Archivi del mese: febbraio 2008

Una volta su un forum un tizio ti aveva detto che quello che abita sopra di te non è un vicino, è un soprino.
Tu, da quando abiti in questa casa hai avuto diversi soprini. Il primo che ricordi era un ragazzo che lavorava nel mondo della moda, era sempre fuori casa, non lo sentivi mai.
Poi è arrivata una ragazza che tu chiamavi la gnè-gnè: la sentivi solo quando avevi la finestra del bagno aperta (la finestra del bagno dà su un cavedio che avete in comune). La sera stava sempre al telefono a miagolare o a lagnarsi, la trovavi insopportabile, ma bastava chiuderla fuori dalla finestra del bagno per chiuderla anche fuori dalla tua vita. Poi in quella casa è arrivato a viverci anche il suo fidanzato o marito e questo lo sai perché li vedevi insieme per le scale, ma incredibilmente lui non lo sentivi quasi mai: sentivi solo lei che come prima si lagnava o miagolava: era capace di ripetere "Amoreamoreamoreamore" per cinque minuti di fila, senza interruzioni e senza cambi di parole, con un tono gnauloso che ti faceva sbattere con forza la finestra.
Loro hanno traslocato durante l’estate e sono stati rimpiazzati credi da una coppia. Dici credi perché dal bagno li senti poco, ma ti paiono voci di uomo e di donna, ma per le scale hai visto solo una donna (anche se a un’occhiata superficiale non è poi così facile distinguere). Questa ti ha fatto rimpiangere la gnè-gnè.
Lei non la senti dal bagno, la senti ovunque: è come se fare rumore facesse parte del suo DNA. Si muove come un ippopotamo e ti risulta inspiegabile come faccia a fare tanto rumore che non è grassa e cammina chiaramente a piedi nudi. Eppure senti i suoi passi nervosi per tutta la casa, così pesanti da temere che da un momento all’altro ti crolli sul letto. Di tanto in tanto la senti spostare i mobili, per fortuna non nel cuore della notte. Quando esce o entra il rumore delle chiavi che girano nella toppa è violentissimo, sbatte la porta di casa e quella dell’ascensore. E’ proprio il suo modo di muoversi, è lei, perché quegli altri non li hai mai sentiti camminare sopra di te.
E deve essere inconscio, non pensi che lo faccia apposta.
Perciò, tu tanto amante della pace, ti sei domandata se anche tu sei così chiassona ed elefantiaca. E ogni volta che ci pensi cerchi di muoverti con grazia, per rispetto di quelli del piano di sotto.

Lascia un commento

Archiviato in Senza categoria

Credi solo a quello che vedi?
Ieri concordavi con un’amica per un ristorante dove andare a cena domani sera e lei ti ha scritto: "Che strano, passo di lì tutti i giorni e non l’ho mai visto". Chissà se l’ha notato stamattina, passando di lì, sapendo adesso che c’è. Eppure c’era anche prima, quando lei ci passava davanti tutti i giorni senza accorgersene: ne sei certa perché conosci gente che ci ha cenato. Semplicemente non c’era per lei.
Ma le cose esistono lo stesso, anche se non le vedi?
Comunque una cosa è non vedere un ristorante anche se ci si passa accanto tutti i giorni, un’altra è non vedere qualcos’altro che è sotto i tuoi occhi mentre lo stai cercando. Ieri sera per esempio impazzivi dietro le tendine dei menu di Outlook per cercare una funzione che sapevi che c’era e sapevi pure più o meno dove poteva essere, ma non la trovavi. Hai aperto quei menu un sacco di volte, poi ti sei risolta di cercare sulla guida online. Lì ti diceva esattamente dove fosse la funzione, ma niente da fare, non la trovavi.
"Non c’è", pensavi indispettita, finché non è passata una collega e ti ha detto: "Ma è qui!". Dove qui era nel menu che tu avevi aperto (aperto tutto) almeno cinque volte senza vedere quella funzione.
"Ma prima non c’era, te lo giuro!", hai assurdamente esclamato. E la cosa ancora più assurda è che lei ti ha dato ragione.
Ma non è possibile, mica che lei è arrivata con la funzione in tasca, pronta ad incollarla sul menu al momento giusto per farti dispetto. Le cose esistono, anche quando tu non le vedi, ma chissà come funziona il cervello che non vede quello che cerca quando ce l’ha sotto gli occhi.
Ci ragionavi su poi, tornando a casa, perché per esempio anche l’elettricità mica la vedi, ma sai che c’è. Ma allora a questo punto si potrebbe finire a credere a un sacco di cose che non si vedono, tipo gli spiriti, i folletti, Dio e perfino l’amore eterno.
Più tardi ieri sera eri in Pier della Francesca ad aspettare la 43, ti si è avvicinato un signore distinto sui 70 anni e ti ha chiesto se era tanto che aspettavi, poi dopo un po’ ha commentato che stava già cominciando a disperare dell’arrivo del bus e proprio in quel momento, da lontano è comparsa la sagoma arancione.
"Eccola! E’ la 57 però"
E lui: "Come fa a dire che è la 57?"
Avresti potuto mentire, dirgli che vedevi il numero fin da là, ma hai scelto di dirgli la verità: "Perché la destinazione CADORNA è un nome compatto, poi si vede lo stacco di FN, mentre…"
E lui: "Infatti, la 43 ha la scritta più frammentata. E’ lo stesso metodo che uso io"
E allora sei stata contenta di avergli detto così, perché quel signore ha risposto come avrebbe fatto tuo padre e ti è venuto da sorridere.

