Archivi del mese: dicembre 2011

Stanchezza prenatalizia

Hai sempre detestato il Natale e più di tutto hai sempre detestato il fatto di dover correre in giro a cercare regalini natalizi per amici e colleghi. Ma da quando i regali li fai tu, con le tue manine, la sensazione è cambiata.
Passi le serate a guardare i tuoi libri di biscotti e dolcetti vari, scegliendo le ricette, impastando e profumando tutta la casa di burro e zucchero. Ogni anno sali un po’ di livello preparando cose un po’ più difficili (almeno così ti sembra): quest’anno tra i tuoi pacchetti ci sono un pandoro e dei cioccolatini (ma il prossimo anno ti compri lo stampo per i cioccolatini, così vengono più graziosi), fai tardi a impastare, infornare, impacchettare e vai a letto distrutta. Eppure sei orgogliosa dei tuoi regali, contenta e anche in un certo senso piena di energia e quando arrivi al momento in cui tutto è pronto e devi solo consegnare i pacchettini saresti ancora pronta con la planetaria, la placca, la carta forno e i nastri colorati.
Ecco allora che ti sei riconciliata con il Natale, che per te che non credi era solo una fiera del consumismo, della spesa, della calca nei negozi e del malumore per il regalo non trovato.
Stanca ma contenta saluti tutti i tuoi lettori con una foto di biscottini natalizi scattata in occasione dei pacchetti 2010 e auguri a chiunque passi di qui (ma anche a te stessa) di passare feste serene e felici.

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Un uomo così

“Voglio regalare calore, senso di appartenenza. Uno può pensare a Udine come a una stazioncina di passaggio tra una stagione e l’altra, invece no: l’organizzazione è quella di un grande club. Se mi dicono che sono stato bravo a far giocare così Benatia, io rispondo grazie, ma più bravo è stato chi l’ha pescato nel Grenoble, serie B francese”.
(Guidolin, allenatore dell’Udinese, l’intervista completa è qui)

Tu lo vorresti qui dove lavori Guidolin, a fare il motivatore aziendale, a ricostruire l’equilibrio perduto. C’è gente che ha alzato creste incredibili e quando la tua collega ad un certo punto è sbottata con te: “Ma questo?” tu le hai risposto: “Fai credere alla gente di essere Ibrahimovic e si comporterà come Ibrahimovic”. Poi però a volte le cose prendono piege che uno perfino non si può immaginare, tant’è che pochi giorni dopo le hai dovuto dire: “A questo han fatto credere di essere Ibrahimovic, ma lui si sente il Presidente del Milan”. Ecco, tu pensi che a volte ci vorrebbe uno come Guidolin a ristabilire l’ordine delle cose.

Poi, già che c’eri, volevi aggiungere un’altra cosa. Totti ha rotto. Da che mondo è mondo chi segna si prende la gloria, chi sbaglia si prende le critiche. Forse lui credeva di essere immune alle critiche e meritare solo la gloria. Be’, si sbagliava. Vuole andarsene? Quella è la porta, non la porta del campo, quella d’uscita. Il pallone lo lasciasse giù per cortesia.

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La cena degli ingrati

(e le rimostranze della suocera)

Ricorderanno forse i lettori di vecchia data, che l’anno scorso organizzasti una cena a cui intervenirono con le consorti tutti gli amici di Stear. Una cena prenatalizia per dodici persone alla quale tu eri impreparatissima, ma alla fine te la cavasti discretamente, nonostante la fuga della Pina nel pomeriggio e conseguente ora persa a cercare di farla tornare a casa mentre stavano per arrivare gli ospiti.

Quest’anno hai chiesto a Stear se volesse organizzare nuovamente qualcosa e lui ti ha risposto che preferiva aspettare e vedere se non ci pensava piuttosto qualcun altro. In effetti qualcun altro ci ha pensato, infatti domani sera Stear uscirà a cena coi suoi amici: serata soli uomini e ciao.

