Archivi del mese: settembre 2015

Le cose che non ti ho detto 

Oggi ha seriamente meditato di ammazzare il giovane collega. Lui e l’altro scontroso. Per lavoro. Ti sei accorta di un errore nel conteggio dei giorni che mancano alla fine del concorso, errore in bella mostra nella homepage del sito che hanno sviluppato appositamente. Hai scritto due righe in cui si capiva che eri arrabbiata, tant’è che nemmeno il collega scontroso ha avuto da ridire: c’era un rilascio per fortuna già previsto, per domani dovrebbe essere tutto risolto.

L’imprevisto ha portato con se una coda di chiacchiere non preventivate e anche se tu all’inizio eri parecchio sulle tue per il nervoso, siete finiti a parlare di té e tisane, con un entusiasmo da parte sua che non ti saresti aspettata. “Non conoscevo questo lato di te!”, ha commentato garrulo. A parte che semmai questa era una cosa che avresti potuto dire tu a lui (chi ha mai visto una donna senza tisane?), il tuo primo pensiero è stato: “ho un sacco di lati” e subito dopo: “noi non sappiamo niente l’uno dell’altra”. Ti sei guardata bene dal dirglielo, ovviamente.

Allora hai provato ad elencare, a caso, le cose che non sa. Che i tuoi genitori non vivono più insieme e che abitate tutti e tre in tre regioni diverse. Che adori i gatti, ma non sai se ne avrete mai più uno. Che passi le ore a guardare su YouTube delle tipe che ciarlano di make-up. Che vorresti andare a vivere a Lisbona. Che i tuoi romanzi preferiti sono tutti un concentrato di cinismo (tranne uno). Che detesti i luoghi affollati e la gente chiassosa. Che ti piacciono i deserti. Che ti piace un sacco andare per mostre da sola (ma anche con certe tue amiche). Che compri troppi rossetti. Continuare a piacere. Chissà quante altre cose come queste tu non sai dì lui. Ti piacerebbe fare un lista e scambiarvela, ma non solo con lui, con altre persone che ti stanno a cuore, sarebbe bello, di tanto in tanto arrivare con un foglietto con sopra scritte alcune cose di sé da affidare agli altri per riceverne di simili in cambio.

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Rimedi casalinghi 

Una volta quando eri triste facevi una torta. Ora quando sei triste cerchi di fare un giro in un posto bello. Fare una torta era più comodo, lo ammetti.

Sabato hai fatto un giro a Varenna. È stata una follia: un’ora andare, un’ora tornare, alla fine ti è rimasta solo un’ora per stare là. Ma era un’ora solo tua, in riva al lago, da sola e malinconica, con il sole in faccia e sull’acqua e una chiesetta inaspettata.

La verità, secca ammetterlo, è che non è ancora finita. Vi siete visti, lui ti scrive, tu gigioneggi e viaggi su un ottovolante emotivo dal quale, in sere come questa vorresti scendere. Pensavi, tornando a casa stasera a quanto poco tempo materiale lui occupi nella tua vita e a quanto, troppo, ne occupi nella tua mente.

Una sproporzione insensata, un equilibrio instabile, la parola Fine è già stata scritta, resta solo da vedere dove viene messa.

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La parola fine 

“Ma perché sei arrabbiata?” ti domanda Meg.

“Perché la colpa è solo mia”, le spieghi.

“A me pare che anche lui ci abbia messo del suo”, commenta lei. E sostiene addirittura che ormai ce l’hai in pugno. La verità è che, dopo lunedì, se non gli scrivi tu per lavoro lui si guarda bene dal mandarti più nemmeno un saluto e i vostri rapporti si limitano a stringhe di html condivise su uno schermo (puntata due della serie “argomenti scacciafiga ne abbiamo?”).

Ma ora lo sai perché sei arrabbiata: perché hai permesso che la presenza o meno di un ragazzino influenzasse il tuo umore, addirittura in una settimana piena di soddisfazioni extralavorative (tra cui la tua booktuber preferita che ti segue su Twitter).

Questa consapevolezza porta con sé una inaspettata rassegnazione e serenità per la fine naturale e anticipata della vostra anomala amicizia, con due settimane di anticipo sul countdown dell’iniziativa, countdown che ieri avete cancellato insieme dal sito per una simulazione post 11 ottobre.

