Le persone gentili sono una vera calamit&agrave;. Ieri eri di pessimo umore, cos&igrave; non ti sei unita ai festeggiamenti corali per il pensionamento di una collega e ti sei trovata a vagare per uno squallido parchetto non lontano dall’ufficio. Ti crogiolavi nell’autocommiserazione quando la canzone nell’i-pod ha passato un verso che hai sempre trovato commovente e sei scoppiata a piangere di rabbia, paura e umiliazione ravanando nella borsa alla disperata ricerca di un fazzolettino.<br />
E mentre nascondevi la faccia nella carta, nonostante il volume massimo dell’i-pod hai sentito la voce di uno straniero che diceva qualcosa: &quot;Signorina, perch&eacute; piangi? Posso fare qualcosa?&quot; No che non poteva fare qualcosa pover’uomo, cos&igrave; senza neanche alzare la testa n&eacute; togliere le cuffie gli hai risposto solo che volevi startene da sola e lui se ne deve essere andato anche subito, ma in quel momento &egrave; passata una collega che non conosci neanche tanto bene (ammazza che affollato ‘sto parchetto) e tu speravi proprio che tirasse dritto facendo finta di niente, ma era davvero improbabile: nemmeno tu lo avresti fatto; infatti &egrave; arrivata subito diretta come un treno a chiederti cosa c’era che non andava e se poteva fare qualcosa per te.<br />
Va bene tutta la gentilezza di questo mondo, ma perch&eacute; gli estranei pensano di poter fare qualcosa? Che sensazioni di onnipotenza si provano davanti a una persona che piange? Non dimenticherai mai quella persona qualche anno fa che vedendoti in un parchetto a piangere disperatamente si avvicin&ograve; solo porgendoti un pacchetto di fazzoletti e senza proferire una singola parola. Che persona squisita. E che dire invece di quella signora che vedendoti piangere sul tram voleva farti scendere per prendere un caff&egrave; e non lasciarti andare a casa &quot;in quello stato&quot; e che ti salut&ograve; lasciandoti il suo numero di telefono? La verit&agrave; &egrave; che dovresti imparare a piangere in privato, lontano da provvidenziali benefattori, che se non ti puoi aiutare tu, come pensano di poterti aiutare loro? Hai ringraziato la collega e hai insistito per dire che volevi startene da sola. La verit&agrave;, che lei non pu&ograve; sapere perch&eacute; ti conosce poco, &egrave; che a te la gente non piace e che startene da sola &egrave; un’ambizione che coltivi in moltissimi campi.<br />
Avevi un umore talmente tetro da pensare che non volevi uscire la sera con la Wonder, anche per l’ottima ragione che sei stufa di litigare con armadio e specchio di fronte all’incontrovertibile verit&agrave; che gente come te dovrebbe chiudersi in casa per rispetto del buon gusto e che se c’&egrave; gente che vuol vedere i film dell’orrore coi mostri di solito se ne va al cinema e non nei locali la sera.<br />
Per&ograve; poi a lezione lei ti ha fatto ridere e ha insistito tanto, cos&igrave; hai ceduto, ti sei baraccata come potevi e sei uscita lo stesso, che tanto l&igrave; stai sempre seduta dietro a un tavolo e ti si nota poco.<br />
Cos&igrave; anche stamattina sei in ufficio col mal di testa da poco sonno come ogni mercoled&igrave; che si rispetti.

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52 commenti

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52 risposte a “

  1. anonimo

    spero veramente, e non lo dico così per dire, ma perchè a furia di leggerti mi sembra di conoscerti, che un giorno non avrai bisogno di piangere sola in un parchetto

  2. comprendo la situazione antipatica…però non riesco a trovare orribile che gente sconosciuta si avvicini e si preoccupi di te. c’è da inorridire del contrario ossia dell’indifferenza metropolitana che ci circonda e della quale io stessa non ne sono del tutto esente.

  3. anonimo, grazie, anche se la vedo un po’ dura
    ossimoro: probabilmente quello che dici è vero in generale, ma a me la gente che si preoccupa per me che io la conosca o meno, mi infastidisce, perché quando voglio stare sola sono solo dei seccatori

  4. anonimo

    sono sempre l’anonimo (carmen): io credo che la strada per star meglio ci sia, devi solo incontrarla.

