Archivi del mese: maggio 2011

L'Italia s'è desta

"E' una libidine, è una rivoluzione. Ciao mamma, guarda come mi diverto" (Jovanotti)

Ma che è? Cos'è successo? Dov'era fino a pochi mesi fa tutto questo entusiasmo?
Ti ricordi di quando andasti a votare alle primarie ed eri stupita e contenta della vittoria di Pisapia, perché era la base che diceva ai vertici che c'era bisogno di più sinistra, nonostante quel novembre grigio e il tuo seggio di Comasina triste e introvabile in mezzo a quei palazzoni tutti sgarrupati. E quando l'avevi detto a tuo padre lui aveva gridato: "Quello è un comunista, non vincerà mai!" Che per un attimo avevi creduto di essere al telefono col Silvione nazionale.
Invece piano piano, mese per mese si preparava la svolta, andando a cercare l'insoddisfazione per stanarla e darle speranza, creare le condizioni per il cambiamento, davvero come fece Obama a suo tempo, dando voce a chi aveva dimenticato di averla.
Ed ecco il miracolo, due settimane fa che già ti sembrava una cosa troppo grande e tornavi a casa da teatro ballando per strada.
Sabato l'amica alja ti diceva: "A Roma non si parla d'altro, siamo tutti pieni di entusiasmo per le elezioni milanesi, speriamo tanto". A Roma? Delle elezioni milanesi?
Ieri avresti voluto essere in piazza con le altre migliaia di persone, ma avevi una degustazione di Franciacorta in un posto stupendo (OT per amiche in caccia di marito: frequentate le degustazioni di vino, è pieno di giovanotti fighi) con un'amica romana trapiantata a Milano, che ti proponeva brindisi al nuovo sindaco ad ogni assaggio, raccontandoti che sua madre l'aveva chiamata tutta gioiosa. La madre romana tutta contenta? E lei: "Ma mamma, cosa ti interessa delle elezioni milanesi?" e la madre: "Ma anche a Napoli!" Ohibò. E poi l'ha chiamata la sua ex capa in trasferta a Mosca per sapere se era in piazza a festeggiare.
Tua madre uguale, dalla provincia di Piacenza si consolava con Milano.
Ad un certo punto ti ha chiamato tuo padre. E tu: "Hai visto? Tu che dicevi che non c'era speranza e invece?" E lui: "Massì, mi sono dovuto ricredere, poi è arrivata la zia col vino e abbiamo brindato". A Latina? Per le elezioni del sindaco di Milano? Ma che gli ha preso agli italiani?
Cosa c'è in questa primavera milanese che porta speranza in tutta Italia, che fa credere che il vento sia cambiato a livello nazionale e che la rinascita stia davvero per cominciare?
Tu sorridi ai manifesti di Pisapia con la scritta "Milano, buon giorno", indossi la maglietta arancione anche se ti sta male e guardi con fiducia a questo nuovo Rinascimento Italiano (e per piacere che ci hai un'età, una nuova delusione non la puoi sopportare).
Milano libera tutti (per davvero però).

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Venghino signore e signori, a guardare nell'abisso della tua ignoranza
Invece di trascorrere le tue serate ad inebetirti di fronte alla tv spazzatura, passi le ore sui forum di anobii, in cui leggi opinioni di persone coltissime su milioni di libri interessantissimi che continui ad inserire in wish list, angosciandoti per il tempo che non hai di leggerli. A volte diligentemente acquisti i libri consigliati, che vanno ad assommarsi alla tua pila dei non letti, pericolosamente in attesa di caderti in testa. Possiedi quasi cento libri che non hai letto, se anche ti dessero gli arresti domiciliari (oh sì, per favore!) avresti materiale per leggere per almeno due anni, senza doverti recare alla più vicina libreria per crisi di astinenza.
Rimpiangi le ore passate al lavoro sui manuali privacy invece che accoccolata sul divano con l'ultimo tomo in lettura. Del resto però i soldi per i libri (e per la pappa di gattina) da qualche parte bisogna pur tirarli fuori.
Altri campi in cui sei ignorantissima sono il cinema e la musica, di cui ti dispiaci relativamente, perché in fondo sono materie che ti interessano solo in parte e il teatro. Tu a teatro nella tua vita ci sei stata pochissime volte e la tua ignoranza in materia è sconvolgentemente abissale e per fortuna che nella tua vita è entrata Tuffatore, lettrice saltuaria di questo blog (sempre sia lodato il blog), che di tanto in tanto ti propone spettacoli di autori a te completamente (ma va'?) sconosciuti e che si rivelano poi interessantissimi.
Certo, poi ci sono tutta una serie di argomenti di cui sei beatamente e allegramente ignorante e vivi benissimo (tipo il golf, per dire).
E naturalmente, come in qualsiasi cosa, più scopri di un argomento e più prendi coscienza dell'ampiezza e profondità della tua ignoranza e ti affliggi come un cagnolino abbandonato su una piazzola di sosta in autostrada.
Che vita infame e infelice.

