Archivi del mese: ottobre 2015

Dolcetto o sgarbetto?

Avevi appena finito di meravigliarti per tutta la tenerezza da cui sei circondata che sei immediatamente stata smentita.

Mercoledì eri a casa sola, pioveva, eri di cattivo umore, ti sei messa a fare i biscotti. Sono inaspettatamente venuti buonissimi, li hai portati al lavoro. Hai scritto al Cucciolo se voleva scendere ad assaggiarli. Certo che è sceso, facendoti anche grandi complimenti. Hai insistito perché ne portasse uno anche allo Scontroso. Ti saresti aspettata almeno un grazie, invece niente. Va be’, è così, lui è lo Scontroso, è il cattivo della storia, non è che ti abbia stupito. 

Dopo pranzo il Cucciolo ti ha scritto di nuovo, per ringraziarti ancora, dirti quanto gli erano piaciuti. “Sono piaciuti anche allo Scontroso”, ha aggiunto. “Poteva anche dirmelo lui”, hai commentato tu e secondo te si capiva che sbuffavi. Comunque gli hai detto che ne erano rimasti, se voleva scendere ancora. È sceso a prenderne uno per sé e gliene hai fatto portare uno ad un’amica che sta al suo piano (lei sì che ti ha ringraziato). Poi però è uscito di nuovo senza salutare. Non sarebbe una novità, se non fosse che oggi è a Vienna per il torneo e almeno un saluto ci sarebbe stato. Che fastidio.

Quando sei uscita, hai incontrato lo Scontroso nel cortile. “Grazie per i biscotti, erano buonissimi, sei una cuoca provetta”, ti ha detto con quella sua voce bellissima che smuove gli ormoni (peccato solo per l’inflessione troppo periferica, magari un bel corso di dizione?), venendoti incontro e praticamente accompagnandoti fino all’ingresso della metro. Va bene, ascia di guerra sotterrata. Per ora.

La sera, per darti il colpo di grazia, a casa hai scoperto di dover rinunciare alla domenica già programmata da giorni con l’amica S., perché Stear aveva ceduto al ricatto di sua madre, che voleva andare fuori a pranzo con voi domenica.

Insomma, un assedio di uomini che si rimangiano la loro gentilezza. Un nervoso tale che hai fatto fatica ad addormentarti.

Stamattina mentre facevi lo slalom tra una call e l’altra, che praticamente tutto il pianeta voleva parlare con te, il Cucciolo ha cominciato a scriverti. Ti è venuto un nervoso tale che saresti andata a Vienna apposta per menarlo. L’hai lasciato marcire senza risposta per quasi un’ora, prima di ricominciare il vostro solito chiacchiericcio. Era solo, evidentemente annoiato. E anche oggi è andato via senza salutare. Pensavi sarebbe tornato dopo pranzo, invece no. Neanche ti ha scritto: “Buon weekend”. Ma che, si fa così?

Alla faccia della gentilezza che ti sembrava troppa. Ma ti avanza il resto, semmai.

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C’è un dentista in sala?

A volte vorresti chiedere delle attenuanti. O qualcuno/qualcosa che ti protegga da certi comportamenti davanti ai quali una resta pietrificata fisicamente e nel cervello.

Oggi è stata una delle tante giornate di fuoco che ultimamente caratterizzano la tua vita lavorativa. Una di quelle che dovresti chiudere il sistema di chat interno appena entri in ufficio, per evitare di essere bombardata da richieste di questo e quello tra una riunione e l’altra. Riunioni tra l’altro dove non fai che portare a casa altro lavoro e devi spiegare tutto alla collega nuova che è tanto simpatica e perbene e ha anche voglia di lavorare, ma è lenta e devi spiegarle tutto più volte, mentre voi andate a tremila e non avete neanche il tempo di sollevare la testa dalla tastiera.

In uno di questi momenti di marasma ti sei sentita: “Ciao Lise” e il Cucciolo era alle tue spalle e sorrideva e ti ha infilato in mano una goleador. Una goleador? Ma chi è, tua nonna?

