A volte succedono cose che sono una specie di fulmine che fa scattare molle nascoste nel cervello.
La settimana scorsa, all’evento aziendale di cui hai già parlato, avevate tra i vari interventi anche quello di una ong italiana molto attiva che sta propagandando un progetto contro il lavoro minorile. Il tema si prestava molto all’andamento generale dell’evento e infatti è stato gradito. Il tema generale dell’evento, che in realtà non era stato programmato, a sorpresa è stato la sostenibilità. Sostenibilità dei profitti, delle procedure, delle azioni aziendali. E mentre gli intervenuti dibattevano con i due della ong sugli obblighi delle imprese, dei singoli e dei governi, il presidente della ong ha detto: "In una situazione come quella attuale in cui le politiche statali non sono più sostenibili, tocca alle aziende private e alle ong, il compito di portare avanti comportamenti sostenibili".
Questa frase qua ti ha fulminata.
Ieri in palestra hai incontrato l’assistente di uno dei grandi capoccia del gruppo dove lavori. E’ una ragazza che pari incontrare un po’ dappertutto: nei ristoranti, nei negozi, ai concerti. Ti piace molto, è iperdinamica, allegra, chiacchierona. Ti ha detto: "Dal primo dicembre mollo tutto: ho preso un anno di aspettativa e vado a fare volontariato in Vietnam" e ti ha anche detto che tra qualche giorno parte per il Kenia perché ha convinto il suo capo ad abolire i regali di Natale e usare la cifra per comprare delle mucche per delle comunità.
Anche questa cosa qua ti ha fulminata.
Vedi delle strade, anche se a malapena. La sostenibilità del privato. E’ drammatico se ci si pensa, ma è l’unica strada rimasta.

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0 risposte a “

  1. a me fa molta paura il superamento del concetto di nazione, mi sembra porti alla deregulation, ma sospetto che non ci sia da scegliere

    è il mercato globale, vale tutto e il contrario di tutto

    quando mi si dice che spetta alle aziende adottare comportamenti sostenibili mi chiedo chi le controllerà?

    spero solo di dire cose dettate dall’ignoranza, Lise

  2. mi tocchi sui calli! proprio da gmai si parlava di come spesso gli ideali contrastano con quello che effettivamente si fa e di come si va avanti trascinando l’esistenza da anestetizzati.
    poi per me questo è ancora più doloroso che son crescitua nell’idea (del tutto personale) che il fine ultimo delle nostre vite è aiutare e alleviare le sofferenze altrui. questa discrasia tra propositi e azioni ultimamente mi sta stressando , forse è per questo che vado girando in metro con l’orecchio aguzzato per cazziare gente che secondo me si macchia di frasi stupide e razziste. a volte mi sento Hankok o come si chiama.

  3. no cri, hai detto esattamente quello che io pensavo quando ho scritto “è drammatico se ci si pensa”, però credo che l’operatore volesse sottolineare che se lo stato è assente questo non toglie la responsabilità alle imprese e se le imprese capiscono e sono veramente sostenibili si faranno carico anche delle mancanze dello stato. non sto dicendo (e nemmeno l’operatore lo diceva) che è giusto, ma solo che è l’unica cosa che possiamo fare 😦
    ossi: è una tragedia. poi per fortuna a volte si incontrano queste persone qui e si capisce che non tutto è perduto e non tutti sono vuoti

  4. Perfortuna esiste la sostenibilità del privato.
    Del resto siamo noi i primi a dover far qualcosa se si vuol cambiare qualcosa e non aspettare sempre le istituzioni.

  5. carolyne, sì, il dramma è che allo stadio in cui siamo dobbiamo farci anche carico di ciò che dovrebbe fare lo stato 😦
    ma poi, appunto, per fortuna c’è il privato di buona volontà (sia umano che istituzionale)

  6. sei ottimista e fiduciosa, spero tu sia nel giusto e ti approvo

    è un pò oramai che ti leggo e penso che tu sia una gran bella persona, Lise

    lasciatelo dire, veh

  7. io mi trovo d’accordo con quell oche dice carolyne.
    Anche il concetto di *azienda* mi sembra lontano rispetto a quello di *persona*, indipendentemente da tutto.
    Bisogna partire dal singolo, non c’è nulla da fare.
    Se ci pensi, questo fa ancora più paura per la sua infinita potenzialità.

  8. sì, ma l’operatore era venuto per parlare alle aziende

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