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La guerra dei bottoni
Non sapresti dire esattamente quando è cominciato, ma da qualche settimana ti sei trasformata in una mongolfiera. Ti manca solo il cestino sotto.
Evidentemente hai pasticciato troppo a tavola per troppi giorni di fila e non solo la bilancia, ma anche il tuo fisico si è ribellato. Non dormi la notte da tanto ti senti gonfia. I pantaloni non ti si chiudono e se si chiudono, i bottoni stringono. Ti guardi nello specchio e non ti stupisci per le felicitazioni per l'imminente lieto evento (però se la piantassero saresti riconoscente).
Quel che è peggio è che tu sai benissimo cosa dovresti fare. Dovresti eliminare carboidrati, legumi, alcolici, caffè. E magari muoverti di più. Peccato che in ufficio ti piazzino costantemente le riunioni in pausa pranzo e poi ti tocchi di pranzare con un panino. Oppure alle sei di sera, tirando sufficientemente in lungo da impedirti di andare in palestra. Oppure che la gente tenda a riempirti la vita di impegni sociali alimentari.
Ma porca pupazza, perché non si può semplicemente andare al cinema, a vedere una mostra o a fare una passeggiata al parco? Perché quando si vede qualcuno è obbligatorio mangiare?
Così mediti di rifiutare gli appuntamenti, ritardarli ad un orario non alimentare, di disdirli.
Almeno fino a che non sarai tornata dentro gli ultimi pantaloni che hai comprato.

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China sul nuovo Modello 231 con aria affranta dici alla tua collega: "Pensa come sono fortunata. Mi piace leggere e mi pagano per leggere". Lei all'inizio di guarda imparpagliata, poi capisce e sorride. E ti dice sempre: "Io il tuo lavoro non lo potrei fare" e tu le rispondi invariabilmente: "Non preoccuparti, nemmeno io lo potrei fare".
Però ti deprimi e a venire in ufficio ti viene da piangere. Loop in arrivo.
Pensi che sia un capriccio, volere un lavoro che ti piace, quando è già tanto avere un lavoro per cui ti pagano a fine mese. Però, ecco, non è che tutta questa logica ti renda poi improvvisamente tanto felice.
Il tuo capo va via. Si vede che è un vizio. La nuova capa (è una donna! evviva! la tua azienda si tinge di rosa!) ti ha chiamato ieri per chiederti in cosa consiste nel dettaglio il tuo lavoro. Oggi hai incontrato il capo uscente e lui ti ha detto di averle parlato. Pare che di te lei abbia detto: "Lise ha detto subito che il lavoro non le piace, ma quando parlava delle singole cose le brillavano gli occhi". Oddio, non è che avevi per caso dei bruscolini dentro? Perché non riesci a immaginarti con gli occhi sbarluccicanti a parlare di implementazione della policy sui reclami. Onestamente non sapresti cosa pensare di qualcuno cui sbarluccichino gli occhi a parlare di cose del genere. Come la vostra donna ISO: l'interinale che segue le pratiche di certificazione qualità e che sembra nata per fare quello. La invidi moltissimo, tutta gioiosa per cose che tu non capisci nemmeno. E che quando cominci a capirle ti annoiano ancora di più.
E più ci pensi e più ti deprimi. Sei sempre di pessimo umore.
Presumi anche che la promozione che ti era stata promessa per novembre finisca giù nello scarico del cesso e questo non aiuta a favorire l'entusiasmo.
Senti come l'improvvisa urgenza di andare a sdraiarti giù sulle strisce pedonali davanti all'ufficio.