Ora che le cose stanno in questa modo, il sentimento che provi è la classica malinconia per la fine di una cosa bella, un sentimento banale, gestibile e tutto sommato neanche troppo sgradevole, che si potrebbe ben rappresentare con una spiaggia vuota e gli ombrelloni chiusi.

Ora che è arrivato l’autunno, non solo metaforicamente, pensi che ricorderai l’estate del 2015 come quella in cui sei stata sexy dopo tanto tempo, con i vestiti che ti valorizzavano e sempre i tacchi alti e ti guardavi allo specchio e tutto sommato ti piacevi. Sarebbe bello poter pensare che almeno questo saprai mantenerlo, ma nella realtà temi che con l’approssimarsi della brutta stagione abbandonerai i look da pornoimpiegata dell’impresa di pompe funebri (ti perdoni il lettore per l’orribile gioco di parole, assicuri che è totalmente involontario) per riprendere quelli abituali da sportellista delle Poste. 

Sai già fin d’ora che quando sarai nel tuo momento peggiore, lo incontrerai per caso nei corridoi e lui penserà: “ma io ho passato tutta l’estate a chattare con questa credenza della nonna?”. Speri almeno che si ricorderà che in fondo chattava con te perché lo facevi ridere e che questo comunque non sarebbe cambiato.

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Rituali di accoppiamento 

Lo sviluppatore maschio, su esplicita richiesta della femmina di comunicazione, scende a mostrarle le modifiche del sito. Lo sviluppatore maschio utilizza il suo piccolo portatile come un pavone usa la coda: per fare una ruota. Virtuale ovviamente (in tutti i sensi).

Una volta esaminate tutte le modifiche, lo sviluppatore maschio si addentra ad illustrare alla femmina di comunicazione come ha pensato di realizzare le successive variazioni tenendo conto di tutte le variabili del caso, anche quelle non contemplate. Si infila tra pagine e pagine di codice per mostrarti soluzioni da lui ideate per necessità inesistenti. “Scusa”, gli dici ad un certo punto, “tutto ‘sto movimento per una cosa che non ci serve?” e lui, tutto garrulo: “Ma che problema c’è?”

A te viene da ridere. Cerchi di non farti vedere mentre lui traffica tra i comandi e vorresti dirgli: “Lo vedi allora che sei innamorato del codice?”, ma ti sei imposta di tenere le distanze, perciò non gli dici niente, lasci che ti mostri la sua bravura e a dimostrazione conclusa lo ringrazi educatamente. 

Tutto quello che ti ha mostrato non era autorizzato a realizzarlo e tu lo sai che se l’ha fatto è stato in gran parte perché è come un bambino con il suo giocattolo preferito, ma anche per fare un favore a te e gliene sei riconoscente.

“Io qui non ci sono mai stato e non ti ho mai mostrato niente”, dice lo sviluppatore maschio alla femmina di comunicazione uscendo dalla sala riunioni. Tu lo rassicuri, ma sai già che invece domani lo dovrai dire alla tua capa, prima che lei negozi il rilascio in produzione.

Per il resto della giornata lo sviluppatore maschio e la femmina di comunicazione si ignorano totalmente.

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Non sarebbe ora di finirla?

– Nessun uomo può essere amico di una donna che trova attraente. Vuole sempre portarsela a letto.

– Allora stai dicendo che un uomo riesce ad essere amico solo di una donna che non è attraente?

– No, di norma vuole farsi anche quella.

(Harry ti presento Sally)

Le cose sono meno gravi di quello che sembrano quando le scrivi qui. A scriverle la falegnameria cerebrale ingigantisce e sembra che siate in piedi sull’orlo del baratro in una scena genere Cime Tempestose. Nella realtà c’è ben più di un piano di scale a separarvi: c’è la consapevolezza, più o meno cosciente, che questa faccenda si ferma qui, ai confini nei quali è stata messa e non ne uscirà, a meno di improbabili imprevisti.

Tuttavia ti arrabbi. Ti arrabbi, come già detto, con te stessa, per aver fatto crescere la faccenda al di là della tua capacità di gestione e mediti di mettere paletti, di non scrivergli più, di tenere le distanze. Senti già le risate pre-registrate in sottofondo.