“Non c’è la Strappona?” (ovviamente lui non l’ha chiamata Strappona, lui l’ha chiamata per nome, siete voi che la chiamate la Strappona, anche se lei non lo sa). “Siamo venuti a chiedere una borsa in più per lui” e ha indicato un suo collega.

La Strappona non era al suo posto, sei andata tu a ravanare nello scatolone delle borse da calcio e a trovargliene una. Eri così frastornata che non hai avuto neanche il tempo di rimpiangere il tuo vestito da suora laica (però di un colore bellissimo) e mentre lui chiacchierava con altri colleghi te ne sei tornata al tuo posto a continuare il lavoro.

Grazie grazie, ciao ciao.

“Però è dolcissimo!”, ha commentato Meg nel pomeriggio quando le hai raccontato l’accaduto.

Risposta tua: “Te l’ho detto, fa così, mi si cariano i denti. E adesso non solo metaforicamente”.

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Che hai fatto di male per meritare questo?

Premessa: tu non sei di quelli che credono che quello che succede nella vita abbia un senso o che tutto accade per una ragione. Per te la vita un senso non ce l’ha, la vita succede e il senso glielo danno gli esseri umani, se e quando ne hanno bisogno.

Oggi il Cucciolo era ancora più adorabile del solito. Avete chiacchierato proprio un sacco, sempre di stupidaggini (probabilmente la vostra non sarà mai un’amicizia profonda di quelle che ci si racconta l’anima), effettivamente anche tu oggi eri abbastanza adorabile. Questo in reazione ad alcuni pensieri che ti hanno irritato a sprazzi per tutto il weekend (un weekend bellissimo in giro per bookcity, tra scrittori editori e lettori), legati al lavoro, alla mole che invece di diminuire aumenta, per non parlare del babysitting alla collega nuova che ti esaspera con la sua lentezza e che ti fa ripetere le cose mille volte. 

Lui ti mette addosso un buonumore tale che diventi carina con tutti. Sopprimi più facilmente gli istinti omicidi. Sorridi sempre. 

Questo tuo buonumore lo porti ovunque. Lo porti a casa, con enormi benefici per la tua vita coniugale. Addirittura è come se in questi giorni fossi ancora più innamorata di Stear, non per ripiego o per senso di colpa: è proprio che ti basta guardarlo per sentirti felice e gli staresti sempre appiccicata come un mollusco. Sabato per esempio vi siete incontrati per strada di ritorno dai vostri impegni pomeridiani e tu gli sei corsa incontro con l’entusiasmo di una fidanzatina di tre mesi, pensando a quanto sei fortunata a stare con uno che ti tratta come una principessa.

D’altra parte c’è da dire che anche il Cucciolo ti tratta con una tenerezza a cui non riesci a trovare una collocazione. Il guaio è che tu non sai proprio come si fa. Cammini sempre un po’ sul filo dell’imbarazzo, non trovando un confine giusto dove mettere i paletti e dire: “Arrivo solo fino a qui”. Navighi a vista. Cosa si risponde per esempio a uno che ti promette di portarti un regalo alimentare dall’Austria? Come se ne si esce  con eleganza evitando “non c’è bisogno che ti disturbi”? Tu non lo sai. Sei abbastanza certa che se ne dimenticherà, ma non è questo il punto.

È che sei stata ad un passo dal chiedergli: cosa ho fatto per meritarmi tutta questa gentilezza da parte tua? Cosa che ovviamente non hai fatto, ma non smetti di domandarlo a te stessa. Che hai fatto? E davvero te lo meriti? Te lo meriti a fronte di cosa? Davvero non era una fortuna sufficiente avere già un marito che ti adora? È forse un rimborso per tutti quegli uomini che ti hanno trattato male quando eri giovane? Ma allora non sarebbe stato meglio incontrare uno come lui al posto dell’ex amante storico e adesso collaborare al sito con un collega qualsiasi, magari tipo lo Scontroso che finito il progetto Ciaone per la gioia di tutti (la sua di più)? Che pessima distribuzione delle situazioni.

