Un bel bagno di realtà

Leggevi tempo fa su Internazionale che quando si frequentano sempre le stesse persone e ci si somiglia un po’ tutti, si rischia di “ricreare una comunità” che vive un po’ al di fuori del mondo e non si rende conto di come sia la realtà che la circonda. Questo è quello che è successo a te di recente.

Tu e i tuoi amichetti snobbini su anobii, tutti intellettualini radical chic, a consigliarvi romanzi di autori defunti nella vita e nella memoria, a sentirvi ignoranti se non avete letto quel libro di quell’autore di nicchia, che nemmeno i suoi eredi sanno più che è esistito, a sentirvi lontani e in un certo senso (sì, lo ammetti) anche migliori della cultura di massa. Tutti ad annuire quando leggete frasi del tipo: “Cosa ci si può aspettare dagli italiani quando in testa alle classifiche c’è l’ultimo libro di Fabio Volo?” e a ridere tra voi di quel soggetto venuto su dal niente con la sua brava licenza media e che va in giro definendosi scrittore (e c’ha pure ragione, c’ha). Ovviamente non ci sarebbe nulla di male in sé nel rispolverare vecchi tomi dimenticati dai più e riscoprire perle di bellezza del passato, se questo non vi parasse gli occhi come i cavalli che conducono i calessi dei turisti.

L’altro giorno te ne stavi in coda in farmacia, era una coda infinita e lentissima e dietro di te avevi due giovani tabbozzi: un ragazzino che avrà avuto dieci anni e uno più grande, forse sui venti, che poteva essere suo fratello. Il ragazzino ha letto su uno dei cartonati la parola taccuino e ha chiesto all’altro cosa significasse. Con tuo enorme sgomento, quest’ultimo si è arrampicato sugli specchi, ma non ha saputo dare una risposta. Non sapeva il significato della parola taccuino. E tu hai pensato al vostro snobismo da marziani, a Fabio Volo e tutto il resto e hai pensato che la realtà era molto peggio di come la dipingevate voi nel vostro circolino: magari Fabio Volo, magari la cultura di massa della classifica dei più venduti.

Davanti a te, nell’interminabile fila in farmacia, avevi una coppia di mezza età, non italiani, probabilmente nordafricani. Lei aveva i capelli velati. Quando è arrivato il loro turno la farmacista ha detto loro che il farmaco indicato nella ricetta era da ordinare e che non era passato dalla mutua.
“Cosa faccio, ve lo ordino lo stesso?”
“Quanto costa?”, hanno chiesto i due.
“Undici euro”, ha risposto la farmacista.
I due si sono consultati un attimo, poi hanno deciso di no. A te, in coda, dibattuta tra i tuoi pensieri post-snobistici, si è spezzato il cuore. Non avere undici euro per comprare, non un bene voluttuario, ma un farmaco.

Altro che circolino degli intellettuali. Benvenuta in Italia.

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4 commenti

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4 risposte a “Un bel bagno di realtà

  1. Questo è uno di quegli schiaffi che ogni tanto la vita ci regala.
    Proprio quando si pensa che di essersi ritagliati uno spicchietto in cui va tutto come vogliamo.
    E’ tremendo pensare a quanta gente sia in difficoltà ora. E fa paura

  2. sì, è disperante. ma fa anche capire quanto si è fortunati quando invece la propria situazione è più rosea.

  3. Dan(iela)

    Pur essendo nel gruppetto anobiano, non sono snobbina (e neppure tu, mi sembra!) 😀 e sono ben ancorata alla realtà, purtroppo sia a quella davanti che quella dietro di te in coda, per non parlare di altre situazioni di disagio. Basta poco per essere fortunati 😦

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