Archivi del mese: agosto 2008

Questo era il pezzo di post che volevi aggiungere a quello di ieri.

Proprio di fronte al tuo ufficio ha aperto da pochissimi giorni un microlocale rosticceria che espone allegramente lavagne minacciose con sopra scritto: "Arancini, Pane e Panelle". Tu non sai se sia un posto autentico o una copertura (ma questo pure prima che aprisse, visto che il precedente era stato un kebabbaro che dopo aver ristrutturato per mesi il locale era rimasto aperto meno di una settimana), ma quando hai sentito Meg gliel’hai detto e lei ti ha detto: "Fantastico! Domani vengo a pranzo da te". Domani era ieri e lei però non è venuta, si vede che non poteva, l’ha detto che forse aveva un appuntamento con un cliente.
Tu però hai pensato ai telefilm con protagoniste femminili (Sex and the City, Cashmere Mafia, perfino Desperate Housewives e forse pure the L World che però non hai visto), che sono sempre insieme a tavola o in qualche locale a bere qualcosa, pur con i mille impegni che hanno di lavoro e di famiglia. Ora qualcuno ti dirà: "E’ solo televisione". Va bene. Tu non hai mica la pretesa di vedere le tue amiche a pranzo tutti i giorni, anche se sì, sarebbe bello. Però ti piacerebbe vederle un po’ più spesso, senza fare milioni di slalom tra i reciproci impegni.
Forse, pensi, le amiche dei telefilm si incontrano facilmente perché lavorano tutte vicino. Tu non hai nessuna amica che lavori in (ehm) Bovisa. Per loro fortuna aggiungeresti. E forse se tu lavorassi in centro sarebbe molto più facile.
Dannata Manhattan: sembra tutto così a portata di mano!

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Avevi promesso un entusiastico post sul cibo siciliano e poi non l’hai mai fatto, che tu di solito scrivi la mattina e non si può pensare di fare un post sul cibo prima di pranzo, lo sanno tutti che è pericolosissimo.
Dunque avvertenza: astenersi dalla lettura se non si è a pancia piena.
Allora. Il cibo siciliano ti è piaciuto tutto. Anche se non è che hai assaggiato proprio tutto tutto eh. Per esempio i panini con la milza, che parevano proprio essere un gran best sellers del vostro friggitoraio di fiducia, non te la sei sentita.
Il pesce prima di tutto. Cucinato alla griglia, senza tanti fronzoli e servito con l’Inzolia ghiacciato. Gli spaghetti con le cozze e le vongole, in particolare quelli mangiati a Siracusa in un baretto sgrausissimo, con dentro i pomodorini freschi. Le granite alla mandorla, al caffè, al limone, ai fichi. Il cornetto alla crema (un chilo di crema) del bar di Marina di Ragusa. Le brioche del bar di Marina di Ragusa.
Tu che domandi: "Qual è la differenza tra brioche e cornetto?"
La bomba della Grotta. Gli involtini di carne. La spatola in agrodolce che quando ci ripensi ti scende una lacrimuccia. La pasta con le sarde e il finocchietto.
Il ristorante Il mirto e la rosa a Palermo (tutto: luogo e cibo). Gli arancini. I cannoli, che sì, mezzo riuscivi a mangiarlo e dopo eri una donna felice (uno intero invece hai scoperto che per te è troppo).
E infine, sopra ogni cosa, una meraviglia del palato che meriterebbe un poema: le panelle.

(in questo post ci volevi inserire delle considerazioni che esulano dal cibo siciliano, ma ti pare di aver scritto abbastanza e che poi non c’entrano niente, perciò le farai in un altro post, un altra volta, forse)

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Time is waiting. We only got four minutes to save the world.*

