Archivi del mese: luglio 2009

Blog in ferie fino al 4 agosto.

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Post polemico scritto da Elvira, la tua personalità vecchia zitella inacidita
Oggi sei triste. Tua madre sta tenendo una bancarella di libri alla Festa dell’Unità del Borghetto. Quando l’hai chiamata ieri le hai chiesto: "Allora, hai venduto qualche libro?" che è il vostro cruccio: vedere come i libri si vendano poco, ormai anche tra la gente di sinistra. Lei ti ha risposto: "Qualcuno. Ma sono molto triste perché la gente viene coi bambini e i bambini sono curiosi, interessati, invece i genitori li portano via di peso e poi gli ficcano in mano un cartoccio di patatine e via. Solo un bambino ha insistito tanto e alla fine gliel’ha comprato un libro, ma era con la nonna".
A te questa cosa fa quasi venire da piangere. Non ami i bambini e probabilmente non ne avrai mai di tuoi, ma se proprio, saresti felicissima se un eventuale figlio tuo si buttasse su una bancarella di libri: dieci per volta gliene compreresti e patatine zero, che fanno solo male al fegato.
Ma il fatto è che è più facile riempire la pancia (con le patatine!) che la testa, coi libri ci vuole pazienza, mettersi lì, sfogliarli, interessare i bambini, raccontare. Ci vuole tempo. E invece è tanto più semplice ficcarli davanti alla televisione.
Li vorrai vedere, tra qualche anno, magari arrabbiarsi coi figli perché non studiano. E come, se non li hanno mai fatti appassionare?
E poi ti incazzi, perché dicono a te che se non vuoi avere figli è perché non ti vuoi prendere le responsabilità. E perché questo invece è prendersi responsabilità? Ma per piacere.
Sì, forse stai esagerando. E però, che tristezza.

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Ieri sera passeggiavi per Corso di Porta Romana guardando le vetrine e sentendoti bruttina e inadeguata davanti a certe scarpe splendide e a certi vestitini bijou.
Dopo hai raggiunto un caro amico in un ristorantino in Brera ed eri la più bruttina e peggio vestita del locale.

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Oggi è successa una cosa inusuale. Il tuo capo è nervoso e rompe i maroni a chiunque abbia la disgrazia di capitargli sotto tiro. E oggi tu avevi un appuntamento con lui. Così mentre parlavate ha cominciato a cazziarti e nel mentre che ti cazziava si è messo a urlare (lui urla molto spesso, ma è meglio quando urla che quando fa il cazziatone a voce normale). E tu urlavi più di lui. Da non credere, proprio.

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It’s a small world
Capita a tutti nella vita di trovarsi ad eventi esclusivi quasi per caso e soprattutto senza aver sgomitato per esserci. L’anno scorso per esempio, non sai come, ma ricevesti l’invito per un apeblanc, ovvero la versione milanese del white dinner parigino, dove le persone invitate scoprono all’ultimo dove si terrà l’evento, si presentano vestiti di bianco e muniti di vettovaglie e danno il via al banchetto. Tu ci andasti con la June e scopriste là che era organizzato nell’ambito di A Small World, praticamente la comunità più esclusiva del pianeta e non si è mai capito come tu fossi stata invitata.
Ecco, qualcosa di simile ti è successo ieri. Stear ti aveva detto: "Mi ha detto L. se domenica andiamo a un torneo di calcetto dalle parti di Varese, stiamo lì tutto il giorno, mi accompagni?" Onestamente ti aspettavi che il torneo si svolgesse in uno di quei centri sportivi attrezzati, quelli che una volta erano tipo i tennis club, con il ristorante annesso magari e insomma, un posto dove morire di noia. Invece no.
Il torneo si svolgeva a casa di una persona. Anzi, per essere precisi, un villone galattico con dependance, parco, campo di calcetto, campo da tennis e campo da pallavolo regolamentari. Il torneo di calcetto era solo una scusa. In realtà quella era una festa chicchissima con una marea di invitati sportivamente supereleganti (e che evidentemente si conoscevano tra loro dai tempi dell’asilo), donne bellissime di quelle che in genere si vedono in spiaggia a Formentera, con nugoli di bambini altrettanto bellissimi. La gente continuava ad arrivare a ogni ora del giorno e più passavano le ore e più erano eleganti e tutti avevano con sé pizze, focacce, salami, torte salate, una squadra addirittura ha portato una porchetta intera enorme e maiali interi continuavano a cuocere sugli spiedi (non stai scherzando, non stai esagerando, è tutto vero). Il tutto mentre la padrona di casa, madre dell’organizzatore, dirigeva le operazioni con piglio da generale dell’esercito.
E voi? Voi mica lo sapevate: non avete portato un bel niente, in compenso avete sbaffato alla grande, tu seduta insieme alla moglie di L. ai loro bambini e la fidanzata di un compagno di squadra su dei materassini che avete arraffato a inizio giornata perché siete stati i primi ad arrivare, leggevi e commentavi con loro le mise delle invitate, ridendo forte della vostra inadeguatezza.
"Il prossimo anno ci vestiamo così e colà e ci portiamo pure il cambio per la sera", progettavate.
In tutto questo, la squadra di Stear, che non conosceva nessuno e che praticamente era stata invitata quasi a caso, ha pure vinto il torneo.
"Mi sa che il prossimo anno non ci invitano", ha commentato la moglie di L mentre raccoglievate le cose per andare via, appena conclusa la finale, che a dirla tutta, non ne potevate più di stare lì.