Tu non avresti neanche fatto caso alla cosa, se non ci avesse pensato tua suocera, che continua a menare il torrone a Stear per il fatto che l’anno scorso voi avete invitato tutti e quest’anno nessuno ha pensato di invitare voi (veramente neanche prima vi invitavano, nemmeno per delle serate più ridotte di un gruppo da dodici per dire e comunque non ci facevi caso, anche perché nemmeno tu non è che li sommergessi di inviti, è successo quella volta e basta), si preoccupa che tu ti sia offesa e suggerisce azioni di guerriglia tipo presentarti anche tu alla cena soli uomini.

A parte che a te la soluzione pare punitiva più per te che per loro, è inutile dire che è da ieri sera che ridi all’idea.

(un’altra cosa che non c’entra assolutamente niente ma che ti fa riderissimo è la pubblicità del videogioco del calcio con Pazzini con addosso quel maglione tremendo che dice: “Ma che regalo è questo?”)

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Le opportunità giuste al momento sbagliato

L’altra sera eri a cena da una collega che ormai è ex. Eravate una decina, c’erano da mangiare solo dolci (ridi moltissimo a pensarci adesso, chissà cosa direbbe il medico se lo sapesse) e di tutte voi, solo in tre non state lasciando l’azienda.
Alcune di loro ti mancano moltissimo, altre meno, ma c’era lo stesso un’atmosfera da fin-de-siecle, da orchestrina sul ponte del Titanic.
In questa situazione così magmatica in cui le persone si guardano da una parte all’altra, come su due sponde diverse dello stesso fiume, cominci a sentirti irrequieta e scontenta, nonostante tu abbia appena ottenuto l’agognata promozione che inseguivi da anni.
(ehi, yeah, congratulazioni, festeggiamo? uh sì, volentieri, magari, già che le tue colleghe ti hanno sgridata che non hai portato neanche un pasticcino)
Sarà forse un po’ il fatto di seguire la massa, un po’ di seguire nello specifico queste colleghe qui che tanto ti piacciono (anche se vanno ognuna in un posto diverso), sarà l’atavica paura del cambiamento, così cerchi alternative, anche assurde, più o meno.
Poi però succede una cosa che è come un portone gigante di un castello medievale, chiuso in faccia ad eventuali nuove opportunità, così resti dalla sponda sbagliata del fiume, un po’ naufraga e un po’ no, perché lo sai che non è mica detto che a saltare dall’altra parte siano solo rose e fiori.

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Dress Code – un argomento già affrontato mille volte e già sviscerato

(nello stesso modo tutte le volte, questa inclusa).

Su Elle di dicembre c’è un bel servizio su come si vestono le donne per andare al lavoro. Il servizio è composto da diversi articoli: dalle ultime tendenze moda ispirate alla donna manager (o comunque in tenuta da ufficio), a come si vestono le stiliste, fino ad una piccola intervista a diverse donne in diverse attività lavorative (dalla proprietaria di boutique all’editrice, dall’impiegata in una banca d’investimento alla farmacista), con un consiglio di stile della redazione.
Ovviamente le intervistate erano state selezionate con una certa cura: nessuna di loro era una sciattona e per di più avevano tutte un loro stile abbastanza riconoscibile.
Ecco la buona occasione per riflettere ancora una volta sul tuo stile in ufficio. Composto per la maggior parte delle volte da un paio di pantaloni e un maglione scuri, quasi sempre neri. A volte azzardi una gonna (ne possiedi abbastanza poche che mettersti ancora, sarebbe ora di rivedere l’armadio autunno-inverno) e se c’è un’occasione speciale un tubino. Sì, giri quasi sempre vestita da cassamortara, ma caro signor Zanoletti, ci si provasse lei a trovare dei vestitini o dei maglioncini colorati in questa stagione dove il nero impera e il grigio scuro segue a ruota.
Completano il tuo look delle scarpe da uomo basse e a volte una collanina senza pretese. Insomma, una pigrizia mentale e una noia mortale incredibili.

Guardi le tizie sulla rivista, che sono donne più o meno normali (fisicamente intendi, ma anche nella gestione della vita: c’è chi porta i figli all’asilo in bici per dire) e pensi a te e al fatto che ti faresti un gran favore se ti vestissi di meno col pilota automatico e cercassi capi che ti fanno apparire più carina e meno anonima.

Potrebbe forse essere il buon proposito del 2012?

 

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