Archivi del mese: aprile 2009

Dopo mesi di iscrizione in palestra hai finalmente deciso di farti fare la scheda dagli istruttori. Anche perché fino a che c’era Mirando riuscivi a uscire dall’ufficio a un orario decente e frequentare i corsi. Ora non più.
Quello che ti ha intervistato e ti ha fatto la scheda ti ha chiesto quali fossero i tuoi obiettivi e tu gli hai risposto: "Dimagrire tre chili" (in realtà cinque, perché non hai detto cinque?), lui non ha battuto ciglio e ti ha risposto: "Va bene", segnandosi l’appunto. Forse a questo punto avresti dovuto indagare in quanto tempo.
Il giorno dopo avevi appuntamento con un altro istruttore che ti avrebbe mostrato le macchine previste sulla tua scheda. Tu non riuscivi a star seria. Prima di tutto per l’accenno di tatuaggio tabbozzo che gli intravedevi sbucare dalla cerniera della felpa. E poi perché parlava come certi consulenti finanziari alle riunioni: con un sacco di parole inglesi incomprensibili e inudibili nel frastuono della palestra.
La sera poi a casa sfogliavi Starbene e c’era un programma di dimagrimento di 5 chili in sei mesi, di cui 4 chili con la dieta e uno con l’esercizio fisico. Ora, secondo questo programma per perdere un chilo in sei mesi bisogna fare mezz’ora di bicicletta tutti i giorni. Tutti i giorni per 180 giorni, sabato e domenica compresi, senza interruzione. Per perdere un chilo.
Sei un po’ scoraggiata.

Commenti sul fatto che tu abbia o non abbia bisogno di dimagrire, va là che vai benissimo, agli uomini piacciono le donne con un po’ di ciccia e similari verranno platealmente ignorati.

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Qui una volta c’era un post sul Fuori Salone. E’ stato cancellato perché era stato scambiato per un post sulla crisi e tu non sopporti di essere fraintesa.

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Frammenti dal Fuori Salone
No, tu lo sai che puoi darti la sufficienza. E’ che la ragazza non si applica, potrebbe fare di più. Certo, non aspirare al 10, ma almeno al 6/7. Sei troppo pigra, come direbbe Helena buonanima*.

Episodio n. 1
Tu, Stear, Miss Progetto e Platinette in giro per esposizioni, in uno spazio di arredo per ufficio. Miss Progetto accanto a te, si presenta al commerciale. E lui: "Ah, il collega mi aveva anticipato che sarebbero passate due ragazze molto carine di cui una riccia…", tu che sei lì accanto praticamente solo per caso indichi Platinette e dici: "Ah, è lui però l’altra ragazza" e Platinette: "Veramente io sono quella riccia"
Episodio n. 2
Alla festa di Moroso-Diesel, dove c’è un po’ di vippame, niente da mangiare e l’open bar. Tu che ordini un cuba con rum scuro e il barista che si dimentica della tua ordinazione il secondo dopo che gliel’hai fatta. Alla faccia dell’amor proprio. Hai pensato di cambiare l’ordinazine in: "Un cuba libre senza coca cola, grazie".
Episodio n. 3
A mangiare la pizza coi colleghi in un posto parecchio infimo**. Arriva il cameriere con le pizze: "Tre margherite!" Voi: "Sono le nostre". Un tavolo accanto: "Veramente sarebbero le nostre, c’eravamo prima noi". Il cameriere, disorientato, che appoggia le pizze su un ripiano e se ne va.

Più tardi tornando a casa in motorino hai avuto freddo, un freddo che ti ha ricordato una notte passata col Pupazzetto, in cui ti piaceva avere freddo perché quella era un’estate molto calda e di quella notte ricordi anche che dopo che ti riaccompagnò a casa tu non riuscisti a dormire per il caldo infatti. Invece stanotte non riuscivi a prender sonno, da tutto il freddo che avevi immagazzinato.

* questa chi la capisce bene, chi no si arrangi
** probabilmente non si dice "parecchio infimo", ma assicuri i tuoi lettori che, se ci fossero stati, pure loro lo direbbero

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Cos’è l’adeguatezza e cos’è l’inadeguatezza?
Indipendentemente da tutto, la maggior parte delle altre donne ti sembra sempre vestita meglio di te. Oggi una collega si complimentava con la collega S. per la bellezza della pelle delle sue gambe e lei ha risposto che era merito dell’hammam della rosa, quello dove tu sei stata proprio ieri, così poi hai esaminato le tue di gambe e no, non c’era proprio paragone.
Ma questo è solo un esempio.
I tuoi vestiti, le scarpe, i capelli, il trucco: tutto di te ti sembra sempre non all’altezza della situazione, fuori posto, scarmigliato, inadatto.
Sarà il portamento, il fascino, il savoir-faire?
Per non parlare poi dei contenuti.

