Archivi del mese: maggio 2012

Andare a casa

(a fare qualsiasi cosa)
In genere, quando sei stufa di stare in ufficio commenti che vorresti andare a casa a leggere. Che poi quando vai a casa non leggi è un altro discorso che non verrà affrontato in questa sede.
Ultimamente però eri impantanata ne “L’uomo senza qualità”, perciò dicevi che volevi andare a casa e basta. Adesso hai così tanta voglia di leggere che il tuo commento è: “Ho voglia di andare a casa, perfino a leggere L’uomo senza qualità”, anche perché ti mancano poche pagine, finalmente vedi la fine e la possibilità di dedicarti ad altre letture.
Anche se oggi in pausa pranzo sfogliavi l’ultimo Sale e Pepe insieme a una collega e alla vista di tutti quei bei piattini colorati e sfiziosi, vi siete dette: “Andiamo a casa a cucinare?” e probabilmente il passo successivo, se ci foste arrivate sarebbe stato: “Andiamo a casa a mangiare?”
E il lettore di questo blog, cosa vorrebbe andare a casa a fare?

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La rivoluzione parte dall’armadio

Probabilmente chi ha buona memoria troverà un altro post simile nell’archivio, sei sicura di aver già scritto queste cose in altre occasioni e comunque se non le hai scritte le hai pensate.
Su Twitter hai scritto che è finita l’era del vestirsi come un’impiegata delle poste (con tutto il dovuto rispetto) e ti sei interrogata se il tuo scivolare verso un abbigliamento sciatto, noioso e a “pilota automatico” (non pensavi neanche più a cosa metterti la mattina: aprivi l’armadio, prendevi, mettevi) fosse dovuto anche all’ambiente, al tuo disinteresse per il lavoro che fai o addirittura al disinteresse per la tua femminilità.
Le tue future colleghe si vestono tutte benissimo, hai visto un grande sfoggio di tacchi alti che forse il titolo avrebbe dovuto essere “La rivoluzione parte dalla scarpiera”.
Sei contenta di questo, che potrebbe diventare un ulteriore stimolo a mollare i maglioni informi e i soliti pantaloni neri, oltre al tuo buon proposito (i tuoi buoni propositi si sa che lasciano il tempo che trovano), perché lo sai che piacerà anche a te tornare a scegliere i vestiti che ti piacciono tra quelli che possiedi.
Anche quella è una strada per l’autostima.
Comunque meno male che i saldi partono prima del nuovo lavoro.

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Non tutti i mali vengono per cuocere

(disse la tua collega incartandosi nel pronunciare il famoso detto)

Volevi aggiungere anche una bella citazione da Nero Wolfe su ottimismo e pessimismo, e magari anche una di Gramsci tanto per darti un tono, ma poi hai deciso di no. Te le tieni per quando sarai in vena di sfoggiare la tua cultura da wannabe.
Insomma, cambi lavoro, questo si era già capito. Cambi lavoro perché al tuo posto viene uno più bravo a farlo (e tu che credevi che quel lavoro lo facevi tu perché non voleva farlo nessun altro!), anzi in realtà è già arrivato ed è effettivamente più bravo di te e gentile e con un sacco di esperienza e come dite voi è “un pozzo di seniority” e quasi ti spiace per lui perché insomma, aveva bisogno di una nuova opportunità in azienda e questa si è rivelata essere il tuo lavoro, sant’Iddio, la prima cosa che hai pensato è che dove lavorava prima doveva averla combinata veramente grossa.
Tu cambi dal 9 di luglio, perché ovviamente non sei brava, ma devi rimanere fino almeno alla verifica degli ispettori, anche se per come si sono comportati tu saresti stata pronta ad andartene venerdì scorso. Che poi in verità devi ancora fare un ultimo colloquio, ma se ti hanno già comunicato la data e anche alcuni aspetti pratici immagini si tratti soltanto di una formalità. Ti sei comprata per questo ultimo colloquio un vestito strano turchese, dentro il quale probabilmente morirai di freddo, ma la verità è che ogni scusa è buona per un vestito nuovo un po’ sbilenco.
Il nuovo lavoro sembra molto bello e tu ne sei felice: sei caduta in piedi su un materasso a molle, anche se ti hanno spinto di sotto a tradimento, dal cornicione virtuale sul quale millanti da sempre di salire.