  5. sempre pensato che chi trova la forza di piangere, soprattutto in pubblico (inteso come un parchetto squallido) debba essere lasciato in pace. a meno che non sia perché è appena finito sotto un tram, e allora è il caso di dargli una mano.

  6. sarà che molti uomini leggono da piccoli troppi racconti di “eroine da salvare”; sarà che vedere una ragazza che piange fa venire voglia di consolarla (non sia mai che poi lei per ricambiare…;)); sarà che alle persone piace farsi i c@##i degli altri; sarà che quando si vede un persona che piange pensi che gli sia successo qualcosa di brutto e non rifletti che possa essere semplicemente triste; sarà che quel ragazzo ha visto una bella ragazza piangere e voleva soltanto dirti “coraggio, passerà”… non lo so: comunque secondo me è bello che una persona ti dica “tutto bene? posso fare qualcosa?”, non capita spesso…

    Nicola

  7. gli uomini leggono racconti di eroine da salvare? maddai e com’è che quando chiedi a un amico se ti aiuta a cambiare una plafoniera questi emigra subitaneamente o trova mille scuse pur di non dare l’aiuto pratico richiesto? e poi, anche se mi fosse successo qualcosa di brutto, a maggior ragione, come pensa di potermi aiutare uno sconosciuto? tu pensi che potresti davvero aiutare una sconosciuta che piange in un parchetto?
    può darsi che a 999 sconosciute sul 1.000 faccia piacere che gli si chieda perché piange e se la si può aiutare, ma io qui parlo di me e a me non fa piacere
    grazie oltra: infatti c’è un sacco di gente che continua a farsi i fatti propri se piango sul tram e avrà sempre la mia gratitudine

  8. Curiosità: la persona che ti ha offerto i fazzoletti senza dir niente era maschio o femmina?

    Penso anche io che si, a volte è fastidioso essere avvicinati quando si sta male e si piange, perché il proprio desiderio sarebbe sfogarsi e basta. Però un aiuto inaspettato a volte può essere una piacevole sorpresa, magari anche solo per risollevare l’umore. A volte, ripeto. E comunque qui si parla di te, come dicevi tu, e a te non va. Io posso farti un cartello “Sto piangendo, state alla larga!” 🙂

  9. (ho detto “a volte” 3 volte, chiedo venia)

  10. anche io perseguo la solitudine in molti campi, e sicuramente quando sto male…. le consolazioni gratuite, del tipo *andrà tutto bene* ecc… le trovo irritanti.

  11. “gli uomini leggono racconti di eroine da salvare? maddai e com’è che quando chiedi a un amico se ti aiuta a cambiare una plafoniera questi emigra subitaneamente o trova mille scuse pur di non dare l’aiuto pratico richiesto?”

    questo non lo so: forse perchè le plafoniere sono rognose da smontare? 🙂 Mi riferivo, ironicamente, al fatto che molti (non ho detto tutti) uomini hanno il preconcetto che una ragazza in difficoltà vada aiutata…

    “e poi, anche se mi fosse successo qualcosa di brutto, a maggior ragione, come pensa di potermi aiutare uno sconosciuto? tu pensi che potresti davvero aiutare una sconosciuta che piange in un parchetto?”

    mi riferivo a qualcosa di “fisico”: una caduta, uno scippo, un malore… mi è capitato di aiutare una ragazza scippata che piangeva per lo spavento, accompagnandola in questura

    “può darsi che a 999 sconosciute sul 1.000 faccia piacere che gli si chieda perché piange e se la si può aiutare, ma io qui parlo di me e a me non fa piacere”

    Si, il concetto era chiaro e lo rispetto 🙂 ma anche io parlavo per me… e a me farebbe invece piacere, tutto qui. 🙂

    Nicola

  12. credo che l’onnipotenza sia dovuto troppo spesso alla curiosità, o al desiderio di condividere (così, a caso, giusto per poter dire “anch’io”).
    massimo rispetto (e partecipazione silenziosa) per chi piange e stesso desiderio di essere ignorata quando succede a me.

  13. se qualcuno mi dice: andrà tutto bene, giuro che lo prendo a calci in culo. e sul pianto: non è facile, ma rigorosamente in privato. così almeno non hai lo scassacazzi di turno che si informa sullo stato di salute.

