Archivi del mese: novembre 2012

il mondo visto dalla 90*

Per chi non conoscesse Milano, i filobus 90 e 91 sono mezzi emblematici. Fanno il giro (letteralmente) della città sulla circonvallazione esterna: uno dei due in senso orario, l’altro in senso antiorario e sono i mezzi con il turno più lungo: cominciano a girare prestissimo e finiscono a notte fonda, si può quasi dire che non smettano mai di circolare.
Tra il percorso e gli orari, finisce che l’utenza di questi due filobus è la più varia: dai lavoratori agli studenti ai perditempo di tutte le età. Inoltre attraversa zone a forte densità di popolazione araba, che ovviamente poi diventano i passeggeri dei due mezzi.
Sono gli autobus più invisi del capoluogo: spesso affollati, in ritardo, ci sono cattivi odori e spesso si verificano episodi di borseggio.
Ieri te ne andavi al corso di pilates comprato su Groupon (post a parte, forse), con il naso infilato nel tuo libro (bellissimo) sentivi il vociare al telefono di diverse persone, una madre che sgridava la figlia pestifera, chiacchiericci diffusi, rumori di fondo. E quando hai alzato la testa per vedere se era la tua fermata hai visto tante persone stanche.
Fuori pioveva forte.

 

* per i non milanesi, sempre: i numeri dei tram hanno davanti l’articolo maschile, i numeri degli autobus l’articolo femminile. A Milano sono tram i mezzi dall’1 al 39, autobus dalla 40 in poi.

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Non vivo più senza te

Siccome non hai idee tue e in questo periodo, come hai già avuto occasione di dire, sei totalmente rimbesuita dai tutorial di make-up, hai deciso di copiare un loro tag, che è appunto “non vivo più senza te”, nel quale codeste signore e signorine elencano i loro dieci prodotti beauty preferiti.
Ora, per quanto tu possa essere in scimmia con questi programmi, non lo sei al punto di elencare i tuoi prodotti beauty preferiti, ma solo i dieci oggetti che ti hanno cambiato la vita in meglio e senza i quali non riesci più a immaginare di vivere.
Si badi bene, parli solo di prodotti che non esistono nella tua vita da sempre, tipo la lavatrice (invenzione fantastica indubbiamente, ma che per fortuna esisteva già da prima della tua nascita), ma di quelli che sono entrati nel tempo a farne parte.
In ordine sparso:
– l’iPhone. Ebbene sì, è diventato un oggetto indispensabile, ovviamente non per telefonare (non sei cambiata dai tempi di “anch’io telefono a Lise ma lei non chiama mai”), ma per guardare video, twittare, trovare la strada, leggere i giornali, ascoltare la radio e tutte le cosette che l’aggeggio permette di fare.
– l’ereader. Hai già avuto modo di disquisirne: sei innamorata dei 150 grammi di tecnologia, che infili praticamente in qualsiasi borsetta e che non ti lasciano mai senza niente da leggere (a parte quella volta che è impazzito sul Roma-Milano e stavi rischiando una crisi isterica perché ovviamente di carta non avevi niente).
– il Kitchen Aid. Anche se adesso cucini un po’ meno, sarebbe impensabile per te ora farlo senza il tuo adorato KA che impasta pane, crostate, biscotti, cracker e chi più ne ha più ne mangi.
– il tuo anello tondo che pare una padella, per il quale molti ti prendono in giro (tzè) e che invece tu adori e fondamentalmente cercavi da tutta una vita.
– il burrocacao. E’ vero, esisteva già da prima che tu nascessi e probabilmente l’hai sempre usato, ma devi tenerne sempre uno in borsa, pena lo sclero (oltre alle labbra secche ovviamente). Il risultato è che hai burrocacao sparso in ogni borsa, in ogni cassetto in ogni ogni.
– i pennelli per truccarsi. Basta con spugnette e sfumini gommosi, che per di più col tempo si rovinano e ti si sbriciolano in faccia mentre stendi il colore e viva i pennelli di setole sintetiche: stendono bene, durano nel tempo e si lavano comodamente con acqua e sapone. L’unico svantaggio è che dopo che li hai lavati, non si sa come, la gatta trova il modo di entrare nel bagno mentre stanno ancora asciugando e di farli cadere sotto la lavatrice, dove dapprima risultano introvabili e poi nuovamente da lavare, con ripetizione del ciclo appena descritto (sgrunt).
– la brocca filtrante dell’acqua. Non entrerai in polemica con chi dice che non pulisce l’acqua, anzi peggio. Tu sai solo che l’acqua filtrata è più buona di quella non filtrata. Così bevi solo acqua del rubinetto filtrata, a casa e in ufficio, non la compri più, ti dimentichi di dover avere le monetine nella chiavetta per comprarti le bottigliette.
– la borsa portapranzo in stoffa tipo jeans di Stella di Sale. Comoda, capiente, resistente e carina. La usi praticamente tutti i giorni. Adori anche il portatorte, anche se ovviamente lo usi un po’ meno spesso.
– il wok con l’interno in ceramica. Cuoce benissimo, in maniera uniforme e il cibo non si incolla anche con pochissimo olio.
– l’abbonamento annuale urbano ai mezzi pubblici. Viaggi ovunque senza doverti preoccupare di procurarti il biglietto, ti dimentichi di averlo e quando sali su un mezzo affollato non hai l’ansia di dover cercare un’obliteratrice altrimenti sei in multa. E in più a volte ti procura anche qualche sconto alle mostre (ci andassi più spesso, accidenti a te).

