Archivi del mese: marzo 2011

L'erba voglio di oggi
Vorresti avere parole leggiadre per descrivere indefinite sensazioni che si agitano dentro di te sofficemente senza che tu riesca ad acchiapparle.
Vorresti essere più giovane, abbastanza da essere più magra e carina come un somaro, invece sei solo una somara e all'occorrenza anche un mulo, però di un altro proverbio.
Dici a tutti, di qualsiasi cosa: "Se lo so fare io può farlo chiunque", invece a tratti vorresti sentirti figa, unica, inimitabile e sopra la massa. Ma più di tutto figa.
Vorresti essere sdraiata su una spiaggia tiepida, non troppo calda, in costume, spalmata di olio solare e insieme ai tuoi Beautiful Losers, con addosso degli occhiali giganti come quelli di Tom Ford che la June ha aspramente criticato davanti a una vetrina di Vercelli, facendo ridere anche una che passava di lì per caso, a chiacchierare del più e del meno come in certi film Hollywoodiani scritti da sceneggiatori molto bravi.
Vorresti anche, vorresti moltissimo, che le tue colleghe non fossero delle talpe della malora che tengono accese le luci artificiali anche adesso che sono le tre del pomeriggio e fuori c'è un sole stupendo, che con le luci spente ci si vede molto meglio.
Ma porca miseria.

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Tu sei come la famosa rana dell'esempio, che se la metti in una pentola d'acqua fredda e sotto accendi il fuoco, lei non esce: sta lì, nonostante l'acqua diventi sempre più calda e si cuoce.
Tu sei una così immobile che finirai bollita.

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Pronta per il botox
L'altra sera, quando tornavate dall'aperitivo in macchina, tu e il collega Platinette spettegolavate dei colleghi nuovi. Del giovane collega siciliano dicevate che sì, tanto carino, tanto simpatico, però non vi fa sesso.
"Sì, è uno di quelli che a letto ti vien voglia di rimboccargli le coperte e mettergli accanto l'orsacchiotto". Il collega veneto invece: "Certo, lui è uno da guepiere e reggicalze".
Ma non era proprio così.
Pensavi che fosse arrivato il momento di mettere anche lui nella scatola delle storie parallele (ehi, ci sono un sacco di uomini con gli occhi chiari in quella scatola!), in cui vi sareste accoppiati selvaggiamente sul trapezio di qualche post fa. E no, non era per niente così. Ecco perché ti faceva più fatica degli altri a metterlo nella scatola.
Tu non hai nessun desiderio di chiuderti con lui nei bagni del terzo piano o nel sottotetto del quinto.
Allora hai capito: nella tua vita parallela non sareste amanti e nemmeno fidanzatini mano nella mano, pizza al sabato sera, cinema la domenica pomeriggio. Nella tua vita parallela voi due saresti amici-amici. Di quegli amici che durante le vacanze estive passano la notte in spiaggia a guardare le stelle e raccontarsi i fatti loro. Che in mezzo alla compagnia si appartano in un angolo a fare dei discorsi filosofici assurdi. Di quelli che si scambiano musica e libri e film e: "Questo lo devo assolutamente leggere/vedere/ascoltare". Di quelli che la sua fidanzata ti direbbe: "Preferisco che lui esca con te che coi suoi amici, perché di te mi fido". Di quelli che quando vi succede una cosa assurda pensi: "Questa gliela devo assolutamente raccontare".
Ecco cosa stai per mettere nella tua scatola.
Cosa vuol dire tutto questo?
Prima di tutto che lui ti piace principalmente come persona, ma anche presumibilmente che hai fatto delle proiezioni su di lui, riempiendo con la tua fantasia i vuoti di lui che non conosci.
E secondo, che se hai questi desideri adolescenziali significa che sei proprio in crisi da mezza età.

