Archivi del mese: gennaio 2009

Per fortuna che la testa è ben incollata. Altrimenti chissà dove la lasceresti. A seguire alcuni esempi di potente distrazione avvenuti in questa settimana (alcuni, come è ovvio, te li scorderai).
Presentarti a casa tua martedì per l’installazione del nuovo contatore. Peccato che il giorno di installazione del nuovo contatore, come indicato su diversi cartelli, fosse lunedì.
Aver dimenticato il cellulare aziendale in ufficio, ieri.
Aver dimenticato di fare l’ordine di frutta e verdura lunedì, pensando che tanto l’avresti fatto martedì, peccato che martedì non eri in ufficio.
Aver dimenticato il cambio dentro la borsa della palestra.
Aver dimenticato di truccarti stamattina. Che tu, accidenti, ti trucchi tutte le mattine da vent’anni. E stamattina ti sei guardata nello specchio del bagno dell’ufficio e ti sei detta: "Mamma, che faccia grigia". Per fortuna che nel cassetto della scrivania tieni un kit d’emergenza.

21 commenti

Archiviato in Senza categoria

Trascinata dall’apertura positiva di Wall Street, l’Inter vola a più sei. Cioè, non proprio, però era divertente da dire.
Oggi hai un appuntamento in un posto figo da modelle e non hai fatto la manicure. In compenso hai fatto i biscotti al caffè.
Come in Titanic, il film, quando la nave affonda si mette l’orchestra sul ponte: l’appuntamento è per una cosa di lavoro che oh! improvvisamente dovrai gestire tutta da sola con le implicazioni del caso. Potevi anche buttarti dalla finestra, hai preferito mettere la testa nel forno.

14 commenti

Archiviato in Senza categoria

Peccato, oggi era una giornata cominciata bene, con il pacco di Bol arrivato fresco fresco, con dentro 4 libri che non vedi l’ora di avere tra le mani accoccolata sul letto, nonostante Eureka Street proprio non si riesca a trovare.
Poi però ti è arrivata addosso una tegola lavorativa: Mirando va via (lasciandovi in braghe di tela) a partire dal 16 febbraio e chissà quando pensava di dirvelo se non fosse saltato fuori tramite le solite voci di radio serva. Tutte quelle che erano le sue responsabilità ricadono sulle fragili spalle tue e di Emily (e della collega S. quando arriverà).
Vedi fosche nubi addensarsi all’orizzonte.

16 commenti

Archiviato in Senza categoria

Mediamente, se un uomo ha 37,5 di febbre si mette a letto con l’aria da martire e la pezzuolina gelata in testa. Mediamente, se una donna ha 39 di febbre si imbottisce di medicinali e continua ad andare al lavoro, fare la spesa, sistemare la casa eccetera.
Accade ora che sia tu che Stear abbiate l’influenza, senza febbre. Da mercoledì lui è a casa a letto, accudito dai suoi genitori, mentre tu continui ad andare e venire dal lavoro e da tutti gli altri impegni che ti sei accollata. Tra questi, venerdì prima di un ritiro di formaggi, sei passata da casa tua a sgomberarla un po’ in vista dell’arrivo dell’inquilina. Hai buttato un sacco di cose che ti rappresentavano, dai compiti del corso di scrittura, agli appunti di portoghese a un discreto archivio storico di MarieClaire2. Ti è venuto un magone, venerdì pomeriggio, che levati.
Sabato mattina Stear ha chiamato sua madre. Hanno chiacchierato un po’, poi lei ha voluto parlare con te. E ha esordito subito con: "Come sta Stear?" Come stessi tu, nemmeno per elementare educazione. Ci sei rimasta così male che alla fine della telefonata sei scoppiata a frignare. Che tutti ti chiedono come sta Stear e nessuno si preoccupa per te, che continui a fare brigare e disfare nonostante l’influenza, che devi preoccuparti di fare il trasloco da sola, perché lui se ne sta a letto, che ti ha fatto soffrire buttare tutte quelle cose che ti rappresentavano e che in tutto questo non c’è un cane che ti faccia le coccole.
E dopo hai chiamato la tua, di madre. E sabato pomeriggio sei tornata a sgomberare ulteriormente.

Sì, affitti. Qualsiasi domanda in merito verrà ignorata.

25 commenti

Archiviato in Senza categoria

Una riunione
La riunione era programmata alle quattro, inizia invece alle cinque.
C’è la tipa tutta provocante e vestita aderente, con rossetto rossissimo, che non aggiunge niente al contenuto, ma si limita ad annuire con la testa nei punti salienti presentati dai due oratori. Non sembra cattiva, ma quando ti togli la giacca ti guarda male.
C’è il genio del sistema, un vero signore, con leggero accento veneto spiega i punti salienti e tecnici del progetto in perfetto italiano, limitando più possibile parole tecniche e straniere.
C’è l’oratore, abbigliato come credevi non si usasse più dagli anni Ottanta: con la camicia aperta sul petto villoso e i bottoni che gridano ad altezza pancia. E’ una persona intelligente, ma non ti piace quel suo essere troppo sicuro di sé (il termine perfetto, lo ricordi ai lettori attenti, è abbaione). Mentre parla fa battute a proposito, il dramma è che aspetta che il pubblico abbia riso, per ridere lui, quando gli altri hanno finito, ride esageratamente e troppo a lungo per la situazione e per le battute in sé, in pratica si fa le risate preregistrate da solo, peccato che sbagli a farle partire. Si perde a lungo in inutili digressioni che andrebbero invece riportate al discorso principale.
Alle sei e un quarto ti alzi per andartene, che hai un impegno altrove (già prenotato da tempo) e l’Amministratore Delegato ti guarda storto. Scoprirai poi che la tua collega Emily viene costretta a restare in riunione fino alle otto e un quarto, nonostante le sue ripetute richieste di andarsene per problemi coi treni. Gli altri dopo la riunione se ne vanno a cena, Emily deve farsi venire a prendere da suo padre, altrimenti non potrebbe rientrare a casa.