Ti toccherà di fargli i biscotti per Natale?

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Meglio così puntata N.

Proprio quando la situazione stava prendendo la piega che auspicavi, giovedì è successa una cosa antipatica. Il Cucciolo di collega è arrivato in ufficio più tardi del solito. Tu stavi vedendo un testo al pc con la tua capa. Quando si è connesso ti ha scritto subito, per lamentarsi dei tariffari dei notai. Solo che le chat si vedono. Lei l’ha vista insomma. Certo, non c’era scritto niente di male. Ma era un tipo di conversazione che presuppone un dialogo, un qualcosa che va oltre le chiacchiere lavorative.

Più che ci pensavi durante il giorno e più la cosa ti infastidiva. Come hai già scritto, non ti piace essere oggetto di congetture altrui. Non sai cosa possa aver pensato. Però un po’ ti sei spaventata. Per quanto adesso sia tutto tranquillo, è abbastanza difficile spiegare in maniera neutra come vi siate inspiegabilmente avvicinati l’uno all’altra. Lei ti ha sempre accusato scherzando di tubare con lui, ma finché c’era di mezzo il lavoro era un contesto credibile, ora che il progetto è finito e non avete più ragione di sentirvi, sei la prima a rimanere perplessa davanti a questo fenomeno, per cui non ti stupisce che altri lo siano ben più di te.

Hai paura che la situazione ti sfugga di mano. Non nel senso che potrebbe accadere qualcosa di irreparabile ovviamente, ma che diventi impossibile tenere la faccenda tra voi due. È così difficile da capire. Non c’è niente da nascondere, tuttavia non si può dire. A meno di non diventare una cosa palese, alla luce del sole, sotto gli occhi di tutti. Allora non sarebbe più un segreto, ma un miracolo. E però, che fatica. Ogni volta che ti sembra di avere raggiunto l’equilibrio, occorre fare l’upgrade.

La sera guardavi Stear addormentato accanto a te sul divano e pensavi che non ti piace avere segreti difficili da spiegare e che potrebbero emergere all’improvviso ed essere fraintesi. Ma non sai ancora come gestire tutto quanto.

Anche ieri il Cucciolo ti ha scritto. Solo poche frasi, poi più niente. Ed è uscito prima di te, senza salutare, senza chiedere Cosa ci fai ancora in ufficio a quest’ora. Certo che ti ha dato fastidio, anche se non è la prima né l’ultima volta. Come tuo solito hai pensato che fosse una spia di allontanamento da parte sua. E anche stavolta, per l’ennesimo sbadiglio del lettore, ti sei detta che per quanto triste, sarebbe la cosa migliore per tutti. 

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Ancora di uomini con un futuro

Quando ti chiedono come fanno a piacerti gli uomini più giovani in genere rispondi che tanto gli uomini sono tutti immaturi, almeno quelli giovani sono giovani.

La verità è che gli uomini giovani ti piacciono perché in genere sono trasparenti, senza filtri e senza menate. Non hanno sovrastrutture, non sono dei disillusi da abbandonare al bancone del bar.

Ieri per esempio il collega giovane ti scriveva delle cose che ti hanno intenerito da matti, tanto che d’ora in poi lo ribattezzerai il Cucciolo. Ha condiviso con te la contentezza per le borse da calcio che gli avete fatto arrivare (la settimana prossima hanno un torneo di calcetto a Vienna), ti ha mandato la foto della divisa. Mentre litigavi col mondo, la chat con lui era come una finestra a parte dalla quale osservare un cucciolo di Labrador intento a giocare.

Tu rispondevi alle sue parole sorridendo tra te e te, con il tono della sorella maggiore affettuosa e divertente, chiedevi foto con la divisa indossata e riprese dagli spogliatoi.