Da giorni, per lavoro, stai tentando di scrivere il prologo a una serie di testi noiosissimi. Ti scavi nella testa e butti giù una serie di incipit di prologhi altrettanto noiosi che cancelli furiosamente. Poi, l’altra sera, mentre stendevi il bucato ti è venuta una buona idea che ti si è srotolata nella testa alla perfezione e ti sei detta: "Ottimo, domani lo scrivo". L’indomani non ti ricordavi più niente. Non una parola. Che disdetta.
Vivi una vita al condizionale. Coi tuoi potresti e dovresti ci si può riempire una valigia di ritorno da Pechino con dentro una medaglia per una displina qualsiasi. Che poi, ti domandavi: va bene l’oro, va bene il bronzo, ma l’argento si ossida. Che, gli atleti si lucidano le medaglie col Sidol dopo qualche mese? Se la signora Sensini o la signora Idem passano di qua, innanzitutto congratulazioni, poi se vogliono dare una risposta è la benvenuta.
Coi tuoi potresti e dovresti ci si può riempire un carrello della spesa che non hai mai voglia di fare, per esempio per non trovarti davanti a scelte difficilissime quali la crema di yogurt 0,1% di grassi Müller oppure gli yogurt Yomo al cioccolato bianco con granella di nocciola, entrambi in offerta (va da sé che hai scelto il cioccolato). E nemmeno ti capiterebbe di incappare in modelle altissime, magrissime e bellissime che sventolano il loro iPhone davanti alla cassa. Cioè: passi altissime, bellissime e magrissime, ma l’iPhone è proprio un’ingiustizia. Certo, si potrebbe anche non farla la spesa, così non avresti nulla da mangiare e forse dimagriresti, ma il guaio è che stavi per finire la cartaigienica e sì, potresti fare a meno anche di quella, ma di sicuro non lo vorresti.
Coi tuoi potresti e dovresti ci si potrebbe riempire magari anche lo scaffale dei best-sellers in libreria o più modestamente quello delle case editrici di nicchia. Invece no.
Chissà quante cose avresti potuto fare, invece di scrivere un prologo noioso, che faresti anche meglio a sbrigarti, che l’ispirazione ti è tornata, ma tra cinque minuti potrebbe non essere più qui.

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Tu quando non dormi a sufficienza diventi un esserino intollerante a cui tutto dà esageratamente fastidio, perfino trovare nella propria casella della posta una lettera destinata a qualcun altro (invece di essere contenta: era di un’assicurazione, sicuramente era una sòla, meno male che non era per te).
Invece ieri sei andata a dormire ragionevolmente presto e stanotte hai dormito benissimo, così stamattina ti sei svegliata di buonumore e piena di amore per il prossimo, ma non sei preoccupata: tra un quarto d’ora ti passerà.
Così ti senti dell’umore giusto per un giochino di fine estate.
Sul numero estivo di Internazionale c’era un bell’articolo in cui diversi giornalisti consigliavano delle letture in base alla destinazione della vacanza, letture che permettessero di conoscere meglio o da diverse angolazioni il Paese che si stava per visitare. C’era anche un trafiletto grazioso sulla Sicilia, che tu hai letto però solo dopo essere tornata, ma fa niente, tanto "Viaggio in Italia" di Goethe non lo avresti letto comunque.
Il giochino è: che libri si potrebbero consigliare a chi si accinge a visitare l’Italia e vorrebbe farsene un’idea anche tramite le letture? A te di primo acchito viene in mente "Trilogia della città di M", che rende molto bene certe atmosfere milanesi e poi, si sa, il giallo è il romanzo sociologico dei nostri giorni (mamma, come ti piace di dire questa cosa, la ripeti in continuazione e sempre ridi sotto i baffetti che presto l’estetista ti farà sparire), perciò ti pare anche un valido spaccato della vostra epoca.
Vale tutto ciò che abbia senso: dall’ambientazione in una piccola città a una panoramica dell’Italia intera. Insomma: che libri consigliare a chi si appresta a visitare l’Italia?
Pronti? Via!

