Archivi del mese: gennaio 2012

La svolta

Anche se non sembra hai esportato quasi tutto il vecchio blog, tranne alcuni mesi, che proprio non ne volevano sapere. Tra questi, con tuo dispiacere, c’è anche maggio 2004 e il tuo primo bacio con Stear. Come farai ora, tu che sei un disastro con le ricorrenze e che tutti gli anni andavi a controllare la data in archivio? Ora semmai il problema è importare tutto in wordpress: alcuni file non ne vogliono proprio sapere e il sistema dichiara frasi buffe tipo “the file does not exist” che la prima volta ti fanno sorridere, la quinta no.
Alla fine di tutto hai attivato anche il redirect e benché splinder sostenga che il redirect ha funzionato perfettamente ed è stato attivato, poi se digiti il vecchio indirizzo ti appare il blog culone in tutto il suo splendore che ti fa pensare: “la fava”.
Però non sei dispiaciuta. Quello che ti premeva davvero di conservare erano soprattutto gli aneddoti buffi, più che quelli romantici (lo sanno del resto i tuoi lettori che sei una cinicona, la sei sempre stata e continuerai ad esserlo) e quelli ci sono. Ridevi ancora, rileggendo a distanza di anni la storia dell’uomo che voleva farsi tagliare i capelli dall’idraulico, del cugino grasso che aveva spinto un’ape in un fosso con un calcio e di quel fornitore che prima ti diceva che avrebbe fatto due fatture e poi lui stesso ti domandava il perché.

Comunque adesso sei qui, dopo otto anni e mezzo di blogging a singhiozzo, ancora a blaterare dei fatti tuoi. Questa, più che costanza, si chiama accanimento.

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Una serata tra donne e un buono della Chicco

Dunque, c’è questa collega che va in maternità. Cioè, a dire il vero sarebbe già in maternità. Voi era un pezzo che avevate intenzione di organizzarle un Baby Shower alla buona, ma dai e dai alla fine siete riuscite ad organizzare la serata solo all’ultimo. Con tanta e tale disorganizzazione complessiva che avrebbe dovuto essere giovedì, ma poi giovedì lei stessa si è resa conto che non poteva perché avrà uno degli ultimi esami prima del parto. Quindi è stasera.
Avete raccolto dei soldi, avete deciso di prenderle un buono dalla Chicco, così se lo spenderà lei come crederà meglio, comprando qualcosa che le serva davvero. Alla Chicco ci doveva andare la tua compagna di scrivania, ma all’ultimo era malata, perciò hai raccattato tu i soldi (di cui € 30 anticipati da te per colleghe lontane, assenti o dimenticanti) e sei andata al negozio a farti fare il buono. Tu prevedi che quei soldi non li rivedrai mai più.
La compagna di scrivania avrebbe dovuto oggi prenotare il locale, ma è andata a casa perché non stava bene, quindi il locale l’hai prenotato tu. Però siccome vi sbattevano fuori alle 9 un’altra ha proposto un altro locale e quindi mentre tu giravi per raccogliere le firme sul biglietto, lei girava mail di cambio posto, scoprendo così che un sacco di persone non ci saranno. Fondamentalmente, di una dozzina di firme sul biglietto, dieci le hai falsificate tu.
Contemporaneamente, col cambio di locale, ora anche la festeggiata non si trova più tanto vicina a raggiungervi a piedi e quindi qualcuna di voi (ma ancora non si è capito chi) dovrà passare in macchina a prelevarla ad una fermata del metrò.
Tutta questa premessa noiosa per dire che tu hai già capito come andrà a finire: la partoriente abbandonata in Maciachini e tu da sola davanti al locale con un biglietto con mille firme fatte tutte da te e un buono della Chicco di cui non sai bene cosa fare. Anche se, a dirla tutta, proprio in vetrina hai visto un cappottino rosa niente male. Il difficile sarà cercare di infilarti in una taglia 3 anni.

