Archivi del mese: ottobre 2010

Sgradevoli impressioni
La collega Miss Rossella è tornata dalla maternità. E' una madre felice, innamoratissima della sua bimba, che le regala moltissime soddisfazioni. Fin qui tutto bene, anche se diventa un po' noiosa da ascoltare, visto che è diventata praticamente mono-argomento.
La parte non bene invece riguarda il marito. Già prima della gravidanza lui si assentava parecchio, sia per il crescente lavoro che per i molteplici impegni politici. Lei già allora si era lamentata con lui della sua assenza (qui non si mettono in dubbio gli impegni eh, sia chiaro), facendogli più volte capire che avrebbe preferito che lui passasse più tempo con lei. Ora, dopo la nascita della bambina le cose non sono migliorate. Il che non ti appare giustificabile ma abbastanza prevedibile: di uomini superimpegnati che diventano padri modello ne hai visti pochini perfino in letteratura, figurarsi nella vita reale.
Ovviamente la collega Miss Rossella è molto triste per questa cosa e tu lo trovi perfettamente condivisibile.
Perché senti il bisogno di specificare questo punto? Perché ora viene dell'altro.
L'altro giorno siete andate a pranzo insieme, dopo tanto tempo che non vi capitava. Con voi c'erano anche il suo capo, Stear e un altro collega. E si è svolta la seguente conversazione.
Lei: "Ieri sera mio marito, prima di addormentarsi mi ha detto se per questo ponte non andiamo tutti e tre al mare. E io gli ho risposto che gli darò retta solo quando mi farà una proposta concreta. Che poi, cosa ci andiamo a fare?"
Tu: "Be', cambiate un po' aria"
Al che lei ha proferito un verso di disprezzo.
Stear: "Ma lui ieri ti ha detto così perché era contento che il Milan ha vinto, vedrai che oggi se ne sarà già dimenticato"
Lei: "E chi se ne frega"
Capo: "Ah, il Milan ha vinto? Quanto ha fatto?"
Tu: "Due a uno, goal di Robinho e Ibrahimovic. E per il Napoli ha segnato Lavezzi"
Capo: "Cavoli, sai anche i marcatori!"
Tu: "Certo, perché quando lui torna a casa voglio sapere di che umore è"
Miss Rossella: "Una volta lo facevo anch'io, adesso non me ne frega più niente".
Tu in quel momento hai avuto un pensiero velocissimo, di cui ti sei subito pentita, ma continui ad averlo e continui a pentirtene. Il pensiero è stato: Cosa aspetta suo marito a farle le corna?
Magari già gliele fa. Comunque il pensiero era mal centrato. Non è una questione di corna. Solo, tu pensi che se una vorrebbe che il marito fosse più presente, dovrebbe essere contenta se lui le propone tre giorni da passare insieme lontano da qualsiasi distrazione. Ma chissà, forse il punto di rottura è già stato oltrepassato. E ti domandi se lei se ne sia resa conto.
Ti sei spiegata malissimo.

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Filosofia del pallone
No, niente, pensavi che non è bello essere Benitez in questi giorni. Non è facile essere Benitez dopo Mourinho. Non è facile niente, dopo Mourinho, che aveva il grosso difetto di essere antipaticissimo e villano, ma era bello e bravo e vi ha fatto vincere la Champions e per questo gli si perdonano un sacco di cose, tanto mica che poi dovete andare a mangiare la pizza insieme, se non è tanto simpatico non fa niente.
Invece con Benitez ti ci immagini a mangiare la pizza insieme e sareste tutti e due malinconici e lui ti direbbe cose deprimenti tipo: "Avrei voluto fare il salumiere, non l'allenatore" e ti capirebbe se tu gli dicessi: "Mi sento sempre sbagliata e fuori posto in tutto" e non ci sarebbe consolazione per nessuno dei due.
Immagini come ci si debba sentire a sostituire qualcuno che ha fatto tutto in maniera quasi impeccabile e pensi a chi ti ha sostituita in certi casi nel lavoro: hanno fatto tutti meglio di te (con un'eccezione, ma pare vada bene così lo stesso) e pensi che non era difficile far meglio di te.
E come quando ti dicono che sai fare bene tante cose (e poi dicono tutti invariabilmente "i biscotti"), tu pensi che forse non è consolante sapere di aver già vinto una Champions, quando sono cose del passato, che si sono sapute fare e sembra non si sappiano fare più, con tutte le potenzialità di una squadra che non è poi molto diversa da quella dell'anno prima e che pure non ce la fa ad essere lo stesso panzer di un anno fa, pur con tutte le buone ragioni che si possono addurre.
Perché le buone ragioni non sono mica consolanti per chi non si scusa mai, per chi ha quell'aria sempre in torto e sembra non essere capace di mandare la gente a quel paese.
Forse essere antipatici è meglio.
"Rafa, cosa fai questa sera?"

