Ci sono diversi livelli di morale e moralità. Lo stesso, ovviamente, vale anche per il suo contrario. E se alcuni livelli di immoralità sono facilmente condivisibili, per altre cose va a sensibilità personale. Per esempio c’è chi dice che i compensi dei calciatori sono immorali e quando lo dice aggiunge "visto che c’è tanta gente che muore di fame" o "in tempi di crisi". Ma o l’autorità preposta fissa dei tetti, oppure gli stipendi degli sportivi, come quelli di tutti gli altri, fluttuano in base alla legge di domanda e offerta. Magari può non piacere, ma anche se quei soldi non finissero nelle tasche di un calciatore (intelligente o stupido che sia, non è importante) non verrebbero comunque ridistribuiti. Per cui la questione dovrebbe essere affrontata diversamente.
Come c’è chi dice che il costo di certi oggetti sia immorale. Ma una borsa di Prada (esempio qualsiasi) non è un bene di prima necessità, se non ce lo si può permettere se ne può tranquillamente fare a meno.
Immorale semmai è lucrare sui beni di prima necessità, come è successo di recente nei paesi in via di sviluppo con il prezzo del grano.
Poi ci sono cose che magari non hanno niente a che vedere con la moralità o meno, ma che possono sembrare più o meno opportune. A te.
Tipo che è almeno un anno che vorresti andare a cena da Aimo e Nadia, ma non te la senti di spendere € 150 a testa per una cena, a maggior ragione in un momento come questo, in cui c’è gente che con la stessa cifra ci fa la spesa di due settimane per la famiglia intera. Anche se li hai. Anche se l’anno scorso ne hai spesi molti di più per una borsa (che però ti durerà tutta la vita, mentre una cena dura lo spazio di una sera). Ma non per questo consideri immorale chi lo fa: ognuno spende i suoi soldi (se li ha) come meglio crede. E’ che tu non te la senti.

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21 commenti

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21 risposte a “

  1. La penso come te. Ogni tanto mi tolgo degli sfizi, e anch’io adocchio dei ristoranti dove mi piacerebbe sperperare una parte di stipendio (ma non l’ho mai fatto), però non mi metto a sindacare sui comportamenti altrui. E – toh! – qualcuno invece lo fa con le mie spese.

  2. Bella riflessione. Sono d’accordo con te.
    Ognuno spende i propri soldi come meglio crede. E alla fine fa i conti con la propria di coscienza.
    Quando ero piccola i miei mi dicevano sempre che i soldi si guadagnano con fatica e di conseguenza vanno spesi con giudizio. L’insegnamento su di me ha avuto un enorme successo (decisamente no su mio fratello) però ogni tanto penso che sia giusto spenderli per il proprio piacere, sempre che ti avanzino. Sono da criticare quelli che spendono interi stipendi per una borsa e poi piangono sulla spalla dei genitori che non ce la fanno a pagare l’affitto o la bolletta del gas. Be’ lì io parlerei di immoralità.

  3. amiche, sono con voi!
    caroline, la tua chiosa non mi potrebbe vedere più d’accordo. anche al supermercato vedo tante persone che si riempiono il carrello di cibi pronti (che in genere sono abbastanza costosi) e poi si lamentano che non ce la fanno ad arrivare a fine mese. anche perché si sono inguaiati con l’acquisto a rate del maxischermo piatto E del macchinone.
    anche perché poi sviliscono chi invece davvero si fa i conti al centesimo su tutto senza scialacquare
    chi i soldi ce li ha, be’, che li spendesse come meglio crede (anche se ovvio, il consumo consapevole sarebbe da incoraggiare, anche nella sottoscritta)

  4. oppure mi cugino che non può fare a meno di vestiti e accessori di marca “stra cafoni” (questa è un giudizio gratuito eh!) ma poi quando supera il suo budget mensile va a piangere da mammina.
    è spaventoso e credo che siano in tanti a farlo.

  5. l’inter fa schifo.

    (solo per evitare sospetti di gratuita piaggeria, visto che sono d’accordo parola per parola; e anche io non mi sento di spendere certi soldi in certe cose.).

  6. Ma certo.
    Per mia madre, per esempio, è immorale spendere 30 euro per un paio d’orecchini. Per me è immorale non comprarli se mi piacciono e non ne ho già comprati altri 7 paia nello stesso mese! ;.) (E naturalmente non saranno mai d’oro, né griffatissimi, per dire).

    Neanche io spenderei 150 euro per una cena. Piuttosto investo quei soldi in ingredienti e provo a cucinare per quattro persone (per rimanere in campo culinario, perché mi verrebbero in mente tanti altri modi per spenderli!)

  7. no, no, togliersi degli sfizi è legittimo, co mancherebbe.

    c’è da dire che qui dentro vedo delle cose che voi umani…. (ti racconterò, a voce, mia cara)

  8. ginevs

    concordo su tutta la linea. Tra l’altro anche io ho lo stesso tipo di atteggiamento per quanto riguarda lo spendere soldi al ristorante. Posso spendere soldi per un obiettivo per la macchina fotografica, ma spendere 150 euro per una cena proprio mi sembra inconcepibile.

  9. june, non vedo l’ora
    lady, basta che non fai il credito al consumo per comprare gli orecchini 🙂
    (io devo dire che invece sono molto tentata da questa spesa, ma al contempo indecisa, ma insomma, vedrò)
    cinas: però vince 🙂
    ossi, ecco, infatti, temo anch’io che lo faccia un sacco di gente, che non ha imparato a gestire i propri soldi e a fare anche piccole rinunce su cose non indispensabili

  10. anonimo

    Quoto in toto Caroline. Di piagnoni ne conosco parecchi, e cerco di tenere a freno la lingua. Dan(iela)

  11. anche io ho questa cosa dei ristoranti. però se ci si pensa se uno vuole togliersi lo sfizio sentirsi “eccessivo” può decideredi andare da Aimo e Nadia una volta e poi mangiare a casa per i successivi tre mesi:-D!

