Archivi del mese: marzo 2008

Hai sempre pensato di essere una donna comune. Ora lo sai.
Gira tra i blog in questi giorni una "catena" divertente sui segreti da raccontare. Tu non hai partecipato perché i segreti che potevi raccontare erano veramente noiosi, tranne uno, che preferivi tenere per te (altrimenti che segreto sarebbe, a spiattellarlo qui sul blog?).
In questi giorni però ti sei resa conto di un segreto, che è segreto perché non hai nessuno a cui vuoi dirlo. Non perché sia una cosa che di per sé vuoi tenere segreta.
E’ che in tutti questi anni in cui hai sempre proclamato a gran voce il tuo cavartela da sola, sei diventata terribilmente individualista per quanto riguarda la tua sfera privata. Che quando ti dicono: "Se vuoi parlarne io ci sono", tu in realtà non vuoi parlarne.
Così, da ieri, hai un segreto nuovo.

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"Sei diventata una donna manager?" ti chiedeva ieri Drew, dopo che le avevi raccontato della tua drammatica carenza di tailleur dignitosi per le numerose riunioni ad alto tasso di formalità che ultimamente stai presenziando. Ovvero che il tuo unico tailleur decente è in ostaggio in lavanderia da circa un mese e non hai mai tempo di passare a ritirarlo, per cui ti presenti a queste occasioni vestita come già detto, da standista della fiera del tondino e poi per forza che non vieni presa sul serio.
Comunque no: non stai diventando una donna manager e lo prova la seguente scena di ieri, in cui tu, seduta in macchina accanto al tuo capo, scribacchiavi malamente le sue istruzioni sulle attività da eseguire oggi. Il tutto a rischio (tuo) di mal d’auto, per non parlare dell’assurdità della situazione, tanto che mentre scrivevi dovevi trattenerti dal ridere, per cui chissà che appunti hai preso.
Sarà il senso dell’umorismo a salvarti la vita, per fortuna.

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Al secondo posto nella classifica della mancanza di autostima, dopo: "non sei capace", c’è "lui/lei lo fa meglio di te".
La cosa impressionante è che pure lui/lei, chiunque sia, in genere ne è convinto, soprattutto se la detta cosa si limita a non farla. E allora urla e strepita, se gli vien detto quella cosa di non farla più, grida alla lesa maestà, ma mai, mai una volta per la miseria, che si chieda se quella cosa lì gliela hanno tolta perché forse non la faceva bene o si limitava semplicemente a non farla.

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La Pasqua dei trattori al Borghetto è la stessa tutti gli anni: il paese viene invaso da macchine agricole e se ne vedono talmente tante, talmente dappertutto (insieme a bancarelle, giostre, banchetti dello zucchero filato) che poi ci si sente il cervello lavato e tua madre, che da settimane gira per concessionari per cambiare la macchina ha considerato l’acquisto di un trattore, però cabinato.
Senza preavviso, siete andate a tenere un banchetto di stampe di opere di artisti locali (ne hai comprata una) per conto dell’associazione culturale del paese. Eravate nel posto sbagliato: troppo in mezzo agli attrezzi agricoli e la gente che passava di lì era interessata a quelli. Sul serio: hai visto scene di disordinato entusiasmo davanti a una piccola scavatrice giallo senape e numerose persone che facevano la coda per salirci e manovrare i comandi. Addirittura, un signore si è avvicinato al vostro banchetto di stampe a chiedere a tua madre un depliant di una macchina agricola non ben precisata. Non ben precisata per voi, che non ne sapete niente di quegli apparecchi, ma di sicuro molto precisa per lui, che forse se la voleva comprare. Ed è inutile lagnarsi che la gente non è interessata all’arte, anche se non costa tanto: è vero, le stampe erano a buon mercato, ma nessuno si è interessato dei prezzi e del resto se si sta in mezzo alle macchine agricole cosa ci si può aspettare?
Comunque ti ha fatto piacere stare lì, perché hai incontrato una vecchia amica di infanzia con la sua bambina che ancora non avevi mai visto, pure che adesso ha tre anni e ne dimostra cinque. Anche il Mocio è passato di lì e siete andate a prendere un caffè insieme. Lei è tornata single e non se ne è ancora accorta, ma è inutile che stai qui a disquisirne, quando Doroty Parker aveva detto le stesse cose molto meglio di te e già almeno settanta anni fa.
Hai chiesto notizie del Pupazzetto e hai scoperto che ad agosto si sposa. La tua prima reazione è stata di felicità per lui, poi hai pensato: "Speriamo che non stia facendo una scemenza". Però poi gli hai mandato un messaggio di congratulazioni e lui ti ha risposto solo "Grazie", che è stata la migliore delle risposte possibili.