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Dialoghi autentici
Oggi l’assistente dell’AD è in ufficio con un paio di pantaloni neri e un top delizioso, color oro chiaro, plissettato, che le sta molto bene e che non le avevi mai visto.
Tu: "Ma come stai bene con quella maglia, è proprio bella"
Lei: "Grazie. Pensa che non mi ricordavo neanche più di averla, è che oggi ho aperto l’armadio…"
Tu: "Non mi dire che ti sei messa la prima cosa che ti è capitata in mano, perché non ti crederò"
Lei: "Ma è così, ho portato tutte le mie quaranta camicie a stirare e non avevo nient’altro da mettermi"

Al bar per il caffè. C’è gente, c’è chiasso.
Giovane Barista: "Perché qui è così. Come nei peggiori bar di Caracas"
Tu: "Allora un Pampero"
GB: "Guarda che ti prendo in parola eh"
Tu: "Se ci penso mi prendo in parola da sola"
E dopo un’ora al Pampero ancora ci pensi.

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Il rimorchio delle nuove generazioni
C’è un bar vicino all’ufficio dove tutti i giorni dopo pranzo vai a prendere il caffè coi colleghi. Dietro il bancone c’è spesso un ragazzo che avrà 23 anni, è tabbozzo al punto giusto e col quale tu e la tua collega flirtate innocentemente di tanto in tanto. Del resto lui ti pare il tipo che fa questo genere di conversazioni con tutte le clienti, dai dieci agli ottant’anni. Qualche giorno fa, tra frizzi e lazzi, aveva in mano il cartoncino dell’abbonamento ai caffè e ti ha detto: "E che ci devo fare con questo?" E tu gli hai risposto: "Scrivici dietro il tuo numero di telefono". Al che lui ha ribattuto: "Ma non si usa più dare il numero di telefono, adesso si dà il contatto di Facebook". E tu: "Ma io non sono su Facebook" e gliel’hai detto con il tono che avrebbe usato Carrie Bradshaw (figurarsi se Carrie Bradshaw è su Facebook).
Poi però più di recente passeggiavi in Corso Buenos Aires e sei passata davanti a un gruppetto di ragazzi e ragazze in età liceale e uno di loro stava argomentando: "Il numero di telefono è diciannovesimo secolo, ora si dà il contatto di Facebook". Come dire: un deja vu (un deja sentì?).
Ma poi ti sei fatta delle domande. Se tu fossi su Facebook ci avresti sopra le foto sceme con le tue amiche. Conversazioni e fatti tuoi del tuo tempo libero. Dove sei, cosa fai, cosa pensi, cosa ti piace. Cose tue insomma. Cose che non vorresti rivelare a qualcuno che magari ti sei limonata in discoteca e che vorresti ti scoprisse a poco a poco, se proprio, non che vedesse la foto di te nuda sul divano a tre mesi di età, il giorno dopo che l’hai conosciuto. Ti si potrebbe obiettare: non mettercela la foto di te a tre mesi. Certo. Però ecco, quello è un genere di foto che con le amiche condivideresti. Insomma, sono proprio due direzioni di comunicazione diverse. Ci si fa il facebook da rimorchio o quello per gli amici di sempre? Si fa i misteriosi o ci si spiattella davanti al mondo in un botto solo?
Mah. Sarà che sei troppo vecchia. E che è troppo tempo che non rimorchi più e nemmeno ti interessa. Però ti fai delle domande.

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Finalmente Santa
Incurante delle pessime previsioni del tempo per sabato e soprattutto domenica, dopo l’evento (l’evento è andato benissimo, grazie) ti sei fatta raggiungere da Stear a Santa Margherita Ligure e ci avete passato il fine settimana. Avete gironzolato un po’ per le viuzze guardando le vetrine, avete mangiato la focaccia, vi siete arrampicati fino alla chiesa sul cocuzzolo. Domenica, sotto l’acqua, ve ne siete andati a Portofino, che lui non l’aveva mai vista.
Ecco. Ne è valsa la pena, che andare e venire in un posto tanto grazioso solo per lavoro sarebbe stato un peccato. Però. Dio ti scampi, non è posto che fa per te. Non solo è troppo piccolo, ma tutti quei negozi bellissimi: finiresti brevemente sul lastrico oppure rosa dall’invidia.
A proposito, sulla via del ritorno, già che c’eravate, vi siete fermati all’outlet di Serravalle.

I lettori ti perdonino il titolo terribilmente bauscia, la tentazione è stata troppo forte.

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