Archivi del mese: luglio 2010

In prima serata una cena con i colleghi durante la quale hai rischiato seriamente di morire per le risate.
In seconda serata, passaggio da un'amica di Stear, in fase di separazione dal marito (anche lui amico di Stear), con il quale ha fatto tre figli, ancora piccoli (l'ultima ha otto mesi).
Mentre vi raccontava tutta la storia, sentivate crescere voi un senso di nausea e disperazione. Eri atterrita dalla tragica banalità della vicenda: lui che la tradiva da quando lei era ancora incinta, le accuse, i sensi di colpa, il tentativo di ricominciare fallito perché ovviamente lui si vedeva ancora con l'altra. L'altra che incidentalmente è fidanzata e convive.
Mentre lei parlava, ti sembrava di scorrere pagine su pagine di lettere all'Aspesi del Venerdì di Repubblica ed eri angosciata per l'orrore della situazione. E contemporaneamente eri colpita dalla lucidità con la quale lei descriveva tutto quanto, prendendo in considerazione eventuali mancanze sue, descrivendovi in poche parole efficaci la sua sofferenza, la preoccupazione per i bambini, tutto l'universo di desideri cancellati e il disorientamento.
E in tutto questo sovrapporsi di cliché quasi da morire di noia, se non fosse tanto tragico, ciò che ti ha colpito di più è che quando lei lo ha finalmente cacciato di casa e la famiglia di lui ha saputo che c'erano dei problemi e hanno cominciato a domandarsi cosa fosse successo, di tutte le cause possibili, il tradimento è stata la prima cosa che hanno escluso: "Lui un'altra? Impossibile".
Tu non lo vuoi giustificare in niente, è stato inqualificabile, ma ti è sembrato terribile che le persone che gli stavano intorno e gli erano vicine l'avessero incasellato per tanto tempo in un ruolo così diverso da ciò che lui era in realtà.

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Evviva gli sposi
Nei giorni precedenti le nozze chiunque ti avesse chiesto: "Sei contenta?" si sarebbe sentito rispondere: "No."
Ma anche chi ti avesse chiesto: "Sei emozionata?". Del resto per te l'idea di quel giorno corrispondeva a un pomeriggio di coda in posta in piedi coi tacchi alti: faccenda ben poco godibile e tutt'altro che emozionante.
Invece, per una qualsiasi inspiegabile ragione, il giorno del grande evento è calato su di te lo spirito della sposa, che ti ha fatto vivere l'intera giornata con allegria e serenità, divertendoti addirittura. Emozione sempre zero, ma in fondo davvero si tratta solo di una formalità burocratica in abiti eleganti e con festa a seguire: che bisogno c'è di emozionarsi?
Così non hai avuto la prevista crisi da "sarò una sposa dimessa" che ti aveva tormentato nei giorni precedenti. Non hai nemmeno avuto problemi a farti fotografare in continuazione dalle professioniste e dagli amici e anzi eri tu addirittura che andavi a chiedere gli scatti in giro. Poi vabbe', ieri ne hai viste alcune e sembri Platinette, perciò non hai nessuna intenzione di mostrarle in giro, ma adesso sei te stessa, quel giorno no.
Quel giorno, l'unico fugace attimo di incupimento è stato con Meg che in Comune ha cominciato a dare direttive a tutti, sposi compresi, del tipo "fate così, fate colà, entrate di qui, voi di qua", che ti ha abbastanza infastidito. Insomma, il matrimonio era il tuo, potevi o no fare come volevi?
Il Comune tra l'altro è popolato di individui superpittoreschi, da una tizia con un assurdo cappello di fiori in testa che funge da animatrice indicando a tutti i presenti: "in piedi" e "seduti", come se si giocasse a sacco pieno sacco vuoto; un soggetto che conta gli invitati e rampogna i ritardatari davanti a tutti, e perfino un paio di addette incaricate di chiamare dentro gli sposi che, in un contesto di gente benvestita e superelegante, si aggiravano per il cortiletto in canotta, pantaloncini e ciabatte di gomma.
La sala delle cerimonie a Milano è bellissima, la cerimonia dura tipo dieci minuti e vissero felici e contenti.
Ancor più contenta eri del luogo della cena: una cascina ristrutturata dove si stava benissimo, non faceva caldo, non c'erano insetti e avete mangiato benissimo.
La musica era la tua, quella di anni di raccolte del Cafè del Mar, minuziosamente caricate sull'ipod e la torta anche era la tua, scelta su un sito inglese fighissimo di torte da cerimonia e gigantesca tanto da atterrirvi tutti quand'è arrivata (ma poi era quasi tutta finta), con sopra degli sposini di plastica carinissimi che adesso troneggiano nella vostra libreria. Eravate in pochi, gli urlatori di "evviva gli sposi" sono stati velocemente intimoriti da una delle tue occhiatacce, siete stati bene e perfino tuo padre e tua madre, che sono soliti lamentarsi di tutto, hanno detto che era tutto perfetto.
Poi vabbe', il viaggio, ma di questo già molto si sa e altro si saprà nei prossimi giorni.

