Archivi del mese: luglio 2008

Ieri leggevi un bell’articolo su Traveller di questo mese (Traveller di questo mese è bellissimo) di Enrico Brizzi col suo viaggio a piedi da Sansepolcro a Rimini, che ormai lui solo questo fa (i viaggi a piedi intendi, anzi, i resoconti dei viaggi a piedi*) e ti sei resa conto che anche lui ormai scrive solo in seconda persona. Così, d’ora in poi a chi dovesse chiederti se ti sei ispirata a McInerney e alle sue mille luci (che tra l’altro nemmeno ti piacque), smetterai di rispondere: "No, a La guerra degli Antò della Ballestra" e potrai dare una risposta ancor più sottotono, tipo: "No, agli articoli di Brizzi su Traveller".
A proposito di letteratura (eh?), anni fa scrivesti un racconto in cui affermavi che la gente dice che Milano è brutta perché cammina guardando per terra, mentre la bellezza della città sta tutta nei suoi balconi liberty che nessuno nota. Facevi pure la superiore, teh. Invece ieri camminavi per Corso di Porta Ticinese e non ti sei nemmeno accorta di questo e sì che passavi proprio lì accanto, chissà cosa guardavi. Le vetrine guardavi. Ora potresti scrivere un nuovo racconto in cui affermeresti che a Milano ci sono un sacco di negozi di belle scarpe.
Si spera solo che nelle prossime vacanze tu possa guardarti un po’ meglio attorno nei meravigliosi posti che visiterai. Parti martedì per la Sicilia e rientri il 15 agosto.
Buone vacanze a tutti e lungi da te fare raccomandazioni inascoltabili del tipo: "Fate i bravi".

* tu Brizzi lo adori eh, resoconti di viaggi a piedi compresi, ma non si può negare che sia diventato un po’ monotematico negli ultimi anni

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Certo che sei impossibile. Anche adesso che stai bene e che la questione solita dell’autostima non ti tormenta e sei serena, ti manca sempre qualcosa. O meglio: tu manchi sempre di qualcosa. Di costanza e talento artistico.
Sono due mancanze banalissime, con le quali in fondo si vive molto bene, magari dovresti preoccuparti di più della tua distrazione, che ti fa dimenticare appuntamenti, scadenze e la valigia fuori dalla porta di casa (ebbene sì: lunedì sera l’hai dimenticata sul ballatoio per un’ora, mentre intanto te ne stavi rilassata sul letto a sfogliare una rivista).
E non serve a niente ripeterti che hai altre qualità: lo sai e basta. Probabilmente hai in testa dei cliché ai quali vorresti assomigliare e che non solo nella realtà non esistono, ma se tu fossi così non ti piaceresti neppure (ma a questo sei abituata).
Eppure. Chissà, si vede che sei nata invidiosa latente.

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Edizione straordinaria! La fine del mondo è vicina!
Dici sempre: "Mai più in bici al parco", invece poi ci ricaschi e ti maledici ogni volta per non aver scelto piuttosto di correre, causa cani, bambini e passanti che tentano a ogni giro di ruota di farsi investire. Poi torni a casa tutta nervosa e ti viene in mente di fare una cosa assurda tipo tirar fuori il materassino di Decathlon (orgoliosamente nuovo) e farci sopra gli addominali.
Non paga di tutto ciò, finisci pure per accendere il televisore e capiti sulla partita della Nazionale under 21, proprio al momento dell’inno nazionale e pensi che tanto vale ascoltarlo, che potrebbe essere una delle ultime volte, prima che venga sostituito col Piave e ci sono ‘sti ragazzini ventenni che cantano l’inno con proprio tutte le parole e talmente precise che ti viene il sospetto che abbiano il gobbo. E intanto li guardi, così giovani e imberbi e non ti pare possibile che tra qualche anno questi qua saranno il sogno erotico di veline e non e mentre avrebbero tutte le carte per essere il tuo già ora, ti lasciano completamente indifferente.

