Alla biglietteria del PAC, quando hai chiesto un biglietto per il "Nouveau Realisme" il bigliettaio ha replicato: "Eh?". Non c’era nemmeno nessun’altra mostra in corso. C’è da dire che quando stavi uscendo ha ricevuto una telefonata di qualcuno che gli chiedeva che mostra ci fosse e lui si è dovuto sporgere a guardare il cartellone. A te veniva da ridere, però poi hai visto che il tizio accanto a lui stava leggendo Internazionale e a te non è ancora arrivato nemmeno il numero della settimana scorsa, perciò ti è passato subito da ridere.
Non avresti pensato che fosse una mostra adatta ai bambini, invece ce n’era un gruppo bello consistente, però poi hai visto la scultura di Tinguely e ti sei ricreduta e non potevi smettere di sorridere. Sono anche sono stati bravi, forse erano affascinati dalle parole della guida baby-sitter, che si è ben guardata dal portarli nella sala di Spoerri, che c’erano sculture da sognarsi la notte.
Al ritorno sul treno, in piedi vicino a te c’era una giovane coppia in aria di maretta. Lui se ne stava tutto in un angolo, spalle al mondo, se lei cercava di parlargli ripeteva solo: "Lasciami in pace, ti ho detto che mi devi lasciare in pace", mentre lei aveva gli occhi tutti rossi e strafugnava un fazzolettino di carta. Ti è tanto dispiaciuto per lei, poverina, ti sei anche tremendamente immedesimata, tanto che l’avresti voluta portar via, farle dire: "Vabbe’, quanto ti passa chiamami" e dire a lei: "Ma non vedi come ti tratta? E’ pure un cesso".
Naturalmente non hai fatto nulla.

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19 commenti

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19 risposte a “

  1. spesso mi cappita di farmi gli affari degli altri quando sono in metro o sul treno e non riesco a evitare sguardi di disapprovazione o di sufficienza. nel tuo caso mi sarebbe venuto da guardare lui con disprezzo e schifo come una vecchina impicciona

  2. sabato e domenica dovrei essere a milano, ci sentiamo! io vorrei vedere magritte, ma ora ho inserito anche la mostra del pac nei desiderati (sabato devo lavoricchiare, pfui)

  3. Anche io, come son brava a guardare gli altri e a pensare consigli… poi faccio peggio, quando mi ritrovo nelle stesse situazioni…

  4. ah ossi, ma tanto lui guardava solo nel suo angolino (e poi per un attimo ho temuto che mi avrebbe menata)
    plett: sabato e domenica per me è un casino (devo portar fuori tutto da casa mia), ma vediamo di organizzarci. per me magritte no grazie
    lattis: ma guarda, io mica per altro mi ero immedesimata

  5. Gli affari degli altri sono la la cosa più sfiziosa del mondo. A parte i propri. Per questo bisognerebbe non farseli.

  6. 🙂
    (a mia discolpa il treno era parecchio affollato, era dura non farseli)

  7. “è pure un cesso”

    buahuahuahu!

  8. Un annetto fa ho assistito ad una scena simile: c’era una coppia in treno di fronte a me e lei piangeva, tristissima; secondo me si erano appena mollati. Allora ho scritto un sms ad un’amica raccontandole la situazione (che mi imbarazzava alquanto) e lei mi ha risposto “Lui di sicuro ha bisogno di tempo per pensare e decidere cosa vuole fare davvero della sua vita, e non sa se lei potrà farne parte”.
    Amo quando anche da lontano le amiche capiscono tutto. 🙂

  9. no, a me dispiace per lui.
    ei sarà stata una stronza, sicuro, che bada solo all’aspetto fisico, mentre lui sarà stato un giovane intellettuale sensibile e intelligente.
    mollala, dai, iscriviti a un corso di mambo o di astrologia o yoga o di teatro o di grafologia o di Osho o tutti assieme e vedrai che.

  10. cinas, era un tabbozzo della peggio specie e se proprio poteva anche andarsene. invece stava lì col muso a guardarla piangere e a goderci che lei lo implorasse. lo volevo spingere giù dal treno in corsa
    canto: ahahah, non so, non mi sembrava il tipo che cosa vuol fare della propria vita, ma questo in generale 🙂

  11. a me una volta capitò che quando stavo con storico ex ingegnere, eravamo sul bus che da ravenna porta a marina di ravenna, e litigavamo ed eravamo proprio alla frutta, e davanti a noi c’era questo tizio che si capiva che ascoltava. e io dicevo al mio ex tutte le cose che non andavano e lui più o meno stava zitto. una settimana dopo l’ho lasciato. dieci giorni dopo ero a prendere un aperitivo e il barista, ecco, mi sembrava di conoscerlo e lui a un certo punto mi fa: ma l’hai lasciato poi?
    (un’altra volta, ma prima, sempre con lui, io piangevo sommessamente in treno, e lui sempre zitto, e un tizio lo guarda e gli fa: ma ti sembra che fai piangere una ragazza così carina?)

  12. plett, ma che storie! il tipo del treno, però un grande 🙂

  13. I viaggi in treno sono meglio dei reality.

    Detto questo, è più facile che dei bambini apprezzino tinguely che gli adulti. E non solo tinguely.
    All’estero l’hanno capito da un pezzo.

  14. io non ci riesco mai a farmi i fatti miei. quando vedo una persona piangere chiedo sempre se… posso esserle d’aiuto. quasi mai dicono di si, a dire il vero… però, proprio non ci riesco a farmi gli affaracci miei.

  15. probabilmente l’hanno sempre trattata così e anche lui non è capace, sa solo ferire

    certe volte le infelicità si incastrano perfettamente ed è veramente dura smontarle

    ma vabè, sto andando per conto mio
    ciao, buona giornata

  16. lidal, non so, a me tinguely diverte tantissimo. ma spoerri? cioè, io avessi sei anni avrei gli incubi
    julia, a me quello pareva proprio il tipo che se fossi intervenuta mi avrebbe potuta menare, mah. e comunque nei panni di lei avrei giudicato l’intrusione di un’estranea estremamente indelicata
    cri: hai detto delle cose molto belle. epperò mi sono immedesimata tanto perché a me una volta è capitato di finire in un ingorgo simile. è durata sei mesi. né prima né dopo nella mia vita mi sono mai fatta trattare allo stesso modo. quindi non necessariamente è un circolo che non si può spezzare. poi erano così giovani… mi hanno dato più l’idea di due che non sapessero che esistono altri modi.

  17. ah, gli agghiaccianti bigliettai del pac! alla mostra di mulas li mandai allegramente affanculo:)

    (spoerri inquieta assai)
    f.

  18. spoerri comunque è il mio idolo degli ultimi tre giorni, mi è piaciuto tantissimo. i bigliettai, boh, quello in particolare, perché quando eravamo andate a vedere l’altra mostra di Robert Indiana (si chiamava così? povera me, dimentico tutto), non erano così tremendi mi pare

  19. lo so… solo che invece io patisco, al sol pensiero dell’indifferenza degli altri… nel caso in cui dovessi piangere per strada.

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