Archivi del mese: febbraio 2012

Parli solo di libri o di vestiti

(stavolta di vestiti)
Ieri è venuto il Presidente della società dove lavori a far visita agli uffici. Poiché egli è persona assai formale, è stato chiesto ai dipendenti di abbigliarsi di conseguenza. Tu, che tutti i giorni vai al lavoro con maglioncino, pantaloni neri e scarpe basse, hai aperto l’anta dell’armadio dedicata ai vestiti e ne sono usciti ben quattro tubini neri tutti di Zara, tra i quali hai scelto e indossato quello che hai considerato più adatto. Il tutto domandandoti soprattutto: “Ma perché?”
Ma perché ti sei comprata quattro tubini neri di Zara (e per fortuna te li sei comprata da Zara) per poi metterti tutti i giorni maglione e pantaloni neri?
Quante volte pensi che metterai la gonna viola di Marni comprata all’outlet (e pagata per fortuna come un tubino di Zara)? Quante volte ti capita di aprire l’armadio cercando una cosa e di vederne altre e di pensare: “Ah già, potrei mettere anche questo” e poi non mettertelo?
La cosa buffa è che molte di quelle cose che pendono inutilizzate nel tuo armadio ti stanno oggettivamente meglio di come ti ostini a vestirti tutti i giorni per comodità e pigrizia mentale, quella stessa comodità e pigrizia mentale che ti hanno fatto indossare oggi la giacca di pelle tirata fuori domenica, nonostante sapessi che avresti avuto freddo.
Pari la divisa della tristezza.
Per soprammercato, lunedì pomeriggio sei andata da Sephora a comprare i dischetti di cotone e ne sei uscita con due smalti e un rossetto. Tu, che lo smalto non lo metti quasi mai, che bisogno avevi di comprartene, non uno per sfizio, ma ben due?
Non ti si spiega proprio.
A volte pensi che se avessi evitato di comprarti tutti i vestiti e i trucchi che non utilizzi avresti il budget per un attico in centro vista Parco Sempione.

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La tecnologia che fa breccia nel cuore

I tuoi lettori lo sanno: ciclicamente ti innamori di elettrodomestici e prodotti tecnologici. In alcuni casi sei davvero ossessiva, sembri un’adolescente alle prese col primo fidanzato, che scassa i maroni a tutte le amiche e le vengono gli occhi a cuoricino per qualsiasi cosa, non fa che parlare di lui e insomma, che rottura.
Il tuo ultimo amore tecnologico è l’e-reader. Te l’ha regalato Stear a Natale e sulle prime ci rimaneva pure un po’ male che non è che lo usassi poi tanto. Poi hai comprato qualche libro, ma niente, lui rimaneva lì. Poi non sai esattamente cosa sia scattato, ma sei diventata praticamente la principale visitatrice di BookRepublic. Ti hanno consigliato un libro, sei andata a vedere subito se ci fosse l’ebook. C’era, costava poco, l’hai comprato, hai cominciato a leggerlo e ti è cambiata la vita. Hai cominciato a guardare con sconforto la tua libreria cartacea dei non letti, che come già hai avuto modo di far notare, minaccia di crollarti sulla testa da un momento all’altro. Ora, per qualsiasi romanzo ti consiglino, il tuo primo pensiero è: “C’è in ebook?” E ti indigni se non lo trovi, in particolare se il romanzo è di difficile reperibilità in generale e/o se è un tomo di un certo peso specifico. Lanci strali contro le case editrici berciando: “Cosa gli costa di metterlo in ebook, visto che cartaceo non si trova? Magari così almeno qualcuno se lo scarica, due o tre euro ce li fanno, invece niente”, oppure: “Porca pupazza, questo tomo pesa più di un bagaglio a mano concesso da una compagnia low cost, cosa aspettano a farci l’ebook, una mica ha voglia di trasportarsi in giro certi volumi!”
Insomma, sei diventata la signora Elvira dell’e-ditoria (eh, che fine calembour?).
Ovviamente, visto che pesa poco e ingombra ancor meno, l’e-reader te lo porti ovunque, mostrandolo a tutti con entusiasmo, come fanno certe nonne con le foto dei nipotini: da tua madre all’estetista al collega che ama leggere e viaggia molto. Molti ti guardano con compatimento, alcuni rispondono che i caratteri sono troppo piccoli per i loro occhietti da miope, ma la risposta che ricevi più di frequente è: “Ma a me piace la carta”. Grazie tante. La carta piace anche a te. Per quanto tu possa amare il tuo Sony (e lo ami davvero molto), non è la stessa cosa di portarsi in giro un libro da squadernare in metropolitana, con tutte le sensazioni fisiche che comporta. Per non parlare dell’effetto “sbircio” che si va così a perdere.
Con Meg si diceva che una delle cose più belle quando si va a casa di qualcuno che non si conosce è andare a sbirciargli la libreria e che quindi sarebbe un’idea carina, in futuro, mettere delle colonne digitali dove apparirebbero comunque le copertine degli ebook posseduti, per mantenere l’abitudine. Tu suggerisci anche, ai produttori, degli ereader che facciano apparire sul retro dell’apparecchio la copertina del libro in lettura, di modo da permettere ai vicini di tram di capire quale libro si stia leggendo, perché impicciarsi delle letture altrui è uno dei più grandi piaceri dei mezzi pubblici.