In ufficio avete talmente tanto da fare che la tua collega Emily è entrata dicendo: "Ho portato Vanity Fair, se poi vuoi dargli un’occhiata" e tu le hai risposto: "Ah sì, grazie, se vuoi io ho Glamour".

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Tu: "Però il prossimo anno facciamo una vacanza più riposante e meno pericolosa, che ne so, un bel trekking sull’Himalaya oppure risaliamo il Rio delle Amazzoni in canoa".
Quattro giorni a Mykonos sono stati un’esperienza estrema. A partire dal viaggio di andata, con scalo notturno ad Atene, voi che rincorrete le valigie sul nastro trasportatore e poi passate la notte in un aeroporto in cui è impossibile dormire per il freddo, il chiasso e la scomodità delle sedie e il primo volo del mattino per Mykonos alle 5.50. Con l’arrivo sull’isola, il sogno solo di un letto e la proprietaria dell’hotel che vi dice: "La vostra stanza si libera a mezzogiorno".
Con ogni mezzo motorizzato che tenta di schiacciare chiunque, ma soprattutto gli autobus che fanno manovra appositamente sui piedi dei turisti.
Con il vento fortissimo che quasi vi sbatte a terra mentre camminate e il mare mosso a onda lunga quando siete sul barcone di ritorno da Superparadise.
Con le stradine tortuose del paesino, che non sapete mai dove siete e come tornerete indietro e poi all’improvviso vi ritrovate davanti al vostro alloggio e vi domandate: "Ma come ci siamo arrivati?".
Con le risse di paese nella notte.
Con la tipa dell’hotel che vi riaccompagna in aeroporto guidando come una pazza e rischiando la vita vostra e di altri che passano di lì e quasi perdete l’aereo.
Che fatica.
Per il resto un mare trasparente e pieno di pescetti. Locali deliziosi e ballare fino a tarda notte circondata da uomini muscolosi. Tanto pesce. Un posto bellissimo.
Metro sceso dal Malpensa Express davanti alla pubblicità di una compagnia aerea low cost che promette voli per Mykonos a partire da € 23,99: "Ripartiamo?"

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Sei stata a Mykonos nel 1999, era giugno. Eri sola e tormentata da una telefonata fatta prima di partire all'(ex) amante storico, in cui avevate parlato per più di un’ora, avevate chiarito molti dubbi e se possibile vi eravate ingarbugliati ancora di più. Tu non facevi altro che pensarci, eri triste e malinconica.
Nonostante il pessimo umore, ti innamorasti perdutamente dell’isoletta: delle stradine curate, delle imposte blu, dei negozietti e dei locali, del mare trasparente, delle chiesette e della Paraportiani, che resta ancora nel tuo cuore come una delle chiese più speciali al mondo.
Contro ogni previsione ti divertisti pure, in quella settimana di vacanza.
E l’isola ti sembrò così bella che non ci volevi tornare mai più.
Ma sono passati nove anni, tu non sei più la stessa di allora. Per fortuna.
E’ per questo che hai deciso di tornarci, non più sola, questa volta, per quattro giorni di mare, sole e fare tardi la notte.
Torni a Milano lunedì sera.