  14. lady, sai che non me lo ricordo? è successo tanti anni fa, mi pare che fosse una coppia però non sono sicura. cartello, cartello!

  15. eh, ma mica lo si può programmare, io sono scoppiata a piangere all’improvviso non è che mi sono detta “ora vado nel parchetto così piango e nessuno rompe i coglioni”. in ufficio, dentro, prima del trasloco avevo un posto fantastico e sconosciutissimo per andare a piangere, ma ora non è più raggiungibile 😦

  16. io vado sempre in bagno!
    così c’è pure lo specchio per rimettersi a posto dopo!!! anche se decisamente preferirei un altro luogo diverso dall’ufficio… il fatto è che, come dici tu, non sono cose prevedibili, quando ti viene ti viene…

  17. a me piaceva molto iangere sull linea rossa, con le buste dell’esselunga ai piedi.
    forse consoliamo gli sconosciuti che piangono perchè tutti noi siamo stati consolati da sconosciuti quando abbiamo pianto
    (io non ho nemmeno quella forza, adesso. Ci vediamo tipo venerdì, ho inventato un colloquio per poter uscire prima dalla patetica sul viale del tramonto)

  18. “scoppio a piangere e non sapevo bene cosa fare. Il paese delle lacrime è così lontano” (…)
    qualcosa del genere c’era scritto su Il Piccolo Principe ed è a questo che ho pensato leggendo il tuo post. Effettivamente, quando vedi qcno piangere, sia che lo conosci come le tue tasche sia che sia il perfetto sconosciuto, non sai mai bene come comportarti, ti sembra un po’ come camminare su cristalli: non sai come muoverti e sai che cmq lo farai apparirai irrimediabilmente goffa e finirai per fare danno. Però, piccola lise perdonami, anch’io mi sarei fermata, perché come si fa a rimanere indifferenti al dolore?ed al tuo diniego sarei andata serena, perchè avrei rispettato la tua ricerca di solitudine. mi terrorizza l’anestesia ai sentimenti, non ce la faccio a pensare che si può rimanere indifferenti. cosi come capisco il tuo punto di vista. A me chiedere, e te rispondere, a me capire e rispettare. sorridi al pensiero che qcno sia dia pena per te gratuitamente (amici e conoscenti a volte lo fanno solo per dovere). è poi chiaro che non posso esserti di alcun aiuto pratico, ma magari lo stesso solo fatto che per me tu non sia invisibile può essere di conforto.
    that’s just my opinion, nessuna pretesa di ragione, per carità.

  19. secondo me consoliamo gli sconosciuti perchè abbiamo bisogno di sentirci importanti per qualcuno.. non so, è una cosa complicata. io quando vedo qualcuno in difficoltà chiedo, ma se alla seconda richiesta mi dicono no, ho bisogno di stare da solo, adesso passa ecc… rispetto quella richiesta, non insisto. mi sembrerebbe di essere invadente e poco rispettosa!

  20. Io ho due tipi di pianto: il pianto isterico e nervoso che arriva improvviso, ed è incontenibile…e il pianto più doloroso e profondo, che necessita di silenzio e soltudine…e, quando capita, cerco di soffocarlo dentro finchè sono nell’ascensore di casa e mi dico che finalmente posso lascirmi andare…

  21. eh, allora c’è rischio rottura di palle…

  22. lise vieni a dire anche a me che le sciacquette sono le prime a sistemarsi?

  23. credo che il desiderio di aiutare abbia a che fare con la difficoltà di accettare il fatto che si soffre da soli. nonostante tutto.

  24. io mi ricordo quando piangevo sempre un sacco sulla metro o sul bus nella città delle femmine magre e tutti mi guardavano attraverso. credo di averli imbarazzati molto.
    (che l’inferno sono gli altri, io l’ho sempre pensato)

  25. eh blue, ma in quel momento però mi rompono i coglioni con la loro gentilezza. io capisco il loro punto di vista, però che palle, sia detto in senso buono. non sono lì per dire agli altri: “no grazie, non ho bisogno, no davvero”, sono lì per stare da sola.
    e se capisco che una che mi conosce si fermi perché altrimenti si rasenterebbe la maleducazione, lasciare in pace uno sconosciuto sarebbe anche un po’ una forma di rispetto io trovo. ma c’è invece chi considera quel tipo di invadenza un aspetto positivo e certamente lo straniero che è venuto a offrire il suo aiuto sarebbe del genere che lo apprezzerebbe nel caso suo
    alja, purtroppo sì. ma io ero lì a farmi i fatti miei e ascoltare musica a tutto volume, se avessi programmato di piangere davvero sarei andata altrove
    elo: noi abbiamo dei bagni tremendi, zero privacy, non solo per piangere, ma per le cose che uno giustamente e regolarmente fa nel bagno

