Una vita speciale

Ti capita spesso di scambiare mail di lavoro con una collega tedesca e pian piano avete aggiunto alle vostre comunicazioni frasi come “buon pomeriggio”, “hai passato un buon week-end?” o “che programmi hai per le vacanze?”
Proprio ora hai ricevuto una sua mail in cui ti raccontava del compleanno della figlia, che giovedì avrà il suo primo giorno di scuola e di quanto in famiglia siano tutti emozionati. E ti sei ricordata di un suo rapido resoconto delle vacanze, ti par di ricordare nel nord della Germania, un tipo di vacanza che tu avresti definito “niente di speciale” (è così che descrivi le tue appena finite infatti), ma che lei descriveva con autentica gioia.
Quando chiacchieri con qualcuno, ti capita spesso che ti raccontino episodi insignificanti della loro vita, mentre tu tendi in genere a non “aver niente da raccontare”.
Quella che per te è la tua vita banale, per gli altri è la loro vita speciale, unica e interessante. Ti piacerebbe pensare lo stesso della tua vita.

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11 commenti

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11 risposte a “Una vita speciale

  1. Em

    Non avrei saputo esprimerlo meglio.
    Em.

  2. nel mio (stesso) caso accade perché niente mi sembra mai abbastanza, il che diventa in un certo senso una maledizione.

  3. dolcecandy

    anche io sono sempre così… niente mai da dire, con la convinzione che quello che mi riguarda non interessa a nessuno

  4. avevo paura di aver espresso malissimo il concetto che mi si agitava dentro. grazie per le vostre risposte, per avermi capita e per avermi fatto sentire meno sola.

  5. Già.
    Annuivo davanti allo schermo.

    (Io voglio essere positiva e pensare che sia in fondo una forma di rispetto verso gli altri: non voglio abusare della pazienza e del tempo altrui, con i miei racconti.)

  6. Bè la maggior parte delle vite sono banali, ma non sta mica nell’originalità la felicità, e questo forse era anche quello che volevi dire tu, se ho capito bene, però voglio dire: hai in mente un ‘tipo’ di vita che ti piacerebbe di più della tua?

    A me la vita di oggi piace molto di più di quella di dieci anni fa, per non parlare di venti, anche se a guardare da fuori è ancora più banale di prima.
    Un po’ ho costruito delle cose che volevo, anche se da fuori sono solo banali barattoli di marmellata allineati, un po’ sicuramente io sto meglio.

    Quello che mi ha aiutato tantissimo è stato chiedermi cosa volessi davvero, al di là delle aspettative della società e del mio mondo ideale da bambina, e scoprire che non c’è niente di esogeno che potrebbe aumentare la mia soddisfazione, ma che solo io posso lavorare per somigliare alla persona che voglio essere, che a volte comporta anche fare/possedere delle cose, ma come mezzo e non come fine.
    (eh?)
    giao lise 🙂

    • prima di tutto sono molto contenta di sapere che sei contenta e la tua vita ti piace. La mia vita a me fondamentalmente va bene così com’è, solo che quando la gente mi chiede se ci sono novità io rispondo sempre di no, che è tutto come al solito. Gli altri invece hanno sempre qualcosa da raccontare che sono le loro banalità e che però per loro sono speciali. Va benissimo eh, mica mi sento “ammorbata” dalle loro quotidianità, ma a me non verrebbe da raccontarle. Ti faccio l’esempio delle vacanze trascorse. Sono stata in Romagna, Umbria e Toscana, ma se qualcuno non mi fa la domanda specifica, non lo dico, perché mi sembrano delle mete un po’ meh. Invece quando lo dico tutti commentano: “Bello!”. Eh? Io direi “normale”. Poi va benissimo, per carità, non è che mi lamento, lo so che c’è gente che non va neanche in vacanza e blabla del genere, è solo una questione di “narrabilità”, che a me manca, perché secondo me non c’è niente da dire, mentre altri delle stesse mete avrebbero elencato singole destinazioni e dettagli turistici. Questo intendevo.

  7. vassilissa

    Molte persone credono, al contrario, che “fare conversazione” sia un dovere sociale. E così, nel disperato mettere insieme commenti irrilevanti su vicende irrilevanti, attuano una molestia – a se stessi come agli altri. Per le medesime ragioni di buona educazione, altri tacciono, con il medesimo imbarazzo; e così, se gli uni vengono etichettati come disturbatori ciarlieri, i secondi passano per introversi repulsivi – sono stata in entrambe le categorie e so quel che dico. Questo genere di cose tendono a persuadermi del fatto che scrivere un “galateo su questioni opinabili” potrebbe avere una sua utilità.

    • ma non è tanto una questione di educazione secondo me. se a una collega chiedo: “come sono andate le vacanze?” e lei mi risponde: “bene, siamo andati nel nord della Germania, ci sono dei laghi molto belli, ci è piaciuto molto” non mi ha ammorbata. io, alla stessa domanda rispondo: “boh, bene” e mi stupisco quando la gente mi chiede dove sono stata e commenta “bello” che a me non pare particolarmente.

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