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Quelli che non sono Adelphi ti hanno richiamato, ieri dopo l’ufficio sei andata a conoscerli. Ti hanno fatto una buona impressione: sono stati sinceri e trasparenti e pure simpatici. Hanno pagato il tuo tempo in natura: la natura che preferisci. E ti hanno fatto anche una proposta divertente.
Pensavi stamattina che è un peccato che tu non sia più in grado di sfruttare un contatto così utile per un sogno che non hai più. Il pane e i denti, al solito.
Mentre chiacchieravate è uscito l’argomento locali e la loro impressione che tu sia un’esperta. Ti hanno chiesto cosa avresti fatto ieri sera, se eri pronta a uscire. Sì, lo eri. Ma, forse perché non ti pare di essere esperta di un bel niente, non credi di essere un’esperta di locali. Vai sempre negli stessi.
Ma l’immagine che si dà all’esterno dipende da un sacco di fattori.
Sai che l’immagine che dai complessivamente è di una persona che sta sempre fuori casa. E’ vero. Ultimamente non fai che sovrapporre impegni. E’ colpa tua e poi sei stanca. Mangi più di quanto vorresti, non ti muovi a sufficienza, non dormi abbastanza. La mattina ti svegli rintronata e sei di cattivo umore fino alle dieci.
Una parte di te dice che devi rallentare i ritmi, l’altra ti strattona perché ci sono troppe cose interessanti da fare. Dev’essere il dilemma del milanese. Sarà per questo che poi si finisce tutti a sniffare coca? Sarà buona la qualità di quella che si trova in Corso Como?

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La personalità occulta del telefonino aziendale
Quando ti diedero il telefonino aziendale, la prima reazione fu: "Mamma mia che catafalco" e la seconda: "Vabbe’, meno male che non è un blackberry".
Del resto, per quanto lo usi, potevano anche darti un telefono pure più vecchio e malandato e sarebbe andato bene lo stesso. O almeno così pensavi fino a stamattina.
Ieri sera, prima di entrare nella sede del cliente di cui già dicevi (la presentazione è andata bene, l’ha fatta il tuo capo, tu eri lì solo a fare numero, non hai praticamente aperto bocca, però hai preso un sacco di appunti), hai tolto la suoneria e hai abbandonato l’apparecchio in fondo alla borsa, dove lo hai ripescato stamattina, ancora acceso e in modalità Silenzioso. Il telefono diceva che avevi un messaggio e una chiamata senza risposta, ma potevi premere tutti i tasti e non c’era verso di farti visualizzare telefonata e messaggio. Eri sicura che fosse il tuo capo, ma non potevi richiamarlo perchè il telefono non rispondeva a nessuna sollecitazione.
Nemmeno il tasto dello spegnimento voleva funzionare: il telefono catafalco se ne stava lì bloccato e completamente inutile, come se fosse finto. Forse lo è.
Sei entrata in una riunione interna che ancora ci armeggiavi, tentando l’ultima risorsa: ovvero aprirlo e togliere la batteria, ma anche questa operazione non sembrava delle più immediate (tant’è che anche il tuo capo non ci è riuscito). Stavi armeggiando con l’apparecchio ed evidentemente hai toccato qualche tasto laterale, tanto che sul display è apparsa la scritta rossa: "Operazione non consentita", con tanto di punti esclamativi tutti intorno, ma la peggio cosa è che il telefono si è messo a parlare e con la stessa voce del navigatore satellitare del Radiobus* ha minacciosamente ripetuto la frase.
"Ma chi è, lo conosci?" ti ha chiesto Mirando, mentre cercavi di coprire il telefono per non far sentire le sue minacce.
No, chi l’aveva mai sentito prima, l’omino che alberga dentro il tuo cellulare?
Comunque alla fine ce l’hai fatta ad aprire il telefono e togliere la batteria: adesso l’apparecchio sembra funzionare di nuovo.

* voce maschile, nasale e con accento napoletano

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Non sei qui per coprire nessuno. Ognuno gestisce la propria coscienza come meglio crede, ma poi dovrà fare i conti con le conseguenze e questo non ti riguarda. Tu stai al tuo posto, cerchi di fare il tuo dovere, rispondi al telefono.
Darsi un contegno ti sembra basilare, soprattutto quando ci si sente fuori posto con se stesse, come ti senti tu oggi, infagottata in una specie di tailleur da standista della fiera del tondino.
Ma tu fuori posto ci sei nata, ormai non ci fai nemmeno più caso, te ne accorgi solo un po’ di più quando riempi uno spazio vuoto e le assenze si coagulano in una specie di semi-silenzio ovattato, godibile, un fuori posto dove si lavora bene, si produce come piccole api operose, si infilano tasselli e non si ha tempo di domandarsi dove siano finiti i propri sogni di gioventù.
Eppure c’è chi fa a meno anche di quello, come un dipendente statale delle barzellette. Ecco, tu per quel tipo di persona lì non fai nemmeno la finta di trovare una scusa. Ti sembra che siano abbastanza grandi per provvedere da sé.

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