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La bacchettona
Hai il sospetto che il collega veneto e la collega polacca abbiano una tresca e volevi indagare meglio, però poi alla fine hai deciso che sono fatti loro e bon, però terrai gli occhi aperti, perché un pettegolezzo succoso non si butta mai via.
A volte lui lo sorprendi a guardarti e in quelle occasioni fai di tutto per ignorarlo, fingendo di non accorgertene, fingendo che non esista addirittura, anche quando sorride, perché magari fissa nel vuoto pensando ai casi suoi e tu sei solo sulla sua linea visiva. Oppure no, ma non ci vuoi nemmeno pensare (infatti è per questo che l'hai scritto).
Tempo fa su questo blog circolava una donna che poi ne ha chiuso un blog su splinder e ne ha aperto un altro su blogspot. Tu non l'hai mai incontrata, ma hai sempre letto le sue vicissitudini. L'incontro, il colpo di fulmine col suo attuale marito, il matrimonio. Il desiderio di un figlio, le difficoltà, la fivet, la nascita di una bambina. Una famiglia splendida e gioiosa. Una nuova gravidanza, inattesa e improvvisa, accolta con entusiasmo. Momenti difficili, un parto prematuro, il bimbo in terapia intensiva. E ora, proprio ora che il piccolo ha passato la fase peggiore e sta per essere portato a casa, il marito se ne va a vivere con un'altra.
E' stato come se avessero schiaffeggiato anche te. Sei rimasta pietrificata. Prima di tutto per l'orrore e poi perché loro ti sembravano da fuori e da lontano una famiglia bellissima, piena di gioia e di amore.
Come quella coppia di amici di Stear, che pure loro sembravano la coppia del Mulino Bianco e lui si è trovato un'altra mentre lei aspettava il terzo figlio.
Ti sei domandata: ma tu te lo prenderesti un uomo che ha appena fatto un figlio con un'altra donna? E ti sei risposta: mio Dio no! Allora ti sei domandata che genere di donne siano queste qua, che vogliono a tutti i costi un uomo, da prenderselo in queste condizioni. 
Ma certo che da lontano e da fuori giudicare è la cosa più facile del mondo.

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Ritorno al passato: l'aperitivo coi Beautiful Losers
Del fatto che tu non sia più qualla di una volta già si è detto. Del resto gli anni passano, i vestiti si restringono (ah no?), le rughe crescono e i capelli bianchi pure. Tu sei invecchiata anche nell'animo e frequentare i locali fighetti nei quali una volta sguazzavi a tuo agio ti regala consapevolezze nuovissime.
Mercoledì, per l'aperitivo Platinette aveva prenotato in un posto strafighettissimo, all'ingresso del quale vi hanno informato che loro "garantiscono il 40% dei posti prenotati". Che nella pratica voleva dire: avete prenotato per dieci, ci saranno quattro posti a sedere. Che poi per fortuna erano sei, più una specie di bidoncino della spazzatura sul quale vi siete seduti a turno. Tutti stretti com'eravate sei stata grata al collega veneto quando a un certo punto si è alzato ed è andato a stazionare nel corridoio, perché avercelo accanto col solito corollario di "parliamo vicini perché c'è un chiasso micidiale" non era salutare, soprattutto con la primavera in arrivo, api, fiorellini, trallallà. Lui del resto piace a tutti, uomini e donne. Tu in queste notti di vacanza lo hai sognato due volte. Tutte e due le volte lui ci provava alla grandissima con te e tu ti tiravi indietro con pretesti di fedeltà che van benissimo nella vita reale, ma nei sogni per favore no, preferiresti accoppiarti selvaggiamente nuda sul trapezio con prestanti sconosciuti muscolosi e creativi.
Tornando all'aperitivo, ti è piaciuto moltissimo. Ovviamente non per il fatto dell'aperitivo in sé, che hai mangiato pochissimo e hai bevuto due mojito e mezzo (lode al locale fighetto, almeno i cocktail li sanno fare) e a un certo punto hai smesso perché hai capito che al sorso successivo non avresti più risposto di te. Ti è piaciuto ridere, scherzare, spettegolare a più non posso. Hai parlato moltissimo con la collega polacca, che ti ha raccontato del suo fidanzato a Londra per un master, di indipendenza e relazioni sentimentali, di quanto siete ancora bellini tu e Stear dopo tutti questi anni (oddio, la coppia più bella del mondo no, non ce la puoi fare), l'hai ammirata litigare con i baristi per i bicchieri che vi avevano portato via ancora pieni e farsi fare due nuovi cocktail al prezzo di uno e insomma, ti è piaciuta moltissimo, vorresti essere quasi come lei.
Poi ad un certo punto ti sei guardata in giro nel locale, hai osservato la gente che c'era e ti sei stupita di notare come le ragazze ti sembrassero in gran parte delle cozze tirate a lucido e forse era lo stesso genere di donne che quando eri più giovane e infelice ti sembravano tutte più magre e più carine di te.