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Via dei Matti numero zero

Tu e Stear state cercando casa nella zona dove abitavi prima. Avete visto ogni sorta di case brutte (e pure care), alcune case belle ma inaccessibili, una casa bella e di prezzo decente (e infatti nel giro di tre giorni è stata venduta). Ma niente a paragone di ciò che avete visto giovedì scorso.
Allora, c’è questa agenzia gestita da cinesi, che vi aveva già fatto vedere due appartamenti. Appartamenti che non andavano bene per voi, ma non sconvolgenti. Siete andati all’appuntamento di giovedì con questa ragazza cinese, che prima di entrare vi ha detto subito che l’appartamento era da ristrutturare e che avreste trovato “un po’ di disordine”, il che detto da una cinese avrebbe dovuto subito mettervi in allarme. Non eravate preparati.
Il primo impatto è stata una fila infinita di scarpe in corridoio.
Poi l’agente ha aperto una porta dichiarando: “Questa sarebbe la camera, è molto luminosa”. Peccato solo che dovesse scavalcare ingombranti scatoloni per arrivare alla finestra (poi era luminoso per davvero, una volta tirata su la tapparella: almeno su questo aveva ragione). Nella stanza c’era un grande letto matrimoniale, un armadio e dei materassini buttati a terra. “E questa invece…” ha continuato lei. E tu, finendo la frase: “… la cameretta”. “Be’, cameretta non proprio, ci stanno un sacco di letti!” ha replicato lei. Era vero. Una sfilza di letti a castello, infilati pure in diagonale, ci saranno stati come minimo sei letti. La sala, piena di letti pure lei, non era certo una sala. La cucina, un angoletto sporco. Il bagno, piccolo. L’ultima porta, lo sgabuzzino. Come il lettore avrà intuito, un letto pure lì.
“C’è anche la cantina”, ha chiosato l’agente, “ma adesso non si può vedere”. Niente di più facile che fosse piena di letti anche quella.
Uscendo avete preso l’ascensore temendo di trovare un letto anche in quel cubicolo. E non sapendo se ridere o piangere. Tuttora non sai se ridere o piangere.

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Le svolte epocali

Lo dice anche Paolo Fox che questo è il momento delle svolte epocali e se lo dice lui, che tutto sa, almeno di te, dev’essere vero per forza. Tu certe svolte te le vedi compiere addosso senza che siano scelte, mentre tutti ti dicono di approfittare non riesci a non sentirti come un soprammobile che viene spostato da una parte all’altra di una mensola per far spazio ad un’urna cineraria di gusto un po’ kitsch.
Ma di tutto questo parlerai più avanti, quando saprai con certezza di cosa si tratta e gli anelli di Saturno ti sembreranno belli da mettere al dito e non fenomeni planetari avversi.
Ieri hai letto un articolo che sosteneva che è ognuno di noi a decidere quali eventi lo rendono infelice e se si decide che tante cose non hanno il potere di farlo si è sempre felici. A te sembra un po’ una stupidaggine detta da un ottimista che non sa quanto pesino carattere e vita pregressa, ma poiché non hai molto a cui aggrapparti provi a non farti rendere infelice dai maneggi altrui sul tuo futuro. Finora puoi affermare che non funziona. Ma tu sei una scetticona, si sa. Mentre a volte vorresti tanto essere diversa: una di quelle/i che leggono i libri new-age e ne traggono grandi insegnamenti e si sentono persone migliori e sensibili, invece di essere arida e malfidata, di non credere a niente e a nessuno e soprattutto alle speranze.
La paura di non essere all’altezza è la sensazione che ti accompagna sempre più spesso in qualsiasi ambito e c’è da dire che ne avevi anche ben donde, visto che hai portato le tue incapacità dappertutto. Non serve a molto in questo caso dare edificanti consigli che è meglio non aver paura e che la paura peggiora i risultati. Sulla teoria vai fortissimo, ma la sicurezza in se stessi non è cosa che si possa comprare coi soldi e nemmeno, scopri, acquisire col tempo e con la pratica. Sono 40 anni che ti sforzi e sei sempre qui a combattere contro lo stesso mostro.
Non è una svolta epocale, è solo l’ennesimo fallimento.

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