Lascia un commento

Archiviato in Senza categoria

Milano puzza.
Puzza di inquinamento quando ci si ferma a un qualsiasi semaforo. Puzza di carne scaduta cotta per troppo tempo, nelle rosticcerie straniere. Puzza di escrementi di cane lasciati in giro da proprietari incivili. Puzza della troppa immondizia che ogni mattina i camioncini passano a ritirare. Puzza di gente non lavata sui mezzi pubblici anche la mattina presto, avvolti nei loro cappotti impregnati di fritto che non va più via. Puzza di salamelle, cipolle e peperoni dei baracchini fuori dallo stadio e dalle discoteche. Puzza di acqua di colonia a buon mercato, deodoranti per ambiente, detersivi da discount, buttati a coprire altri fetori. Puzza dell’asfalto bollente dei lavori in corso.
Puzza della mancanza di verde dappertutto.
Mentre aspetti che fioriscano le passiflore da Ingegnoli, ogni mattina speri che piova. Ti auguri violenti temporali che inondino la città, lunghi come nei romanzi di Marquez, che lavino Milano, la anneghino addirittura, per poi lasciarla asciutta e profumata come sa essere solo in rarissimi momenti.

Lascia un commento

Archiviato in Senza categoria

La scoperta dell’acqua calda
Avevi appuntamento con Body e Vocione per uno sbagliato al Bardelcapo ieri sera e avevi detto a Drew, che abita lì vicino, se voleva venire con voi. Ma lei si sentiva vestita sciatta e coi capelli sporchi (tu credevi che la scusa "non posso uscire, devo lavarmi i capelli" non fosse più di moda, ma forse sbagliavi) e perciò ha preferito non presenziare. Tu, che sei l’inadeguatezza fatta persona, l’hai capita benissimo e non hai insistito. Anzi, a dire la verità, eri lì lì per disdire pure tu, che non ti sembrava il caso di andare a terrorizzare con la tua faccia da film horror anche gli avventori dei bar dei Navigli, oltre che come fai di solito, quelli della zona Corso Como.
Ma non vedevi Body da due anni e Vocione ti doveva portare il dvd della tua futura ossessione, perciò hai messo da parte la tua inadeguatezza e ti sei presentata all’appuntamento in ritardo e per di più nel pieno di una conversazione telefonica col dentista.
Eppure, nel giro di mezz’ora e del primo sbagliato ti eri dimenticata di tutti i tuoi difetti fisici e ridevi forte proponendo losche idee per fare denaro vecchie come il mondo (dallo sfruttamento della prostituzione minorile*, alla coltivazione intensiva di papavero da oppio nel giardinetto dietro casa, fino alla politica), ma riconfezionate per il 2008.
Più tardi ancora, con un altro sbagliato a dar lavoro al tuo fegato, dopo aver zampettato dietro le lunghe gambe di Body, te ne stavi seduta davanti a un ottimo sashimi e ridevi ancora di più di possibilità di ricattare il tipo, completamente dimentica perfino della maglia che indossavi, da perfetta cliente di Elena Mirò e te ne sei ricordata solo molto dopo, quando ormai stavi aspettando il tre e il buonumore era troppo alto per pensare a quanto fossi pallida e malvestita.

*questa è una chiave di ricerca niente male!