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Hai cambiato palestra, ti sei iscritta a quella vicinissima all'ufficio, così ci metti meno tempo, ci puoi andare anche in pausa pranzo: non riesci a fare più di trenta minuti di cyclette, doccia velocissima e rientro in ufficio, ma è meglio che niente.
E' una palestra sgrausissima, ma ha questo vantaggio qui della comodità. Per contro ha altri svantaggi. 
Sì, perché la palestra iperfighettissima dove andavi prima ultimamente si era un po' svuotata, causa apertura di un'altra palestra ancor più iperfighettissima sempre in zona. Il risultato era che un po' di fighette avevano portato altrove i loro sederi perfetti, le loro gambe lisce e le loro pance piatte.
Una (tu) si aspettava poi che nella palestra sgrausa ci fossero clienti sgrause come te. Invece la vicinanza con diversi uffici di grandi aziende è il male assoluto. Le fighette approfittano delle pause pranzo esattamente come te. E te le trovi lì, nello spogliatoio angusto, coi loro sederi antigravità a pochi centimetri, con le loro camicette stiratissime (ma come fanno, dopo averle infilate nei borsoni della palestra?) e i loro phon professionali portati appositamente da casa. E' inutile che tu stia a dire che pure a casa hai un phon da campeggio e in quell'ora complessiva di pausa pranzo non hai nemmeno il tempo di pettinarteli i capelli, figurarsi di phonarli con perizia professionale.
Com'è dura.

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Hai dimenticato il compleanno di una collega. Così siete (quasi) pari. Stasera produrrai vagonate di biscotti per rimediare alla dimenticanza, imbusterai, infiocchetterai ed etichetterai e domani auspicabilmente sarete felici in due. Nel frattempo hai sviluppato un'insana dipendenza da un sito di etichette personalizzabili e come una dodicenne le vuoi tutte, con tutti i disegnini, tutte le scritte, tutte le forme.
Ci passeresti le ore, spendendoci patrimoni, invece di scrivere le job description che ti hanno chiesto. 
Nelle pubblicità del Win For Life fanno vedere immagini di gente perennemente in vacanza, tu invece pensi che se vincessi quei soldi lì (nel dubbio comunque non giochi), li useresti per un mutuo per comprarti una casa bellissima a Milano, che è la tua città e tu la ami, con tutte le sue contraddizioni.
Da questo mese si inaugura la stagione delle cene e dei pranzi, perché certi piaceri nella vita andrebbero intensamente coltivati.

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Ieri sera un nutrito gruppo di tuoi colleghi è andato a teatro. Era un gruppo eterogeneo, composto di persone con rapporti diversi tra loro e anche con te. Ma alcune di queste persone tu le consideri amiche: due sono quelle che ti hanno regalato la Pina, loro sono anche venute al tuo matrimonio. Ecco, in questo gruppo di quindici persone a nessuno è venuto in mente di chiederti se anche a te faceva piacere andare. Non ti importa della serata in sé o dello spettacolo, proprio il gesto mancato ti dispiace.
Ci sei proprio rimasta male.
E no, non hai mai declamato a gran voce che tu il teatro lo detesti e cose simili.
Il che potrebbe anche semplicemente condurre all'idea che probabilmente stai sull'anima a tutti, la colpa è tua, non pretenderai certo che ti invitino pure nel loro tempo libero?
No, certo, legittimo. Solo che, ecco, non ti fa venir voglia poi di dare risposte dolci e accomodanti quando vengono a chiederti se magari hai portato dei biscotti.

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Stamattina nel venire al lavoro avete visto sul ciglio della strada un gattino. Era chiaramente stato investito, ma passando avete visto che muoveva una zampetta. 
"Torniamo indietro?" hai chiesto a Stear. Pensavi che se fosse stato possibile l'avresti avvolto nell'asciugamano della palestra e portato al pronto soccorso veterinario non lontano da lì.
"Guarda che ti impressioni", ha commentato lui, ma lo stesso ha girato intorno all'isolato e siete ritornati sul posto. Non erano passati neanche cinque minuti, ma quando ti sei avvicinata il micino era già morto e da come era conciato si capiva anche che l'urto non gli aveva lasciato nessuna speranza e che non avresti potuto far nulla per lui. Era piccolissimo, non più di due mesi e batuffoloso com'era la Pina quando ve la portarono.
Aveva ragione Stear, ti sei impressionata. Ma non nel senso di schifo, nel senso di tristezza. E non va via.

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Di tutto un po'
Sabato pomeriggio c'era alla radio un intervista con Gigi Mastrangelo, della nazionale di volley e l'intervistatore gli ha detto: "E poi ho saputo che sei anche un'icona gay" e lui non si è schermito, non ha messo le mani avanti puntualizzando che preferisce le donne, non ha fatto battute, ha risposto con tono allegro che ne va molto orgoglioso, con naturalezza e questo ti è piaciuto molto.
Per il resto è stato un sabato pomeriggio antipatico, a inseguire negozi che abbassano serrande e a cercare cose che non si trovano, in altri negozi o nella casella della posta, per non parlare del telefono, che ha smesso del tutto di funzionare, tranne quando è il momento della sveglia.
Ieri a pranzo al ristorante la mamma di Stear ha esagerato col limoncello, ha cominciato a straparlare, tanto che suo marito l'ha dovuta portar via di peso, con il fratello che rideva e quando siete andati via anche Stear la prendeva in giro.
Poi siete andati a fare una passeggiata in una via di negozi aperti, tutti tranne quello dove saresti voluta andare tu, così hai dovuto ripiegare sulla profumeria, poverina e non contenta hai pure accompagnato il marito a comprare una giacca e ancora non si spiega come mai ora ci sia una giacca nuova anche nella tua parte dell'armadio.

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