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Se sei in un tunnel non cercare l’uscita: arredalo

Lo diceva la Pina di Radio DJ tempo fa ed è diventata una delle tue frasi preferite. Tu il tuo tunnel l’hai arredato, più che altro ci hai messo la cucina. Allora ci sono quelle mattine allegre che ti svegli con entusiasmo e decidi che è il giorno giusto per preparare le tagliatelle.  Oppure le sere che prepari una torta che ti sembra bellissima e completamente al di fuori della tua portata e che ti viene pure. O quando ti innamori di una ricetta con la pasta madre vista in rete e la rifai per due giorni di fila da portare in ufficio (anche con lo scopo di ripagare il sistemista per la sua gentilezza). Comunque sei in pieno trip da pasta madre, non fai altro che cercarti in rete ricette che poi non fai.
Cerchi dappertutto una ricetta favolosa che ti ricordavi di aver visto, solo per passarla ad una collega.
Sei così. Chiudi tutte le porte, affondi il naso nello zucchero a velo (sì, giuri, è proprio zucchero a velo) e cerchi di dimenticarti di qualcosa che non c’è mai stato, ma che un posticino nel tuo cuore l’aveva preso, nonostante tutto. Soprattutto nonostante te.

Ieri eri a cena da Meg quando suo marito ha avuto un’improvvisa reazione allergica a non si sa bene cosa e lei l’ha accompagnato di corsa al Pronto Soccorso mentre tu e Stear badavate ai bambini. Mentre Stear guardava la tele col figlio grande, tu hai messo a letto la più piccola, le hai letto alcune storie, poi le hai spento la luce e lei ti ha detto: “Stai qui con me?” Allora sei rimasta lì ad accarezzarle i capelli finché non si è addormentata. Stamattina Meg ti ha raccontato che la piccola ci è rimasta un po’ male che tu non fossi ancora lì al suo risveglio. Che tenerezza (ebbene sì).

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La non consolazione

E’ difficile riuscire a pranzare da soli, ma veramente da soli. Anche svicolando dai colleghi, l’alternativa può essere un bar rumoroso e pieno di gente, oppure la propria scrivania, con altra gente intorno. Tu alla fine ti sei portata il panino in giardino, ringraziando la bella giornata, perché se avesse piovuto, l’alternativa potevano essere solo le scale fredde, squallide e mai abbastanza solitarie.
Hai un piccolo segreto triste e cerchi di evitare chi lo conosce, che lo ha saputo quando non era triste e che ora ti guarda con dispiacere. Vorresti che non cercassero di consolarti, sanno che non possono e la loro impotenza, insieme alla loro comprensività ti rende ancora più triste.
Vorresti che smettessero di dirti che è normale, che succede o che è la natura. Anche gli scippi o gli incidenti succedono, ma a nessuno verrebbe in mente di dirti che è normale e che succede. Vorresti che smettessero di dirti che la prossima volta andrà meglio come se avessero la sfera di cristallo o che pretendessero di sapere quello che vuoi o non vuoi, solo perché è quello che hanno voluto loro a suo tempo. Vorresti che non ti proponessero delle sedute di shopping terapeutico quando anche solo il pensiero di una vetrina ti provoca un disinteresse rasente il disgusto o qualsiasi altra iniziativa che sarebbe forse terapeutica per loro, ma che non hai nessuna voglia di fare. Non hai voglia nemmeno di progettare cosa mangerai stasera, figurarsi una cosa da fare tra tre giorni.
Preferisci di gran lunga chi non sa nulla e fa senza saperlo affermazioni o domande inopportune o meglio ancora si lamenta dei casi propri, distraendoti da te stessa, dalla tua autoreferenzialità e dai tuoi retropensieri di tetraggine.
Ti porti in giro questi retropensieri come un qualcosa di pesante dentro la borsa, che sta sempre lì, più o meno dimenticato, a volte perfino non si riesce a trovare, come il portamonete finito chissà dove in una borsa che non è neppure troppo grande.
Cerchi la consolazione nei biscotti del panettiere e ti sorprendi nello scoprire che sono più buoni quelli che fai tu, anche se questi sono più belli.
Però non hai più voglia di farli.
Ieri cercavi ricette per un dolce leggero da portare a casa di Meg e la tua collega ti ha detto: “E a noi non li porti più”. Ha ragione, ma il divano vince sempre.

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