Archivi del mese: aprile 2011

Sociopatia portami via
L'altro giorno hai letto un blog di una donna che ti piace molto una serie di piccoli paragrafi di cui uno con un aneddoto buffo raccontato con intelligenza ironica che ti ha fatto sorridere. Poi c'è un blog che segui in cui praticamente tutti i post ti fanno ridere, alcuni fino a rischio soffocamento.
Allora sei andata a ritroso su questo blog, facendo dei controlli a campione sui post e complessivamente che facessero anche solo sorridere ce n'erano pochissimi.
Sei proprio un personaggino tetro.
Oggi c'era la festa d'addio per un collega che va via. Tu hai contribuito al regalo e firmato il biglietto, ma alla festa non sei andata. E alla tua collega, che quasi ti voleva portare di peso hai detto di no, che sei sociopatica. E te ne stavi qua, nel tuo brodo di 231 e perfetta solitudine.
Però poi ti hanno chiamata i Beautiful Losers per il caffè e sei accorsa tutta garrula a chiacchierare di biciclette truccate.

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Del perché alla Lise piacciono quelli giovani
Quasi tutti i giorni il giovane collega siciliano del gruppo dei Beautiful Losers fa una piazzata in cortile (o alla macchinetta del caffè). Comincia a strillare: "Basta! Basta!" e ogni volta ce l'ha con qualcuno di diverso: dai proprietari di Smart (te compresa) ai "gay che si vestono bene" (e secondo lui non è vero), fino agli "intellettuali di sinistra che fanno politica" e dovrebbero andare invece nelle fabbriche. E' così morettiano nel suo strillare, ma non osi farglielo notare: si offenderebbe di sicuro moltissimo.
Ieri si parlava di due colleghe che erano andate a pranzo con qualcuno a puro scopo di lecchinaggio e lui diceva che questo non potrebbe farlo, perché ha bisogno di potersi guardare nello specchio la mattina. Ma si domandava anche per quanto tempo sarebbe riuscito a rimanere integro, senza farsi cambiare dal sistema.
Ti ha fatto e continua a farti una tenerezza immensa.
Tu la mattina ti guardi nello specchio solo per darti il fondotinta. Non ci pensi mica se sei a posto con la tua coscienza, benché il tuo massimo del lecchinaggio sia venire in ufficio vestita formale perché la DG preferisce così.
Però una volta eri come lui, avevi degli ideali, c'erano cose in cui credevi.
Ora ti senti rassegnata e sconfitta, credi ancora nelle stesse cose, ma non pensi più che si possano realizzare. Per questo lui ti piace così tanto: perché è pulito, perché ci crede ancora, perché sono le persone come lui che possono riaccendere la speranza e far barlumare che non tutto è perduto.
Chissà se sarà ancora così quando avrà la tua età o se si guarderà allo specchio solo per farsi la barba e ripenserà con nostalgia agli ideali dei suoi 26 anni, quando credeva ancora che fosse possibile cambiare il mondo.

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Si ricordano i tuoi lettori della famiglia del post del 23 marzo scorso? Se non si ricordano comunque andare a riprenderlo è facile: è poco più giù su questa stessa pagina.
Lui era tornato a casa in lacrime nel giro di una settimana, spergiurava amore eterno alla moglie che se lo era ripreso perché troppo innamorata, faceva promesse e progetti. Poi le ha telefonato, le ha detto che non era più innamorato di lei e che tornava dall'altra.
Tu pensi che l'unico uomo che queste donne dovrebbero contattare, immediatamente, è un fabbro che cambi la serratura di casa. Di tutte e due. Non si può accogliere a braccia aperte uno così, non si può lottare per averlo, lui di certo non lo merita.
Provi ad affrontare l'argomento con Stear e lui non ne vuol sentir parlare, si instruzzisce e si offende pure, come se cose del genere non potessero capitare a chiunque. Non possono? Come fa ad esserne certo? Non è presunzione da parte sua? 
Tu dovresti andare in palestra e non ne hai nessuna voglia. Non hai voglia di niente. 