Man mano che la vostra conoscenza si approfondisce, scopri lati del suo carattere che non avresti potuto prevedere, che ti lasciano perplessa e smorfiosa mentre lui te li rivela con candore, quasi con soddisfazione.

Ieri mattina, per la prima volta, gli hai scritto tu per prima non per una cosa di lavoro. Lui ti ha risposto con un entusiasmo tale da esaurire i punti esclamativi. E tu hai sempre in mente quella frase di “Harry ti presento Sally”, quella cosa che disse anche la proprietaria della libreria dove fai il gruppo di lettura (è stasera! è stasera!), che un uomo non è mai gentile con una donna senza un secondo fine. Ma se invece non fosse vero?

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Una settimana impegnativa 

Sei tornata al lavoro da due settimane ed è come se non fossi mai partita. Resti in ufficio fino alle otto di sera, oberata, e torni a casa pensando a tutto quello che non sei riuscita a fare.

La novità che tenevi per te palleggiandola nella mente, l’ha detta la tua capa in riunione in maniera ufficiale: sei tu la responsabile dei contenuti. Avresti voluto parlarne con la tua collega Manicomio, per vedere anche lei cosa ne pensava, invece è successo tutto troppo in fretta ed era già ufficiale prima che tu potessi soppesarne le implicazioni. Ti domandi, quasi a disagio, se per la prima volta in vita tua stai facendo carriera o se invece è solo l’ennesima fregatura che implica del lavoro in più e tanti saluti.

Grandi poteri, eccetera. 

Nel frattempo ti intorti qualsiasi maschio estero con cui hai a che fare per lavoro, con risultati che solo sei mesi fa non avresti mai creduto possibili. Il collega della sede che non vede l’ora di prendere un caffè con te. E il collega scontroso, che se prima faceva di tutto per rendersi antipatico, ora si scusa dispiaciuto quando pensa di doverti dire di no. Lo incontri venerdì sera mentre stai uscendo, lui fa per dirti qualcosa, poi cambia idea. Tu sfoderi il tuo sorriso migliore e gli dici: “Non parliamo di soldi adesso per favore” e lui ti risponde: “No. E non parliamo di lavoro” e vi salutate. E tu sai già che dovrete invece parlare di lavoro a breve, ma di certo non il venerdì sera sulla soglia del palazzo.

Nel frattempo tu e il giovane collega continuate a chattare, con frequenza discontinua ma innegabile. Poi lo incontri per caso una sera in metropolitana ed è ovviamente il giorno della settimana che sei vestita peggio: con gli stivaletti bassi, i jeans e mille sacchetti da scerpa urbana. L’incontro fortuito vi trasforma improvvisamente in due conoscenti superficiali, che parlano in maniera distaccata di cose banali. Tuttavia il giorno dopo tornate gli stessi amichetti di penna di prima, perché la vostra dimensione è quella virtuale, nella quale siete protetti dalle conseguenze della vita vera. Ti domandi a volte a cosa pensa quando pensa a te, se anche lui percepisce un enorme pasticcio dal quale non sa tenersi fuori o se invece non gli pare poi così grave. E tu? A volte minimizzi. A volte ti arrabbi. Con te stessa, ovviamente. Perché la colpa di tutto questo, come si è già detto, è solo tua.

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I preferiti di agosto 2015 

C’è qui gente che pensava che non avresti mai più scritto i preferiti del mese. Per chi non l’avesse capito ovviamente la gente in questione saresti tu. E invece no, eccoli ancora qua i preferiti del mese prima. Per stavolta, che di promesse qua non se ne possono fare, specie in questo periodo di sconvolgimenti, ormonali, lavorativi e familiari, come già raccontato.

– La Thailandia. Ebbene si, finalmente siete tornati a fare i viaggioni come si deve. La tua prima volta nel Sud Est Asiatico, di certo non sarà l’ultima.

– “Across Asia on the cheap” dei coniugi Wheeler. Le matte risate proprio.

– La mostra sull’Africa al Mudec.

– Il rossetto Mattlipchubby n. 06 fragola di Wycon.

– Il canale YouTube di Jen Campbell (lots of bookish love).

– Il nuovo amichetto (che presto perderai).

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