Archivi del mese: settembre 2009

Momento allegria
Ti fa sempre tanto ridere il ragazzo delle pulizie orientale, giovanissimo, magrissimo, con tanto di orecchino. Te lo trovi in bagno all’ora di pranzo, che blocca la porta del bagno delle donne col carrello, che spalanca le porte senza alcuna discrezione e quando le trova chiuse tenta di abbatterle bussando. Cammina tutto sbilenco, con un passo come se stesse ascoltando musica mentre va in giro e ha l’aria di non starci del tutto con la testa.
Oggi a momenti ti impediva perfino l’accesso al lavandino, intanto che andava avanti e indietro per il bagno, una roba mai vista.
Che spasso.

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Quando sei di umore malevolo (verso il mondo o più volentieri verso te stessa), la prima cosa con cui te la prendi sono i tuoi vestiti o ciò che rappresentano.
Stamattina, in seguito alle polemiche sul Financial Times nei confronti della moda italiana, Platinette (non il collega, il dj proprio) si domandava se gli stilisti vedessero le donne come battone (cit).
"Ma che battone!", berciavi allora tu, "gli stilisti vedono le donne come dei manichini, non come delle donne vere, che i loro vestiti alle donne vere non stanno mai bene"
Il tutto dalla scomoda posizione di un paio di pantaloni di Zara taglia 34 che ti tirano da tutte le parti. E perché allora non hai preso la 36, si chiederà il lettore sano di mente. L’hai presa la 36 e ti va larga, ti cade dappertutto, tranne che ai polpacci (una vita da mediano, proprio), anzi, magari quel paio di pantaloni lo porti allo swap party della Lady, se lo fa. Ma è mai possibile? Non si può avere, tipo una 35?
E le gonne, per la miseria, le gonne, con la vita alta e il fioccone in vita e che poi van giù larghe a coppa di champagne, così se una povera cliente è già cicciottella di suo sembra un uovo di Pasqua col nastro messo male, di quelli che magari il bambino ha già tolto la sorpresa da dentro. Per non parlare delle giacche, che sopra la prima di seno tirano e gridano e i vestiti, che sono sempre troppo lunghi oppure così corti che solo a una gazzella starebbero bene.
Vestiti fatti per stare male a tutti o forse solo a te.
Vabbe’, l’avevi già detto che sei di umore malevolo.

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Le parole sono importanti

Scena n. 1
Al solito bar del caffè, col baristello giovane, che sta bisticciando con gli altri due suoi colleghi, per un argomento che non si capisce bene.
Tu: "Ma siete qui in tre uomini, dovreste parlare tutto il tempo di pallone!"
Lui: "Veramente, fosse per me, io preferirei…"
Tu: "Io ho tentato di fare la signora, ma non c’è proprio niente da fare"
Ridete.

Scena n. 2
Sei in ascensore con una collega e due colleghi giovanissimi, interinali. Uno dei due intrattiene (?) l’altro con una conversazione sui siti per imparare la dattilografia usando parole che non esistono nel linguaggio.
Fuori dall’ascensore, tu alla collega: "Ma è sempre così quello?"
Lei: "Mah, più o meno"
Tu: "Pensa a uscire la sera con uno così. Roba da mollare a metà il cocktail e chiamare un taxi d’urgenza"
Lei: "Sì, inscenando un mal di testa improvviso"
Tu: "Se ti parla di quelle cose lì il mal di testa non lo devi neanche fingere".

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Chissà quante cose interessanti riusciresti a dire (sono risate preregistrate quelle che senti?) se non avessi questo mal di piedi dovuto alle scarpe alte e strette che ti sei dovuta mettere insieme al tubino da Donna che visse due volte (anche no, grazie) per andare a un evento di informatici.
Che poi a queste mondanità ti senti sempre di troppo, non sei come la collega S. che ci sguazza perfettamente a suo agio e non ti saresti fermata a prendere un bicchiere di bianco (dopo il quale, visto che non mangiavi dalla mattina alle otto eri completamente sbronza) con l’Amministratore Delegato e il Direttore Generale se non avessi pensato che lei si sarebbe fermata. Ti è anche venuto in mente che forse si sono messi a parlare di pallone perché c’eri lì tu. Ma forse ti fai troppi pensieri.
Forse non ha neanche tutti i torti il capo del personale, ma non a dire che dovresti fare così e colà, è che cominci a pensare di non essere adatta per questo lavoro in cui è tanto necessario socializzare, mentre tu ti senti a tuo agio solo con la testa ben ficcata sotto la sabbia come un piccolo struzzo ciccione.
Tu ti senti sempre fuori luogo e quando ti levi dallo sfondo in cui stai così bene staisempre sulle spine, fingi e ti viene malissimo. La metafora di oggi è: la nota stonata.
Mal di piedi a parte.

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Perché la gente insiste a cavare sangue dalle rape?
Perché si pensa che se una persona sta zitta, sotto la sua timidezza nasconde mondi meravigliosi che tutti vorrebbero condividere? Non può semplicemente venire in mente che magari non ha niente da dire?
Perché insistono a dirti come sarebbero tutti più felici se tu fossi così e colà, senza chiedersi (e chiederti) mai se tu saresti più felice? E ci restano pure male, quando dici che stai bene così come sei grazie.
E ti dicono anche: "Ma lo dico per te", invece no, lo dicono per loro stessi, perché a loro farebbe piacere se tu fossi così come piace a loro.
Perché non si comprano piuttosto una scatola di fai-da-te per costruire le cose che gli piacciono di più, senza pensare di dover andare in giro a scalpellare i caratteri altrui?

Avresti voluto raccontare di come Bologna ti faccia sempre stare bene, di come sia dolce e carina emme, dell’affare inaspettato all’outlet di Testoni. Ma ti è proprio scappata la voglia.

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Quando ti capita di vedere donne vestite come sei tu oggi le trovi semplici ma chic, del tipo "come ho fatto a non pensarci prima?". Tu invece ti guardi allo specchio e vedi una scolara senza fantasia.
La lunga strada per fare pace con te stessa passa anche dall’armadio, ma mentre mediti sui tuoi tubini neri finisce che ti ritrovi a Narnia.

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Ma quale casa perfetta?
Sei atterrita. Da quando frequenti i foodblog hai preso paura. C’è gente che si fa il pane in casa (con e senza macchina del pane e certune perfino senza impastatrice, che impastare a mano è tanto bello). C’è chi si fa lo yogurt in casa. C’è chi in casa si fa addirittura la stracciatella di burrata. Quelle che si fanno la marmellata ovviamente neanche le nomini (firulì).
Ma ci sono anche quelle, Dio non voglia, che si fanno in casa i cosmetici. E i detersivi. E la pappa degli animali domestici.
Questa gente ti fa paura. Tu manco ti ricordi di passare lo straccio del vetro sul tavolo della sala. E anche quando ti ricordi, non hai tempo, figurarsi la voglia. Ieri, tra una cosa e l’altra, sei crollata a sederti finalmente sul divano alle dieci e mezza di sera, in tempo per il secondo episodio di Grey’s Anatomy (sì, sei miseramente caduta nel gorgo).
Queste come fanno? Quando trovano il tempo?
(sì, molte lavorano, molte hanno anche dei bambini cui badare).

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