Archivi del mese: agosto 2015

Ancora di vite parallele, ma anche di vita vera

Il bello delle fantasie è che se ne possono avere diverse o anche una sola con tutte le varianti che si vogliono. Per esempio tu ieri ti sei costruita una vita parallela nuova con il giovane collega, in cui la vostra non è una relazione clandestina e squallida, ma una storia normale alla luce del sole, in cui fate sempre tardissimo la sera girando in macchina, bevendo troppo e ridendo a non finire. Un po’ come facevi quando uscivi col Pupazzetto tantissimi anni fa.

Perché non è detto che l’oggetto di una fantasticheria sia sempre un uomo, in fondo in questa vita parallela ci sei tu che vorresti essere più giovane e spensierata, senza i vincoli di quello che ci si aspetta da te perché in fondo hai 43 anni e hai messo la testa a posto o almeno qualcuno si aspetta che sia così, con tutti i cliché del caso.

Hai pensato tanto al Pupazzetto in questi ultimi giorni, così pasticcione, ma anche così adorabile, chissà dov’è e cosa fa, speri tanto che stia bene e sia felice.

Nella vita vera, poco dopo essere arrivato in ufficio, il giovane collega ti ha scritto: Dimmi a che ora vai via che ti passo a salutare. Ora, come si fa a non adorarlo uno così? Allora te lo sei portato un’altra volta a prendere il caffè (ancora una volta e la gente avrebbe cominciato a parlar male) e a chiacchierare di aerei persi o ritardati, vacanze posticipate, amici inaffidabili. Ti guardi da fuori e ti domandi: ma com’è successo tutto questo? Che eravate colleghi e tu facevi la gattamorta per fargli fare le cose e invece ora siete amichetti e vi piace proprio passare del tempo insieme? E’ un bene o un male? E sopravviverà questa amicizia appena nata a tutte le turbolenze che la aspettano?

Le tre settimane di vacanza che stanno per cominciare ti sembrano un tempo infinito (specie per il lavoro) eppure passeranno anche loro. Ti aspetta un autunno al cardiopalma, forse anche questa è stata una vacanza.

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Ma ancora?

Ieri, per il caffè, eri vestita carina, lo giuri. Carina senza essere aggressiva. Oggi invece la tua personalità da impiegata delle poste prende un po’ il sopravvento e ti  accontenti di essere decente. Poi in pausa pranzo devi uscire per una commissione, levi i tacchi e ti rimetti le ballerine.

Al tuo ritorno dalla commissione esci dalla metro e lo vedi. E’ davanti a te, tipo quindici metri. Ti fermi solo il tempo di ammirargli il sedere, perfettamente conscia della maglietta normale, dei pantaloni normali e delle – mioddio – ballerine.

Tenti la fuga dal retro del palazzo e infatti quando raggiungi l’atrio lui non c’è e come Dick Dastardly tu pensi di averlo seminato con la scorciatoia. Invece le sue lunghe gambe raggiungono te e le tue deprecabili ballerine ai tornelli. Ti chiama per nome, lo aspetti, scambiate qualche chiacchiera in ascensore, insieme ad un suo collega che vi fa da chaperon. Per fortuna avevi il rossetto.

Ma ormai siete proprio amichetti. Infatti dopo circa dieci minuti ti scrive in chat. Non per lavoro e nemmeno per fare il cretino. E’ una cosa qualsiasi, proprio da chiacchierata. Tu lo fai ridere anche stavolta. Ma porca miseria, le ballerine.

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Louis, credo che questo sia l’inizio di una bella amicizia (cit.)

E così caffè fu. Ti sei resa conto che cinque minuti e un caffè cambiano completamente la prospettiva di due mesi di chat cazzare. Lui è timido. Davvero. E’ per questo che il suo collega scontroso per parlarti di qualsiasi cosa ti diceva: “Vieni su” e lui invece ti scrive i papiri. Ti ha fatto tenerezza mentre ti mostrava le foto di Praga o di Santo Domingo o ti raccontava di quando ha ricevuto l’email che gli comunicava l’assunzione.

Ed è vero che si è divertito anche lui chattando con te, ma in quei pochi minuti seduti al tavolino e ancora di più mentre prendevate l’ascensore insieme per tornare su, hai capito quanto per lui il gioco fosse in buona fede, perché non ce la può fare a fare il piacione, è solo che è così e basta. Semplice.

