Archivi del mese: ottobre 2009

Convegno per addetti ai lavori e mostra in Triennale. E intanto il lavoro si accumula sulla scrivania e non hai il tempo di finirlo, mentre altro urgente si aggiunge. Ma che uffa.
All’ingresso della Triennale c’erano due distributori di disinfettante per le mani. Questa cosa ti ha fatto incazzare moltissimo.

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Ieri quando sei uscita dall’ufficio c’erano tutti i colleghi che si scambiavano passaggi in macchina l’un l’altro e a te nessuno ha offerto un passaggio e un po’ ci sei rimasta male, al pensiero di dovertene tornare in periferia da sola. Oltretutto l’ascensore non si è nemmeno fermato al secondo piano e hai pensato che anche il fantasma di aveva abbandonato.
Poi però ti sei ricordata che in borsa avevi un libro tutto nuovo da incominciare e sei stata subito più contenta.

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Volevi scrivere un post sulle primarie, sull’evento di ieri che è andato bene, sul giro che hai fatto dopo con la collega S. (la leggiadra, l’ha ribattezzata Erbasalvia) prima da Prada (quanto ridere la commessa che ti pedinava e ti squadrava) e poi lungo Corso Vittorio Emanuele inondato dal sole, prima di rientrare nella prigionia dell’ufficio.
Volevi raccontare della Pina, ribattezzata anche Pina Fantozzi quando cerca di saltare sulle sedie o sui banconi e scivola di sotto come gatto Silvestro. E che abbaia (sì, abbaia) agli insetti.
Volevi raccontare della macchinina che stai per comprare, bianca e bellina, pare nuova e invece ha otto anni come una bimba, mentre l’assistente dell’Amministratore Delegato, la donna più chic che tu conosca ti ha raccontato di possedere una vecchissima Ford pagata 800 euro, perché "del resto non è mica una borsa".
Volevi raccontare un sacco di cose, alcune te le sei pure scordate, in fondo va bene così.
Il tipo là per fortuna non ha più chiamato. Ieri sei uscita dall’ufficio alle settte meno dieci e di nuovo l’ascensore si è fermato al secondo piano e come l’altra volta non c’era nessuno. C’è un fantasma?

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Lì per lì non ci potevi credere, ma sì, se n’è andato via senza neanche salutarti.

Ci sono pensieri che a volte stanno nel retro del cervello e non fanno alcun male. Poi però vengono tirati fuori, messi sul bancone, sviscerati e rischiano di diventare pericolosi, sgusciar via a fare danni. Ecco perché devono essere riportati nel retro, dove non fanno male a nessuno e stanno lì, come un quadro privato.

Romani tira-bidoni.

Non ci si può proprio fidare dei giornalisti, che fatica.

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Se no i lettori stanno in pensiero (?)
Ieri hai incontrato il commerciale romano al bar mentre prendevi il caffè tutta sola, tutta sola perché l’Amministratore Delegato ti ha detto: "Ho bisogno di chiederti una cosa, ti chiamo tra un minuto" e tu hai aspettato un’ora che ti chiamasse, guarda caso era proprio l’ora della pausa pranzo.
Così sei uscita almeno a prenderti il caffè e lui era lì e ti ha fatto di nuovo le feste e poi è passato la sera, dopo che Emily era andata via, per fare ancora lo scemo con te, perciò tutto a posto.
Quando dici sera intendi dire che sei uscita alle 7.15 dall’ufficio (sempre per via di quella cosa che ti ha chiesto l’Amministratore Delegato), che c’eravate solo tu e la donna delle pulizie e mentre scendevi l’ascensore si è fermato al secondo piano e mentre le porte si aprivano ti domandavi: "Ma chi è mai che esce a quest’ora?" e infatti al piano non c’era nessuno.
Poi in strada c’era la pioggia forte e tu avevi un ombrello che Stear ha ribattezzato di design (ovvero tutto storto e che ti prendevi l’acqua) e il bus non arrivava, insomma, una serataccia.
Il tipo di ieri non ha richiamato, per fortuna, ma non sei stupita: gli uomini non ti richiamano mai. Questo, per una volta, finalmente, è un sollievo.

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C’è aria di gelo e non solo fuori. Il commerciale di Roma che prima ti coccolava sempre, oggi è qui e non è nemmeno passato a salutarti. E no, non è perché ci provava e tu non ci sei stata o se ci ha provato giuri di non essertene accorta.
E poi stavi parlando con un collega che voleva in prestito il videoproiettore e ti è squillato il telefono. Hai risposto come sempre: con il tuo cognome.
All’altro capo del filo c’era N., sì, quell’N. ricorderanno gli attenti lettori, che ha ben pensato di sposarsi mentre veniva ancora a letto con te, ovviamente senza dirtelo e stupendosi pure che non volevi più avere a che fare con lui. Una storia vecchissima, finita che era il 2000. Sempre lo stesso N. che qualche tempo fa ti aveva cercata su linkedin. E ti aveva pure mandato una mail tramite linkedin. Mail che tu avevi prontamente cestinato.
"Non so se ti ricordi", dice la voce all’altro capo del telefono, "ci eravamo conosciuti dieci anni fa, sono N."
Ammetti di non aver collegato subito, ma quando è partita la sinapsi giusta la voce ti si è congelata: "Scusa, adesso ho da fare, non potremmo risentirci in un altro momento?"
Lui allora ti ha chiesto quando e tu, dall’agitazione, invece di rispondere mai (ma perché non ti vengono le risposte giuste al momento giusto?) gli hai detto: "Nel pomeriggio" e hai riattaccato.
Speri che non richiami. Nel pomeriggio né mai.
Ma cosa gli salta in mente a certa gente di andare a richiamare personaggi appartenenti a una vita precedente? Ma non ha niente di meglio da fare o da pensare? Ma che strazio.

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L’evento aziendale
Posto? Bellissimo.
Spa? Neanche col cannocchiale.
Momenti di relax? Certo: venti minuti venerdì sera prima di scendere a cena (complessivamente)
Invitati? Entusiasti, simpatici, gentili (tranne uno) e sospetti, pure un po’ marpioni. Va be’.
Stanchezza? Tanta.

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