Ci sono sicuramente altri oggetti senza i quali non puoi vivere, più o meno importanti, solo che questi sono i primi dieci a cui hai pensato. E quali sono quelli dei tuoi lettori?

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Di libri, malumori e grandi eventi culturali nella metropoli

Domenica, inaspettatamente perfino per te, sei riuscita ad andare a Bookcity e ti è perfino piaciuto. Cioè, non tutto. Hai adorato l’evento sulla Milano del noir, in particolare i due autori più anziani, hai adorato il luogo, stupendo, imboscato come molti dei luoghi più belli di Milano, hai adorato essere fuori la domenica mattina, quando la città è più rilassata (la metropolitana un po’ meno, c’era una folla!), hai adorato soprattutto aver abbandonato il divano ed essere finalmente uscita di casa.
Il pomeriggio hai tentato di visitare una mostra che non c’era e ti sei imbucata inaspettatamente alla presentazione di un libro sugli oggetti di design in cucina. Poteva essere una cosa ludica, divertente, le foto facevano sperare benissimo, invece eccoli lì, i presentatori a parlarsi addosso con termini improbabili, tutti altisonanti e concettuali, serissimi quando in fondo l’argomento erano grattugie e caffettiere. Te ne sei dovuta andare anzitempo, più infastidita che mai.
Stai leggendo un libro giallo scritto da uno degli autori di domenica mattina. E’ un libro difficilissimo, pieno di termini incomprensibili, che però ti tiene compagnia, fa stranamente calore per essere ambientato in inverno e così pieno di solitudine. Forse è per quello che lo leggi piano.

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Una serata tra i libri

Allora, venerdì c’era questa serata solita del Gruppo di lettura Reale, che ogni mese ci si trova in un posto a parlare di un libro concordato e letto più o meno da tutti.
Libro dell’ultimo incontro: Ubik di Philip Dick.
La serata in genere si svolge così, che chi ha proposto il libro fa un’introduzione, dice cosa ne pensa e poi tutti gli altri intervengono. Tanto per cominciare il proponente della volta scorsa era timido, logorroico e continuava a girare intorno ai concetti senza dire niente, tanto che per la prima volta nella storia l’organizzatore l’ha interrotto spazientito e gli ha detto in parole gentili di tagliar corto.
Il dibattito, rispetto alle volte precedenti, è partito un po’ a rilento, ma c’è stata una tizia, che poi è quella che interviene sempre con concetti che alla fine si possono ridurre a: “solo io ho capito il romanzo, voi siete delle capre e non capite una fava” che è riuscita a dire una cosa tremenda tipo: “No, perché non so se voi l’avete notato, ma quasi nessuno l’ha notato, ma io da computer scientist (ha detto proprio “computer scientist”, lo giuri) l’ho notato, che Dick ha completamente perso la rivoluzione delle comunicazioni, non l’ha indovinata, lui crede che nel futuro si viaggi velocemente, anche sulla luna, ma la rivoluzione è questa, quella delle comunicazioni…”
Ma se il romanzo è ambientato nel 1992! Quando anche per uno che ci viveva era impossibile prefigurarsi la rivoluzione delle tecnologie di comunicazione!
Altri: “Ma chi se ne frega, scusa! Lui ha centrato ben altro! Il fatto che siamo dominati dal denaro, il consumismo, esprime concetti assolutamente geniali, non era mica un veggente, era uno scrittore!”
A seguire vari bla-bla, tra cui l’immancabile asserzione sul cinema che ha saccheggiato le opere di Dick e che tutto il cinema gli è debitore, da Matrix in giù e altre menate su Matrix (che ovviamente nessuno di voi ha capito tranne la tizia di cui sopra).
Dopodiché la tizia che sa tutto solo lei ha finalmente detto una cosa condivisibile e cioè che il romanzo aveva privilegiato l’intreccio rispetto allo sviluppo dei personaggi e che questo lei lo trovava un difetto.
Ammiratrice del libro: “Ma basta! Tutte le volte si salta fuori con questa storia dei personaggi, che se non c’è un personaggio in cui identificarsi allora il libro è brutto. Sempre questo discorso, ma non è così, sono altre le cose!”
La-so-tutto-io: “Ma io non dicevo questo, mica mi volevo identificare, volevo dei personaggi meglio dettagliati”
Ammiratrice: “Ma questa cosa si dice tutte le volte, basta!”
Uno del gruppo che era uscito dalla sala per prendere da bere: “Ma come! C’è stata la polemica e io me la sono persa? Esco sempre nei momenti sbagliati”
Tu: “Non ti preoccupare, la rifaremo uguale la prossima volta”
Tipa nuova: “Io volevo dire comunque che anche se il libro non mi è piaciuto secondo me Dick non è un cialtrone”
Altra: “Anche questa cosa del cialtrone salta sempre fuori”.
Dopo è stata presentata la nuova cinquina, tra cui scegliere il titolo per il prossimo mese. I primi tre titoli erano allucinanti. Ad un certo punto tu e l’amica yukiko, collegata a distanza tramite “Whats’app” avete temuto sinceramente le “Cinquanta sfumature”, poi però la lista si è risollevata con gli ultimi due titoli. Anche in questo caso la so-tutto-io non ha perso l’occasione di far notare che la cinquina presentata da lei a suo tempo era nettamente meglio.

