Archivi del mese: febbraio 2009

Ieri nel giro di due ore hai preparato una presentazione per il Direttore Generale (dal quale ora temporaneamente dipendi), gliel’hai portata, lui l’ha letta, ha commentato solo: "Questo è perfetto", l’ha tirata su e con quella cartaccia è andato a discutere dell’argomento con l’Amministratore Delegato.
Oggi ti ha chiamata in riunione, ha preso il tuo lavoro degli ultimi mesi, ha cominciato a segnarlo con la penna, commentando: "Questo no, questo no" e completando il tutto con: "Così non va bene".
Sei uscita dal suo ufficio col morale sotto i tacchi (bassi) e tutta ricompresa dentro la nota inadeguatezza.
Per tirarti su di morale, con la coerenza che ti contraddistingue, in pausa pranzo hai sperperato parte del tuo capitale in una gonnellina tipo quelle del post di ieri.

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Un appello
O giovane signorina che per caso passi di qua su questo blog senza pretese. Hai le gambe cicciotte e il culone? Nessuno te ne fa una colpa*, ma per favore non metterti le gonnelline fru fru da cartone animato giapponese e ai piedi le ballerine.

* anzi, è un dramma che l’autrice condivide

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Non riesci mai a esprimerti nel modo giusto sulle cose che pensi.
Per prima cosa, in maniera brutale, sei invidiosa. Invidiosa di tutti quelli che fanno meglio di te le cose che ti piace fare. E non c’è molto da andar lontano. Non invidiosa nel senso che gli buchi le padelle eh. Però invidiosa che ti rodi nel silenzio della tua cameretta, perché così tu mai.
Per seconda cosa: non ci si libera mai di un sogno come di un amore finito. Almeno tu. Perché un sogno è una cosa tua come un amore non può mai essere. O forse perché per te era più facile credere a un sogno che a un amore. E anche ora che il sogno l’hai lasciato andare e ti sei rassegnata, non ti senti completa come può essere una persona qualsiasi senza amore. Ma forse non è vero neanche questo. Perché sai com’è un amore che funziona e sai com’è un amore che finisce. Ma un sogno che funziona non lo sai com’è. Sai solo com’è un sogno che finisce.
Per terza cosa: ogni volta che torni a casa tua per una qualche questione pratica e logistica provi un senso di fastidio per il disordine e le cose della Wonder lasciate in giro. Forse non ti abituerai mai, ma ogni volta ti verrebbe da scaraventare tutto fuori, cominciare a pulire e riprendere possesso di ciò che ti appartiene per diritto di rogito. Che personcina irrazionale.
Infine: futuro è per te una parola quasi priva di significato, almeno per quello che ti riguarda direttamente.

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Ci sono momenti nella notte in cui senti tutti i rumori. Le ambulanze, le moto, le auto che rombano sulla Milano-Meda come se fossero dentro la tua stanza buia. Te ne stai accovacciata nel tuo angolino, mentre Stear invade col suo cuscino anche la tua parte di letto, ascolti e piano piano ti addormenti.
Avevi tanta paura di questa convivenza, temevi di rovinare tutto e invece sei felice, nonostante la periferia: ti piace condividere la casa, il letto, le cose con lui.
Stanotte hai sognato che ti lasciava. Quando ti sei svegliata lui era accanto a te, abbarbicato al piumone. Gli hai spiegato (a gesti, che tu la mattina non parli e ciononostante lui ti capisce quasi sempre) del tuo sogno e lui ha esclamato: "Che decisione infausta!" e ti ha abbracciata stretta.

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Questa settimana sembravi quasi tornata te stessa. Hai ricominciato a leggere finalmente, ed eri proprio tu, le ore accoccolate sul letto col tuo libro in mano. Sei andata a una mostra bellissima, piccola ma con alcune opere stupende, insieme ad un’amica con la quale hai riso moltissimo.
Hai fatto anche shopping firmato e ora, pur mancando il sole, giri con gli occhiali da sole a farfalla di Prada sui quali sbavavi da mesi.
E hai fatto anche un giro in centro ieri, Rinascente compresa e lì ti sei innamorata perdutamente di una borsa Miu Miu color ciclamino della quale non hai nessun bisogno.
Insomma, la Lise di una volta.
Eppure ieri sera rimestavi il pentolino del dulce de leche (è venuto buonissimo) e non sei riuscita ad andare a dormire senza aver preparato una cheese cake caffè e cioccolato.

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Che ne è stato di lise? La lise di una volta, la lise di poche settimane fa? Spazzata via, triturata, uccisa, sepolta sotto chili di uova, zucchero, farina?
Non leggi più. Non dormi più. Non sorridi più.
Sostenuta parzialmente da Elisa*, tiri avanti stringendo i denti e lo stomaco, terrorizzata, ma non paralizzata, non ancora. Attendi il crollo, mentre con la collega S. progetti un suicidio di gruppo sotto il tre**.
Per fortuna per domani pomeriggio hai in previsione un pomeriggio con un’amica e una mostra.
E poi basta, chiudi la cucina*** e ti dedichi a te: capelli, scrub e unghie. E una tisana potente che ti aiuti a dormire e possibilmente a non fare brutti sogni.

* la tua personalità vincente
** scusa Drew!
*** anche se volevi fare il dulce de leche

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Ieri un collega ti diceva: "Ma tu non sei su facebook? Ma come no! Non mi dire che tu hai una vita, una vita reale!"
Al che tu hai risposto: "Ma va’, passo le sere a fare biscotti". Ma la risposta vera avrebbe dovuto essere: "Perché, c’è vita fuori da RunAway?"
Ieri sera tu e le tue colleghe siete uscite alle otto, dopo una riunione di confronto in previsione dell’appuntamento di oggi con il Direttore Generale. E’ tutta la settimana che va avanti così, che butti le mattine in presentazioni e incontri e poi ti trovi a lavorare fino a tardi, concludendo ben poco.
Vuoi scendere dalla giostra.
Stamattina, venendo in macchina al lavoro, hai sentito la canzone di Povia presentata a Sanremo. Non solo i gay, ma tutti dovrebbero sentirsi musicalmente offesi da quella roba: canzoni brutte così (testo e musica) ne hai sentite poche. Per contraltare tu e Stear siete saliti in ascensore canticchiando "I kissed a girl" di Katy Perry.

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