  26. io se vedo una sconosciuta che piange non dico assolutamente nulla. ho gia poche parole in una normale conversazione amichevole. se è una persona che conosco mi avvicino, ma se capisco che vuol restare sola, la lascio sola senza insistere. magari dopo la chiamo (certo senza chiedere perchè e per come)

  27. ahahah miles ti adoro, perché anch’io ho poche parole durante una conversazione normale, figurarsi in un caso così delicato.

  28. accidenti, no perchè il bagno è un posto da noi almeno, dove c’è un pò di privacy, infatti alternativamente viene da me usato come muro del pianto/ cabina del telefono!!!

  29. io di solito piango al casello autostradale. lì ti guardano e passano oltre per forza. unendo l’utile del non disturbarmi al dilettevole di farmi sentire lasfigatachepiangeinmacchina.
    mi delizieresti se rispondessi allo sconosciuto che vuole aiutarti che sìètuttacolpatua bastardo eoravuoiaiutarmi? potevipensarciprima!
    così, per farsi due risate, dopo, quando ci racconti le reazioni.

  30. menza, non possedendo io automobili, per piangere al casello dovrei impiegarmi come casellante. però prendo appunti sul tuo suggerimento, la prossima volta provo!

  31. Lise, guarda, il tizio che ti ha consegnato il pacchetto di fazzoletti senza dirti niente mi è piaciuto talmente tanto che stasera vado a comprarmi una meravigliosa borsa rossa, così la posso riempire di fazzolettini di carta e pedinarti.

  32. ahahah. pensa che mi ha appena telefonato meg sul lavoro per dirmi: sto uscendo e volevo sincerarmi che fossi in ufficio e non in qualche parchetto a piangere, hai visto mai che ci incontriamo per caso

  33. Infatti, la vista non deve essere niente male.
    P.S.
    MA a te capita sppesso di sentire un verso di una canzone sull’i-Pod e commuoverti istantaneamente fino alle lacrime? Io mi sono sempre considerato una persona sensibile (chi ride là dietro? Vi ho sentito!), ma devo dire che in confronto mi sento una specie di lanzichenecco!

  34. In treno mi capito’ di mettermi a piangere all’improvviso sentendo una canzone, la signora davanti a me non disse nulla e ne fui felice e sollevata ma se lo avesse fatto non avrei provato fastidio o rabbia, solo un po’ di imbarazzo, perche’ non avrei interpretato il gesto come un indiscreto farsi i fatti miei, ma solo come una espressione di umanita’,forse anche sbagliandosi, ma in buona fede. La gentilezza per me e’ il contrario di una calamita’, e’ qualcosa di cui il mondo e’ spesso carente e che invece illumina la vita.Quando c’e’. Se incontro una persona che piange, non posso sapere che vuole necessariamente stare per i fatti suoi, sono incerta, impacciata, non so che fare ma non condanno chi fa un gesto qualsiasi.

  35. Uff, anch’io odio piangere in qualche luogo più o meno pubblico. E’ una cosa così intima, piangere. Ci rende così inermi. Uno spogliarsi interiore. Ci vorrebbe del pudore da parte di chi lo vede, come davanti alla nudità fisica.
    C’è una canzone molto bella degli Eels che ha un verso semplice semplice, ma che è tra i miei preferiti nella sua onestà: “People are funny when they cry, ‘cause they cannot let it hide”

  36. ubi: diciamo che trovo quel verso particolarmente commovente e tenero, ma non penso che mi sarebbe capitato in uno stato d’animo qualsiasi, in fondo ero lì perché di pessimo umore già per conto mio
    eh, aleike, ma mica siamo tutti uguali
    vì, guarda ero proprio seccata per la scelta inadatta del luogo. ma insomma, questa tanto decantata indifferenza milanese dove sarebbe? 🙂

  37. Lise, fossi stata un Rom cinquantenne, non t’avrebbe neppure guardato nessuno 😉

  38. anonimo

    Sono sbigottito perchè:

    1) non mi ricordo l’ultima volta che ho pianto / sono riuscito a piangere mentre qui scopro un mondo di lacrime che si svela tra bagni, parchetti, mezzi pubblici o privati.

