Archivi del mese: giugno 2009

L’altro giorno eri in Piazza Affari per un appuntamento con un’importante azienda. Stavi attraversando la piazza e proprio in mezzo c’erano tre uomini sui quaranta ben vestiti che parlavano tra loro di "quello che ha fatto Mussolini".
Nel 2009. C’è ancora gente che parla di Mussolini. Del quale ci si è sbarazzati oltre 60 anni fa. Ma porca pupazza, è mai possibile? Il popolo italiano non è capace di guardare avanti? C’è gente che ha il coraggio di rimpiangere un’epoca in cui non ha nemmeno vissuto?
Forse che gli inglesi rimpiangono Churchill? O la regina Vittoria? I francesi vorrebbero indietro il Generale De Gaulle? Gli americani si trovano in mezzo alla piazza per blaterare: "Eh però quando c’era Roosevelt/Eisenhower"? Gli spagnoli saltan fuori a dire "si stava meglio quando si stava peggio"? I portoghesi alla stazione commentano: "Quando c’era Salazar i treni arrivavano in orario"?
Non si può stare ancora attaccati a un personaggio del passato, foss’anche stato un personaggio positivo (e NON lo è stato). E perché non Cesare Augusto già che ci sono?
Non si può guardare al futuro? Non si può sognare per l’Italia qualcosa di meglio?
Che tristezza, ma per davvero.

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E’ brutto trovarsi davanti a una scelta sapendo che qualsiasi cosa si sceglierà ti farà soffrire.

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Hai presente quando sogni di morire per vedere chi verrà al tuo funerale, per capire chi ti ha voluto bene e chi ti ha voluto male, hai presente?
Chi ti vuole bene dopo di me? Chi ti vuole bene? E capire poi che hai sbagliato tutto, che non manchi a nessuno lei non è vestita a lutto.
(Rosso – N. Fabi)

Richieste funerarie della Lise
Una a queste cose deve pensarci quando è viva e sta bene, non quando è in fin di vita, magari tutta martoriata e ci ha altri pensieri per la testa, ammesso che abbia pensieri e non povere sinapsi.
Dunque. Del tuo corpo hai già detto, che non si stia a tirare avanti con cure inutili, atte solo a mantenerti sdraiata in un letto, incapace di pensare, muoversi e avere un futuro.
Se possibile donare gli organi a chi ne avesse casomai bisogno, dalle cornee al fegato spappolato (ma neanche tanto, almeno adesso). E poi il funerale. E’ vero, tu non ci sarai più per cui in teoria non dovrebbe importarti nulla di quel che sarà delle tue povere spoglie, ma aborri gli sprechi di soldi per qualcosa in cui non credi. A maggior ragione, non vorresti che, in omaggio alle convenzioni, il tuo estremo saluto sconfessasse la persona che sarai stata.
Perciò: no funerale in chiesa per favore. Non sei religiosa, non credi in Dio, non puoi pensare che un prete che manco conosci sentenzi che eri una moglie affettuosa e una madre amatissima e che sei volata tra le braccia del Signore. Il tutto magari al cospetto di quattro beghine capitate per caso alla messa delle cinque. No banda, no bara di lusso che tanto per l’uso che se ne fa non vale la pena. Non fiori, ma come si suol dire, opere di bene.
E la sepoltura chi se ne frega: che bruciassero il cadavere e con le ceneri ci concimassero un’aiuola.
Perché di certo hai già consumato abbastanza in vita, non vuoi consumare anche da morta (con ceri, fiori di plastica, foto in seppia e frasi patetiche su una lastra di marmo).

Naturalmente hai massimo rispetto per chi desidera delle esequie in pompa magna e con questo post non intendi offendere i morti, le pompe funebri, chi si occupa di funerali, chi ci va e chi magari ci deve andare.

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E poi arrivano quelle giornate che una non ha neanche un attimo di respiro per scrivere il suo testamento.

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Ma è mai possibile?
Non importa quello che una donna ha fatto, ha ottenuto nella vita. Può aver scalato le montagne, avere tre lauree, mantenersi da sola dall’età di vent’anni, aver vissuto all’estero, aver fatto una grossa carriera, può aver viaggiato, essere stata in posti dove è difficile incontrare altri viaggiatori. Può avere una competenza che molti uomini si sognano, può essere un’artista, una reporter in zone di guerra, può finanziare le arti, rinunciare a parte del suo stipendio per una buona causa, fare volontariato, attivismo politico o religioso, essere in grado di riparare un rubinetto rotto, calmare un cane arrabbiato, camminare sui tacchi alti, sfamare un esercito di persone con pochi soldi e tanta fantasia (continua ad libitum).
Non importa quello che una donna sa fare, che ha dimostrato o che progetta di fare nel futuro.
Se una donna non vuole figli è sempre solo una che non ha un progetto e che non vuole prendersi responsabilità e che nella vita vuole solo divertirsi. Che poi, anche fosse, che male ci sarebbe?

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Ieri hai litigato con Stear. Dopo eri in bagno e la Pina si è infilata dentro ed è andata a nascondersi sotto un ripiano a pochi centimetri dal pavimento, dove si nascondeva spesso nei primi giorni che era arrivata. Tu piangevi e la chiamavi per farla uscire, lei aveva un’aria dolce e spaventata, come se non ti riconoscesse e non voleva saperne di venire fuori. E più la guardavi con quel musino lì e più ti veniva da piangere.

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La Pina scappa sempre di casa. Tutte le volte che aprite la porta si infila nel pianerottolo e giù per le scale e tutte le volte vi tocca di rincorrerla, con la paura che in quel momento stia entrando o uscendo qualcuno dal palazzo e lei riesca a scappare in strada. Stamattina addirittura si è infilata in casa della vicina. Del resto pure tu vorresti scappare, se tutta la tua vita fosse concentrata in un appartamento di 80 metri quadrati. Povera micetta agli arresti domiciliari.
Invece tu volevi dire che andare agli eventi, pure quelli noiosi, pure quelli noiosissimi, alla fine non è così male.
Prima di tutto ci hai incontrato una tua insegnante della scuola interpreti. Avete chiacchierato un po’ e ti ha detto: "Mi ricordo benissimo di te! Eri l’unica brava di quel gruppo quell’anno".
Mercoledì sei uscita un po’ prima e te ne sei andata in Feltrinelli. Cercavi un libro, sei uscita con tre. Tutto normale insomma (La novella degli scacchi con il 30% di sconto!). Ieri sei uscita un po’ prima e te ne sei andata a vedere la mostra dei Futuristi al Palazzo delle Stelline, che erano mesi che e per fortuna l’han prorogata. Era tanto, troppo che non andavi a una mostra e ti è piaciuto girare per le sale fresce e silenziose, soffermandoti con calma a sorridere davanti alle parolibere. Ti è piaciuto tanto anche dopo, fermarti da Chocolat per una coppetta gianduia e pistacchio. E intanto pensavi a come a volte capiti di passare per alcune strade dove vai solo per motivazioni speciali e essere lì e non poterle sfruttare quelle motivazioni speciali, perché gli orari non si incastrano, perché non hai prenotato, non hai avvisato, perché no.
Comunque alle sette eri a casa, proprio come quando torni dall’ufficio. Cioè, veramente pure un po’ prima.

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