Primo giorno di scuola
Stamattina hai visto un bambino (un bambino bellissimo) col suo bravo grembiule e la cartella, avvinghiato strettissimamente a un cancello, in lacrime disperate, grosse come ceci, che strillava: "Voglio tornare a casa mia". Davanti a lui, due donne (presumibilmente la madre e la nonna) cercavano di convincerlo con le buone a staccarsi da lì.
Ti è sembrato inconcepibile vedere due donne adulte e apparentemente normali, così sottomesse a una creaturina di sei anni. E’ questo il futuro che si va a costruire?

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22 commenti

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22 risposte a “

  1. Anni fa, molti anni fa, il primo giorno di scuola, quello che poi diventò il mio compagno di banco, pianse tutto il tempo. Pianse anche il secondo giorno, il terzo e così per un mese. Venne accompagnato per tutto il periodo da mamma, papà, nonni, e se non ricordo male una zia.
    Lo imploravano di entrare in classe, lui si rotolava e ovviamente non ne voleva sapere.
    Mia madre mi accompagnò solo il primo giorno, poi mi disse di aggregarmi al gruppo dei più grandi e di andare da sola.
    Il piagnucoloso a merenda mangiava panino con la cotoletta, io nulla.
    Quando chiesi a mia madre perchè mi mandava senza merenda, lei rispose: se hai fame organizzati, sei abbastanza grande per pensarci da sola. Non si può essere grandi quando conviene. O sei grande o sei piccola.

  2. 1) meglio non avere cancelli
    2) la debolezza è un odore, e i bambini la sentono.
    3) bambino, non avrai sempre un cancello a cui attaccarti
    4) mammanonna, forse ora è tardi per affrontare il problema. dovevi pensarci prima.

  3. e devi vedere cosa fa le gente per gli animali.

  4. li crescono – storti – partendo dall’inizio, proprio.

  5. furfi, tu hai avuto un’infanzia decisamente fuori dal comune. epperò mi sembra abbia dato ottimi risultati 🙂
    oltra, il bambino la 3 non la sa, ma la madre, la nonna dovrebbero saperlo, senza arrivare alla 4
    cinas, ma dell’animale è schiavo solo il suo padrone. questo bambino diventerà un adulto dispotico incapace di affrontare le difficoltà e i doveri della vita, con tutte le conseguenze anche per le persone che lo circondano
    raf: già. e sono in tanti purtroppo

  6. ginevs

    io confesso che da piccola all’asilo proprio non volevo andarci e piantavo delle scenate che mia madre ogni tanto si impietosiva e mi riportava indietro suscitando le ire di mio padre che poi faceva tardi al lavoro. Un po’ empatizzo con il bambino, anche perchè alle volte vorrei attaccarmi al cancello dell’ufficio e mettermi a piangere e dire no no no non voglio entrare 🙂

  7. Scene del genere se ne son viste da sempre, comunque… anche se credo proprio che la disamina sulla futura crescita sia corretta.
    Dovrei rispolverarmi un po’ della Klein, Anna Freud, Piaget e compagnia bella, comunque.

  8. ginevs, io pure mi vorrei attaccare al cancello pur di non venire al lavoro in effetti
    massì pepper, in fondo sono io che sono una vecchia zitella: di bambini che piangevano al primo giorno di scuola me li ricordo anch’io, al mio primo giorno

  9. Io non capisco perché da un po’ di anni a questa parte si sia spinto questo modello educativo del far ragionare i bambini.
    Un bambino fino ai sei anni di età non ha gli strumenti per sedersi a tavolino con un adulto e discutere. Il nuovo fa paura a tutti, soprattutto ai grandi. I grandi possono immaginare tutte le possibilità che possono stare dietro a qualcosa di nuovo e quindi procedere con un pensiero astratto, un bimbetto no. E allora, una mamma dovrebbe essere talmente in gamba da capire che per far smettere la crisi isterica del figlio lo deve staccare con decisione dal cancello e infilarlo dentro la classe, in seguito il bambino che capirà che sì, probabilmente si annoierà a morte per i prossimi 13 anni ma che tutto sommato non è così terribile andare a scuola.

  10. io una volta son scappata e ho rincorso la macchina dei miei nonni; loro non mi hanno detto nulla e mi hanno riportato a casa (che tenerezza). una volta a casa, però, mi son dovuta rifugiare sotto al tavolo per sfuggire alla cucchiarella di mammà che è valsa più di qualsiasi ragionamento.

  11. un applauso per caroline. i bambini hanno bisogno di autorità, non di ragionamenti e negoziati
    ossi, vedi che più che il ragionamento vale l’autorità? 🙂

  12. quando insegnavo alla materna, ho avuto come alunna una bimbina di 3 anni che per 4 mesi tondi ha pianto per le prime 2 ore (ad un certo punto la lasciavamo andare a mettersi con la seggiolina vicina alla porta). La mamma però sorrideva quando la salutava e quando la veniva a prendere, senza farsi prendere da alcun rimorso. Per fortuna ci sono anche mamme così.
    Io spero di non avere un figlio piagnone perché temo mi farei incastrare dal pietismo (no, no e no: volontà, ci vuole!)

