Archivi del mese: luglio 2012

Piani sovversivi

Ieri Stear ti raccontava di questa conversazione avuta ieri con suo padre. La conversazione è riportata in corsivo, quando tu intervieni per commentare ciò che si sono detti riprende il carattere normale.

Papà di Stear: Ma come ci va Lise al lavoro?
Stear: La mattina la accompagno io, poi torna in metropolitana
PdS: Potrebbe prendere la 40
S: Cioè?
PdS: Eh, va in piazza, prende la 40, scende a Bonola e prende la metro.
S: Ma che giro fa la 40?
PdS: Va giù per Quarto Oggiaro, poi di là…
S: Ma ci mette tre ore!
PdS: Eh, prova! Oppure potrebbe scendere dove c’è il convento delle suore

Tu: Ma dov’è il convento delle suore?
S: Dietro il Palasharp, dalle parti della palestra…
Tu: Ma è lontanissimo! E da lì?
S: E da lì a piedi

S: Ma papà, è lontano! Deve attraversare la superstrada, è pericoloso!
PdS: Eh, prova

Tu: Ecco, finisco spiaccicata contro una macchina come una nutria sulla statale. Tuo padre vuole uccidermi.

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Dovresti fare una newsletter sul tuo nuovo lavoro

Tutte le persone che ti vogliono bene ti chiedono del nuovo lavoro. Dovresti essere loro grata, è una dimostrazione di interessamento e affetto, ma la verità è che alla terza eri già stufa di ripetere le stesse cose e probabilmente dovresti predisporre un prestampato da riutilizzare alla bisogna.
Oppure raccontare ad ognuno di loro un dettaglio diverso, dalla mensa e “i consigli dello cheff” (giuri, è proprio scritto così, con due F), alla tizia che incontri tutte le mattine in metropolitana ed è sorprendente come riusciate ad azzeccare orario e vagone con tutte le possibilità che ci sono. Potresti raccontare di tutti i titoli di libri sbirciati sul metrò e di quella volta che uno leggeva la fotocopia di un atto pubblico con una lente di ingrandimento.
Potresti raccontare di quando scendete tutte insieme a prendere il caffè e parete un’associazione a delinquere e finisce che parlate sempre di lavoro. Potresti raccontare del ritorno della collega “Leggiadra” e del fatto che ieri si è cambiata tre paia di scarpe nel corso della giornata.
Potresti raccontare, a proposito, che avevi giurato di non vestirti più come un’impiegata delle Poste e invece oggi ti sei guardata nello specchio dell’ascensore ed era ormai troppo tardi.
Invece finisci sempre per dire che sei contenta, che il lavoro nuovo ti piace, che i colleghi sono carini e anche la capa è squisita. Va be’, sempre meglio che il contrario.

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A brand new life

Volevi solo dire che nuovo posto di lavoro tutto molto bello, colleghi carini, capa competente, uffici gradevoli, tanta gioia. E basta, perché ti par brutto la prima settimana passare del tempo sul blog.

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L’estate delle svolte

Questa è l’estate delle svolte, del lavoro nuovo, della sede nuova, magari non sarebbe male anche di una casa nuova. E’ l’estate di un piccolo segreto a orologeria che potrebbe anche non esser niente, non si sa.
E’ l’estate degli addii e dei nuovi inizi, dei tanti appuntamenti, delle possibili sorprese, sia belle che brutte.
Oggi è il tuo ultimo giorno di lavoro in questo posto e non ci volevi nemmeno venire (e facevi bene, ti hanno comunicato solo seccature), speravi di incontrare per l’ultima volta la gatta del parcheggio e invece non c’era nemmeno. Detesti salutare, non sai cosa dire. Non ci sarà una festa, te ne vai alla chetichella, senza ancora aver deciso se mandare almeno una mail di addio oppure sparire nell’indifferenza generale.
Da lunedì sarai nel nuovo posto di lavoro, senza computer perché di là nessuno ha pensato di ordinartelo (ma lo avevi detto che non ti potevi portare questo) e quindi senza poter raccontare ai tuoi dieci lettori (cit.) come vanno le cose. Il tutto connesso con una serie di paradossi che se ci pensi non sei più neanche arrabbiata, ridi soltanto. La tua capa, con buona probabilità, riderà di meno.
Di tutti questi enormi cambiamenti non te ne sembra vero nemmeno uno, come se lunedì dovessi tornare ancora a questa scrivania a leggere policy e documenti di business continuity e a preoccuparti del logo da piazzare sui documenti ISO. Invece nulla di tutto questo.
Che punti fermi ti restano? L’uomo che ami, la gatta e il gelato al pistacchio. 

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