Ancora una volta pensi di dovergli essere grata, non solo per tutto il lavoro che ha fatto, non solo per le volte che ti presta il cavetto del telefono, non solo perché è riuscito a farti sentire carina dopo secoli che non ti succedeva più, ma anche per questi momenti di decompressione, che in certe giornate sono davvero preziosi.

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“Disegnami una pecora”

Domenica sera, dopo aver litigato con la tua immagine allo specchio per tutto il fine settimana, sei stata colta da un improvviso momento di filosofia. Ti sei detta che in fondo gli esseri umani hanno bisogno di etichette per catalogare cose, persone, rapporti. Ma che tu in fondo non ne hai necessariamente bisogno. Non ti interessa dare un nome a questa relazione, che sia amicizia, corteggiamento, vorrei-ma-non-posso, eccetera. E’ quello che è, pazienza se non lo sai etichettare, l’importante è che non stai troppo a scervellarti su quello che eventualmente vorreste, ma non vi dite, ma forse no. Quello che conta è solo quello che accade. In più, riflettevi, a volte ti fai proprio dei sogni di basso profilo. Con tutto l’affetto, non vedi perché dovresti fantasticare di limonare su un treno delle Nord con un collega carino ma normale, quando allo stesso prezzo potresti fantasticare di fare sesso acrobatico con Matthew McConaughey su una spiaggia caraibica.

Del resto ormai ti è chiaro che quando ti scrive, quello che ti sta dicendo significa solo: “Intrattienimi”. E questo va benissimo anche a te.

Lo sapevi anche ieri per esempio che prima o poi ti avrebbe scritto. Come sai benissimo che invece oggi non lo sentirai. Ieri ti sei lasciata andare anche a forzare leggermente la mano, proprio perché ti senti protetta, perché sai che non si andrà mai più in là di questo. Lui è stato anche galante, ti ha fatto un sacco di complimenti qua e là, che oggi ti verrebbe voglia di stamparli e appenderli sullo specchio per i momenti bui. Intrattenerlo diverte moltissimo anche te. Per cui cerchi di smetterla con la falegnameria cerebrale, cerchi di prenderlo per quello che è: un gioco divertente in cui nessuno si farà male. Almeno speri.

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Momenti di lucidità 

“Now, you’re so cute, I like your style and I know what you mean when you give me a flash of that smile, but boy you’re only a child. Well, I could dance with you honey, if you think it’s funny, does your mother know that you’re out? And I could chat with you baby, flirt a little maybe, does your mother know that you’re out?”

(Does your mother know – Cast of Mamma Mia) talmente azzeccata che il testo avresti pure potuto postarlo tutto.

C’è una cosa che ancora non hai raccontato. Venerdì scorso il collega giovane ad un certo punto ti ha scritto: “È il mio compleanno, ti va di salire a mangiare una brioche?” Certo che sei salita, auguri e baci e lui che ti toglieva le briciole dal vestito. “Allora, si può sapere quanti anni compi?” “Ventinove”. Bene. Sei sicura che in quel momento ti si sia crepata la faccia. Avresti voluto che il pavimento si aprisse e ti precipitasse da dove eri venuta (sono quasi esattamente sopra di voi, dici sempre che potresti battere sul soffitto con la scopa per chiamarli). Invece sei rimasta lì, con un’espressione di legno a fare conversazione, a chiedere come avrebbe festeggiato eccetera. Più tardi, quando sei tornata al tuo posto ti ha scritto: “Mi ha fatto veramente piacere che sei passata”, che così ti si sono pure cariati i denti.

Ci sono giorni come oggi in cui ti guardi da fuori con disincanto e ti domandi cosa diavolo stai facendo. Ti stai rendendo ridicola. Lui è un ragazzino e tu una signora sposata. Ti guardi allo specchio specchio e vedi tutta la tua età, le rughe, le magagne. Ti trovi vecchia e brutta e pensi che non sia oggettivamente possibile tutto questo. Ci deve essere un equivoco. Stai fraintendendo. Si è affezionato a te come a una sorta di sorella maggiore indulgente e spiritosa, che lo fa tanto ridere. 