    2) forse diretta conseguenza del primo punto, non riesco a capire come possa essere interpretato per invadenza un banale accertamento (Va tutto bene ?) o un asciutta offerta di aiuto (fazzolettini), siano conoscenti o meno le persone che si propongono di dare una mano. Sono anzi positivamente sorpreso che qualcuno si proponga, auspicabilmente senza secondi fini (ma d’altronde di fronte a una cicciona che non si riesce a guardarsi allo specchio i secondi fini sono banditi per definizione…), di chiedere se una persona in uno stato alterato non abbia bisogno di qualchessia aiuto.

    Ancora basito vi saluto,

    Alessandro

  39. Se leggere di una persona che piange ti lascia così sgomento, da sentire l’impulso di offenderla anonimamente nel suo blog, utente caro: hai un problema, bello grosso… oppure riguarda qualcosa di troppo piccolo…

    Basisco con te

    Nicola

  40. Nicola, ma guarda che Alessandro non mi ha mica offesa (ti assicuro dopo tre anni di blog che le offese sono ben altre!).
    Ciò detto mi spiego meglio. Prima di tutto l’offerta di fazzolettini è stata da me molto gradita, proprio perché limitata a quello.
    Quanto all’offerta di aiuto, vedo che molti di voi la valutate positivamente, ma io non sono voi, sono diversa (che non è né bene né male) e perciò a me uno che mi viene a interrogare mentre piango, soprattutto se non lo conosco mi infastidisce.
    Non metto in dubbio le buone intenzioni, ma non è che perché le intenzioni siano buone il gesto mi deve piacere per forza.
    Per chiudere, però, ti prego, ammetterai che chiedere “tutto bene” a una persona che piange non è una mossa molto intelligente

  41. anonimo

    Questo Nicola è un vero gentleman. Allie.

  42. è che l’uomo (come essere umano) è strano per la maggiorparte della volte.. E se piangi e uno passa e semplicemente volge lo sguardo attirato dai singhiozzi e continua però per la sua strada, il pensiero il più delle volte non è: “grazie che hai capito la mi volontà di voler rimanere per conto mio”, ma piuttosto “sì sì continua pure per la tua strada, s****o che non sei altro. Tanto chi se ne frega di chi piange vero? che mondo di menefreghisti”

    Non dico sempre, ma a volte.

    L’essere umano di base non è mai contento in certi momenti, Che lo si venga lasciato in pace oppure no. E’ triste e arrabbiato con il mondo. Lo straniero che ti notava, la collega che ti vedeva, se avessero tirato a dritto, dopo averti notato, ti sarebbero sembrati ipocriti menefreghisti…

    Una persona piange. Se piange un pubblico un motivo forte ci sarà: non considerarla è ipocrito, non offrirsi da menefreghisti. Poi magari come nel tuo caso (e nel caso di molte altre persone che vogliono solo piangere) si fa male. Nella maggior parte dei casi però, la persona ha bisogno di aiuto fisico.. Chiedere è sempre corretto..

    Mi spiace che ciò può dar noia e lo capisco, ma purtroppo va tenuto in conto quando si piange per la strada o nei luoghi pubblici e frequentati… E’ come una donna che va in giro a seno nudo, e gli uomini la guardano. Lei è libera di andare a seno nudo, per carità (anche se la legge non vorrebbe :P), ma che non si lamenti se ci sono persone che le sbavano dietro. Se non le voleva, doveva andare a seno nudo in zone private e nascoste…

    Nonostante certi gaffe, mi auguro che le persone continuino a preoccuparsi di chi piange per la strada, Di chi è caduto, di chi si sente male e a chiedersi se possono fare qualcosa. Mi spaventa il menefreghismo..

    ciao e scusa a lungherrima risposta

  43. ti assicuro, se non si fossero fermati non mi sarebbe dispiaciuto, del resto tanta altra gente non si è fermata quando piangevo e non mi è per niente dispiaciuto.
    capisco la maggior parte delle persone, ma io non sono la maggior parte delle persone e come ho già scritto, non sono andata lì per piangere in pubblico, piangere non era programmato, sono andata lì perché non avevo altro posto dove andare
    (è un po’ impensabile per esempio andarsene a casa in pausa pranzo, non trovi?)