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La filosofia del pallone, ma forse no
Chissà se ieri sera Benitez ha guardato la partita e alla fine rideva sotto i baffi. Al posto suo tu avresti riso, o almeno sorriso. All'ufficio marketing la Leggiadra va via (va col vostro ex capo, ovviamente) e l'altra che hanno mandato lì il capo attuale non la vuole e sta cercando di mandarla via. Ops. E così resta da solo. Ri-ops. Così è stata pubblicata una ricerca interna al gruppo, alla quale né tu né la collega Emily avete intenzione di aderire. Che si arrangino, come si arrangerà Leonardo, che più passa il tempo, peggio vanno le partite e peggio si veste lui. L'hai visto perfino in tuta, di recente. Aspetti solo che si presenti alle interviste in salopette di jeans.
Del resto lo puoi anche capire: nemmeno tu sei tanto entusiasta di toglierti il pigiama la mattina per venire a un lavoro che non vuoi fare. Ma se ti si chiede che lavoro vorresti fare la tua risposta ormai è nessuno. Perché da quando ti hanno spostata ti è successo questo: che non ti importa più niente del lavoro che fai, purché ti assicuri uno stipendio a fine mese. Perciò quando ti chiedono perché non ti dai alla pasticceria, alla biscotteria, la tua risposta è non solo che mica ci camperesti, coi tuoi prodotti da casalinga dei poveri per i quali nessuno sarebbe disposto a pagare, ma che proprio non te ne frega niente. Le cose che ti piacciono, quelle che non ti piacciono, tutto finisce in un calderone unico e per questo non ti sei più di tanto scomposta quando il lavoro che ti piaceva ti è stato tolto per darlo alle esperte dell'ufficio di Roma, che hanno fatto tutto con la massima segretezza, così che tu non potessi imparare nulla da loro. Ora guardi il materiale che ti hanno mandato e ti domandi come si impara a lavorare così, giusto per non dover più chiedere ad altri ed essere indipendenti, soprattutto nei tempi.
Oggi sei di umore pessimo, più del solito, detesti il prossimo nella sua interezza e vorresti che la tua collega, quella simpatica, non fosse in ufficio, ma non perché è lei, ma solo perché è un'incarnazione del prossimo chicchessia. Quando lei va via poi la gente entra da te e ti domanda: "Tutta sola?" e tu rispondi: "Sì, è meraviglioso" e non capisci come facciano a fare sempre la stessa domanda, come Stear, che quando va a giocare a pallone poi torna a casa e ti domanda: "Ti è dispiaciuto di restare a casa da sola questa sera?" e tu gli rispondi invariabilmente: "Neanche un po'". Ma lui la volta successiva te lo chiede di nuovo.
Ci sono dei concetti talmente estranei alla mente di alcune persone che anche se ripetuti più volte e in diverse occasioni, non vengono assimilati. L'amore per la solitudine è uno di questi. Certo, lo sai che ci sono lettori di questo blog che ti capiscono benissimo. Ma non sono la maggioranza delle persone. Un altro concetto difficilissimo da inculcare è che hai un brutto carattere e che la gente non ti piace. Rispondono tutti: "Non è vero", forse perché per loro è un concetto difficile da concepire. Tu sei gentile con il prossimo perché ti è stato insegnato, non perché lo sei di indole: di tua indole tu tratteresti male tutti, in particolare quelli che chiamano al tuo numero quando dovrebbero parlare con l'amministrazione (questo perché il centralino non ha ancora capito che le risorse umane e l'amministrazione sono due cose diverse e vi passa i fornitori con le fatture scadute), oppure cercando dell'assistente dell'Amministratore Delegato e poi riattaccandoti in faccia. Qualcuno obietterà che non è che non ti piace la gente, non ti piacciono questi qua. In realtà no: tu a priori detesti tutti, solo che qualcuno infine riesce a passare oltre il tuo fastidio e comincia a piacerti. Qualcuno sempre obietterà che anche tu potresti essere detestata da tutti. Ebbene sì, hai passato lunghi periodi della tua vita in cui non piacevi a nessuno e sai benissimo com'è. Per cui ci sei abituata, sai conviverci, si sta anche bene.
Tu non vuoi piacere alla gente, perché pensi che se gli piaci è perché si sono fatti un'immagine di te nella loro testa che non corrisponde alla realtà e che se si sforzassero di capire veramente come sei probabilmente cambierebbero idea, resterebbero delusi e darebbero la colpa a te. Ti è già successo. Per favore, che facessero lo sforzo di capire, quando dici chiaramente che no, non sei una bella persona, che non hai un buon carattere e che la gente non ti piace, invece di rispondere in automatico: "Ma va'", solo perché si fa prima.

