Archivi del mese: maggio 2008

Ci si mette l’abito da sera per una prima cinematografica? Soprattutto se si tratta della prima di uno dei film con gli abiti più belli del mondo?
Oppure ci si mette comode che tanto la collega che non ha mai visto neanche una puntata del telefilm ha prenotato i posti dell’ultima fila? L’unica è sperare che non ci siano delle stangone davanti a voi.
Non volevi andare a vederlo la prima sera "Sex and the City": hai il sacro terrore della folla spintonante e il film sarà uguale anche la settimana prossima.
Eppure, com’è tipico tuo, ti sei lasciata travolgere dall’hype delle tue colleghe, da quella che prima di essere assunta qui lavorava da un famoso stilista e quindi è interessata solo agli abiti che si vedranno in scena, a quella che non ha mai visto la serie ed è curiosa di sapere cos’è tutto questo can can.
Domani devi andare a un matrimonio: in fondo te la meriti una serata in allegria prima della tetraggine.
Da quando andare ai matrimoni è diventato più deprimente che andare ai funerali?

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Archiviato in sex, the city

Oggi è uno di quei giorni in cui ti senti ingiustificatamente musona e insoddisfatta ed è inutile dare la colpa al tempo: ti piacerebbe sapere, se ci fosse stato il sole, che giustificazione si sarebbe trovata.
E’ uno di quei giorni che se fossi una bambina piccola vorresti essere dentro una piscinetta a fare paf! paf! con le manine dentro l’acqua, non per il piacere del contatto e del rumore, ma giusto per schizzare gli altri intorno e guardarli poi con malefica soddisfazione.
E’ uno di quei giorni in cui non sono gli altri a darti fastidio e nemmeno te stessa (i tuoi lettori son pregati di non correre tutti così in fretta ad accendere dei ceri votivi, che si creano gli ingorghi) eppure ti senti la regina dello sbuffo interiore.
Ti viene il preoccupante sospetto che il motivo della tua insofferenza sia da ricercarsi nel dover stare seduta alla tua scrivania a correggere noiose bozze di articoli già letti e riletti molte volte. E nel dover scrivere un editoriale che verrà firmato dall’Amministratore Delegato. Ieri hai telefonato alla redattrice della rivista: "Ho vinto la bambolina", le hai detto.
Lei: "Cioè?"
Tu: "Devo fare…"
Lei, interrompendoti: "Ho capito: sei rimasta con la scopa in mano"
Avete riso. Quasi quasi la richiami.

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Thank God it’s Tuesday
I° episodio
La Wonder scende, si accende una sigaretta e dice: "Andiamo a vedere la vetrina di Pinko?"
Andate. Siete lì che giudicate tute, camicette larghe e borse giganti di vernice, quando intravedi una salopette muoversi dentro il negozio.
Strabuzzi gli occhi: "Ma è aperto?"
Girate intorno alla vetrina (si tratta di un negozio ad angolo) ed ecco che proprio sotto i vostri occhi compare un torso nudo di uomo supertatuato e con dei tricipiti da infarto. Senza dirvi niente tu e la Wonder zampettate nella stessa direzione per vedere meglio il tizio. L’operaio armeggia con cavi e attrezzi, vi dà le spalle e non nota la vostra presenza. Voi state lì per un po’ col naso appiccicato sulla vetrina, che Pinko non vi è mai sembrato tanto interessante, finché l’operaio non alza la testa e potete constatare che non è niente male anche di viso.

II° episodio
Tu e la Wonder siete sedute al Dom e chiacchierate amabilmente. Lei ti racconta di un collega della palestra: molto bello e completamente stupido.
Lei: "No, ma guarda, non ha neanche un neurone, però è proprio bello. E’ da portare in giro, per farti ammirare. Sai tipo quei cani bellissimi?"
Tu: "O come una borsa firmata"
Lei: "Ecco, sì. Tipo la mini Kelly, che è la borsa più figa del mondo, ma dentro non ci sta niente"

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Ieri chiacchieravi con Ms. Progetto e lei ti parlava di una sua ex compagna di classe che aveva rivisto da poco.
"E’ incredibile", commentava, "ma non è cambiata per niente da quando facevamo il liceo. Allora sembrava una persona in cerca della sua strada, sono passati gli anni ed è ancora proprio così. Irrisolta".
In quel mentre ti sei ricordata che sabato Drew ti aveva detto di aver visto in un grande magazzino una vostra vecchia compagna di classe con la quale non avevate molti legami e che non vedevate più dal settembre del ’92 (anno della maturità).
"Era identica, capisci? Identica!", berciava Drew riferita alla vostra ex compagna, "stessi capelli, stessi vestiti, uguale".
Ora, poiché la vostra compagna si vestiva già dall’età di sedici anni come una vecchia zitellina (infelici golfini, scialbe camicette, tristi gonnelline al ginocchio e deprimenti mocassini), si intuisce facilmente che il commento di Drew non era positivo, tanto che poi ha aggiunto: "Ho fatto finta di non vederla, ovviamente".
E tu? Sei cambiata da allora? Senza pensarci ti verrebbe da rispondere di sì, che poi almeno allora mica ti vestivi da suora laica (senza voto di povertà, però), come fai adesso. Quando eri più giovane avevi senz’altro meno buon gusto di adesso e generalmente giravi con dei maglioni giganti che ti facevano sentire più a tuo agio. Quando andavi a ballare ti mettevi i jeans e delle magliettine aderenti e scollate.
Certo, anche adesso, quando esci con la Wonder ti metti i jeans e le magliettine aderenti e scollate, hai solo aggiunto i tacchi alti. E i capi che indossi sono più belli, ma alla fine un’ex compagna che ti incontrasse in Corso Como un qualsiasi martedì sera potrebbe pensare: "La Lise è proprio la stessa di allora: a 36 anni si veste come se ne avesse 16".
La verità è che tu sai di avere avuto diverse fasi. Per esempio dieci anni fa ti mettevi un sacco di longuette con lo spacco e per andare a ballare ti mettevi i vestiti da sera.
Questo ti autorizza a pensare che forse anche la vecchia compagna di classe incontrata da Drew potrebbe aver avuto delle fasi. Magari cinque anni fa era una punkabbestia e voi non lo sapete.