  44. io quando mi veniva da piangere, mi chiudevo in un bagno.. ad esempio. 🙂

    Sarà che non sono un tipo che palesa apertamente il proprio dolore.. In pubblico. Ma il bagno non è un ottimo “nascondiglio da sguardi premurosi?”

  45. no, come ho già scritto nel commento 25 e poi, ripeto (come già scritto nei commenti 15, 25 e 36) non ero andata appositamente per piangere in pace, ero andata lì e basta, che sono scoppiata a piangere è capitato, come si evince anche chiaramente dalla riga 7 del post

  46. A il bagno non è sicuro nascondiglio? accidenti..
    No, comunque, immaginavo e ho letto che tu non fossi andata lì per piangere.. Non è che uno esce e si dice, oplà, oh vediamo dove si piange oggi.. solo, io se intravedo pianti in arrivo (e si sente dal gozzo in gola e le lacrime che salgono, solitamente preceduti da certi pensieri o considerazioni personali) affretto decisamente il passo , stringo la mascella e vado dove non mi si può vedere, perchè il sentirsi così è troppo intimo per quel che mi riguarda, da esternarlo davanti ad altri.

    Tu hai fatto l’esempio della pausa pranzo lavorativa? io ho ti ho reso l’esempio del bagno. Che di solito essendo posto dove uno fa pipì, ipooteticamente dovrebbe essere riservato, anche a dispetto del tuo no. A un esempio ho risposto con esempio.. Tranquillamente..

    Personalmente, poi, torno al mio concetto e augurio iniziale: mi auguro che la gente non diventi tale da non curarsi di chi piange in mezzo alla strada, da sola. Perchè molte volte i motivi che spingono a piangere sono molto gravi…

    Ciao

  47. ma proprio perché sono molto gravi (non nel mio caso, per fortuna), che può fare il passante?
    quanto ai bagni, da noi sono una vera disgrazia, privacy proprio zero, manca solo che mettano le porte trasparenti.

  48. Boh, a Firenze sono messi male, ma sempre meglio di neinte, odo al bagno..

    Per il resto. Se la ragazza è ferita, l’hanno scippata, è caduta col tacco e storta la caviglia, ha subito molestie: direi che è parecchio shocckata, e il passante per esempio può chiamare la polizia/ambulanza. Dubito che sotto shock verrebbbe in mente alla poveriva di turno di farlo..

    Se è smarrita, potrebbe aiutarla.. Magari ha appena avuto la notizia che le è morto qualcuno ed è confusa, senza sapere che fare. Magari senza cellulare… Magari è straniera.

    Nel dubbio, io chiederei: tutto ok? successo qualcosa? Hai bisogno?

    anche a costo di sbagliare (vedi nel tuo caso). E anche se sbagliassi, la volta successiva chiederei comunque. Sempre nel dubbio. 🙂

  49. anonimo

    Vedo che Lise ha compreso appieno di questo la ringrazio, lungi da me l’intenzione di offendere.

    Se per offesa, poi, si intendeva la parte che riguardava il suo aspetto fisico (peraltro desunto dalle affermazioni delle stessa Lise), la mia era solo una bonaria presa in giro, magari un po’ provocatoria: il mondo e’ pieno di donne, che pure essendo ben sopra il benchmark di mecato, si considerano brutte e non si sentono all’altezza (di cosa poi non si sa) e io presumo (perche’ magaro maleducato non lo sono, ma presuntuoso… “a manetta” !) che Lise faccia parte di questo gruppo / categoria.

    Buona serata,

    Alessandro

  50. io piango spesso in macchina, è l’unico posto dove sono sola. Bella l’immagine dell’estraneo che ti porge i fazzoletti.

  51. ahahah, il benchmark di mercato, ahahah

  52. Io piango spesso sui mezzi pubblici. Nessuno mi dice niente. Ma è uno dei pregi della mia città. Verosimilmente, se non potessi contare sull’ossessiva riservatezza dei miei concittadini, eviterei. Bacio.

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