Archivi del mese: aprile 2013

Malumore in impennata

Non è vero che l’autostima si conquista con gli anni, con la consapevolezza, con il blabla. Anzi, magari la consapevolezza sarebbe meglio buttarla alle ortiche, oscurare gli specchi, ricoprirli ad altezza viso con foto di acclamate modelle e rivestire l’interno degli occhiali con filmini di se stesse quali non si è.
Gironzoli per i blog (e i video) di cosmesi, svoltando tra autentiche bellezze e cozze da competizione, senza soluzione di continuità. Invidi soprattutto queste ultime, perché è evidente che si piacciono.  Che amano l’unicità dei loro difetti, si trovano interessanti e interiormente ricche. Vorresti anche tu essere così.
Conosci tutte le teorie, ma non le sai mettere in pratica, ripeti gli stessi errori nel tempo, sempre uguali e fedeli a se stessi.
Tutto ti respinge, dai libri ai programmi, alle persone.
Ti si chiede se sia un problema di maltempo, la risposta è no, tu fondamentalmente sei sempre di cattivo umore in primavera, indipendentemente dalla quantità di precipitazioni.

Il problema non è fuori, è dentro (ma anche nel contenitore).

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Pensieri sparsi

Ieri sera stavi twittando, volevi scrivere “un’unghia” e il suggeritore automatico dell’iPhone voleva suggerirti “un unghia”. Eri (e sei tuttora) imbarazzata davanti a questo orrore di ortografia e di grammatica e ti sei ricordata di una pubblicità sempre di Apple vista in giro anni fa, in cui troneggiava un terrificante “un’altro”. Ma che problemi hanno con gli apostrofi?

Zanetti, che in tutta la sua lunga e onorata carriera non ha mai perso neanche un capello, dalla sua perfetta cofana da playmobil, si è ritrovato ieri con un infortunio da metter fine alla carriera (va be’ che voleva smettere, però…). Questa ti sembra solo l’ennesima dimostrazione di un 2013 veramente avverso, forse il Capitano faceva meglio ad andare dal Mago do Nascimento, invece che dal Papa.

Non sai bene come, ma ti sei infilata in una serie di libri da leggere che ti respinge peggio di un millepiedi sul basilico. Tipo che preferiresti guardare una puntata di Uomini&Donne che metterti sul letto a leggere. L’altro giorno hai visto una signora davanti a te sulla metro con in mano un romanzo di Danielle Steel e l’hai invidiata moltissimo. E allora dici basta, no a tutti i percorsi di lettura programmati, concluderai il libro che stai leggendo (per carità) e poi ti infilerai in una spensierata serie di “easy reading” porcheria. Perché ti mancano quei momenti in cui eri disposta a non far niente, a lasciare la casa in disordine, la pasta che scuoce sul fuoco, l’acqua che scorre nel lavandino e vieppiù altre catastrofi domestiche pur di non abbandonare la lettura. Ora ti basta il volo di una falena per distrarti.
Tuttavia sabato sera hai fatto un giro in Mondadori e dal primo espositore delle novità volevi portar via tutti i volumi. Eri un po’ preoccupata, fortunatamente dal secondo espositore non volevi niente (erano tutti romanzi al profumo di qualcosa). Stupendoti della tua virtù, non hai comprato.
Il guaio è che la prossima cinquina del Gruppo di Lettura la devi portare tu. C’è grossa crisi.

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Tira fuori l’arpia che c’è in te

E buttala nella raccolta differenziata. 
Hai notato che stai diventato acida e maligna nei confronti di sconosciuti che non ti hanno fatto niente di male. Se loro sono contenti di sé, che male fanno? Buon per loro anzi.
Con tutto quello che c’è da difendersi in giro, da persone autenticamente sgradevoli, meglio lasciare nel loro brodo quelli che finora non ti hanno dato ragione.

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La contraddizione vivente

Metti nella lista della spesa il burro perché durante il fine settimana vuoi provare a fare i cupcakes, poi ti lamenti che sei grassa e te la prendi con la bilancia.
Del resto, chissà com’è, l’idea di un frosting dietetico ti fa passare la voglia.

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o quattro

“Quando dicono tre o quattro, quel quattro sono io”.
(non sai di chi sia questa battuta, procacciatori di fonti cercasi)

Dopo tanto rimuginarci su, hai capito la fonte del tuo malumore. E’ che sei sempre circondata da gnocche galattiche e va bene in ufficio, ma uscirci pure la sera è proprio autolesionistico. Ti costringe a gare perse in partenza davanti all’armadio, allo specchio, al cassetto dei trucchi.
E ti rendi conto che forse era meglio non capirne la ragione, perché ora, più ci pensi e più ti senti inadeguata, ignorabile, brutta. E il malumore monta come la panna.

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La misura del tuo malumore

Stamattina, prima di salire alla scrivania sei passata dal bar aziendale a fare lo scontrino per il caffè coi colleghi, così da poter offrire senza dover bisticciare o impegnarsi nei cento metri piani davanti alla cassa.
Poi, quando è venuta l’ora di scendere per il caffè coi colleghi, ti hanno chiamato per andare con loro e ti è passata la voglia, così non sei scesa.

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Insensatezze

La settimana scorsa sei uscita con le tue colleghe. Quella prima pure. Entrambe le volte sei tornata a casa mezza sbronza e con la mascella slogata a forza di ridere. Quindi non si può dire che tu non ti diverta, non si può dire a prescindere, almeno. Se volessi potresti vederle anche stasera. Potresti vedere anche altra gente, stasera e intendi dire persone che ti piacciono. Eppure non vuoi vedere nessuno, che ti piaccia o meno.
Hai addosso da qualche giorno un malumore inspiegabile, non originato da nessuna causa ragionevole eppure sordo, costante e inamovibile.
Tutto ti urta e anche minuscoli contrattempi assumono proporzioni gigantesche, diventano ostacoli inamovibili e ragioni di lutto perenne.
Questo malumore ti tiene a una sana distanza di sicurezza da qualsiasi situazione sociale, il che, nella settimana del Salone del Mobile si conviene essere piuttosto seccante.
Ieri sei rimasta in ufficio fino a tardi, perdendoti l’aperitivo di una nota azienda di divani e felicitandoti con te stessa per l’infausta circostanza che ti permetteva di andare subito a casa dalla cattivissima gattina.
Domani saresti dovuta uscire a cena, ma alla fine hai deciso di no, di startene a casa a far finta di niente, a gustarti la solitudine, della cattiva televisione o un brutto libro.
E anche venerdì sera l’opzione di cui sopra sembra poter avere il sopravvento davanti alla serata del gruppo di lettura o una qualsiasi delle feste della Design Week.

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