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Cambia il vento ma noi no*
Ti ha chiamato tua madre ieri, quasi piangeva. Dopo aver fatto campagna elettorale al suo paesello per mesi, aver distribuito volantini, aiutato a organizzare la serata di lancio, partecipato a comizi, mancava solo che andasse davvero a suonare i campanelli delle case come diceva Bersani, dopo tutto questo, dopo averci creduto, hanno perso le elezioni per 200 voti (che non sono pochi, ma nemmeno tantissimi). Perso contro un candidato cementificatore del villaggio, uno che è andato all'ospizio a comprare i voti degli anziani a cinque euro l'uno, fa davvero tristezza. E lei, così triste e indignata alla sua età, ti fa capire che non è vero che dopo una certa età ci si disillude: si continua a sperare, credere, darsi da fare, restare delusi e aver voglia di piangere. Tu eri lontana e non la potevi consolare.
Ieri sera tornavi a casa a piedi dopo aver visto a teatro il monologo di Molly Bloom, emozionata da tanta bellezza e dalla bravura dell'attrice e annusavi le rose che sbucavano dai cancelli di un brutto palazzo di via Forni. Alcune profumavano delicatamente, altre no, tutte aperte, non eleganti come le rose dei fioristi, ma sane, vive e bellissime nel loro modo disordinato.
Pensavi a Milano e alla sferzata di speranza che è arrivata inattesa e ti veniva voglia di ballare, di emozionarti, quasi di piangere dalla gioia.
Pensi alla sera del 30 maggio, sai già dove sarai, ma speri di concludere la serata in Duomo a festeggiare, più che dopo lo scudetto, più che dopo la Champions.
Mancano ancora due settimane, c'è ancora tanto lavoro da fare, non è mica detta l'ultima parola.

* i tuoi lettori dovrebbero esserti grati che non hai banalmente titolato "Miracolo a Milano"
** hai fatto anche delle riflessioni da politologa sul risultato delle elezioni, ma le esporrai forse in separata sede

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Il vento starà cambiando davvero? Comunque vada, speri di ricordarti di questo pomeriggio in cui stai credendo che ci sia un futuro migliore perfino per Milano.

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Ieri è venuto uno a fare un colloquio nella tua azienda. Un collega interno, che viene dal gruppo. E' una bella posizione, con un lavoro interessante, vi serve una persona brillante, con competenze da consulenza e mente versatile.
Come effetto delle vostre pareti non propriamente fonoassorbenti, tu il tizio non l'hai visto, ma hai sentito tutto il colloquio o quasi. Il tipo sembra corrispondere ai requisiti, infatti probabilmente ve l'ha mandato qualcuno che lo conosce: lo senti parlare di progetti a cui ha partecipato, il programma dei talenti di gruppo, la sua giovane età e il suo curriculum così pieno.
Poi lei gli domanda: "Adesso dicci tre tue qualità e tre tue aree di miglioramento. Non puoi essere venuto qua senza esserti preparato su tre qualità e tre aree di miglioramento". Onestamente a te la domanda pare tremendamente anni Novanta e speravi sinceramente che ai colloqui non la facessero più.
Però hai detto alla tua collega: "Se adesso tra i difetti dice che è un perfezionista vado di là e gli tiro un pugno d'ufficio". Lui per fortuna non lo dice. Però fa una fatica tremenda a tirar fuori dei difetti oggettivi veramente convincenti, anzi, poi il discorso prende una piega talmente filosofica che smetti di ascoltare la conversazione, quindi non sai poi cosa ne sia venuto fuori e soprattutto quali siano le sue tre qualità.
Va da sé che tu a un colloquio tre qualità tue non le sapresti proprio dire. Difetti, invece, ne hai enumerati almeno cinque sull'unghia alle tue colleghe stamattina, senza averci nemmeno riflettuto un po' su.

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