dovuto essere da lui a te è diventato quello dal suo ufficio al vostro. È vero che poi ha tirato fuori dalla tasca due cioccolatini per te, “perché sei buona” ti ha detto. Ma tu a quel punto avresti preferito che si fosse dimenticato del tutto.

Da allora basta, è sparito. Ha smesso del tutto di scriverti. Ieri hai voluto fare una prova tu, gli hai scritto due parole sul tardi, era una scusa ovviamente. Lui è stato gentile, perché è nella sua natura, ma si è sbarazzato di te piuttosto velocemente.

Da allora è come svanito nel nulla, benché ovviamente sia al suo posto come tutti i giorni.

Tu le conosci queste situazioni, le hai già vissute in maniera simile molte altre volte. Non c’è niente da fare, se non proteggerti. Metti in pratica le tecniche già adottate in passato, sapendo che funzionano solo in parte, per il resto ci vorrebbe la bacchetta magica. Allora chiudi la rubrica della chat, in modo che il suo nome non ti venga più davanti tra i primi. Ti ammazzi di lavoro, senza sosta, accetti perfino del lavoro non tuo, pur di non pensarci. Esci a bere e ridere fino alle lacrime. Funziona tutto perfettamente, finché non arrivi a casa e sei da sola e scoppi a piangere e in fondo non aspettavi altro.
Meg dice che non è possibile, che non si perde interesse in te (quanto è adorabile Meg?), che sicuramente è successo qualcosa, che si è reso conto che tutte queste chat alla fine non portavano a un letto e quindi questo lo ha convinto a lasciare perdere. Non è così. Sei abbastanza certa che non abbia mai mirato autenticamente a venire a letto con te. Certo, può darsi che lo abbia pensato, ma non con l’intento di realizzarlo. È che lei non è abituata, come te, agli uomini che spariscono senza un motivo apparente. Che poi a te il motivo neanche interessa. Gli è passata la voglia di avere a che fare con te, a cosa serve capire il perché? Come direbbe Miranda, “la verità è che non gli piaci abbastanza”.

Ti manca. Vi divertivate tanto e ti spiace aver perso tutto questo. Le battute, le risate, le sue parole carine. Ti resta, non sai per quanto, il grande regalo di aver restituito allo specchio un’immagine di te che non avresti creduto più possibile nemmeno se te l’avessero predetta. Ti restano i vestiti, le scarpe, i rossetti. Ti resteranno, tra qualche mese, ricordi che ti faranno sorridere (ma ora no).

Lo rivorresti indietro? Certamente. Il cuore combatte ogni minuto col cervello.

Tuttavia, proprio perché sai che non serve a niente, d’ora in poi smetti di parlare di lui qui, a meno che non succeda qualcosa. In qualche modo anche questa è una tecnica. 

Tecniche di dimenticanza dei tuoi lettori sono bene accette nei commenti.

* da La donna della domenica 

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