Archivi del mese: settembre 2012

Un post stupido

Ieri hai visto un video di una tizia che mostrava gli oggetti più utilizzati durante l’estate e visto che l’estate si è appena conclusa e già ti sembra lontanissima, hai pensato di fare lo stesso, giusto per alleggerire un po’ il tedio autunnale, causato in gran parte dal nero del cielo che si staglia all’orizzonte, facendo presagire rumorosi temporali che bagnano i vetri (i vetri quando va bene).

Il fondotinta più utilizzato durante l’estate.
Fondotinta? Non hai messo il fondotinta dai primi di luglio a metà settembre, col caldo che faceva.
Il blush più utilizzato.
Una terra blush di Clarins in edizione limitata comprata un paio di anni fa, carina e discreta, sui toni del rosa e del marrone.
L’ombretto più utilizzato.
Un ombretto di Clarins della stessa collezione, in tre colori brillanti, che ti spennellavi sugli occhi tutti mischiati con un pennellone.
Lo smalto più utilizzato.
Fifth Avenue di Essie: rosso aranciato, che ti è spiaciuto non avere con te in vacanza.
Il rossetto più utilizzato.
Un gloss di Sephora rosa fucsia brillante, comprato a Parigi un anno e mezzo fa, quando ti accorgesti di essere partita senza neanche un rossetto.
La borsa più utilizzata.
Una borsa bianca di cotone, di Diesel, leggera e capiente, che si presta ad essere sbattuta ovunque, tanto la lavi in lavatrice e viene benissimo, comodissima e che conteneva di tutto, dalla macchina fotografica alla guida turistica.
Il capo di abbigliamento più utilizzato.
Un paio di capri di cotone cacao, leggeri, pratici e a prova di monaco, ti hanno garantito l’ingresso a tutte le chiese e le abbazie visitate.
Le scarpe più utilizzate.
Un paio di Merrell a ballerina, di retina, leggere e comodissime, perfette per scarpinare nei borghi medievali in micidiale pendenza, insieme a quei due stambecchi delle amichette E. ed F.
Bene, hai riempito abbastanza bytes con la vuotezza del tuo cervello, puoi anche salutare qui.
(e pensare che avevi in mente un post tanto carino ed educativo su due signore anziane salite alla fermata Cimitero dell’autobus)

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Ritorna la filosofia del pallone

Caro Andrea Stramaccioni, la qui scrivente tifosa dell’Inter ti è grata per la vittoria di domenica a Torino (anche se il Torino è una squadra abbastanza simpatica), ma vorrebbe segnalarti gentilmente che non è il caso, perlomeno non ancora, di metter su una tale spocchia. 
Dai tempi del (rimpianto) Mourinho l’Inter ha avuto una lunga fila di allenatori antipatici (a parte il povero Benitez che era un po’ il salumiere di noi tutti e per questo un po’ gli si voleva bene anche se perdeva) che facevano audience anche per questo. Sì, anche Leonardo era abbastanza antipatico, per quanto trombabile. Ma c’è un limite alla spocchia e alla maleducazione, specie se gratuite.
Mourinho era uno che prima di tutto faceva personaggio e poi sapeva riconoscere e accettare i complimenti. Magari li faceva pesare, quello sì, ma il problema di Mourinho era solo che non sapeva perdere, a vincere era bravissimo. E infatti ha vinto tanto, anche prima di arrivare a Milano.
Caro Andrea Stramaccioni, tu cos’hai vinto finora? La Next Generation Cup. Bene, è una bella cosa, un ottimo traguardo, mica no e certamente anche il campionato Inter Primavera è in gran parte opera tua, ma non è un po’ presto per cominciare a trattar male giornalisti ben disposti? 
Quando perderai (perché perderai ancora, non è che l’Inter di quest’anno sia esattamente lo squadrone della morte), saranno molto meno indulgenti con te di come sono stati domenica scorsa. E probabilmente saranno meno indulgenti con te pure quando vincerai.
Trattare la gente a pesci in faccia, quando ti stanno facendo i complimenti, non sembra a nessuno una strategia di comunicazione vincente.