  13. Massima solidarietà al bambino. io all’asilo sono andata 3 giorni, poi mi madre si è arresa alle grida e alle ringhiere a cui mi aggrappavo (del resto non lavorando era anche più facile). Poi mi ha portata in palestra, facevo ginnastica piangendo tutto il tempo. Poi sono andata a scuola e ho smesso. alla fine sono una persona mediocre, ma dubito che due o tre anni di asilo avrebero fatto meglio 🙂

  14. estate, non credo che sia l’asilo in sé (io l’ho odiato per tutto il tempo, anche se non facevo scene), ma la disciplina, che mi è sembrato a quel bambino non fosse stata insegnata. del resto era evidentemente troppo grande per l’asilo e stava andando a scuola, che non si può evitare.
    canto, magari i rimorsi li aveva lo stesso, anche se non lo dava a vedere

  15. persempremamma

    Io non sono troppo d’accordo sull’usare autorita’ e imposizioni e basta, a lungo termine non aiutano molto, trasformi il rapporto nella legge del piu’ forte o la legge del ricatto, e da piu’ grandi, non si puo’ poi pretendere che vengano a confrontarsi con te.
    Un bambino non e’ un animale (nota a parte: dell’animale maleducato sono schiavi anche vicini di casa e amici, non solo i padroni), e’ un essere umano a cui va insegnato anche come gestire le proprie emozioni, e non e’ facile, perche’ poi entrano in ballo le emozioni del genitore, il suo vissuto, quello che farebbe il genitore al suo posto, ma il bambino non e’ una copia del genitore e ha un altro temperamento, un altro carattere e con quello deve imparare a convivere e gestirsi.
    Ovvio che disciplina e regole ci vogliono eccome, quelle sono sicuramente la base, ma possono essere spiegate (certo non durante una crisi isterica ^__-) e vanno rispettate.
    Dan(iela)

  16. Concordo in pieno con quello che dice Dan(iela). Ieri non trovavo le parole per esprimerlo.

    Una sola aggiunta: l’altro giorno un eccellente insegnante invitava i genitori di bimbi di prima elementare a riflettere sul modo di dire “seguire i bambini”, che ha un senso molto profondo.

  17. edi

    concordo con Daniela. La disciplina è necessaria, ma prima o poi si deve comprenderne anche il senso.

  18. daniela, lot, edi, io credo che ci sia un età (e un momento) per l’autorità e un altro per l’insegnamento dei doveri. ma che se prima un bambino non riconosce l’autorità dei genitori, che gli fa fare le cose e cerca di insegnarli cosa è giusto e cosa è sbagliato, non capirà nemmeno quando si arriva a spiegargli il senso dei doveri.
    forse non era il caso del bambino in questione, ma in giro vedo davvero tanti bambini che tiranneggiano gli adulti che li circondano, adulti che non sanno dire di no, che gli fanno fare di tutto perché “sono bambini”.
    un bambino cresciuto così (e credetemi, ne vedo in giro parecchi), senza mai limiti, senza divieti secondo me avrà difficoltà nella vita.
    aggiungo un’ultima cosa riferita al caso specifico: quando dico che madre e nonna cercavano di convincerlo con le buone era una cosa del tipo: “dai per favore” e non: “guarda che a scuola ci devi andare, ti servirà per la vita e conoscerai tanti bambini nuovi e simpatici”

  19. edi

    non si poteva dirlo meglio, lise. 🙂

  20. persempremamma

    Io penso che le due cose possano andare di pari passo, senza distinzione di eta’ (ma con spiegazioni non inventate e rapportate all’eta’), l’autorita’ la confermi poi anche con la coerenza dei tuoi comportamenti rispetto a quello che dici e con il mantenere la parola data.

    Sai che ho una bambina di 6 anni (e un inquilino in viaggio!), e ti assicuro che posso portarla ovunque senza problemi di comportamento: treno, cinema, teatro, ristoranti, ospedali, mostre, musei, case di altre persone. Pero’ e’ una cosa che costruisci, e non smetti mai di costruire, poi sbagli (la perfezione non e’ di questo mondo, almeno non del mio ^__^) e tocca rifare.

    Di bambini come quelli che vedi tu ce ne sono in giro parecchi, ma c’erano anche quando ero piccola io. Sono bambini lasciati a se stessi da genitori deboli o che non hanno voglia/idea di fare il genitore.
    Dan(iela)

  21. sono sicura che l’educazione dei figli è un lavoro che non si interrompe mai e che va costruito in continuazione. immagino anche che se l’adulto di riferimento è autorevole (non autoritario) e quindi si fa rispettare con parole e comportamenti conseguenti i figli crescono disciplinati, ma sereni e non sottomessi, in grado di scegliere, ma anche di adeguarsi quando è necessario. mi rendo anche conto che è un lavoro impegnativo e difficilissimo, ma trovo anche che ci siano pochi genitori disposti ad accollarselo.
    vedo tanti genitori prima negare una cosa ai figli e poi cedere solo perché i bambini piangono o fanno i capricci. non so se sia sempre stato così.
    però vedo anche che i ventenni di adesso, che quindi sono stati bambini molto dopo di me, mediamente non sanno nemmeno cosa sia il concetto di sacrificio, che invece non sfugge alla maggioranza della gente della mia età (anche se ammetto che anche nella mia generazione c’è sempre meno gente che lo considera un valore). se parli con le maestre o le professoresse delle medie ti diranno tutte che le generazioni sono andate peggiorando, perché a casa i bambini fanno tutto quello che vogliono e i genitori gli danno sempre ragione.
    è una deriva che non mi piace.

  22. persempremamma

    Su questo tuo ultimo commento sono totalmente d’accordo!
    Dan(iela)

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