Archivi del mese: novembre 2010

Brontolonismi
Meno male che non hai figli, altrimenti sarebbero anche loro motivo di lagnanza, per la scuola in svendita, l'asilo che chiude presto, le questioni educative e che non hanno riordinato la cameretta.
Sei di cattivo umore in questi giorni e i motivi sono:

1) avevi detto a Stear di invitare a cena una coppia di suoi amici. Nel mentre lui ti ha chiesto se poteva estenderlo a un'altra coppia di amici. E va bene. Quando i quattro hanno accettato ti ha chiesto se poteva estenderlo alle altre due coppie restanti. "Per non fare esclusioni", ti ha detto. Ma se loro le esclusioni le hanno sempre fatte: escono per i fatti loro senza invitarvi mai, dove sta il problema? Tu non vuoi fare la parte di quella che gli impedisce di vedere i suoi amici, visto che i tuoi a cena da voi son sempre venuti, perciò gli hai detto sì. "Tanto non accetteranno", ti ha detto. Invece figurati se certi si perdono l'occasione di una cena gratis, perciò da quattro che dovevate essere sarete in dieci (e di questi solo una coppia ha chiesto se poteva portare qualcosa). Ovvero, invece di una tranquilla cenetta a quattro sarà una serata caciarona in cui tu non farai altro che la spola dalla cucina, dove spentolerai per tutto il giorno, senza poter preparare nulla in anticipo perché questa è una settimana da incubo. In più tre di queste persone tu le detesti.

2) La tua collega con cui dividi l'ufficio non fa altro che lamentarsi. Per carità, tu sei la portabandiera del diritto alla lagna (altrimenti cosa ci staresti a fare qui?), ma ti dice sempre le stesse cose, almeno si lagnasse di cose ogni volta diverse, invece ti annoia da morire e tu vorresti tanto che invece si aprisse un blog (nel quale lamentarsi di te prima di tutto). In tutto questo, mai che ti chiedesse come stai tu. Inoltre: quando tu esci prima di lei e lei non è al suo posto le lasci sempre un post-it di saluto sul monitor. La volta che lei è uscita prima e tu eri dal tuo capo, quando sei tornata hai trovato perfino la luce spenta. Grazie tante. Quando non viene con te alla macchinetta le chiedi sempre se puoi portarle qualcosa e lei si fa sempre portare l'acqua, ma mai che mettesse i soldi nella chiavetta o chiedesse a te se vuoi qualcosa quando va lei per conto suo. Infatti adesso hai deciso che smetti. Infine, ti sei fatta abilitare a rispondere al suo telefono per quando è fuori, perché pare che qualcuno si sia lamentato e infatti in sua assenza le prendi sempre le chiamate. Morire se lei ne prendesse una per te.

3) In ufficio fa un freddo glaciale. Ma non in tutta l'azienda, solo nella vostra parte di corridoio. Così le colleghe che stanno dall'altra parte possono venire in normale tenuta da lavoro fru-fru, tu invece vieni in ufficio vestita come una guida alpina, ti manca solo il San Bernardo (e la sua botticella in particolare). E per quanto tu ti copra e nonostante il thermos con la tisana calda, stai tutto il giorno con le dita gelate. Ci tieni a sottolineare che non sei particolarmente freddolosa, ma che proprio chiunque metta piede nel vostro ufficio prima di salutarvi esclami: "Che freddo qui!". Il Direttore Generale, nell'ufficio di fianco al vostro, si aggira in azienda con un cardigan da montagna spesso tre dita e ha ribattezzato la sua stanza "il palazzo d'inverno". Non si contano le volte che avete chiamato i servizi generali per ovviare al problema, ovviamente senza risultato.

4) Tra meno di un mese è Natale e questo li batte tutti.

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Ancora filosofia del pallone
(che ci si vuol fare, in tempi di magra creativa va così)
Non sai gli altri tifosi, ma tu sei un po' stupita e un po' no di questo 5-2 di domenica. Perché l'anno scorso non saresti stata stupita, ma quest'anno, dove si perde a Chievo (una volta una giornalista disse proprio così: "A Chievo") e si pareggia col Lecce per miracolo, si poteva pure perdere in casa col Parma (e infatti all'inizio quasi sembrava), soprattutto senza Eto'o e con la squadra degli infortunati.
Invece no. Invece no, perché a volte ti vien da pensare che quando le cose peggiorano, peggiorano, peggiorano e sembra che non ci sia fine al tunnel buio, è lì che vengon fuori le risorse nascoste, le alzate d'orgoglio, le forze che non si sapeva di avere.
Chissà se può essere vero anche per te, dov'è il tuo punto di ritorno, il fondo dal quale risalire, a che punto devi stare per cambiare rotta.
"Rafa, ne possiamo parlare intanto che disfi le valigie?"