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Non è mica successo niente di grave, ma avevi voglia di nasconderti un po'.

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C'è un programma radiofonico il sabato o la domenica pomeriggio su Radio DJ, in cui gli speaker cominciano con gli argomenti di cui NON parleranno durante la trasmissione. Oggi lo fai anche tu. 
Ecco il controsommario di questo post, ovvero gli argomenti di cui avresti voluto parlare, ma non parlerai: 
– le campagne elettorali di Milano e gli aggressivi manifesti di un sedicente "comitato per la democrazia" che ti fanno paurissima;
– l'acquisto della macchina fotografica reflex, che è come se ti avesse aperto un terzo occhio, ora vedi tutto in modo diverso, si spera che duri;
– di come tu sia iscritta a tutti i social network di questo pianeta, perfino i più sconosciuti e sgrausi tranne LastFM (ovviamente) e Facebook;
– uno che ieri ti ha chiamato sbagliando numero e chiedendoti testualmente: "Signora? Ma lei chi è?"
E' che oggi è successa una cosa nuova e i tuoi lettori di sicuro la vogliono sapere, perciò ecco qua che la racconti.
Se continua così lo denunci per stalking
Si ricorderanno gli assidui lettori (vero Plett?) del post del 14 dicembre 2010, in cui avevi ricevuto un biglietto di auguri di Natale senza firma ma con un numero di telefono. Ecco, oggi c'è il seguito. La tua collega è tornata dal ritiro della posta dicendo: "C'è una busta per te". L'hai riconosciuta subito dalla calligrafia. E già eri scocciata.
E' un biglietto di auguri di compleanno. Dentro c'è la data del tuo compleanno, che lui incredibilmente si ricorda ancora. Tutto questo dovrebbe commuoverti. Invece no. Sotto c'è scritto: "Tanti auguri per il tuo 29 compleanno". Bene, bravo, non è originale, ma è lusinghiero. Poi, attenzione, finalmente la firma (era lui, cari amici vicini e lontani). Infine un ps: mi farebbe molto piacere rivederti anche solo per un caffè o una tazza di cioccolato. Segue numero di telefono, che presumibilmente è quello del biglietto di Natale, peccato non poterlo confrontare perché oh, disdetta, l'hai buttato via.
Il primo pensiero che ti è venuto è stato: "io no". E ti sembra abbastanza evidente. L'hai forse cercato da quando si è fatto vivo? Hai accettato la sua richiesta di contatto su linkedin? Hai risposto alla mail che ti ha inviato? Hai scodinzolato festante quando ti ha telefonato? Sei stata vinta dalla curiosità e hai approfittato del suo numero di telefono quando ti ha fatto gli auguri di Natale? La risposta a tuttte queste domande è no. Che altro devi fare per chiarirglielo? Forse mandargli una lettera dal tuo avvocato (buone lì, care amiche avvocato, era per dire)?
Ma come cavolo sta messo per cercare ancora contatti con una che non vede da secoli, che evidentemente non ne vuole mezza, che per quanto ne sa lui potrebbe essere diventata obesa (in effetti…), essersi orrendamente rifatta labbra e zigomi o aver aderito a qualche folle setta che pratica il cannibalismo dei rompiscatole?
Non ha forse più una moglie cui scrivere biglietti di auguri di compleanno? Non può procurarsi una donna nuova e più giovane con cui intrallazzare il suo tempo libero, invece di andare a scavare tra i cadaveri dell'aldilà?
E' da una parte qualcosa che non riesci a spiegarti, dall'altra trovi intollerabile che un quasi quarantenne abbia una tale nostalgia della sua giovinezza da andare a far di tutto per impersonare il protagonista di un brutto film di Muccino.

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