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Volevi scrivere un post arrabbiato sui quarti posti rimediati dall’Italia alle Oimpiadi, in particolare i furti di podio della ginnastica. Ti spiace soprattutto per la ritmica, per non parlare dello scandalo della vela.
Poi però ieri hai visto Cammarelle, che l’avversario cinese l’ha steso KO, giusto perché non ci fosse nessun ripensamento da parte dei giudici. E ti sei detta che va be’, per fortuna il carrozzone è finito, per cui non ti alzerai più la mattina domandandoti come sono andati la Pellegrini o i canoisti.
Ma la verità è che il post non lo fai perché non ne hai la forza, che è inutile che fingi di fare la supergiovane la domenica sera a ballare, che il lunedì non riesci nemmeno a sbattere gli occhi.
E poi l’hai detto ieri a metro: "Basta, non ci vengo più con te nei posti dove sono tutti supermuscolosi e con gli addominali scolpiti, che poi il rientro alla realtà è troppo difficile".

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Passi le giornate su siti di arredamento low cost alla ricerca di accessori per il bagno che non trovi o non ti soddisfano. Pensi ottimisticamente che magari gli insoddisfacenti prodotti sembreranno più carini inseriti nel contesto.
Ti senti depressa e preoccupata per la situazione geopolitica internazionale. Dal conflitto georgiano che covava da tempo e che sembra un pretesto quasi come l’uccisione dell’Arciduca Ferdinando, alle tensioni in Belgio (in Belgio! nel cuore dell’Unione Europea!), fino al Pakistan e all’Algeria, polveriere del mondo e ce ne sono altre. I rigurgiti dittatoriali che si vedono qua e là e che preoccupano soprattutto perché stanno nella testa della gente: chissà perché quando ci sono le crisi economiche gli elettori vanno alla ricerca dell’uomo forte. Hai paura.
Succedono tutte queste cose e tu intanto cerchi il tappetino per il bagno.

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Ci sono giorni (notti più che altro) in cui non vedi l’ora di trasferirti da Stear. Quando sei andata a vivere in centro, rifuggendo dal paesello periferico, cercavi proprio il caos dei negozi e dei locali. A parte il peggioramento oggettivo della qualità dei negozi nella tua zona, non ti aspettavi sinceramente che qualcosa di più piacevole sarebbe venuto a colmare il vuoto che riempivi col caos. Ora ti infastidisce molto la folla schiamazzante notturna, per non parlare delle luci terribili che entrano in casa e che in primavera ti hanno costretta a dormire con la mascherina.
Sogni il buio completo e la pace di una casa ai confini del mondo dove finalmente dormire sonni tranquilli.
Ti domandava ieri la Vì quando pensi di spostarti.
"Non lo so", rispondevi, "non ho nessuna voglia. Vorrei svegliarmi una mattina con tutte le mie cose trasferite di là".
Ti fa il vomito pensare di mettere tutti i tuoi capi dentro la valigia sabbiosa appena messa via e trasportarli dall’altra parte, ma almeno questo non ti mette ansia. "Non comprarmi un anello, comprami un armadio enorme", dice Carrie a Mr. Big nel film. Tu l’anello già ce l’avevi, ma sei riuscita comunque a passare il messaggio. L’armadio (compatibilmente con lo spazio della camera) è davvero enorme.
Quello che invece ti mette ansia è il bagno. Non è ancora stato arredato, anche se avete già visto i mobiletti che volete. E’ che il bagno di casa tua è davvero superfunzionale, hai armadietti ovunque e non c’è bisogno di dire che sono stipati all’inverosimile. Per di più hai scorte di creme e bagnoschiuma bio in gran quantità in un’altra parte della casa. Dove metterai tutta quella roba, posto che l’armadio fuori dal bagno servirà per le scorte della massaia (detersivi, scopa, secchio e cartaigienica)?
E poi, perché possiedi tutta quella roba? Se non puoi usare più di un balsamo per volta, perché nel tuo bagno ne girano tre? Nel tuo piccolo sei ridicola come i magnati del petrolio che possiedono dieci Rolls Royce.
Eppure non è che sei solo tu: le tue amiche sono come te. Da LadyK e le sue proverbiali collezioni di ombretti, splendidamente archiviate in apposito mobiletto, a Drew che vuol comprare un pensile nuovo da mettere sopra la lavatrice, alla Vì che ieri si scusava per il disordine (con te? non sa che non hai rivali?) e che dispone di un invidiabile quantitativo di contenitori metallici (li vuoi immediatamente anche tu. Tutti).
Per contro Stear possiede: un docciaschiuma che usa anche per i capelli, deodorante, schiuma da barba, dopobarba e soluzione salina per le lenti a contatto. Fine.
Cosa spinge voi donne a comprare bagnoschiuma e creme alla menta, all’eucalipto, alla vaniglia, al cappuccino, alla rosa e ombretti e rossetti e fondotinta di tutte le tonalità della gamma pantone?