Tra di voi non ci saranno mai aperitivi, uscite serali, birre e men che meno acrobazie. Ti fa sorridere saperlo e non c’è nemmeno bisogno della scatola delle vite parallele. E’ proprio che così è meglio di tutto.

Venerdì vi saluterete prima delle tue vacanze e vissero tutti felici e contenti.

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Una scena già vista mille volte

Saranno almeno due mesi che ti presenti in ufficio in assetto da competizione: tacchi alti, vestitino, trucco perfetto. Anche quando sei in sede, perfino quando lui era in vacanza. Perché “non si sa mai”.  In tutte queste mise da gara, quante volte vi siete incontrati per caso? Bravi. Zero. Un gran ben di Dio buttato.

Poi arriva oggi. La tempesta del secolo e un disgraziato appuntamento di lavoro in centro. Ti metti una maglietta normale, i pantaloni, la giacca. Tu stai malissimo con la giacca. E gli stivaletti bassi, con la para. Piove porca miseria e devi camminare in lungo e in largo in stanzoni senza pavimento. Poi torni in ufficio verso l’una, con la borsa pesantissima, l’ombrello, il badge nell’altra mano e sei al telefono con la tua capa. Hai l’andatura di Quasimodo e sei senza rossetto. Passi nell’atrio alla velocità della luce, parlando concitata al telefono. Praticamente un’Erinni. Cozza per di più.

Chi incontri nell’atrio? Chilometri di porconi ti sfilano nella mente. Ma perché ti capitano sempre queste cose?

Lo saluti con un cenno rapidissimo, cogli dell’autentico terrore nei suoi occhioni da Bambi.

Stai meditando di non andarci mica più domani a prendere il caffè con lui. Anzi, hai come il sospetto che sarebbe lui a declinare, in caso dovessi ricordarglielo.

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Chi ha detto che non possiamo avere anche la torta?

Un lavoro che ti piace, un marito che ti adora è un toy boy che ti fa divertire. Perché no?

Stai scherzando, ovviamente. Non c’è come un giorno di distanza per farti rinsavire e farti comprendere quanto la tua vita non abbia bisogno di nessuna complicazione.

Se è vero che gli ormoni circolano impazziti e visualizzi ad occhi aperti acrobazie sessuali (che poi si traducono fortunatamente in benefici coniugali), ti rendi conto di quanto ti sentiresti a disagio ormai a spogliarti davanti ad uno sconosciuto, a come tutto avrebbe una nota stonata e a come non ne varrebbe la pena.

Questa non sei tu. O meglio, questa è una parte di te che che ritorna dal passato, ma alla quale avresti rinunciato. E’ che a volte una non sa quando certi aspetti della personalità possono riprendere il sopravvento, come Lou Ferrigno. Tuttavia basta riflettere un attimo per rimettere in dima le priorità.

E quindi? Non ti prenderai in giro con falsi propositi tipo “non compro più libri” o “la smetto di fare la frivola”. Benvenute vacanze che ti porteranno via da sciocche tentazioni tra una settimana. Al tuo ritorno speri di aver rimesso la testa a posto. E soprattutto che anche lui abbia fatto altrettanto.

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Se guardandoti negli occhi sapessi dirti basta

Le cose cambiano, cantano i Marta sui tubi. Tu giovedì sera eri pronta a mettere il giovane collega nella scatola delle vite parallele. Ci avevi perfino già guardato dentro: avevi visto del sesso molto passionale (almeno quello!) e sotterfugi e squallide bugie. Meglio così, ti sei detta.

Invece ieri è cambiato di nuovo tutto. Avevi bisogno per lavoro, avete ricominciato a fare i cretini. Ma cretini in modo che andava bene, da amici, avresti potuto tenere lo stesso genere di conversazione con altri colleghi, dove vai in vacanza, ci volevo andare anch’io, mi farai vedere le foto. Tanto che ti sei spinta ad invitarlo per un caffè per martedì. Ed eri contenta, perché ti sembrava la piega più piacevole che potesse prendere la situazione. Nel pomeriggio vi siete parlati ancora per lavoro, la situazione era tesa per via dell’urgenza, non c’era spazio per faccine o battute, fino a che non si è risolta e ciao.