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I preferiti di ottobre

Sulla scia del post del mese scorso, qui di seguito i preferiti di ottobre, di tutto un po’.
– Il sito dell’Agenzia delle Entrate, che è vero che hai tirato dei moccoli inenarrabili ed esprimevi simpatie per quelli che mettevano le bombe nelle sedi di Equitalia, ma quando ti è arrivato finalmente il pin (all’indirizzo sbagliato), hai risolto tutto in quindici minuti, comodamente seduta al tavolo della sala di casa tua.
– La palette “Naked Beauty” di Helena Rubinstein, regalo dell’amico metroicon e scovata nel tuo repulisti tra i cestoni: colori bellissimi e che ti donano un sacco.
– Le zuppe di legumi secche che compri alla Coop.
– Lo stadio di San Siro, prima per il derby e poi per la Nazionale.
– Il surrogato di Kinder Fetta al Latte disponibile nelle macchinette aziendali.
– La palestra aziendale.
– Il bracciale d’acciaio comprato a Montefalco, ridente località affacciata sul Mar Umbro (questa la capite in tre, ma va bene uguale), che ti fa mietere complimenti da tutte le parti.
– Il tuo pane di pasta madre e farina integrale, di kamut e di grano saraceno in proporzioni casuali.

Consigli ai lettori di non perdersi i Preferiti di Novembre, nei quali presenterai una scoperta gastronomica da leccarsi i baffi.

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I giovani manager

(ammò con la filosofia del pallone)

Attenzione, questo post contiene un gran numero di termini giornalistici da cliché.

Se la Juve è e resta la squadra da battere, l’Inter e la Fiorentina sono le squadre più in forma del campionato. Questa seconda cosa in particolare ti fa ridere, perché la/le squadra/e più in forma cambiano di settimana in settimana e se c’è il turno infrasettimanale, pure ogni due/tre giorni. Però ci tenevi a dirla questa cosa dell’Inter e della Fiorentina, perché sono le squadre in mano ai più giovani allenatori della serie A e quelli anche con meno esperienza. Due arrivati in prima squadra dalla Primavera, un’ottima gestione della Primavera, in un momento in cui l’allenatore della prima squadra veniva esonerato.
Un colpo di fortuna, se si vuole. Stramaccioni non sarebbe dov’è, se non fosse stato esonerato Ranieri. Ma non sarebbe dov’è probabilmente se l’Inter primavera non avesse vinto la Next Generation Cup al momento giusto. Al momento cioè, in cui si tiravano i cordoni della borsa. In un momento in cui i giornalisti si sprecavano a indovinare il prossimo nome altisonante, senza fare i conti coi quattro spiccioli rimasti nella cassa.
E però li vedi Montella e Stramaccioni, sono due che fanno i compiti. Ma non solo i compiti: sono proprio due secchioni. Scrivesti l’anno scorso su Twitter: “Se non sta attento il Catania va in Champions”. Ecco, esageravi e lo sapevi, ma il Catania stava facendo proprio bene. Ha fatto proprio bene. Tanto che adesso Montella allena la Fiorentina. E secondo te, se i dirigenti della Roma hanno un po’ di sale in zucca si mangiano le mani di non esserselo tenuto. E Stramaccioni è uno che ha fatto i compiti talmente bene, da andare a Torino a battere la Juve. E mentre i giornali scrivevano “la Juve è più forte” (ed era vero), “l’attacco dell’Inter è migliore, ma in difesa la Juve è meglio”, lui ha capito che il suo punto di forza doveva essere sfruttato ai massimi livelli. Ha rischiato, come rischiano a volte certi giovanissimi imprenditori delle nuove tecnologie, che da un’idea bizzarra tirano fuori il business. Quella che a Marotta sembrava “un’Inter spensierata”, era una squadra che ha saputo sfruttare il suo punto di forza tanto da mettere in ombra la propria debolezza.
Quello che ti piace di questi due è che non hanno paura di cambiare, di adattarsi all’avversario, alle condizioni del momento, sfruttando al massimo quel che hanno anche se non è il meglio in assoluto.
La parola del momento è resilienza e adesso non stai parlando di calcio.

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