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Saluti metroicon e te ne vai a prendere il bus che finge di essere il 29/30 per il tratto da Repubblica a via Procaccini. Sei seduta accanto al finestrino e sul marciapiede passano quattro uomini vestiti di giallo e truccati da clown. Uno di loro si avvicina al tuo finestrino e con aria serissima comincia a dirti: "Blilll blilll blill". Sono le dieci e mezza di sera e tu non stai troppo bene, perciò gli rispondi: "Blilll, blilll, blilll" e andate avanti così per un bel po’, poi lui scappa a raggiungere i suoi compagni.
"Ha fatto conquiste", commenta l’autista del bus mettendo in moto.
"Credo che siano i clown che fanno ridere i bambini in ospedale", dice un signore sui sessant’anni con forte accento milanese.
"Chissà come guariscono presto i bambini!", risponde l’autista.
Ridete tutti.
Alla fermata successiva il bus carica una coppia orientale e un signore con una pancia molto prominente, che si attacca all’autista e gli dice: "Ma si ferma nella piazza dello Smeraldo questo?"
"No", risponde l’autista.
"Come no? E perché no?" e ha pure un tono aggressivo.
"Perché ci stanno facendo i lavori"
A parte che nessun mezzo è mai passato di lì, ma la piazza è scoperchiata da oltre un anno.
"E allora io come ci arrivo in piazza 24 aprile?" Ripete 24 aprile diverse volte e non si può proprio sentire, tanto che a un certo punto sia tu che il signore milanese sbottate: "Venticinque aprile!" Che uno i nomi delle vie può anche non saperli, ma la data più importante della recente storia d’Italia no.
Quando il panzuto finalmente scende è la coppia di asiatici a rivolgersi all’autista chiedendogli se parla inglese e come fare ad arrivare a una certa via che indica sulla cartina. Tu e il signore milanese le date in inglese le indicazioni del caso, la signora parla poche parole di italiano, allora vi mettete a chiacchierare, il signore le chiede se le piace l’Italia, lei dice che hanno visto Roma e Venezia e le hanno trovate bellissime.
"And Florence?", domandi.
"Florence not yet", risponde la signora.
"Ah, you have to go. Florence is beautiful". La signora sorride, racconta che vengono da Pechino, è contenta dell’aiuto e della piccola conversazione.
"Certo che noi a Milano ce la caviamo bene", commenta il signore milanese, "nei paesi mica tutti parlano inglese". E tu pensi che forse è vero per la gente della sua età, perciò sorridi e glielo lasci credere, quando poi lui scende e accompagna la coppia alla fermata dove predere il mezzo successivo.
Arrivi a casa pensando che sei stata protagonista del cliché degli italiani calorosi che fanno di tutto per aiutare gli stranieri ed è bello, è bello soprattutto che sia successo a Milano, dove tutti dicono che la gente si fa i fatti suoi ed è fredda e tutte queste menate qua.

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Per esempio Jude Law è un figo pazzesco, ma a te non fa propriamente impazzire. Chi è in grado di capire questa tua affermazione capirà anche quando dici che Roma è bellissima sì, ma non ne sei innamorata, che non ti attira tanto da volerci vivere, tanto da dispiacerti quando te ne devi andare via.
E’ pur vero però che dopo tre spumantini a stomaco vuoto, che gli stuzzichini post conferenza stampa sono un po’ mignon, se ti fossi trovata davanti Jude Law che ti vuole portare a letto (be’, perché no? tu ieri eri bellissima ora che sei dimagrita e il tubino nero di Armani taglia 40 che ti tirava un po’ e la commessa diceva "ma così è più sexy" ti stava a pennello e tra quella patata tutto stile e niente curve di Sienna Miller e la babysitter insignificante tu eri di certo un’alternativa migliore) non avresti fatto tanto la difficile.
Allo stesso modo, ieri sera mentre il taxi ti riportava in aeroporto passando per il centro, quando dopo piazza Esedra ha infilato una stradina che vi ha portati proprio davanti al Colosseo sei rimasta a bocca aperta, che pareva proprio un remake di "Vacanze Romane" e poi l’auto ha preso un viale alberato pieno di verde, proprio tutto il verde di cui senti tanto la mancanza a Milano, hai pensato che cavoli, sì, ti spiaceva tornare a casa ieri sera, una sera così bella che pareva fatta apposta per stare fuori e tirare tardi.
Ma la verità è che se in preda all’alcol finisci a letto con uno che non è proprio il tuo tipo, la mattina dopo te ne penti e altrettanto ti saresti pentita stamattina se ieri fossi rimasta a Roma e oggi ti fossi dovuta alzare presto per rientrare a Milano e direttamente in ufficio.
Alla fine quindi va bene così ed è un po’ come due persone che si piacciono, ma non vanno a letto insieme e anche per questo continuano a piacersi*.

* Ogni riferimento a fatti, persone, nomi, cose, città, animali, fiori, frutta, colori, non è puramente un tubo

 

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