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Pretese di letterarietà (altrui)*

Che buffe le percezioni altrui rispetto alle proprie, come quel collega che ti guardava stranito e non capiva neanche lui perché, poi si è illuminato e ti ha detto: “Ma tu di solito porti i tacchi!” Tu? Tu che non sai più neanche dove le hai messe le scarpe col tacco?
La stessa cosa per i libri: negli ultimi giorni due persone ti hanno detto che leggi tantissimo ed essendo a loro volta lettori forti la cosa ti ha colpito molto: proprio tu che pensi di non leggere per niente, in particolare nelle ultime settimane. Gli devi forse presentare delle persone che leggono veramente tanto? Ma forse le conoscono già.
In questi giorni è morta Wislawa Szymborska e tu ancora non avevi imparato come si scrivesse. Tu di poesia ne leggi pochissima, ma lei ti sapeva sempre stupire e ti sembra una perdita gigante.
Poco prima era morto anche Vincenzo Consolo, di cui tu avevi letto un romanzo solo, Retablo, e ti era piaciuto molto. Una tua follower su twitter ha scritto che era il suo scrittore preferito e tu hai pensato come potrebbe essere se morisse Maugham, che però è già morto e non scriverà mai più: tu hai già letto quasi tutto quello che ha scritto e gli ultimi due romanzi li lasci lì, hai paura a leggerli perché poi non ti resterà più niente e allora che farai?
Venerdì sei andata alla serata del gruppo di lettura di anobii, per la prima volta in vita tua, si discuteva un tuo romanzo feticcio e tu pensi che non sarà mai più così, che le prossime volte tu non sarai più così com’eri venerdì scorso, ma fa niente, è la prima impressione quella che conta.
Una cosa che non riesci a levarti dalla testa è che quella tragedia dello stadio de Il Cairo somiglia terribilmente a un racconto di Vargas Llosa, chissà se l’ha già detto qualcun altro, comunque è una cosa così letteraria che non riesce a sembrarti vera, per quanto orribile e insensata e alla fine in questi giorni anche tu ti senti un po’ così: slegata dalla realtà come se la tua vita fosse un racconto.
Oggi è il duecentesimo della nascita di Dickens. Tu non hai letto quasi niente di suo, tranne “Il circolo Pickwick” e neanche tutto intero. Quanti classici devi recuperare.
Sei abbastanza contenta di aver perso l’archivio di marzo 2005, in cui dichiaravi che i classici non li volevi leggere.

* pretese tue, letterarietà altrui

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