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A Milano nevica. Per venire al lavoro ti metti un vestitino e le galosce di gomma, che in ufficio sostituisci con un paio di Pedro Garcia col tacco a spillo.
Entra un collega che cerca una cosa, guardate insieme nell'armadio, non c'è. Però potrebbe essere dentro uno scatolone sopra l'armadio. Tiri fuori la scala e ci monti sopra mentre lui ti dice: "Meno male che non soffri di vertigine". Tu in realtà soffri di vertigine pure sul marciapiede, ma tant'è.
Anche in quella scatola non c'è quello che cercate, devi guardare sopra l'altro armadio. Nel mentre che sposti la scala entra il sistemista.
"Cosa c'è, si è sparsa la voce?", chiedi, "Guardate comunque che ho su i collant".
I due colleghi ti guardano con l'espressione delle mucche davanti al treno.
"Dai!", esclami, "Mi aspettavo che voi l'avreste capita. Volevo dire che è inutile che guardate da sotto in su per vedermi le mutande. Cavoli si vede che avete finito le elementari da troppo tempo".
Il sistemista: "Mi sa che ero l'unico che alle elementari non guardava sotto le gonne delle compagne"
L'altro: "Ma nemmeno io. Ho cominciato molto più tardi, tipo verso i 24 anni".
Tu: "Ma tu a 24 anni eri ancora alle elementari".
Tiri giù l'ennesimo scatolone, non c'è niente. Ma adesso tu hai le mani tutte impolverate, così quando il collega va via anche tu esci per andare in bagno. Camminate insieme in corridoio con passo evidentemente diverso, ma la sua buona educazione lo costringe a tenere quello delle tue gambette corte. Allora gli dici: "Puoi pure andartene via facendo finta di non conoscermi"
Lui: "Tu non sei normale".

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In ufficio fa così freddo che stai pensando di suicidarti per andare all'inferno e scaldarti un po'. E intanto che riflettevi su quest'ipotesi hai pensato che il suicidio è davvero un peccato mortale.
Oggi non sai come, col tuo capo e la legale siete finiti a parlare di pigiami e il tuo capo ha confessato di aggirarsi nel suo letto con indosso un pigiama con sopra disegnato un leone. Tu speravi che il leone avesse la criniera di pelouche in rilievo, purtroppo no.
In palestra c'erano delle tizie che parlavano dei musical in cartellone a Milano e nello specifico di Mamma Mia!
Una ha detto: "Eh peccato che sia in italiano". E l'altra: "Come in italiano? E va be', ma per le mamme in italiano è meglio, perché noi siamo fan degli Abba, ma altrimenti le mamme non capiscono".
Questa cosa delle mamme l'ha ripetuta un sacco di volte e ti faceva stranissimo e volevi dirle che se una sa l'inglese e lo capisce non è che dopo aver partorito perde questa facoltà. Tra l'altro poi conosci diverse persone che non capiscono niente d'inglese e figli non ne hanno.

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Ritornano gli amati protagonisti di Filosofia del pallone, con nuove interessanti riflessioni
Sabato alla radio c'era in collegamento Capitani, l'astrologo della Gazzetta dello Sport, che faceva l'oroscopo alle squadre di calcio, in particolare agli allenatori.
E' così che hai scoperto che Benitez è dell'ariete, come te. L'oroscopo diceva che adesso la situazione è difficile, ma che il transito dei pianeti migliorerà dopo la fine di gennaio, per cui si spera che per allora anche la squadra andrà meglio. 
Tu hai pensato che per la fine di gennaio di sicuro ti sarai sbarazzata di quel file di mappatura dei dipendenti, pieno di codici e tutto sbagliato, che devi risistemare alla bell'e meglio, senza però il programma che ti permetta di controllare dove sono gli errori e andando a verificare ogni numero singolarmente con gli occhi che ti si incrociano. E questo sarà di sicuro un miglioramento.
Hai anche pensato che probabilmente allora era per quello che Benitez diceva che dopo gennaio le cose andranno meglio e non come hanno insinuato i giornalisti maligni e pure il presidente per via della campagna acquisti che dovrà essere cospicua.
Mah, si spera.
"Rafa, festeggiamo insieme il compleanno? Ah già, ma tu chissà dove sarai ad aprile"

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Ieri hai finito di leggere Festa Mobile di Hemingway e hai pensato che hai fatto bene a smettere di scrivere. Come si fa a pensare di scrivere qualsiasi cosa (anche questa che stai scrivendo adesso) dopo aver letto Hemingway? Non si può mica. Oppure si può, ma solo tipo se sei Marquez. 
Poi hai pensato che i tuoi modelli sono troppo ambiziosi. E però. Come cavolo si fa ad avere ambizioni di bassa o media statura? 
C'è chi si accontenta di ambire al livello medio? Attenzione: non stai parlando di essere. Uno si può contentare di essere qualsiasi cosa per un sacco di buoni motivi. Ma quando si hanno ambizioni al talento, si può forse desiderare di essere un talento così così?
Tu non puoi proprio.

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Sabato mattina tu e Stear siete andati a far compere in un centro commerciale diverso dal solito. Mentre parcheggiavate, dall'altra parte della strada hai visto ymarti (il tuo fidanzato storico dei tempi dell'università). O almeno: ti sembrava proprio lui. Stava chiudendo il portellone della sua Golf (la Golf, che tristezza), ma la portiera posteriore era aperta e ne sbucava una manina di bimbo.
"Non salutarlo" ti ha detto Stear, dando prova di inaspettatissima gelosia. Tu che nei rincontri sei sempre in imbarazzo e non eri nemmeno sicura che fosse lui, perciò non l'hai chiamato e lui non ti ha vista.
Ti ha fatto piacere però vedere quella manina, ti sembrava il tipo di persona che sarebbe stato felice di diventare padre. E tu speri che lo sia.

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