Giovedì sareste dovuti andare a prendere l’ultimo caffè che gli devi, ma all’ultimo non ha potuto. Niente di male ovviamente, ma adesso ti aspetti che sia lui a ricordartelo. Hai come il sospetto che finirai per lasciargli un sospeso al bar.

Ieri sera, puntuale come una cartella esattoriale, verso le sette ti ha scritto: “che ci fai ancora online a quest’ora?” Avete chiacchierato un po’ del più e del meno: programmi per la serata, cinema, the, pizza, cose così. Niente battute da caserma o frasi che fingi di non aver letto. Dovrebbe essere sempre così. Come glielo spieghi?

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Incostanza

Ieri ha chiamato lo Scontroso per una domanda di lavoro. Alla fine della conversazione, il modo in cui ha sorriso prima di salutarti ti ha ricordato moltissimo l’Uomo senza qualità. Sarà stato questo, sarà stata la voce (lo Scontroso ha una voce bellissima, pensi che potresti ascoltarlo in cuffie per ore a leggere le Pagine Gialle), ti è mancato un attimo il respiro.

L’Uomo senza qualità, per i lettori che non ne hanno mai sentito parlare, è stato una triste pagina della tua vita sentimentale. Come si può intuire dal soprannome, l’Uomo senza qualità non era bello, non era simpatico, non era intelligente, non era gentile (a dirla tutta ti trattava malissimo). Almeno dello Scontroso hai grande stima professionale, lo trovi intelligente e anche arguto. Il fatto si era che su di te l’Uomo senza qualità aveva l’effetto delle scariche elettriche. Non potevi stargli a una distanza ragionevole senza desiderare di essere nuda sotto le sue mani. Questo ha avuto su di te, all’epoca troppo giovane e ingenua, un effetto devastante. Hai scambiato per amore quella che era un’ossessione sessuale. Non dormivi la notte, non mangiavi, piangevi in continuazione. È durata sei mesi. Poi hai conosciuto l’ex amante storico (astenersi battute sulle tue pessime scelte sentimentali) e ti è passata. Ecco, per un attimo per lo Scontroso hai provato la stessa cosa. La sensazione che lui sia uno di quelli che ti dica: “Stai zitta” e ti sbatta dentro lo sgabuzzino delle scope, che in fondo è una fantasia che tutte le donne hanno, saltuariamente.

Ovviamente adesso le cose sarebbero diverse. Tu non sei più quella di allora, in una situazione del genere non ti lasceresti coinvolgere sentimentalmente. Fuori dallo sgabuzzino delle scope non avresti nessun interesse e non sogneresti cene con lui sul lago al chiaro di luna (Dio ti scampi).

Allora? E’ bastato un caffè mancato per un ribaltone di questo genere? In verità no. Questa sensazione è durata solo un attimo, mentre ci ripensavi ieri sera ti era già passata. Come prima della vostra chiamata, per lo Scontroso non provi nient’altro che struggimento per un’amicizia che non avrete mai. Che peccato, sarebbe stato così divertente.

Allora perché ci hai sprecato parole su parole? Semplicemente perché scrivere ti diverte moltissimo e sono questi gli argomenti che ti riescono meglio.

