Una settimana impegnativa 

Sei tornata al lavoro da due settimane ed è come se non fossi mai partita. Resti in ufficio fino alle otto di sera, oberata, e torni a casa pensando a tutto quello che non sei riuscita a fare.

La novità che tenevi per te palleggiandola nella mente, l’ha detta la tua capa in riunione in maniera ufficiale: sei tu la responsabile dei contenuti. Avresti voluto parlarne con la tua collega Manicomio, per vedere anche lei cosa ne pensava, invece è successo tutto troppo in fretta ed era già ufficiale prima che tu potessi soppesarne le implicazioni. Ti domandi, quasi a disagio, se per la prima volta in vita tua stai facendo carriera o se invece è solo l’ennesima fregatura che implica del lavoro in più e tanti saluti.

Grandi poteri, eccetera. 

Nel frattempo ti intorti qualsiasi maschio estero con cui hai a che fare per lavoro, con risultati che solo sei mesi fa non avresti mai creduto possibili. Il collega della sede che non vede l’ora di prendere un caffè con te. E il collega scontroso, che se prima faceva di tutto per rendersi antipatico, ora si scusa dispiaciuto quando pensa di doverti dire di no. Lo incontri venerdì sera mentre stai uscendo, lui fa per dirti qualcosa, poi cambia idea. Tu sfoderi il tuo sorriso migliore e gli dici: “Non parliamo di soldi adesso per favore” e lui ti risponde: “No. E non parliamo di lavoro” e vi salutate. E tu sai già che dovrete invece parlare di lavoro a breve, ma di certo non il venerdì sera sulla soglia del palazzo.

Nel frattempo tu e il giovane collega continuate a chattare, con frequenza discontinua ma innegabile. Poi lo incontri per caso una sera in metropolitana ed è ovviamente il giorno della settimana che sei vestita peggio: con gli stivaletti bassi, i jeans e mille sacchetti da scerpa urbana. L’incontro fortuito vi trasforma improvvisamente in due conoscenti superficiali, che parlano in maniera distaccata di cose banali. Tuttavia il giorno dopo tornate gli stessi amichetti di penna di prima, perché la vostra dimensione è quella virtuale, nella quale siete protetti dalle conseguenze della vita vera. Ti domandi a volte a cosa pensa quando pensa a te, se anche lui percepisce un enorme pasticcio dal quale non sa tenersi fuori o se invece non gli pare poi così grave. E tu? A volte minimizzi. A volte ti arrabbi. Con te stessa, ovviamente. Perché la colpa di tutto questo, come si è già detto, è solo tua.

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