17 commenti

Archiviato in Senza categoria

Che donna inaffidabile
Hai subito approfittato dell’assenza di Stear causa malattia, poverino, per uscire a pranzo con un altro uomo.

7 commenti

Archiviato in Senza categoria

Oggi è passata in ufficio  da voi la collega S., che formalmente arriva in pianta stabile il due febbraio. Aveva sì una borsa di Miu Miu nella quale la si poteva comodamente ripiegare dentro, ma per il resto era in felpa e jeans e tu l’hai adorata.

7 commenti

Archiviato in Senza categoria

Ci sono notti in cui non dormi. E’ colpa del caldo, del pizzichino della nuova crema anticellulite notturna effetto miracolo (la stai usando solo da tre giorni, quindi no, non hai notato nessun cambiamento), pensi al conflitto in Medio Oriente e perciò ti rigiri come un pollo arrosto dentro il nuovo pigiamino comprato coi saldi che ti fa sembrare incinta.
Però finalmente ieri è arrivato Internazionale: gli ultimi due numeri insieme, che almeno ci puoi capire qualcosa di più e questo ti fa sentire meglio, come se fossi tu a risolvere il conflitto, armata di duecento pagine di rivista di attualità, che incredibilmente è ancora attuale anche se in ritardo di due settimane.
Quando ti addormenti sogni cose terribili, come essere sulla scena di un crimine e perdere il passaporto, tutto insieme, che si sa che le disgrazie non vengono mai da sole e recuperarlo poi, il passaporto e verificare che non sia tutto intriso di sangue.
La mattina, prima di andare al lavoro, tutti i giorni porti sul balcone le tue scarpe da uomo e le spazzoli per bene, per togliere tutti i residui di fango che ti si attaccano camminando per la strada. A sera le scarpe sono di nuovo sporche e il giorno dopo le dovrai rispazzolare come se non lo avessi mai fatto. Questo piccolo dettaglio si presta a innumerevoli metafore, oppure più semplicemente potresti annunciare che il proverbio del giorno è: Fa’ e disfa’, l’è tutt’ un laura’.

19 commenti

Archiviato in Senza categoria

Alla biglietteria del PAC, quando hai chiesto un biglietto per il "Nouveau Realisme" il bigliettaio ha replicato: "Eh?". Non c’era nemmeno nessun’altra mostra in corso. C’è da dire che quando stavi uscendo ha ricevuto una telefonata di qualcuno che gli chiedeva che mostra ci fosse e lui si è dovuto sporgere a guardare il cartellone. A te veniva da ridere, però poi hai visto che il tizio accanto a lui stava leggendo Internazionale e a te non è ancora arrivato nemmeno il numero della settimana scorsa, perciò ti è passato subito da ridere.
Non avresti pensato che fosse una mostra adatta ai bambini, invece ce n’era un gruppo bello consistente, però poi hai visto la scultura di Tinguely e ti sei ricreduta e non potevi smettere di sorridere. Sono anche sono stati bravi, forse erano affascinati dalle parole della guida baby-sitter, che si è ben guardata dal portarli nella sala di Spoerri, che c’erano sculture da sognarsi la notte.
Al ritorno sul treno, in piedi vicino a te c’era una giovane coppia in aria di maretta. Lui se ne stava tutto in un angolo, spalle al mondo, se lei cercava di parlargli ripeteva solo: "Lasciami in pace, ti ho detto che mi devi lasciare in pace", mentre lei aveva gli occhi tutti rossi e strafugnava un fazzolettino di carta. Ti è tanto dispiaciuto per lei, poverina, ti sei anche tremendamente immedesimata, tanto che l’avresti voluta portar via, farle dire: "Vabbe’, quanto ti passa chiamami" e dire a lei: "Ma non vedi come ti tratta? E’ pure un cesso".
Naturalmente non hai fatto nulla.

19 commenti

Archiviato in Senza categoria

A volte ti viene l’ansia. L’ansia del sapere e di quello che non sai.
L’ansia da libreria: che quando ci entri pensi sempre che ci sono miliardi di titoli, magari molti sono libri bellissimi e tu potresti non scoprirlo mai. Che a quel punto ti verrebbe da tirar giù tutto dallo scaffale e pensare: "Non ho tempo! Quando mai li leggerò? Cosa mi sto perdendo?"
L’ansia delle mostre, che tu sei ignorantissima di arte in generale e cerchi di saltellare da una mostra all’altra, con l’acqua alla gola per quelle che stanno per finire e non hai ancora visto, i promemoria come post-it che cerchi di incollarti in mente e il solito pensiero: "Non ho tempo!" Ieri, all’uscita della mostra di Robert Frank ti sei soffermata davanti agli striscioni delle ultime mostre di Palazzo Reale, notando che ne hai viste pochissime e tutte recentissimamente. Tipo che nel 2005 c’era stato Fontana e tu nemmeno lo sapevi. Ora è a Genova e non ti attira particolarmente l’idea di andare fino a Genova per vedere una mostra, anche se la città non l’hai mai vista. E Vercelli?
E tutta quest’ansia non sai come riversarla. Forse l’unica soluzione è licenziarsi. Che splendida idea.

30 commenti

Archiviato in Senza categoria