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Nemmeno un rigo in cronaca

Fight the feeling (fight the feeling)
Leave it alone (leave it alone)
‘Cause if it ain’t love
It just ain’t enough to leave my happy home (my happy home)
Let’s keep it friendly (let’s keep it friendly)
You have to play fair (you have to play fair)
See I don’t care
But I know she ain’t gonna wanna share
Don’t cha wish your girlfriend was hot like me?
(Don’t cha – Pussycat Dolls)

Il concorso è finito. Hai fatto la torta, hai chiamato i ragazzi. C’è da dire che lui, non appena aveva saputo della torta aveva cominciato a scriverti ed è finito a dirti anche un sacco di cose carine. Poi loro sono scesi, anche a portarvi un ipad che vi serviva per dei test, vi siete seduti intorno al divanetto, con anche i tuoi colleghi, a mangiare, ridere. E il collega scontroso ha trovato il modo di fare una battuta sul matrimonio imminente (be’, in realtà manca quasi un anno) del collega giovane. Poteva sembrare un’osservazione superficiale, ma tu lo sai benissimo che era rivolta a te. Sulle prime ti è venuto da ridere, ma un sacco. Hai deciso che tutto sommato tu il collega scontroso lo adori. Pensi che potresti passare delle ore piacevolissime con lui a condividere malignità, peccato che non diventerete mai amici.

Nel pomeriggio sei dovuta salire da loro: l’ipad che vi avevano prestato non andava bene per il test, ti sei fatta prestare un altro device. Mentre eri lì a trafficare con un loro collega, hai colto uno scambio di battute che ti è sembrato (forse sei solo paranoica) avesse a che fare in un certo qual modo con la tua presenza lì. Questo invece non ti ha fatto ridere per niente. Un conto è quando le cose riguardano voi due, un conto è diventare materiale da pettegolezzo. Più tardi lo Scontroso è sceso da voi, per darvi una mano coi test, insieme alla tua collega Manicomio (la qual cosa tu la consideri un risarcimento nei suoi confronti per tutti questi mesi in cui l’hai tirato matto col sito e annessi). In quel momento è arrivato Stear a salutarti, sei sicura che il vostro rapporto non è passato inosservato all’occhio vigile dello Scontroso. Per aggiungere ulteriore materiale ai suoi pensieri maligni, in caso ce ne fosse bisogno.

In tutto questo il collega giovane ha continuato a chattare con te fino a che non te ne sei andata dall’ufficio lunedì sera. Da allora basta, non hai più sue notizie. E’ tutto normale, ma non puoi negare che senti la sua mancanza. Tuttavia hai deciso che lascerai tutto com’è, anche se avresti una storiella buffa da raccontargli, sei sicura che gli piacerebbe moltissimo.

E’ come se ad un certo punto le cose vi fossero sfuggite di mano. Anche se hai sempre saputo che non verrà mai varcato il confine invisibile, la sua assiduità nei tuoi confronti, certe piccole allusioni che tu hai sempre platealmente ignorato e anche il tuo coinvolgimento, ti hanno messo un po’ a disagio. Lui è così giovane, forse non lo sa cosa sta combinando. Gioca coi suoi sentimenti e coi tuoi senza rendersi conto che ci si potrebbe fare male. Tu sai proteggerti, ci provi almeno, ma pensi che sia tuo dovere in un certo senso proteggere anche lui.

Così ti ritrovi a sperare, tuo malgrado, che non ti scriva mai più. Anche se ti manca. Anche se avevate ancora in sospeso un ultimo caffè che probabilmente, se andate avanti così, non gli offrirai mai.

Le considerazioni sulla fine di questa faccenda le hai già fatte mille volte, è inutile stare a ripeterle. La gente si annoia e tutto sommato tu pure.

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Cougar town 

Sono giorni di grazia, in cui rimedi a raffica l’ammirazione di giovani maschi di bella presenza.

L’altra domenica, al brunch, un tizio con degli splendidi occhi chiari non la smetteva di guardarti. Era quasi sfacciato. Età presunta: sei/otto mesi.

Sabato invece un moretto ricciolino ha proprio tentato di rimorchiarti, sorridendoti e dicendoti Ciao dal passeggino. Questo era più grande, almeno due anni li avrà avuti.

Purtroppo, come spesso accade, tu invece hai preso una cotta per un vero seduttore, di quelli che guardano tutte e non amano nessuna in particolare. Lui è il bimbo di un amico di Stear, ha 15 mesi e il sorriso più irresistibile che tu abbia mai visto.

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