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Dopo aver preso litri di pioggia oggi finalmente lasciate Salvador. Speravate di fare un po´ di mare e invece niente, vi siete dovuti comprare un ombrello da pioggia. Anche una gita nell´entroterra (presumibilmente piú asciutto) si é risolta in un infinito acquazzone. Le tue scarpine da viaggio stanno facendo la muffa.
Cosí stasera ve ne tornate a Rio, dove le previsioni annunciano un clima piú asciutto per gli ultimi due giorni di vacanza. Fa niente, vi siete divertiti lo stesso.
Prossimamente in arrivo post sul giorno delle nozze, in esclusiva per i lettori romantici (lo sai che é pieno).

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Sole, venticello, colori squillanti e una vista sulla baia. Questa e´ Salvador de Bahia.
Siete arrivati ieri sera, stanchi morti dopo un paio di aerei su e giu´. La citta´ sembra bellissima, di quelle che si girano con calma, fermandosi nei baretti a bere spremute di frutti sconosciuti (che e´ la goiaba?) o a mangiare quegli intrugli di pesce che preparava Dona Flor ai suoi due mariti. Tutto e´ buonissimo, sembra di stare in una vacanza di superlativi, speri che anche il mare e le spiagge confermino le promesse della Lonely Planet.
Qui il cellulare non ti funziona: in realta´ ti prende in giro, mostrandoti il segnale, ma impedendoti di chiamare, ricevere, inviare e ricevere sms. Sei fuori dal mondo, in una realta´ parallela, che non esisteva prima del 3 luglio scorso. E che cessera´ di esistere tra sette giorni. E´ partito il conto alla rovescia?
Del resto, a casa, la Pina ti aspetta.

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A Manaus fa caldo come a Milano, solo che è molto più brutta. Le tastiere straniere sono ingestibili, la prossima volta che parti te ne porti una da casa. Vorresti essere nuovamente nel lodge in mezzo alla foresta amazzonica, invece che nella hall dell'albergo in attesa di andare in aeroporto per farti ore e ore di aereo pregando che non ti perdano la valigia a Brasilia. Ma insomma, è un viaggio stupendo e vorresti restare tre mesi invece che tre settimane (il Pantanal, sei disperata di non poter vedere il Pantanal).
Perchè non si può stare sempre in vacanza?

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Hotel di Manaus, nel bel mezzo dello stato di Amazonas. Siete stati a Rio. Rio e' incredibile: una conformazione geografica straordinaria e una gestione architettonica da sedia elettrica. Palazzi orrendi quasi ovunque, spiaggie bianchissime per chilometri, vegetazione, colline assurde che paiono denti di dinosauro. Il clima e' favoloso: specie di giorno, anche se e' inverno si gira con la maglietta a maniche corte. Di sera pero' fa freddo, serve la giacca. L'escursione nella foresta amazzonica e' stata fenomenale: una vegetazione ricca, colorata, come dicono i depliant, lussureggiante. E poi qualche ara, uccellini colorati, scimmiette che sembrano gattini e bradipi da accarezzare. Ma tu accarezzi pure le anaconde e i caimani, fai poco testo. E pero' ti e' tanto dispiaciuto venire via…
Domani volo per Sao Luis, vi aspetta il deserto lagunare, poi ci sará Salvador de Bahia…

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