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Il post che tutti stavano aspettando: i saldi
Un post che comincia con tre premesse
1. Da quando lavori con la collega S. che veste firmata e bellissima da capo a piedi (con qualche rara aggiunta Zara o H&M per fortuna), hai assunto la filosofia "meglio un vestito al mese, ma che sia superfigo, piuttosto che dieci così così". La qual cosa abitando in periferia ti riesce facilissima: pensi il lettore che per tutto il mese di giugno non ti sei comprata niente (accumulando budget per i saldi).
2. Sei una donna fortunata e disponi di uno stipendio che ti permette diversi sfizi.
3. Per l’inizio dei saldi eri a Latina e a tuo padre hai detto: "Domani mattina vado a fare un giro per negozi".
Dove "per negozi" intendevi prima di tutto da Susi: un regno dei balocchi per signorine adulte.
Ora, dopo aver annoiato e fatto fuggire la metà dei lettori puoi finalmente informare i restanti che da Susi hai speso quasi la metà del tuo budget saldi (costituito dal budget di acquisto di due mesi) per una maglietta di Marc by Marc Jacobs (foto n. 30) e un vestito di IsolaMarras (non trovi la foto online, è bianco, a palloncino, arriva sotto il ginocchio e si lega con un nastro intorno al corpo) che non sai nemmeno se metterai mai. Belli però eh. Bellissimi. Da Susi c’era pure la televisione, il solito servizio sui saldi, alla cassa intervistavano un signore tutto ben vestito per chiedergli cosa avesse comprato e com’erano i prezzi. Come si fa a chiedere se i prezzi sono convenienti da Susi?
Dopo sei andata da Ethic. Da Ethic vai sempre il primo giorno di saldi. Sempre. Hai comprato un vestitino bianco con i fiorellini viola e lilla, per il quale tutti ti hanno fatto i complimenti, anche se ti fa sembrare quasi incinta.
Poi vabbe’, Calzedonia per un bikini che era il meno caro di tutto il negozio anche prima dei saldi (poi il 10%, sai che sforzo), Intimissimi solo per un regalo per Stear e basta.
Delle scarpe di D&G da travone hai già detto.

Questo post è dedicato a Sandra, la tua lettrice di Latina che peccato che hai chiuso il blog e non può leggerlo.

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I miracoli dell’esercizio fisico
Allora, i tuoi lettori lo sanno che ci hai un’età. Ma del resto anche Sarah Jessica Parker ha 44 anni, magari anche lei ha gli acciacchi dell’età. O forse no, con tutto il pilates che fa, beata lei.
Tu comunque gli acciacchi dell’età ce li hai eccome, da terribili torcicolli a infiammazioni del nervo sciatico, soprattutto da quando sei andata a vivere in periferia e hai dovuto lasciare le lezioni di pilates della Wonder.
Certo, ci andavi di tanto in tanto alle lezioni di pilates nella palestra nuova, ma raramente e malvolentieri, per non parlare del fatto che erano lezioni leggerissime, per niente faticose e molto, molto noiose.
E così nel giro di pochi mesi ti sei trasformata in una vecchietta reumatica, alla faccia di chi dice che vivere in città fa male alla salute.
E però. Erano già due settimane che ti cibavi di anti-infiammatori contro i dolori causati da nervo sciatico e torcicollo contemporaneamente: non appena sospendevi un po’ eri tutta un fascio di dolori.
Allora per lunedì sera hai prenotato in palestra una lezione di Pilates con le macchine, che prima bisognava aver fatto venti lezioni sul tappetino, con tanto di tessera d’adesione e bollini (magari adesso hai anche vinto un servizio di piatti o un asse da stiro, tipo). Non ti soffermerai sull’antipatia e crudeltà dell’insegnante (ma che iena), però gente, il miracolo. Da allora non hai più male da nessuna parte, giri il collo come una vite e il nervo sciatico non sai nemmeno più dove sia. Che meraviglia.
Non è che per caso hanno spalmato i lettini di Voltaren?

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