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18 settembre 2012 · 09:51

Abitudine

C’è un pezzo in “Fight Club” (il libro, il film non l’hai visto, non sai se c’è) in cui i due protagonisti assaltano di notte un ragazzo, sono armati e gli mettono una paura tremenda, facendogli praticamente capire che non sopravviverà all’aggressione. E’ un ragazzo che fa le consegne o qualcosa di simile e loro gli chiedono quale fosse il suo sogno nella vita e gli dicono che lo lasciano andare e che ha sei mesi di tempo per darsi da fare a realizzare il suo sogno, altrimenti tornano a prenderlo e che lo terranno d’occhio.
A te questa era sembrata la parte più significativa del romanzo, l’unica in fondo che ne valesse la pena, in mezzo a tutto il resto che non avevi capito.
Perché in genere quando si vive, ci si abitua alla propria vita e ad un certo punto a non realizzare i propri sogni. Specie se si vive lo stesso.
Ci pensi spesso ultimamente, che sembra così difficile trovare la casa dei tuoi sogni. Cerchi di non deprimerti troppo dicendoti che non è grave, che una casa ce l’avete e non siete in mezzo a una strada e allora capisci che ti sei abituata. Ti sei abituata a quella zona che detesti, a non combinare più niente, a non andare a piedi da nessuna parte di carino e di conseguenza a uscire molto meno la sera (e la divanite di cui hai già diffusamente parlato).
Certo, non sarà mica una tragedia. E’ solo un’abitudine al brutto.

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14 settembre 2012 · 11:48

Fashion is uncomfortable

“Fashion is uncomfortable. If you are comfortable, you never get the look” (Anna Dello Russo)

Nel nuovo posto di lavoro arrivate quasi tutte sulle ballerine e poi vi mettete le scarpe col tacco alto. In Austria arrivano quasi tutte con delle scarpe normali e poi si mettono le pantofole.

“Buongiorno a tutti, mi chiamo Lise e sono dipendente dai tutorial di make-up”. Ma dipendenza gravissima proprio: li hai scoperti da tre giorni e non puoi più farne a meno: passi le ore ipnotizzata a guardare tizie che si spennellano gli occhi o che raccontano degli ultimi primer che si sono comprate. Rapita. E ne vuoi ancora, ancora e ancora. In particolare sei assolutamente succube di questa tipa, che non hai ancora capito se ci è o ci fa, che mentre gira i video le squilla il telefono e risponde, le cadono le cose mentre le mostra alla videocamera, passa il suo cane e lo prende in braccio ed è così completamente gné-gné da apparirti divertentissima.
Effetti collaterali di questa dipendenza? Un ordine di pennelli da trucco piuttosto modesto e un gloss. Ah, perché già non te ne compravi a dozzine già prima di gloss? Eh, devi dire la verità, credevi di avere smesso. E poi un massiccio repulisti dei contenitori in bagno che ha portato ad un grosso smaltimento di cose brutte, inutili e scadute. Maggior ordine, organizzazione e pulizia, che felicità. In più hai scovato di una bustina di prodotti nuovi e bellissimi che ti aveva portato tempo fa l’amico metroicon e della quale ti eri completamente dimenticata. Infine, assolutamente da non credere, l’impiego sul tuo faccione di tutta questa roba (non contemporaneamente però), che se te la sei procurata che almeno avesse un senso.

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Di libri e di altri demoni

A volte capita di imbattersi in libri così densi che dopo aver letto solo venti pagine è già passata tutta la serata e si emerge da certe parole, certe espressioni, con l’impressione di non essere più gli stessi. Per esempio ieri ti colpiva questa cosa, che ad un certo punto la vita scappa e scappa con tutto il malloppo, lasciandoti lì, mamma mia che brivido. E una definizione di amore, di una situazione amorosa, che ti ha riportato alla mente l’ex amante storico, con tutto il suo carico di dolore, per fortuna ormai talmente superato e archiviato da non fare più male.
E pensare che ti sembrava un libro di poche pagine, che avresti letto in fretta, nel giro di un giorno seduta sulla sdraio dell’ultimo agriturismo di queste passate vacanze. E invece no, si legge piano, come un vino un po’ intenso che va gustato lentamente. E pensare che non eri neanche sicura di volerlo leggere. Tu e il tuo pozzo di ignoranza che spalanca voragini di giorno in giorno, di pagina in pagina, di riga in riga.
Le vacanze estive sono state di turismo, gastronomia e relax. Avresti voluto fare un viaggio più esotico di Umbria e Toscana, che comunque ti sono piaciute, ma speri che sarà per il prossimo anno. La Pina invece queste vacanze se le è godute moltissimo, scorrazzava per i giardini in tutta libertà, tornando poi sempre da voi, che siete procacciatori di coccole, cibo e sabbietta pulita (non necessariamente in quest’ordine). Se le è godute talmente tanto che le piaceva perfino farsi accarezzare e siete riusciti a farla avvicinare addirittura a due bambini (due bambini educatissimi, va detto), lei che dai bambini è sempre fuggita galoppando. Sembrava una gatta affettuosa. Se le è godute talmente tanto che alla fine della vacanza, quando ha capito che non ce n’era proprio più, è stata durissima infilarla nel trasportino e puntava le zampine contro i bordi e non abbassava la testa e ha miagolato con disperazione per tutto il tragitto fino a Milano.
Ora che siete rientrati sembrate un po’ disorientati tutti e tre, tra il tempo e la routine e in particolare nel caso tuo la dieta, che le vacanze gastronomiche sì belle, peccato per la bilancia.

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