La rivoluzione parte dall’armadio

Probabilmente chi ha buona memoria troverà un altro post simile nell’archivio, sei sicura di aver già scritto queste cose in altre occasioni e comunque se non le hai scritte le hai pensate.
Su Twitter hai scritto che è finita l’era del vestirsi come un’impiegata delle poste (con tutto il dovuto rispetto) e ti sei interrogata se il tuo scivolare verso un abbigliamento sciatto, noioso e a “pilota automatico” (non pensavi neanche più a cosa metterti la mattina: aprivi l’armadio, prendevi, mettevi) fosse dovuto anche all’ambiente, al tuo disinteresse per il lavoro che fai o addirittura al disinteresse per la tua femminilità.
Le tue future colleghe si vestono tutte benissimo, hai visto un grande sfoggio di tacchi alti che forse il titolo avrebbe dovuto essere “La rivoluzione parte dalla scarpiera”.
Sei contenta di questo, che potrebbe diventare un ulteriore stimolo a mollare i maglioni informi e i soliti pantaloni neri, oltre al tuo buon proposito (i tuoi buoni propositi si sa che lasciano il tempo che trovano), perché lo sai che piacerà anche a te tornare a scegliere i vestiti che ti piacciono tra quelli che possiedi.
Anche quella è una strada per l’autostima.
Comunque meno male che i saldi partono prima del nuovo lavoro.

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4 commenti

Archiviato in Senza categoria

4 risposte a “La rivoluzione parte dall’armadio

  1. Caroline

    Oh Lise, c’è sempre un buon motivo per rinnovare il guardaroba!

  2. Elena

    Io ho cambiato lavoro da poco e sì, è stato un bello stimolo per cambiare stile. Al lavoro di prima avevo iniziato bene, poi mi ero lasciata andare, trucco al minimo, maglioni informi, scarpe basse (talora anche con i jeans a zampa, roba che Enzo e Carla mi avrebbero fucilato)
    Sembra una questione futile, ma hai ragione: l’ambiente, il progressivo disinteresse per il lavoro, la consapevolezza della crisi in atto mi avevano gradualmente tolto la voglia di cambiare e il desiderio di sperimentare, il piacere di guardarsi e trovarsi, se non ben vestita, quantomeno decente. La delusione e lo scontento interiore passavano, in modo molto visibile, dall’aspetto esteriore.
    E insomma, da quando sono qui non ho mai indossato le scarpe basse per venire al lavoro 🙂

  3. Bis

    Arrivo in ritardo, ma leggo solo ora e per fortuna che leggo, trovo un po’ di consolazione e solidarietà in un periodo in cui la mattina mi alzo e indosso gli stessi 4 stracci dedicati all’ufficio, che non si merita vestiti che poi vanno lavati stirati, senza contare il fatto che consumarli in ufficio è un vero affronto… da qualche mese ho adottato anche lo chignon e il “senza trucco”.. delusa, sconfitta.. mi rianimo dalle 17 in poi quando prevedo l’uscita.. leggendoti mi rendo conto di quanto lentamente e inesorabilmente mi sia lasciata andare.. ho bisogno di un nuovo lavoro, non c’è dubbio.
    Grazie.
    B

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