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"Lei ha già le ciglia lunghe, non le darei un mascara allungante", ti ha detto sabato mattina la commessa di Shu Uemura, lasciandoti di stucco. Tu con le ciglia lunghe non ti eri mai vista. E hai pensato un’ovvietà, cioè che quello che viene proposto come obiettivo pubblicitario non è ottenibile in natura. E nemmeno con uno specifico mascara o qualsiasi altro strumento. Che a una poi verrebbe da dire tanto vale, ma anche che sei già al meglio così e questa è una bella soddisfazione.
Da sabato mattina sei anche la fortunata proprietaria di una borsa costosa e di lusso. Dopo averla tanto desiderata, adesso che è tua scopri che ti mette soggezione. Non è una borsa appariscente: solo le appassionate sono in grado di riconoscerla, per cui non è la questione dell’effetto che fa agli altri. L’effetto lo fa a te. Per questo non è ancora uscita dalla sua dustbag, se non per una rapida occhiata. L’alternativa potrebbe essere di procurarti una teca di plexiglass ed esporre il manufatto come in un museo.
Sempre a proposito di oggetti firmati: ieri sera hai fatto cadere il beverone anticellulite rosso fragola sui tuoi jeans bianchi di Miu Miu. Oltretutto Stear dice che non ce l’hai la cellulite. Così ti sembra di aver fatto fuggire due piccioni con una fava e non è mica un risultato da poco. Nel dubbio l’anticellulite continuerai a prenderlo. Possibilmente per via orale. Stasera accenderai un cero a Sant’Omino Bianco perché faccia il miracolo.
Ieri mattina sei salita sull’Ottavia e il responso recitava: 51,4. Hai subito pensato a un guasto o a una mattonella sbilenca. Eppure no: hai spostato e rispostato quell’aggeggio del demonio e il responso era invariato. Eri così contenta che pensi di essere salita sulla bilancia una decina di volte, giusto per la soddisfazione di vedere quel numerello. Poi hai provato i tuoi jeans più stretti e loro piangevano ancora molto all’idea di essere allacciati. Il tuo primo pensiero è stato: "Cosa diavolo mi passava per la mente quando li ho comprati?"

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E’ difficile essere consci dei propri limiti e di conseguenza adattarci sopra le proprie aspirazioni. Tu sei brava nella teoria (i tuoi limiti), meno nell’adattarci sopra le tue aspriazioni.
E’ ridicolo puntare alla serie A o addirittura alla nazionale, quando si hanno capacità al massimo per la serie B. Non c’è mica niente di male: c’è gente che gioca in Promozione ed è perfettamente contenta così.
Solo, a volte, accontentarsi non è così facile.

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Ieri rileggendo alcuni vecchi post sei incappata nella storia delle vite parallele. Ci hai pensato un po’ e hai deciso che il tuo tornado puoi metterlo lì.
Adesso che si è trasformato in un temporale innocuo lo puoi anche dire (per chi eventualmente non l’avesse capito): il tornado è una persona. Una persona che ti piace, una di quelle persone sulla quale faresti più di un pensiero se non fosse capitato in un momento sbagliato. Ti consoli poi dicendoti che tanto è del segno zodiacale sbagliato (ma proprio sbagliato tanto) e poi non sai neanche se tu gli piaci. E comunque, visto che non potrebbe mai essere, che importanza ha?
Perciò hai aperto la scatola delle tue vite parallele e il tornado l’hai messo lì. E’ lì che proverete ad avere una storia. In bocca al lupo.
E’ che quando apri la scatola delle vite parallele ci scappa sempre dentro un’occhiata e ieri sera è venuta fuori la donna che eri quando frequentavi le persone che poi sono finite nella scatola.
Perché quando eri single eri proprio diversa. Non eri solo più giovane anagraficamente, ma anche esteticamente. Sei diventata come quelle donne che dopo sposate si lasciano andare. Il termine tecnico è: ti sei insciurita.
E’ stato un processo lento e lungo, non ti va nemmeno di star qua a parlarne. Hai immediatamente chiuso la scatola delle vite parallele. E’ ora di aprire l’armadio e di farci sopra una bella pensata.

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