Lascia un commento

Archiviato in Senza categoria

E’ sorprendente come le cose che in genere fanno star bene la maggioranza delle persone, abbiano su di te un effetto nullo o peggiorativo. Gli effetti antidepressivi del cioccolato? Zero. Gli effetti euforizzanti di una corsa? Ma quando mai. Le endorfine prodotte durante un rapporto sessuale? Maddechè.
Ma almeno, quando sei triste queste cose si limitano a non peggiorare la situazione.
Invece non c’è niente che riesca a metterti di cattivo umore come prenderti cura di te. Bagni turchi, massaggi, parrucchiere ti gettano nello sconforto più totale.
La causa del malumore strisciante di oggi si potrebbe ricercare quindi nella domenica mattina passata a farti la tinta, una maschera al viso e a depilarti. Chissà come saresti depressa se ti fossi limata le unghie e fatta, per dire, lo scrub.
La causa di questo, a parer tuo, è che dedicare eccessive attenzioni al tuo corpaccione, ti obbliga a confrontarti con esso: non puoi illuderti di avere gambe lunghe e sottili mentre passi l’epilatore su un polpaccio (il tuo), la cui circonferenza supera e di molto la lunghezza.
Ti domandi oziosamente se la strada della felicità sia per te da ricercarsi nella sciatteria più totale. Coi capelli grigi e spettinati, la pelle a brandelli, i peli del lupo mannaro e una bella tuta informe potresti finalmente rinunciare a qualsiasi contatto con lo specchio, immaginarti più bella e di conseguenza più felice.

Lascia un commento

Archiviato in Senza categoria

E così, causa mancanza di fantasia, di autodeterminazione la mattina quando esci dal piumone, anche oggi indossi i soliti pantaloni larghi che ormai quasi ci vai a dormire. Quei pantaloni che se vai avanti così potranno a breve venire in ufficio da soli, lasciando te a poltrire nel letto. Visto il tuo impegno lavorativo nell’ultima settimana, sei certa che sarebbero e di molto più operativi di te, chissà che non riescano pure a procurarti una promozione.
Bene, con addosso questi pantaloni che non ti togli da quando li hai comprati insomma, eri nell’ufficio del tuo capo Mirando a sistemare un comunicato stampa da girare poi all’Amministratore Delegato per l’intervista di oggi pomeriggio.
"Ah", ti ha detto Mirando, "naturalmente ci sei anche tu alla conference call". Tu? Alla conference call con l’Amministratore Delegato, vestita da nano bagonghi?
"A saperlo mi vestivo un po’ meglio", hai commentato.
"Ma va’, che sei vestita benissimo", ha risposto lui.
Ah sì?

I lettori abituali ti perdonino per favore il mood superficiale degli ultimi giorni, dettato dalla necessità della signorina Svolazzina che c’è in te di scollarsi da questo abbigliamento serio. Quando ricomincerai a vestirti fru-fru parlerai anche di argomenti più seri.

Lascia un commento

Archiviato in Senza categoria

La signorina Svolazzina che predica (nella sua testa) bene e razzola male
Sarà colpa del fatto che da giorni hai gli occhi incollati ai siti dove si vedono le sfilate, sarà colpa della personalissima situazione ormonale in corso, sarà colpa del buco dell’ozono, insomma, la mattina apri l’armadio e non sai cosa metterti.
"Uh, che novità", penserà qualcuno andando immediatamente a cliccare sulla crocetta in alto a destra sullo schermo. Ottima idea: tu vorresti una crocetta in alto a destra pure sul tuo armadio, con tutto che è un armadio alto almeno due metri e mezzo.
La colpa, lo sai, non è dell’armadio, anche se gran parte del contenuto giace nella Margherita in attesa di essere lavato, la colpa come al solito sta nella tua testa.
Vorresti metterti solo delle gonne ampie e svolazzanti e delle ballerine, come si vede in una qualsiasi delle sfilate Emporio Armani (ma una qualsiasi, davvero, selezionare un anno a caso per credere, il che alla fine non è neanche male, perché se una spende così tanti soldi almeno ha la certezza di aver acquistato un capo che non passerà mai di moda).
Poi però apri l’armadio appunto, guardi le tue gonnelline svolazzine e pensi: "Farà freddo? Cosa metto con questa che la parte sopra è a lavare? Che temperatura ci sarà in ufficio? C’è vita su Marte?"
E va a finire sempre che peschi un maglione a caso e lo abbini ai soliti pantaloni gessati larghi che metti incessantemente da un mese a questa parte. Pantaloni tra l’altro acquistati a gennaio coi saldi, tanto da farti domandare cosa ti mettessi l’anno scorso quando ancora non li possedevi.
Sì, un po’ svolazzina lo sei lo stesso: il fondo dei suddetti pantaloni ondeggia che è un piacere, sembri il nano bagonghi e non fai che pensare che non hai niente da metterti.

Lascia un commento

Archiviato in Senza categoria