Invece alle sei e mezza ti ha scritto: che ci fai ancora in ufficio a quest’ora? Un sollevamento di sopracciglio generale. Chi sarebbe che flirta adesso? Per di più la conversazione ha preso quella piega da schermaglia che autori di commedie sentimentali se ne sarebbero andati con la nausea: in un’altra vita volevo fare la cougar (tu), preferisco le donne più grandi (lui), infatti le signore di 60 anni ci provano (sempre lui), io invece vado forte coi bambini di due/tre anni (tu) (è vera questa, ancorché inspiegabile, ovunque tu vada prima o poi incappi nello sguardo adorante di un maschio di quell’età, che va bene più giovani, ma così si esagera). E pure gli uomini ci provano con me (lui), infatti la mia morosa si preoccupa (ancora lui), non ha niente di cui preoccuparsi (tu). Risate. Ad un certo punto lo saluti, che si è fatta una certa e lui ribadisce: Il caffè di martedì me lo sono segnato. Ma quindi? A che gioco sta giocando anche lui?

La domanda che non smetti di farti da ieri sera a questa parte è: arriverà un momento in cui ti proporrà di vedervi fuori dall’ufficio? Pensi di no. Ti sembra troppo intelligente per farlo. E comunque speri di no. Perché dovresti rifiutare e sarebbe la fine di tutto. E poiché sei una deficiente, non sei nemmeno certa che avresti il buon senso. E però.

Le motivazioni del perché tu, con il meraviglioso marito che ti ritrovi, ti metta a fare la stupida con un ragazzino, oltretutto in procinto di sposarsi, ti sono chiarissime. Ti sei già interrogata, data risposte e l’unica soluzione di buon senso sarebbe smettere subito. Ma invochi quest’ultima settimana prima delle vacanze, che speri ristabiliscano le corrette priorità all’Interno di quel tuo cervellino bacato e ancora alla ricerca delle attenzioni che non ti diedero i tuoi genitori quando eri piccola.

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Una riflessione e uso di mezzo pubblico per fini privati

Racconta Paolo Colagrande nel suo romanzo “Senti le rane” di come i monaci della prima era cristiana si rinchiudessero nei monasteri nel deserto per essere lontani da tutte le tentazioni. L’autore del romanzo sostiene che non sia una gran soluzione: nel deserto non c’è poi molto da fare: una volta pregato e svolto quel lavoro che c’è, sopraggiunge un tedio terribile che porta alle peggio conclusioni. Del resto il protagonista del romanzo in questione cerca di tenersi occupato anche lui come può per sfuggire ad una tentazione, con modesti risultati, visto che il lavoro scarseggia e la tentazione è troppo a portata di mano.

Tu affoghi il tuo malumore nel lavoro (che è a sua volta fonte di altro malumore, ma il tuo muso lungo degli ultimissimi tempi non è giustificabile solo con questo), metti da parte il seppur splendido Giorgio Vasta e lo sostituisci con un più agevole Maurizio De Giovanni che aiuta maggiormente a liberarti dai pensieri sbagliati.

Metti in pratica le strategie che conosci per liberare la mente dalla falegnameria cerebrale, tuttavia ti mancano le chat allegre e divertenti ora sparite. Lui è diventato distante e antipatico in una maniera che non riesci a spiegare con il solo superlavoro che sicuramente gli è piombato addosso in questi giorni. Dove prima gli chiedevi una cosa e ti rispondeva proviamo, ora ti risponde che sarà difficile se non impossibile. Forse sei solo paranoica. Forse anche lui si sarà detto: “che diamine sto facendo con questa tardona?” Forse ha tutta una serie di problemi suoi che non riguardano e nemmeno si accorge di quanto sia antipatico.

O forse (per quanto a guardare le statistiche ti sembri veramente una coincidenza impossibile), ha trovato questo blog e si è fatto due domande.

Be’.

Sei lì? Stai leggendo? Mi dispiace, questo non sarebbe dovuto succedere. Ma non vogliamo parlarne invece di far finta di niente? La colpa è mia, ma anche tu ci hai messo del tuo. Possiamo provare a metterci una pezza insieme da persone adulte? Comunque sappi che penso che tu sia una bella persona, per il poco che ti conosco.

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