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Poi ti è venuto il ghiribizzo e hai fatto tutto, tutto insieme. La spesa, l’insalata coi cetrioli, mettere via la valigia che per ripicca minacciava più volte di caderti sulla testa. Mettere via l’aspirapolvere, addirittura. E poi accendere un incenso, che te lo sei trovato lì per lì tra le mani.
Dopo tutta questa immane fatica, dovuta più che altro al maneggio col copridivano in lana, eri tutta sudata e meritavi un po’ di riposo, delicata e cagionevole che non sei altro.
Così ti sei concessa 30 (trenta) pagine di Guerra e Pace e hai fatto due conti che se vai avanti con questo ritmo costante potrai scrivere su aNobii: finished on September 11, 2008. Ma già, quel giorno avete la convention aziendale, non sarà possibile.
Non puoi aspettare tanto prima di cominciare il libro di Izzo che ti ha prestato la collega Ms. Design, dovrai cambiare il tasso di ritmo costante.
Al lavoro è successa una cosa strana: sulla intranet aziendale è stata pubblicata la ricerca di una nuova posizione nel tuo ufficio. Hai chiamato Stear, gli hai detto: "Ho uno scoop. Cercano una persona nel mio ufficio, ho letto il profilo, non è quello di Serena" (Serena è andata via da un paio di mesi). Lui: "Ah, ma va’? E’ quello di Mirando?" Tu: "No. E’ il mio".

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Hai molta ammirazione per le persone attive come Meg o tua madre. Tu no, tu sei una specie di ameba: tutto ti fa fatica. Andare in posta, spolverare, mettere via la valigia delle vacanze.
Tua madre avrebbe fatto le tre cose nello stesso giorno di rientro dal viaggio, tu non ne hai ancora fatta nessuna. Più pigra di tutto il resto è la tua mente, che addirittura si rifiuta di prendere in mano "Guerra e Pace" (ancora vergognosamente fermo a pag. 680) per sedersi comodamente sul letto a leggere. L’idea che hai di te o forse l’idea di ciò che vorresti essere si scontorna tutta e riesci solo a pensare che sei tornata da 4 giorni e hai letto solo poche pagine di Internazionale (e qualcuna della rivista che pubblicate dove lavori, vale?). Che hai fatto in tutto questo tempo a parte cucinare e mangiare vongole?
Le vongole non sono un buon argomento: dovresti essere a pranzo già da 40 minuti e invece. E invece te ne stai seduta alla tua scrivania, in attesa che Stear torni da una riunione, la tua testa si scontorna e stai per avere allucinazioni di pane e panelle.

