Il tuo fidanzato

Con l’espressione “il tuo fidanzato” (e per il collega uomo “la tua fidanzata”) in ufficio tendete a definire le reciproche controparti lavorative con le quali volenti o nolenti avete spesso a che fare. Dai supermanager che si presentano a tutte le ore mendicando appuntamenti (si parla di lavoro eh, non di tete-a-tete) a tremende mezzecalze che promuovono i loro progetti dei poveri cercando visibilità che non meritano, da brillantoni a peggio deficienti, tutti voi siete pieni di “fidanzati”.
Il tuo ultimo fidanzato, in ordine cronologico, è un collega che quella che seguiva l’area prima di te aveva definito il Gabriel Garko aziendale. Tu eri piena di aspettative, chiaramente andate deluse al primo incontro. La collega Manicomio l’ha anzi ribattezzato immediatamente Mango (il cantante), e il vostro “fidanzamento” si poi si è poi fatto terribilmente serio, quando sei stata vista in ufficio con un burrocacao mango&papaya.
Inizialmente la vostra è stata una relazione difficilissima. Lui diceva a te e alla tua responsabile delle cose tremende e fuffissime, tanto che voi alle riunioni con lui vi guardavate smarrite negli occhi e poi riportavate le conversazioni al resto dei colleghi in cerca di consolazione. E oltre al lavoro, a te una volta ha detto perfino: “Hai un evento oggi? Perché ti vedo con la giacca…”, che ti ha fatto deprimere terribilmente. Ora ti metti la giacca tutte le volte che lo devi incontrare. L’altro giorno che avevi un tubino nero incredibilmente lusinghiero non si è presentato alla riunione. Ma tu guarda.
Comunque poi, continuando la collaborazione, lui si è un po’ rilassato ed è anche migliorato professionalmente, ti manda le mail firmandosi con un diminutivo e insomma, adesso è proprio grande amore.
Per chiarire bene com’è la situazione, tu affermi che in caso te lo trovassi nel letto sicuramente passereste il vostro tempo a farvi le unghie, non perché lui sia gay, ma perché è un pettine allucinante, non ti fa sesso e la faccenda è evidentemente reciproca.
Oggi avete un appuntamento alle 16.30. Lui si è presentato alle 14.30, con pc in mano e auricolare d’ordinanza.
“Cosa fai qui? Sei in anticipo di due ore”, lo hai apostrofato.
Lui: “Veramente sono passato per un’altra cosa, ma se non sono benvenuto vado via e ci vediamo dopo”.
Tu: “Tu sei sempre il benvenuto. Cosa posso fare per te?”
Lui: “A me non sembrava di essere proprio benvenuto…”
Comunque ha detto quello che doveva dirti e se n’è andato.
Tu alla collega Manicomio: “Hai visto? Non sa resistere ad aspettare due ore per vedermi!”

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4 commenti

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4 risposte a “Il tuo fidanzato

  1. Em

    …un “pettine”? Traduzione per i non milanesi? 😉

  2. edi

    noi lo si chiama “lo zoo”

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