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Ma la gente non si annoia?
post dedicato ad amica f.

"I libri mi sono indispensabili al punto che se in treno mi rendo conto che i miei compagni di viaggio non se ne sono portati nemmeno uno, mi assale un vero e proprio sconforto"
(W.S. Maugham – La sacca dei libri)

Da quando non abiti più da sola, prendi molto meno i mezzi pubblici. Tu e Stear andate al lavoro in macchina. Ne consegue che il tuo tempo dedicato alla lettura è diminuito. Però, quando ti capita di sapere che dovrai tornare in treno o che dopo il lavoro non andrai a casa, cerchi sempre di portarti qualcosa da leggere con te. Se invece ti succede l'imprevisto e devi tornare in treno da sola o andare in tram da qualche parte e non ti sei portata nulla, ti disperi: non riesci a concepire di avere tutto quel tempo perfetto per leggere e di sprecarlo così, senza nemmeno una rivistina da poco. L'altra settimana, quando sei andata in centro per una riunione di cui ti eri scordata, sei corsa in libreria a comprare qualcosa per il viaggio di ritorno in ufficio (in totale venti minuti). E non è la prima volta.
Per questo ti stupisci di come sui mezzi e in particolare in treno, dove la gente è costretta a stare parecchio, ci sia tanta gente senza nulla. 
Vedi quelli in compagnia. Tutto ok. Vedi quelli con le cuffie o che giocano col telefonino. Tutto ok. Vedi quelli al telefono, che quando chiudono la telefonata non hanno più niente da fare. E si annoiano. Si annoiano visibilmente: guardano fuori dal finestrino, non c'è nulla da vedere, guardano verso il corridoio del treno, non c'è nulla da vedere. Che noia. 
Gente con in mano un libro ne vedi poca. Ma perché? Se uno sa che deve tutti i giorni perdere tanto tempo sopra un sordido treno noioso, perché non si porta qualcosa che gli permetta di passare quel tempo in maniera piacevole? Non deve mica per forza essere qualcosa di terribilmente noioso che fa rimpiangere la vista della stazione di Bovisa dal finestrino. Può essere un giornale, una rivista di gossip (Dio ti scampi, ma a certi piacciono), il cubo di Rubik, l'andamento delle quotazioni di Borsa. Ma anche, sì, perché no, un bel libro.
E tu ti domandi: se lo sanno, che si annoieranno, perché non se ne portano uno?

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Beautiful Losers
Di solito a pranzo non esci coi tuoi colleghi, ma con quelli di Stear. Solo con alcuni in realtà, accuratamente scelti. Siete un gruppo di sette/dieci persone, vi dite una raffica di cattiverie e ridete tanto che vi vengono le lacrime. Non parlate quasi mai di lavoro.
Tra di loro, oltre a voi due ci sono: due giovanissimi interinali con un contratto di tre mesi, brillanti e intelligentissimi; il collega Platinette, uno appena assunto con contratto da apprendista con delle condizioni che manca tra poco sia lui a pagare il datore di lavoro per venire in ufficio tutti i mesi, uno che si è trasferito dal Veneto e una ragazza polacca che parla italiano benissimo ed è la più perfida di tutti.
Rientrando avete incontrato l'altro gruppetto di neoassunti, quelli presi "dall'industria", sui trent'anni circa, presumibilmente raccomandati (anche se comunque intelligenti e in gamba), leccaculissimi e falsi, arrivisti, arroganti e strapagati.
Qualche volta ti è capitato di andare a pranzo anche con loro, quando erano appena arrivati e ancora non avevate fatto le scremature del caso: delle persone così fastidiose che li avresti seppelliti sotto il tavolino del bar con tutti i panini sopra.
Sicuramente a pranzo tra di loro si divertono un sacco eh, ma tu sei sicura che non si divertono come voi.
Perché voi siete i Beautiful Losers. Loro sono solo delle Cheerleeders noiosissime.

(oggi avevi in mente un nuovo post di Filosofia del pallone oppure uno sulla gente in treno che si annoia, però poi è andata così)

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