  12. estate, va benissimo, se uno vuole togliersi lo sfizio e decide di fare economia in altro modo fa bene.
    ognuno ci ha gli sfizi che vuole (purché legali, magari…)
    quello che magari contesto è andare a cena da aimo e nadia e poi lamentarsi che non si arriva a fine mese. E grazie tante! 🙂

  13. immorale al limite è il significato che dai alle cose. La borsa che costa troppo in sè non è immorale, puoi comprarla e amen. Nessuno muore di fame per quello. Così la cena. Se poi dai significato all’esistenza solo con le borse costose e le cene costose – e sei triste con una borsa da poco e con una cena da poco – allora cominciamo a parlare di morale.

  14. eppure raf, si sente dire che il prezzo di certe cose è immorale (io l’ho sentito dire). io invece dico che non è immorale: se non te lo puoi permettere fanne a meno (visto che si tratta di cose di cui si può fare a meno)

  15. La “condotta morale” è qualcosa che si adotta per rendere (almeno) pacifica la convivenza, se non veramente godibile (al più).

    Ergo, dipende tutto dal contesto.
    Allargandolo, ti viene da dire: ma che spreco una sciarpa che costa 800 euro! Mi ci pagavo l’intero anno prossimo di fornitura gas!

    Se decidiamo di vivere in un contesto mondiale, c’è poco da fare: tutto quello che facciamo, o quasi, è uno spreco, e quindi di dubbia moralità (proprio pensando al nudo e crudo modo di renderci al convivenza più gradevole).

    Fastidioso, perché stringi stringi la causa di tutto ciò è difficile imputarla a chi si emriterebbe di più il concedersi dei lussi, ma tant’è.

    Poi io sono amorale, quindi vado liscio…

  16. peppermind, dipende. tu ci paghi la fornitura di gas, ma per un’altra persona sono fatti suoi come spende i suoi 800 euro, magari sta al freddo, magari non è un suo problema. se non si compra la sciarpa non è che tu ci paghi il gas più facilmente. quello che tu faresti con i soldi che altri spendono per beni “futili”. però ora ti dico una cosa, che magari vale solo per me. io l’anno scorso ho comprato una borsa molto costosa. è passato un anno da allora e non ho più comprato borse. e non ne sento nemmeno il bisogno, perché possedere quella per me soddisfa almeno attualmente il desiderio di possedere LA borsa della vita. penso che sia molto meno spreco questo che non comprarsi una borsa al mese.
    poi, se esci a cena da aimo e nadia o dal pizzaiolo sotto casa direi che lo spreco di risorse mondiali si assomiglia abbastanza, magari hai “sprecato” i tuoi soldi, ma insomma, quello dovresti valutarlo un po’ prima di uscire di casa per andare a cena

  17. Che ci siano diversi “livelli di moralità“, come dici tu dall’inizio, lo dò per assodato.
    Come che ci si meriti una borsa, o una macchina fotografica digitale (la mia “borsa”), siano o meno uno spreco, sia chiaro…

  18. anonimo

    Aimo & Nadia e’ un’esperienza.

    Io preferisco 1 volta da loro che 3 in posti mediocri che ti portano via 50 EUR a volta e non lasciano ricordi.

    Aimo & Naida poi non e’ in centro, non e’ fighetto, si respira un’atmosfera non eccessivamente ingessata, il posto non e’ “posh”… dopo poco, insomma, qualsiasi sensazione di disagio va via. E Aimo gira fra i tavoli da vero personaggio.

    Anche se dicono degli spaghetti al cipollotto non dimentichero’ mai il risotto allo zafferano mangiato nel giugno di un paio di anni fa.

    Cnfermo sul prezzo: cena in 2 per 4/5 bicchieri in tutto 300 EUR.

    Vai Lise, vai!, NON LI RIMPIANGERAi quei 150.

    Alessandro

  19. alessandro, non è questione di rimpiangerli, non sto dicendo che non li vale. è che io non me la sento di spenderli, che è diverso e parte non da quando esci dal ristorante, ma da quando esci di casa. poi, siccome io fuori a cena non ci vado quasi mai, questi tre posti da 50 euro sono praticamente tutte le mie cene fuori in un anno

  20. anonimo

    Mmmhhm, capisco… non ti facevo cosi’ pantofolaia e poco “viveur” (o viveuse ? aiuto…, non so il francese).

    beh beh beh…
    …fare gli occhi dolci a Stear ?

    😉

    Scherzi a parte, dipende cosa intendi per cenare fuori, quale peso gli dai, l’importanza dell’esperienza.

    Certo, una volta scelto di andare, via tutti i rimorsi e o sensi di colpa: se si aderisce all’ “iniziativa” bisogna godersela in pieno.

    [voce di un grillo parlante che grida nel desrto] “Vaaaai Liiiise, vaaaaciiii!”

    Alessandro

  21. massì, oltre a fare torte non faccio nient’altro la sera 🙂
    allora, dipende dalle ragioni per cui esci a cena. se esci per fare una bella esperienza alimentare sono d’accordo con te, meglio spendere una sola volta per una cosa veramente buona, che tre volte per tre cene così così.
    se invece esci per vedere degli amici, che altrimenti non avresti occasione (che di solito è il motivo per cui esco cena io), allora preferisco vederli dieci volte e magari mangiarmi una pizza o un’insalata insomma, perché l’importante è la loro compagnia.
    ecco.
    poi non dico che non ci andrò mai, perché comunque sono tentata. solo, non adesso

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