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Non capita spesso di starsene in vacanza e pensare: "non vedo l’ora di tornare a casa". Eppure. Eppure te ne stavi a Palermo e contavi i giorni. I motivi di questo non verranno spiegati nel post che seguirà, ma in eventuali altri.
Dunque.
Catania. Brutta. Ma brutta vera eh, che vorresti capire che ci hanno trovato i signori dell’Unesco, forse erano ubriachi, drogati o pagati. Però è vivace, sveglia, si muove veloce, è piena di bei locali e di ottimi ristoranti.
Taormina. Taormina paga cara la sua fama e si circonda di aspettative altissime, che spiace dirlo, non sa mantenere. Probabilmente senza queste aspettative avresti pensato: "che posto carino!", con le aspettative che avevi la reazione è stata: "tutto qui?" Alla redattrice della guida Lonely Planet, che afferma che il teatro di Taormina vanta lo sfondo naturale più bello del mondo, consigli un giretto a Sabratha e a Cipro, giusto per ridimensionare i toni.
Acicastello e Acireale. Carine, davvero. Peccato il mare scomodo e la morte civile. Ma forse ci sei stata nel momento sbagliato.
Marina di Ragusa. Esattamente come avrebbe dovuto essere. Un posticino di mare da manuale: spiaggiona, acqua pulita, localini, un milione di persone.
Siracusa. Siracusa invece è una città che mantiene. L’abbagliante bellezza della Piazza del Duomo, i palazzi da stare lì le ore. L’interno del Duomo, che dovrebbero avvisare, mettere un cartello fuori, qualcosa del tipo: "Sconsigliato ai cardiopatici". Invece uno (una) ci entra impreparato e resta lì, ammammaloccuto e pensa: "Questo è uno degli interni di chiesa più belli che abbia mai visto". Siracusa è anche un mare da capogiro visto dal porto e un piatto di spaghetti con le vongole più rustico che mai e inaspettatamente buonissimo.
Noto. E’ incredibile come Noto sappia essere piccola eppure imponente, maestosa, monumentale. E nella sua imponenza pure, sta tutta dentro le fotografie scattate con la tua macchinetta amatoriale. Un’ode sentita al Signor Lanza, proprio lui, quello della fermata sulla linea verde del metrò.
Modica. Il cioccolato di Modica è buono solo a Modica. Intendi dire: se comprato altrove è diverso, anche se presumibilmente è lì che lo hanno prodotto. Va detto altresì che la pasticceria Bonajuti andrebbe inserita tra i luoghi da visitare, per graziosa che è. La cattedrale è un bene che si conquista a fatica, gradino per gradino, circondati da un mare di fiori colorati che è incredibile dire che non si vorrebbe arrivare mai. Per il resto la città meriterebbe più cura.
Ragusa Ibla. Dov’è stata Ragusa Ibla fino ad ora? Perché non si dice di più quanto sia deliziosa e meritevole, coi suoi saliscendi, i vicoli, la maestosità del suo Duomo, la cura dei giardini pubblici, il portale medievale di San Giorgio, i ristorantini, la luce del giorno, la luce della sera e certi balconi tutti diversi, con le statue sotto che fanno anche un po’ ridere.
Mazzarino. Dove? (non se la prenda Signor Miles: l’autrice qui sta scherzando).
Palermo. Palermo probabilmente va vista in primavera e non in estate. In estate si disfa, come un frutto troppo maturo. In primavera avresti apprezzato meglio la Cattedrale che anche da fuori strabuzza gli occhi, da perla rara che è e dentro non delude (e per le chiese è un dono raro, specie quando da quelle parti è passato il barocco). Non hai parole per la Cappella Palatina, che poi sembrava quasi che si dovessero fare le ore per vederla e invece no e anche nell’attesa si stava bene nel palazzo, all’ombra e con l’arietta gradita. Imbarazzante la guida del Palazzo dei Normanni, peccato, ma interpretava bene un modo di essere che non verrà trattato qui e forse mai. La Zisa (grazie alja!), così fuori dalle rotte turistiche per fortuna vostra e sfortuna sua, un posto magico, che solo nel cortiletto cambia tutto, come salire sul tappeto volante e non essere più lì ma dentro le Mille e una Notte.
Cefalù. Il mare più bello della vacanza, la meta dove fuggire quando non se ne può più di Palermo, una Cattedrale che non pare neanche una chiesa e invece dentro c’è uno dei mosaici più belli della cristianità.
Castellammare del Golfo. Una spiaggia con così poca gente non te l’aspettavi proprio. Meg, il marito, i bambini, un cannolo. Una bella giornata.
Monreale. Dal Duomo non ci volevi più uscire, è che ha chiuso. Da inserire al capitolo "interni di chiese più belli del mondo" (v. paragrafo su Siracusa).
Mondello. Meglio una giornata in carcere che un giorno d’agosto a Mondello. Tra l’altro gli appassionati di enigmistica sono invitati in questo paragone a cercare le sette piccole differenze.

Al cibo verrà dedicato entusiastico post a parte.

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