I giovani manager

(ammò con la filosofia del pallone)

Attenzione, questo post contiene un gran numero di termini giornalistici da cliché.

Se la Juve è e resta la squadra da battere, l’Inter e la Fiorentina sono le squadre più in forma del campionato. Questa seconda cosa in particolare ti fa ridere, perché la/le squadra/e più in forma cambiano di settimana in settimana e se c’è il turno infrasettimanale, pure ogni due/tre giorni. Però ci tenevi a dirla questa cosa dell’Inter e della Fiorentina, perché sono le squadre in mano ai più giovani allenatori della serie A e quelli anche con meno esperienza. Due arrivati in prima squadra dalla Primavera, un’ottima gestione della Primavera, in un momento in cui l’allenatore della prima squadra veniva esonerato.
Un colpo di fortuna, se si vuole. Stramaccioni non sarebbe dov’è, se non fosse stato esonerato Ranieri. Ma non sarebbe dov’è probabilmente se l’Inter primavera non avesse vinto la Next Generation Cup al momento giusto. Al momento cioè, in cui si tiravano i cordoni della borsa. In un momento in cui i giornalisti si sprecavano a indovinare il prossimo nome altisonante, senza fare i conti coi quattro spiccioli rimasti nella cassa.
E però li vedi Montella e Stramaccioni, sono due che fanno i compiti. Ma non solo i compiti: sono proprio due secchioni. Scrivesti l’anno scorso su Twitter: “Se non sta attento il Catania va in Champions”. Ecco, esageravi e lo sapevi, ma il Catania stava facendo proprio bene. Ha fatto proprio bene. Tanto che adesso Montella allena la Fiorentina. E secondo te, se i dirigenti della Roma hanno un po’ di sale in zucca si mangiano le mani di non esserselo tenuto. E Stramaccioni è uno che ha fatto i compiti talmente bene, da andare a Torino a battere la Juve. E mentre i giornali scrivevano “la Juve è più forte” (ed era vero), “l’attacco dell’Inter è migliore, ma in difesa la Juve è meglio”, lui ha capito che il suo punto di forza doveva essere sfruttato ai massimi livelli. Ha rischiato, come rischiano a volte certi giovanissimi imprenditori delle nuove tecnologie, che da un’idea bizzarra tirano fuori il business. Quella che a Marotta sembrava “un’Inter spensierata”, era una squadra che ha saputo sfruttare il suo punto di forza tanto da mettere in ombra la propria debolezza.
Quello che ti piace di questi due è che non hanno paura di cambiare, di adattarsi all’avversario, alle condizioni del momento, sfruttando al massimo quel che hanno anche se non è il meglio in assoluto.
La parola del momento è resilienza e adesso non stai parlando di calcio.

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2 commenti

Archiviato in filosofia del pallone

2 risposte a “I giovani manager

  1. tu lo sai che se scrivi di calcio io sempre qua sto.

    credo pure che questi hanno giocatori che li salvano il culo (tantissimi giovani sono stati bruciati in panchina, però non li ricordiamo mai).

    ps scrivimi via mail

    • mah guarda, proprio ieri commentavo col marito che Matri in panchina è sprecato e che sabato sera avrebbe potuto fare il suo. e penso a Longo, giovanissimo spedito all’Espanyol, un talento che spero non vada a morire (e vogliamo parlare di Santon? no, non vogliamo).
      scovo la tua email e ti scrivo 🙂

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